"diario sul cibo per chi non crede che il cibo sia cultura ma nutrimento e garantirlo a tutti sarebbe già un bel passo avanti...esistono 'il pane e le rose'…assicuriamo il pane a tutti perché tutti possano avere anche le rose…"
lunedì 8 aprile 2024
Verdure, è tempo di asparagi
martedì 6 aprile 2021
La ricetta della pastiera con l'olio di bergamotto
Il Bergamotto, vanto della terra di Calabria, torna a chiedere il riconoscimento dell’Igp (indicazione geografica protetta) dopo la modifica del nome a una famosa caramella francese diventata “Bergamotte de Nancy” che a dire dell’Accademia si avvicina troppo al frutto calabrese. Esiste comunque sempre una Dop (denominazione di origine protetta) che tutela però solo l’olio essenziale. Le indicazioni geografiche protette garantiscono che un certo prodotto abbia subito parte della sua lavorazione nella terra di origine. Le denominazione stanno invece ad assicurare che tutte le fasi della produzione, dalla raccolta al prodotto finito siano esclusivamente di un solo territorio. Con l'olio essenziale si profumano i dolci come i casatielli o la pastiera napoletana. Quest'ultima di consuma a Pasqua ed è fatta con grano cotto (al supermercato lo si trova già pronto), ricotta, farina doppio 00 per la frolla, tuorli di uova e scorza di arancia, limone o appunto olio essenziale di bergamotto. Dopo aver steso la frolla con un mattarello la si pone in una tortiera tonda con i bordi unta di burro e cosparsa di farina. In una terrina si mescolano grano cotto, farina, uova e le scorze dei frutti. Con parte della frolla si tagliano delle listarelle che andranno posta sopra l'impasto a losanghe. Infornate per 2 ore a 160°C e assicuratevi che sia ben cotta con la punta di una forchetta.
giovedì 31 dicembre 2020
Una riflessione sul cambiamento climatico e le risorse idriche che scarseggiano
Domani sarà il primo giorno del nuovo Anno che auguro sereno a tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri via mail e anche ai miei lettori. Un anno, soprattutto, che porti via la minaccia della pandemia, con tutta la popolazione vaccinata entro l'estate (e pochi e isolati no vax). Lascio indietro il più che pessimo 2020 con le considerazioni che vi propongo in questo post, anche in considerazione del fatto che come blogger mi sono sempre proposta quale critica della (in)civiltà dei consumi e come fautrice di un modo più equilibrato di lasciare la nostra impronta sul pianeta che ci ospita (e che adesso non ce la fa più).
Il surriscaldamento globale, con le conseguenze sul meteo, come l’aumento di CO2, il buco nell’ozono e la tropicalizzazione del clima, ha effetti nefasti non solo per l’aria che respiriamo e sulle specie viventi, ma anche sulla nostra principale fonte di sostentamento: la terra.
In questo quadro
è cosa nota la corsa alla de carbonizzazione dell’energia. Che in Italia si
prevedeva avvenire entro il 2025, poi il 2030 e adesso il 2050. Così la
terza rivoluzione industriale è affidata al New Green Deal. Che parte dalla consapevolezza dei Paesi a
vocazione agricola ed esportatrice. Come il nostro. Che con la sua grande
biodiversità, con il primato nel biologico, seconda solo agli Usa, e con le sue
oltre 200 Dop e Igp nei prodotti alimentari, può fare la differenza nell’
Unione Europea.
Al cui
interno, con lo scambio di conoscenze
anche in campo energetico, si è arrivati a produrre energia alternativa. Proveniente
da fonti rinnovabili non fossili: “energia eolica, solare, aerotermica,
geotermica, idrotermica, oceanica, idraulica, biomassa, gas di discarica, gas
residuati dai processi di depurazione e biogas”, come si legge sul sito www.enea.it. Anche se non tutta di
questa è pulita: gas di discarica e gas residuati dai processi di depurazione,
per esempio, sono la nuova frontiera delle ecomafie.
In base a teorie ormai largamente condivise, verificate
con metodo sperimentale, la temperatura sul nostro pianeta si sta alzando di
qualche grado di troppo. Per esempio in Australia e in Siberia, quest’ultima
simbolo, quando se ne deportavano gli oppositori di Stalin, di temperature più
che ampiamente sotto lo zero, e che adesso stanno letteralmente bruciando.
Si alzano così i livelli dei mari, scompaiono larghi
tratti di costa, laghi e fiumi diventano salati. Il Mediterraneo, culla della
nostra civiltà, esonda. Sarà arrivato il momento di prefigurare un “nuovo
comunismo della solidarietà”, invocato dal filosofo cristiano ateo come me,
Slavoj Zizek in Virus, Ponte alle
Grazie, 28 pp., 3.99 euro, e-book, 2020, dettato anche dalla necessità di
combattere il Covid-19? Esempi di conversione ad un’economia verde già
esistono.
Come quelli,
oltre ai pannelli solari e le contestatissime pale eoliche, dei sottoprodotti dell’
agricoltura. Mentre l’azienda del
pomodoro Mutti, per esempio, ha inaugurato nei mesi scorsi la sua Instafactory, un impianto
mobile di lavorazione sui campi del prodotto che lo coglie nell’istante esatto
della sua maturazione.
Mentre però si stanno sperimentando tutte queste soluzioni intelligenti per
un’agricoltura più sana, si dimentica, o si fa finta di dimenticare che i
prodotti che portiamo in tavola sono raccolti dagli “ultimi della terra”.
Immigrati che vivono in condizioni insostenibili e vengono pagati pochissimo,
mentre il frutto del loro sudatissimo e non riconosciuto a livello sindacale
lavoro, ma solo dalle leggi del caporalato, viene rivenduto nella grande
distribuzione organizzata e dall'e commerce, da cui adesso siamo dipendenti perché il cibo è
l’unico acquisto essenziale che ci fa uscire di casa anche con la pandemia, a prezzi molto più
alti del costo. Il ricavato va a rimpinguare le loro casse e mette poveri
contro poveri. Cioè gli immigrati sottopagati contro i pensionati che si possono permettere
solo prodotti sottocosto.
.
I tanti perché del calo del vino spumante
Con il crollo dell’horeca causa lockdown e Brexit, l’anno 2020 del vino italiano si sta per chiudere con il risultato economico peggiore degli ultimi 30 anni, dopo gli ultimi 6 di grande crescita soprattutto per le bollicine made in Italy, diventate le più prodotte, le più esportate e le più consumate nel mondo. Furono 75/76 mln i tappi volati lo scorso anno, saranno 66/67 oggi (-11,8% in media).
Secondo il direttore di Osve Ceves, Osservatorio Vini Spumanti, Giampietro Comolli oggi, e ancor più con la Brexit, molti sono i temi da dirimere sul tavolo della ministra del Mipaaf Teresa Bellanova. “Per il vino in particolare – dice – è fondamentale che tutti i decreti legge leghino in modo indissolubile l’erogazione di fondi alla certificazione, alla designazione in etichetta, al controllo qualità, alla sostenibilità di impresa”. Che è quanto dire fare dell’economia circolare anche sui vini. E continua: “qualsiasi euro pubblico erogato deve essere garantito dalla eco sostenibilità produttiva, di trasformazione, industriale, dei trasporti e della distribuzione commerciale, previo recupero dei fondi elargiti più una mora-sanzione alta.”
“Per esempio – osserva ancora - perché i 10 mln di
euro che saranno destinati alla conservazione in botte, non vengono collegati
con fattori di sostenibilità in cantina e in vigna e assegnati in base ai
volumi delle certificazione Dop e Igp, rispettivamente denominazione e indicazione di origine protetta, e alla corretta dicitura in etichetta,
invece che solo per l’ unica finalità aperta anche a chi acquista vino sfuso?”
Il brindisi di questo fine anno sarà virtuale, con
consumi che abbandonano l’horeca, il più colpito dalla pandemia, mentre le
bollicine domestiche non crollano. Oltre ai consumi tra le mura di casa, visto
che non ci si può spostare, gli spumanti tengono anche come regalo.
Diverse motivazioni, oltre ai lockdown,
hanno inciso in modo determinante sul crollo di volumi e valori, pur facendo
registrare nei primi 2 mesi dell’anno un risultato eccezionale con un +13% in
valore e un +9% in volumi nell’export (anche in Uk). Purtroppo i dati relativi
alle spedizioni e distribuzione in Italia degli ultimi mesi di consegne
(ottobre-novembre) sono i più bassi di sempre. La previsione di un semi
lockdown , si è avverato. Con le chiusure, seppur mirate, il settore horeca
resta il più colpito, subito dopo il turismo e l’arrivo di stranieri in Italia,
anche per le feste di fine anno, in grandi città d’arte e nelle stazioni
sciistiche.
Solo negli ultimi 30 giorni dell’anno,”
registriamo – conclude Comolli - un danno alla produzione di vini spumanti di €
60 mln/euro e un danno al consumo di oltre € 150 mln/euro. Un gap così alto fra
produzione e consumo che deve far riflettere. Da qui il dato della perdita di
circa 5 mld/euro di mancata spesa degli italiani e dei turisti che non ci sono,
che vengono in Italia (2 su 3 adulti) soprattutto per l’enogastronomia. Un asset
nazionale, quello eno-alimentare-gastronomico, che forse non è stato ancora
collocato nella giusta dimensione e valore per il Paese Italia. Un danno reale
che va ben oltre i ristori promessi e non ancora arrivati. Boom solo per l’e-
commerce e la Gda, dove però sono stati svelati alcuni “trucchi”: per esempio
perché la stessa bottiglia costava 19,90 euro prima del lockdown e 9,90 oggi
che se ne vende meno?
lunedì 19 ottobre 2020
Cambiamento climatico e risorse idriche che scarseggiano
Il surriscaldamento globale, con le conseguenze sul meteo, come l’aumento di CO2, il buco nell’ozono e la tropicalizzazione del clima, ha effetti nefasti non solo per l’aria che respiriamo e sulle specie viventi, ma anche sulla nostra principale fonte di sostentamento.
In questo quadro è cosa nota la corsa alla
de carbonizzazione dell’energia. Che in Italia si prevedeva avvenire entro il
2025, poi il 2030 e adesso il 2050. Così
la terza
rivoluzione industriale è affidata al New
Green Deal. Che parte dalla consapevolezza dei Paesi a vocazione agricola
ed esportatrice. Come il nostro. Che con la sua grande biodiversità, con il
primato nel biologico, seconda solo agli Usa, e con le sue oltre 200 Dop e Igp
nei prodotti alimentari, può fare la differenza nell’ Unione Europea.
Al cui interno, con lo scambio di conoscenze anche in campo energetico, si è
arrivati a produrre energia alternativa. Proveniente da fonti rinnovabili non
fossili: “energia eolica, solare, aerotermica, geotermica, idrotermica,
oceanica, idraulica, biomassa, gas di discarica, gas residuati dai processi di
depurazione e biogas”, come si legge su www.enea.it. Anche se non tutta
di questa è pulita: gas di discarica e gas residuati dai processi di
depurazione, per esempio, sono la nuova frontiera delle ecomafie.
In base a teorie ormai
largamente condivise, verificate con metodo sperimentale, la temperatura sul
nostro pianeta si sta alzando di qualche grado di troppo. Per esempio in Australia
e in Siberia, quest’ultima simbolo, quando se ne deportavano gli oppositori di
Stalin, di temperature più che ampiamente sotto lo zero, e che adesso stanno
letteralmente bruciando.
Si alzano così i livelli
dei mari, scompaiono larghi tratti di costa, laghi e fiumi diventano salati. Sarà
arrivato il momento di prefigurare un
“nuovo comunismo della solidarietà”, invocato dal filosofo Slavoj Zizek in Virus, Ponte alle Grazie, 28 pp., 3.99
euro, e-book, 2020, dettato anche dalla necessità di combattere il Covid-19? Esempi di conversione
ad un’economia verde già esistono.
Come quelli, oltre ai pannelli solari
e le contestatissime pale eoliche, dei sottoprodotti dell’ agricoltura, come vinacce e siero del latte. Mentre
l’azienda del pomodoro Mutti ha inaugurato in questi giorni la sua
Instafactory, un impianto mobile di lavorazione sui campi del prodotto che lo
coglie nell’istante esatto della sua maturazione.
Mentre però si stanno
sperimentando tutte queste soluzioni intelligenti per un’agricoltura più sana,
si dimentica, o si fa finta di dimenticare che i prodotti che portiamo in
tavola sono raccolti dagli “ultimi della terra”. Immigrati che vivono in
condizioni insostenibili e vengono pagati pochissimo, mentre il frutto del loro
sudatissimo e non riconosciuto a livello sindacale lavoro, ma solo dalle leggi del
caporalato, viene rivenduto nella grande distribuzione organizzata, da cui
adesso siamo dipendenti perché il cibo è l’unico acquisto essenziale che ci fa
uscire di casa anche con la pandemia, a
prezzi molto più alti del costo. Il ricavato va a rimpinguare le loro casse e
mette poveri contro poveri. Cioè gli immigrati contro i pensionati e i cassaintegrati che si
possono permettere solo prodotti sottocosto.
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