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giovedì 23 novembre 2023

Riso da importazione. E' sano?

L'Ente Nazionale Risi, che fu istituito nel 1931 quindi in pieno regime fascista, per monitorare la bonifica della pianura padana a partire dal Monviso fino ad arrivare al delta del Po, è attivo ancora oggi. E monitora tutti i mercati, con i dati sulle esportazioni ed importazioni, Ue ed extra Ue. La sua ragione d'essere affonda le radici nel vercellese e novarese, aree da sempre vocate al lavoro delle mondine, ossia alle donne che immergevano le gambe nell'acqua fino al ginocchio per raccogliere il frutto delle risaie. Ma perché ve ne parlo ora? La risposta è semplice: il clima torrido dell'estate che abbiamo appena trascorso ha prosciugato le risaie con la conseguenza che sugli scaffali si trova meno riso, il Tondo in particolare, ma anche Carnaroli e Arborio. Perciò costa di più, anche se nel frattempo ne importiamo e per questo non dovremmo trovarcene sprovvisti,ma più colpiti nel portafoglo sì. Senza contare che molto del riso estero proviene dalla Cina dove adesso fanno i conti con un'epidemia di polmonite (similcovid) dovuta alla peste suina. Quindi in guardia, compriamo solo prodotti italiani.

martedì 29 novembre 2022

La Cina alleverà un milione di maiali l'anno (e i virus?)

Leggo sulla newsletter del Club Papillon che apre in Cina un complesso di 26 piani per allevare e macellare più di un milione di maiali l’anno. Una bomba biologica e sanitaria da cui, secondo gli scienziati mondiali, "Arriverà la nuova peste”. Se è vero, come è vero, secondo l’autore di Spillover, che i virus come il Covid derivano dalla contiguità delle specie animali con l’uomo. Specie che secondo la newsletter del Corriere della Sera sarebbero in serio pericolo con la perdita del 70% della loro biodiversità (dati WWF).

martedì 14 giugno 2022

Ricette autunnali per non sprofondare nella pandemia

Quest’autunno si prospetta, caldo, anzi caldissimo. La morsa della calura non termina e avremo a che fare anche con la recrudescenza della pandemia, visto che la maggior parte dei nostri connazionali non si sono fatti convincere a tenere sempre le mascherine e ad evitare i posti affollati. Anzi, li hanno riempiti al massimo, senza mantenere le distanze e senza copertura di naso e bocca. Mentre giapponesi e cinesi se ne sono tenuti bene alla larga (ed erano quelli che spendevano di più), ma adesso sono alle prese con la guerra in Ucraina e se ne stanno bene alla larga, dall’Europa, che non ha una difesa comune e dall’America che da queste guerre orientali è sempre uscita con le ossa rotte. Al ritorno dalle vacanze, anche se riprendere sarà più difficile, vi propongo queste due ricette, tra estate e autunno. Adattissima ai primi mesi autunnali, per un brunch in giardino, un pic nic in campagna o una cena senza troppe formalità come fanno i millennials, è la ricetta proposta dall’azienda vitivinicola Carpineto, in abbinamento al suo Dogajolo Rosso, un vino toscano dalle ottime qualità e rapporto con il prezzo. Roast Beef panino con salsa tonnata Ingredienti per 4 persone: Un girello di manzo di razza chianina – 1 kg Pane tipo McDonald's Maionese Senape Tonno sott’olio 250 g Uova 3 Sesami di sesamo bianco – 1 confezione Semi di papavero – 1 confezione Olio di semi Farina Rucola Riduzione di aceto balsamico Sale grosso Pangrattato – 1 confezione Preparazione Una ricetta non semplice ma che incontra gusti e stili contemporanei, da realizzare anche a casa. Prendete una teglia abbastanza capiente e, dopo avervi adagiato la carta da forno, ponete al suo interno il girello di manzo intero, senza tagliarlo. Spalmate la senape su tutta la carne in modo uniforme, fino a ottenere una massa compatta; dopodiché prendete il sale grosso e ricoprite il tutto abbondantemente. La carne, insaporita dalla senape, dovrà crescere sotto sale, al forno, a 180 gradi per almeno 25 minuti. Nel frattempo, preparate la salsa tonnata. Prendete il tonno, scolatelo attentamente dell’olio in eccesso e mettetelo nel frullatore insieme alla maionese, fino a ottenere una crema liscia e omogenea. Una volta terminata la preparazione, mettetela da parte in una scodellina o in un sac è poche, in previsione dell’impiattamento. In attesa della cottura della carne, potete cominciare a predisporre anche il pane, tagliando fette uniformi e triangolari. Prendete poi le uova e rompetele in una ciotola. Mescolatele con una forchetta come per una frittata. In un’altra ciotola, mescolate insieme i semi di sesamo bianco, i semi di papavero e il pan grattato. In una terza ciotola, o sul ripiano di taglio, versate la farina. Avrete ora tutto il necessario per provvedere all’impanatura. Prendete le fette di pane: passatele prima nella farina, poi nell’uovo sbattuto, infine nei semi di papavero, sesamo e pangrattato. Calate le fette di pane in una pentola piena di olio di semi bollente e girate con delle pinze per non più di due minuti. Tiratele fuori e mettetele a sgocciolare in una teglia con carta assorbente. Torniamo quindi alla nostra carne: toglietela dal forno e provvedete a eliminare il sale grosso. Prendete il pezzo di carne e adagiate la prima fetta di pane impanato e fritto. Riempitela con nell’ordine: salsa tonnata, rucola, carne, un filo di olio extravergine di oliva. Ripetete l’operazione una seconda volta e ricoprite, con la seconda fetta di pane, il vostro sandwich. Siete pronti per servire in tavola. Prendete il piatto e decoratelo con un filo di riduzione d’aceto balsamico, maionese e qualche fogliolina di rucola. Il vostro panino con Roast Beef e salsa tonnata è pronto per essere messo sul piatto e gustato. Abbinamento vino: Dogajolo Rosso 2016 Carpineto. Bene, questa ricetta risente della moda che vuole gli chef delle star piuttosto che dei semplici cuochi, artigiani del gusto. Io non l’ho ancora provata, lo farò a fine settembre, ma avrei due appunti da avanzare. Innanzitutto io il vitello tonnato l’ho sempre fatto con il girello, appunto, di vitello ma non di manzo, sebbene di ottima qualità, razza chianina, si dice qui. In secondo luogo mi sembra ridondante la copertura della carne con la senape, dal momento che il roast beef si cuoce benissimo con il solo sale grosso. E poi, perché appesantire ancora con le fette di pane impanato e fritto? Questo si faceva una volta solo quando avanzavano farina uovo e pangrattato dopo aver fritto dell’altro (tipo fettine di vitello o melanzane). La rucola e i semi di sesamo e papavero poi sono un’aggiunta che secondo me non si abbina con il resto. I semi, tempo fa, si mettevano solo su speciali tipi di pane. Come si diceva una volta, ma secondo me in cucina vale ancora: il troppo stroppia.

giovedì 18 novembre 2021

Covid e vaccini

Il Covid lascia dietro di sé una scia infinita di mali. Intanto la paura di prenderselo e la necessità di una vaccinazione che si preannuncia permanente (da farsi tutti gli anni, come quella per la normale influenza). Poi la paura di venire infettati da quei fuori di testa che dicono che il Covid non esiste e manifestano contro il vaccino in piazza, come è capitato nei giorni scorsi proprio nella mia amata città dove sono nata, Trieste (non ho parole ...). Infine, last but not least, la non disponibilità del vaccino per i Paesi del Sud del mondo, dove i bambini muoiono. Due secoli fa, quando inventarono il vaccino contro la poliomelite, Sabin e Pasteur lo resero gratuito a tutte le nazioni del mondo. Salvando centinaia di migliaia di vite. Un tempo, quando c'era Mao, si diceva: La Cina è vicina. Adesso con l'accordo fatto da XiIngPin con Biden lo è davvero. E da quella parte del mondo non arriverà nessun aiuto.

martedì 26 ottobre 2021

La lobby dell’agrifood contro la tutela de benessere animale

Il CIWF, Compassion in World Farming, che si batte da tempo per la tutela del benessere animale, ha scoperto che CopaCogeca, la più importante organizzazione protettrice degli interessi degli allevatori e agricoltori a livello europeo, ha speso, solo nel 2019, ben 1,7 milioni di euro per influenzare la Commissione Europea. Report scientifici commissionati per sostenere le proprie teorie, campagne finalizzate a convincere i decisori politici dell’impossibilità di mettere in atto un modello davvero green, circolare e rispettoso della vita e dell’allevamento degli animali da alimentazione umana, secondo la strategia Farm to Fork, pressione continua sugli europarlamentari: così i lobbisti dell’industria intensiva stanno tentando di ostacolare gli obiettivi di sostenibilità della Commissione per salvaguardare il proprio profitto. Perché un'etichettatura trasparente sull’origine e sul metodo di produzione, la riduzione dell’uso di pesticidi e antibiotici nell’allevamento del 50% entro il 2030, o il riferimento al rischio di  zoonosi (trasmissione di malattie da animale a uomo) che l'allevamento intensivo comporta - tutti importanti obiettivi facenti parte della strategia Ue - fanno paura a chi sostiene l'attuale modello di produzione alimentare. Un modello che ha avuto il pregio di consentire fino ad ora alti standard di vita alle popolazioni occidentali e del Nord del Mondo, ma che oggi non regge all’urto di nuove popolazioni che si affacciano al benessere, come la Cina e altre nazioni dell’Est e del Sud.   

giovedì 21 ottobre 2021

Aumenta il prezzo del pane

 A Milano è allarme prezzo del pane, e anche dei panettoni. Non sarà un Natale facile, per l'aumento delle materie prime, farina (+80%) e lo stesso per la carta dei sacchetti. Così gli artigiani si lamentano e le famiglie pure perché non sanno cosa e se metteranno in tavola per le Feste. La pandemia ha certo contribuito a questa situazione, ma anche la globalizzazione ne è una concausa. Tutto inizia dal prezzo del gas e degli oleodotti che arrivano dalla Russia. La quale non sopporta la concorrenza della Cina che è diventata una potenza mondiale. Se continua così andremo a letto con il freddo e senza cena.  

martedì 12 ottobre 2021

Una vendemmia buona

Quest'anno la vendemmia è più bassa in quantità (44.500 ettolitri), ma migliore in qualità. E nei punti vendita già si assiste a una carrellata di offerte di etichette sugli scaffali. L'Italia è il maggior produttore di vino in Europa, insieme e Francia e Spagna e le sue bottiglie varcano i confini nazionali contribuendo ad irrobustire il nostro export di prodotti agroalimentari. Anche la Cina, grande estimatrice dell'Italia sotto tutti gli aspetti, dalla lingua, all'arte, alla cultura, si beve a piene mani la nostra produzione enologica. E non occorre nemmeno nominare il Chiantishire, come terra di mezzo di grandi vini, dove hanno preso casa tante stelle internazionali del mondo della musica.  Siamo i migliori, e diciamocelo per una volta. 

mercoledì 21 aprile 2021

La Giornata mondiale della Terra

Domani, 22 aprile è la Giornata mondiale della Terra. Come scrive La Repubblica, finisce la tregua delle emissioni e nel 2021 l'inquinamento è da record. Con l'umanità costretta a limitare le attività per l'emergenza sanitaria del Covid 19, la Terra aveva iniziato nuovamente a respirare, ma l'effetto è durato poco. Le emissioni legate alla produzione di energia dovrebbero aumentare di 1,5 mld di tons nel 2021, cancellando la riduzione del 2020. Lo rivela un rapporto pubblicato dall'Agenzia Internazionale dell'Energia. Intanto sono tesi i rapporti tra Stati Uniti e Cina per la disponibilità d’ acqua (do you rembeber una delle 5 stelle del Movimento?). Adesso i loro maggiori esponenti vanno ad omaggiare l’Arabia Saudita, da dove anche arriva quella che dalla Cina si chiama attività di waterlabbing, ossia il drenaggio di risorse idriche dai Paesi più poveri per mantenere alto il livello di vita dell’emergente borghesia sciita e cinese. 

mercoledì 17 febbraio 2021

La Cina e viCina

Una volta si diceva "La Cina e viCina". E adesso lo è per davvero. Dopo aver fatto, il secolo scorso incetta, il cosiddetto landgrabbing  di terreni da coltivare in Africa per conquistare cibo a basso prezzo, adesso ci impianta pale eoliche per avere energia pulita anche da rivendere. Con la cimice asiatica aveva l'anno passato messo in ginocchio i nostri alveari per vendere il suo miele. Adesso ci stiamo rifacendo, anche con prodotti molto buoni come quello biologico.  

lunedì 8 febbraio 2021

Salviamo le api

Ci sono le api da salvare, altrimenti mangeremo solo miele cinese. Ma anche rane e rospi hanno la loro parte in questo ciclo perché tengono lontani gli insetti nocivi agli alveari, come la cimice asiatica, che per l'appunto, arriva dalla Cina. Tutta una catena alimentare che va salvaguardata pena la perdita dell'ecosistema della biodiversità. E che ci impedisce di vedere intorno a noi il bello che ha da darci la natura, e non soltanto da mangiare, ma anche  da sentire profumare. Come succede al Candide di Voltaire, uno dei creatori dell'Encyclopedie, che dopo tutta una serie di traversie e di sconvolgimenti nella sua vita, decide di tornare ad un campo da coltivare, e non solo cibo ma anche fiori. Tutta una filosofia di vita che è stata poi ripresa anche dal cinema con la serie della Pantera Rosa di quel mago che è stato Peter Sellers, che dopo ogni lotta con il cattivone di turno, in questo caso un giapponese impegnato nel karate, torna al suo giardino. 

mercoledì 22 aprile 2020

La giornata della Terra

Oggi è la Giornata della Terra, Earth Day, ma paradossalmente è anche il momento in cui l'abbiamo rovinata di più. E' vero, dopo la siccità, sono bastati due giorni di (moderata) pioggia a far rinverdire i campi. Ma questo non basta. E' l'intero nostro modo di vivere che è cambiato e cambierà per sempre. E' corsa nei supermercati a scegliere il prodotto migliore per sanificare la casa, sia esso anche vodka o grappa (visto il loro alto contenuto alcolico). Ma è diverso da come lo si fa se si abiti in Italia, Cina o Germania. Dopo un ventennio di Berlusconi in Italia, dopo l'aver rialzato la testa dei contadini poveri in Estremo Oriente per avere anche loro uno straccio di educazione in Cina, dopo la riunificazione operata da Angela Merkel tra DDR e Germania Occidentale, nessuno vuole più rinunciare ai suoi diritti. E' rimasto solo il Papa, con le sue encicliche, a ricordarci come il modo di guardare alle nostre risorse e di consumarle non sia illimitato. Dobbiamo imparare a essere più umili, meno superbi e invidiosi (questi Dante li mette in attesa in Purgatorio). E ricordare di come in Africa il colera o l'ebola non perdonano, mancando lì l'acqua e quel minimo di igiene che  adesso stiamo imparando anche noi a mettere in pratica anche senza essere in quelle estreme condizioni. Anche per non essere presi per untori (come nella peste del Seicento raccontata da Alessandro Manzoni). La Terra ce lo sta dicendo, non c'è più tanto posto per tutti. Né da mangiare per tutti. I prezzi dei generi alimentari rincarano e solo chi ha fatto la formichina invece che la cicala in tempi migliori (leggere le favole di Esopo) può alimentarsi.
La madre Terra (Geo o Cerere) ci sta presentando il conto e non farà certo sconti a nessuno.   

mercoledì 27 aprile 2016

L'Italia è ancora un posto al sole?

Ma noi in Italia, mangiamo bene o mangiamo male? Il nostro pomodoro in scatola, che poi va a finire sulla pizza e al ristorante, è italiano o cinese? Le arance sono al 100% siciliane o anche queste provengono dalla Cina? E l’olio extravergine proviene dalla Riviera Ligure e dal lago di Garda e dalla Puglia o dalla Tunisia e dalla Spagna? Il glifosato, pesante erbicida chimico usato ancora nelle campagne, è presente nel grano con cui si fa la pasta, che tra l’altro non è solo di produzione italiana, ma anch’esso importato (l’Aidepi, Associazione industrie pastarie e dolciarie si difende dicendo che non è vero, basta leggere le etichette). Giusto, le etichette, su quanti e quali prodotti sono obbligatorie (lo impone la Ue) e su quanti no? Il latte, dopo la soppressione delle quote, è ancora in produzione eccedente e se ne deve buttare, mentre una mozzarella su due non sarebbe italiana? Le nostre strutture ricettive sono ancora concorrenziali o soffriamo di carenti infrastrutture? Le OTA, on line travel agency, hanno fatto una concorrenza sleale alle strutture turistiche con la parity rate ( se una struttura turistica ha un suo sito non può vendere le camere a un prezzo inferiore a quello proposto su un sito di prenotazioni come booking o airbnb)? I nostri borghi, molti dei quali martoriati dal terremoto, sono rinati o versano ancora in cattive condizioni? Le coste più belle, sono appannaggio di figure dal dubbio conto con la giustizia in fatto di tasse, o possono venire visitate anche da chi troppi soldi non ne ha? In definitiva, se la qualità, anche quella in tavola, con gli chef a una, due o tre stelle, si paga, fin troppo, la classe media che chance ha di stare al passo?

giovedì 10 dicembre 2015

Le regole di una sana alimentazione


Ora che l’Oms lancia l’allarme cancro per un’alimentazione basata su carne  e insaccati, cambiano i tempi, che tra l’altro ci hanno resi più longevi, grazie alla ricerca scientifica, ma le regola di una sana alimentazione sono le stesse. Negli anni Settanta si chiamava macrobiotica ed era patrimonio della controcultura. Oggi si chiama biologico, il 10% delle terre coltivate, o biodinamico. E si tratta di favorire il metabolismo con una dieta sana che favorisca l’ambiente e gli animali.
Non vegetarianesimo puro e semplice, che gli eccessi sempre nuocciono, ma un insieme di norme e regole senza fare largo uso di ormoni, pesticidi chimici e additivi. Principi di biologico e biodinamico sono sostenere la biodiversità contrastando le grandi monocolture e praticando pratiche antiche quali il riposo della terra e il sovescio. Ossia girare la terra per concimarla con elementi naturali e ruotare le colture per non avere sempre lo stesso prodotto ma arricchire la varietà di prodotti che la terra può dare.
 Con questi metodi si producono cibi naturali e sani, anche se più costosi degli altri, e si favorisce una dieta basata su cereali, vegetali, legumi, come insegnava l’antica saggezza dell’Estremo Oriente e in Giappone fanno ancora oggi, vedi i fagioli azuki, la soya, il ramen, il miso e i vari tipi di verdura, pesce e the (bancha, oolong, nero, verde) e caffè senza caffeina (bardana, dendelio). Non per niente il padiglione del Giappone a Expo è stato il più premiato anche se pensiamo il meno visto data la coda di anche parecchie ore per entrarvi.  Noi in compenso abbiamo la dieta mediterranea: verdure, olio, pesce, pasta, anche integrale, e Slow Food ha inventato il sistema dei Presìdi, poi esportato in tutto il mondo con Terra Madre, con i quali si difendono ben precisi metodi di produzione naturali come sono stati tramandati tradizionalmente.
 Anche qui un’operazione complessa e costosa di cui si vedono gli esiti positivi appena adesso, che ad una generazione di persone che hanno studiato legge o lettere, si sta sostituendo una generazione di giovani, anche laureati, magari in Scienze dell’Alimentazione, che tornano alla terra dei padri apportandovi tutte le novità che si sono sviluppate negli ultimi trent’anni. Macchinari di nuova generazione, sementi non ogm, apparecchi per sondare lo stato del clima e del terreno e per trasformare i rifiuti in materiale riutilizzabile. La sostenibilità, in una parola, è la scommessa futura dell’agricoltura, ma solo a patto di non farsela “scippare” dagli accordi TTip con gli Usa che determinerebbero l’accesso al nostro mercato di prodotti americani “italian sounding” che poco di italiano hanno davvero.
 Le nostre leggi e norme, quanto a derivazione di un prodotto, tipicità e tradizione, sono molto più stringenti:, si vedano i disciplinari di Bruxelles delle Dop e delle Igp, i prodotti a denominazione di origine che finora ci hanno permesso di mangiare cibi controllati e “d’autore”. Adesso viviamo un mondo tutto in movimento in cui la parola d’ordine è globalizzazione. Ed è proprio per questo che si fa di tutto per esportare di più. Confortante il caso del nostro vino che seppur secondo alla Francia, ha aumentato del 20% l’export in Cina, dove è considerato un prodotto di lusso per le generazioni dei nuovi ricchi.

 

martedì 8 dicembre 2015

Cresce l'export del nostro agrifood


Sale, secondo dati Istat, significativamente nel primo semestre di quest’anno, l’esportazione di agroalimentare, che ha raggiunto più 18 mld di euro, un risultato in aumento di oltre 8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2014. Il Ministero per le politiche agricole investirà 70 mln di euro nei prossimi tre anni per sostenere le esportazioni che già adesso si attestano a 36 mld di euro all’anno che si spera arriveranno in tre anni a 54. A giugno, inoltre, il mercato Usa ha fatto registrare un +29%, con vendite che nei sei mesi superano 1,7 miliardi di euro. “Sono numeri record, che danno la dimensione della potenza che l'Italia esprime in questo settore e ci raccontano la forza di un tessuto fatto da centinaia di migliaia di piccole imprese che si mettono in gioco e puntano a conquistare i mercati mondiali. I consumatori di tutto il mondo cercano l'Italia a tavola, vogliamo aiutare i produttori a coprire questo fabbisogno con i veri prodotti italiani". Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, ha commentato i dati. La battaglia contro le imitazioni sta dando i suoi frutti soprattutto nel comparto de formaggi Dop dove tutto si attendono scompaia l’odiato “parmesan”, italian sounding che ha un fatturato di tutto rispetto sottratto al nostro Parmigiano Reggiano Dop.

Secondo Afidop, l’Associazione Formaggi Italiani DOP e IGP creata da Assolatte, Confcooperative e dai Consorzi di tutela per sviluppare l’informazione, la promozione, la valorizzazione e la tutela dei formaggi italiani a denominazione di origine, l’export è cresciuto nell’ultimo anno del +5,5% (per un controvalore di 1mld e 400 mln di euro). Attualmente Afidop raggruppa 25 formaggi DOP che rappresentano quasi il 50% della produzione casearia totale nazionale e il 99% della produzione DOP italiana.

 

In testa, tra le destinazioni, l‘ Europa (Germania, Francia e Inghilterra), USA e Canada. Ma è in forte crescita anche l’Oriente (Cina, Corea e Giappone) dei nuovi ricchi interessati a prodotti di qualità che fanno status.

 

Il fatturato interno alla produzione ammonta a 3,9 mld, mentre il fatturato al consumo supera i 5 mld di euro. Nel 2014 la produzione italiana di formaggi a denominazione ha raggiunto quota 498mila tons, che corrispondono a circa il 40% del totale delle produzioni alimentari certificate. I rappresentanti Afidop, presenti a Expo, hanno partecipato settimana scorsa all’incontro di Bruxelles fra gli stakeholder UE e USA per i negoziati TTIP, il commercio alimentare d’Oltreatlantico, volti al riconoscimento delle denominazioni di origine da parte degli Stati Uniti.

 

Negli Usa infatti, oltre ad accettare che il formaggio venga prodotto con polvere di latte anziché con il latte, si vendono tante nostre Dop imitate con la forza di un nome che è entrato a far parte dei nomi “comuni”, come il pecorino. Che sia quello sardo, toscano, o romano, l’origine non importa e nemmeno la denominazione di origine protetta dalla Ue. Qualche anno fa il Consorzio di tutela di quello romano aveva brevettato il nome e deposto il brevetto negli Usa proprio per evitare questo fenomeno, ma gli effetti di tale azione legale non si sono fatti sentire.

 

L’italian sounding costa complessivamente all’Italia 60 mld di euro. Il comparto dei formaggi è quello che più ne risente perché ne siamo, insieme alla Francia, i maggiori produttori ed esportatori. Anche il fatto che il latte sia pagato alla stalla solo 35 cent (adesso con l’intervento del Mipaaf Lactalis, la multinazionale francese del latte lo paga 41 cent) scoraggia ii produttori della materia prima  a continuare a lavorare nelle stalle perché sono messi in ginocchio dalla concorrenza estera (arriva latte fresco anche dalla Germania) e dalla questione delle multe per le quote latte che non sono state ancora tutte pagate e per le quali il Mipaaf ha messo sul piatto 120 mln di euro per i prossimi 3 anni.

 

E così, nonostante tutto l’impegno profuso da organizzazioni come Slow Food che con i suoi Presidi e con le manifestazioni come Cheese ha cercato di mettere in luce anche piccole nicchie produttive eccellenti di grande valore, la nostra produzione non è abbastanza valorizzata o almeno non come dovrebbe esserlo. Nonostante ciò l’industria di trasformazione (riunita in Assolatte e adesso in Afidop per avere maggiore forza) continua nelle sue campagne di promozione e sostegno alla produzione. A questo proposito ha anche ospitato recentemente a Expo i delegati alla sicurezza alimentare di tutto il mondo per offrire la garanzia delle qualità igienico sanitarie dei suoi prodotti. Un impegno profuso in un momento in cui con la concorrenza di Paesi stranieri anche in campo alimentare, l’intero mondo del cibo non è esente da scandali legati alle imitazioni o alle false denominazioni di origine.
 

venerdì 6 novembre 2015

Il cibo e il suo futuro


Ora che l’Oms lancia l’allarme cancro per un’alimentazione basata su carne  e insaccati, cambiano i tempi, che tra l’altro ci hanno resi più longevi, grazie alla ricerca scientifica, ma le regola di una sana alimentazione sono le stesse. Negli anni Settanta si chiamava macrobiotica ed era patrimonio della controcultura. Oggi si chiama biologico, il 10% delle terre coltivate, o biodinamico. E si tratta di favorire il metabolismo con una dieta sana che favorisca l’ambiente e gli animali. Non vegetarianesimo puro e semplice, che gli eccessi sempre nuociono, ma un insieme di norme e regole senza fare largo uso di ormoni, pesticidi chimici e additivi. Principi di biologico e biodinamico sono sostenere la biodiversità contrastando le grandi monocolture e praticando pratiche antiche quali il riposo della terra e il sovescio. Ossia girare la terra per concimarla con elementi naturali e ruotare le colture per non avere sempre lo stesso prodotto ma arricchire la varietà di prodotti che la terra può dare. Con questi metodi si producono cibi naturali e sani, anche se più costosi degli altri, e si favorisce una dieta basata su cereali, vegetali, legumi, come insegnava l’antica saggezza dell’Estremo Oriente e in Giappone fanno ancora oggi, vedi i fagioli azuki, la soya, il ramen, il miso e i vari tipi di verdura, pesce e the (bancha, oolong, nero, verde) e caffè senza caffeina (bardana, dendelio). Non per niente il padiglione del Giappone a Expo è stato il più premiato anche se pensiamo il meno visto data la coda di anche parecchie ore per entrarvi.  Noi in compenso abbiamo la dieta mediterranea: verdure, olio, pesce, pasta, anche integrale, e Slow Food ha inventato il sistema dei Presìdi, poi esportato in tutto il mondo con Terra Madre, con i quali si difendono ben precisi metodi di produzione naturali come sono stati tramandati tradizionalmente. Anche qui un’operazione complessa e costosa di cui si vedono gli esiti positivi appena adesso, che ad una generazione di persone che hanno studiato legge o lettere, si sta sostituendo una generazione di giovani, anche laureati, magari in Scienze dell’Alimentazione, che tornano alla terra dei padri apportandovi tutte le novità che si sono sviluppate negli ultimi trent’anni. Macchinari di nuova generazione, sementi non ogm, apparecchi per sondare lo stato del clima e del terreno e per trasformare i rifiuti in materiale riutilizzabile. La sostenibilità, in una parola, è la scommessa futura dell’agricoltura, ma solo a patto di non farsela “scippare” dagli accordi TTip con gli Usa che determinerebbero l’accesso al nostro mercato di prodotti americani “italian sounding” che poco di italiano hanno davvero. Le nostre leggi e norme, quanto a derivazione di un prodotto, tipicità e tradizione, sono molto più stringenti:, si vedano i disciplinari di Bruxelles delle Dop e delle Igp, i prodotti a denominazione di origine che finora ci hanno permesso di mangiare cibi controllati e “d’autore”. Adesso viviamo un mondo tutto in movimento in cui la parola d’ordine è globalizzazione. Ed è proprio per questo che si fa di tutto per esportare di più. Confortante il caso del nostro vino che seppur secondo alla Francia, ha aumentato del 20% l’export in Cina, dove è considerato un prodotto di lusso per le generazioni dei nuovi ricchi.

 

martedì 12 maggio 2015

Expo, ancora un giro "virtuale"


Abbiamo tante persone disperate, i migranti, che bussano alle nostre porte, non facciamo di meglio che metterle nei campi di accoglienza e negli alberghi scatenando una guerra tra poveri (gli italiani che gli alberghetti per fare le vacanze li vorrebbero per loro) e noi pensiamo al “Parco dei divertimenti” di Expo? Va beh, mettiamola così, forse come è nelle intenzioni della Carta di Milano, usciranno indicazioni anche per come sfamare i poveri del Sud del Mondo. I due padiglioni più grandi sono quelli dell’Italia e della Cina, ma quest’ultimo ha giochi di luci che vale la pena di vedere solo la sera. Ci sono poi dei padiglioni al secondo piano che non sono ancora accessibili.  Per quanto riguarda il costo, il caffè si trova  a 1 euro ma anche a 3 euro. Un panino e una birra 15 euro. Secondo il caporedattore di Identità Golose: “per spendere poco c’è  il cibo coreano e una buonissima pizza bio. Ma ci sono ben 150 ristoranti, quindi l’offerta è vasta, anche per l’alta cucina, con chef anche stranieri per cui un grande riassunto dei gusti del mondo, anche se  a caro prezzo.” Secondo l’istituto di ricerca Ipsos gli italiani hanno capito cos’è l’Expo e sono fiduciosi. Alcuni però pensano che una volta pagato il biglietto si entri e si mangi gratis. E sanno anche poco di quanto vi troveranno dentro. I due momenti di picco di presenze saranno tra giugno e settembre. Adesso la mattina è pieno di scolari, di gite scolastiche. Poi c’è il popolo dei foodies, gli appassionati di cibo, e le famiglie. Ma cosa  c’è dentro e cosa ci si può vedere è ancora un po’un mistero anche se ho seguito, senza esserci ancora stata, tutte le fasi della sua “costruzione” e ho cercato di scriverne in queste pagine. Si imparano però tante cose come per esempio, nel padiglione della Mongolia, che l’olio di palma non è nocivo ma ha delle proprietà addirittura salutari.

 

sabato 25 aprile 2015

Non di solo pane, il Papa all'inaugurazione di Expo

Proprio oggi, nel giorno del 70° anniversario della Liberazione, l'annuncio di Papa Bergoglio di partecipare il 1 maggio, tra l'altro Festa dei Lavoratori, all'inaugurazione di Expo 2015 tramite un videomessaggio. Il padiglione del Vaticano, è pur sempre uno Stato, si intitola "Non di solo pane", insomma un po' come la mia testatina del blog che è tratta da un film di Ken Loach, l'inglese regista anarco -comunista degli anni Ottanta: "Il pane e le rose". E un po' come diceva anche quel materialista di Karl Marx che se uno non ha la pancia piena gli è difficile anche pensare. Insomma finalmente tutti d'accordo, anche se le opere di Expo a 5 giorni dall'inaugurazione non sono ultimate, si è passati dallo slogan "Nutrire il pianeta", che sa tanto di vecchio ambientalismo, al più sano e logico "Il pianeta che ci nutre". E che ci potrebbe nutrire meglio se le aree agricole fossero bonificate, se tante campagne non fossero state sottratte all'agricoltura dalla cementificazione selvaggia, se ogni paesaggio conservasse le proprie peculiarità e attrattive, paesaggistiche, storiche e agroalimentari. Anche senza andare tanto lontano. Perché i piccoli produttori del Sud del mondo hanno problemi ben più vasti che non partecipare a Expo, che a darci uno sguardo da lontano sembra un grande parco dei divertimenti, e se è per i bambini, ben venga. Per esempio perché nel tanto parlare che si fa di biodiversità e commercio equo e solidale, non sento quasi mai accennare al land grabbing, l'acquisto delle terre in Africa da parte di Paesi emergenti come la Cina che hanno tante bocche da sfamare e poca terra perché quasi tutta superinquinata? Pare logico, piuttosto che comprare cibo dai piccoli paesi produttori, accaparrarsi le loro terre?