"diario sul cibo per chi non crede che il cibo sia cultura ma nutrimento e garantirlo a tutti sarebbe già un bel passo avanti...esistono 'il pane e le rose'…assicuriamo il pane a tutti perché tutti possano avere anche le rose…"
venerdì 15 dicembre 2023
Una tavola natalizia tra forchiaio e mortadella
mercoledì 11 gennaio 2023
Meloni: mai detto di tagliare le tasse sulla benzina, ma FdI la smentisce
martedì 16 novembre 2021
Bombe d’acqua al Sud e caldo fuori stagione al Nord
giovedì 31 dicembre 2020
Una riflessione sul cambiamento climatico e le risorse idriche che scarseggiano
Domani sarà il primo giorno del nuovo Anno che auguro sereno a tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri via mail e anche ai miei lettori. Un anno, soprattutto, che porti via la minaccia della pandemia, con tutta la popolazione vaccinata entro l'estate (e pochi e isolati no vax). Lascio indietro il più che pessimo 2020 con le considerazioni che vi propongo in questo post, anche in considerazione del fatto che come blogger mi sono sempre proposta quale critica della (in)civiltà dei consumi e come fautrice di un modo più equilibrato di lasciare la nostra impronta sul pianeta che ci ospita (e che adesso non ce la fa più).
Il surriscaldamento globale, con le conseguenze sul meteo, come l’aumento di CO2, il buco nell’ozono e la tropicalizzazione del clima, ha effetti nefasti non solo per l’aria che respiriamo e sulle specie viventi, ma anche sulla nostra principale fonte di sostentamento: la terra.
In questo quadro
è cosa nota la corsa alla de carbonizzazione dell’energia. Che in Italia si
prevedeva avvenire entro il 2025, poi il 2030 e adesso il 2050. Così la
terza rivoluzione industriale è affidata al New Green Deal. Che parte dalla consapevolezza dei Paesi a
vocazione agricola ed esportatrice. Come il nostro. Che con la sua grande
biodiversità, con il primato nel biologico, seconda solo agli Usa, e con le sue
oltre 200 Dop e Igp nei prodotti alimentari, può fare la differenza nell’
Unione Europea.
Al cui
interno, con lo scambio di conoscenze
anche in campo energetico, si è arrivati a produrre energia alternativa. Proveniente
da fonti rinnovabili non fossili: “energia eolica, solare, aerotermica,
geotermica, idrotermica, oceanica, idraulica, biomassa, gas di discarica, gas
residuati dai processi di depurazione e biogas”, come si legge sul sito www.enea.it. Anche se non tutta di
questa è pulita: gas di discarica e gas residuati dai processi di depurazione,
per esempio, sono la nuova frontiera delle ecomafie.
In base a teorie ormai largamente condivise, verificate
con metodo sperimentale, la temperatura sul nostro pianeta si sta alzando di
qualche grado di troppo. Per esempio in Australia e in Siberia, quest’ultima
simbolo, quando se ne deportavano gli oppositori di Stalin, di temperature più
che ampiamente sotto lo zero, e che adesso stanno letteralmente bruciando.
Si alzano così i livelli dei mari, scompaiono larghi
tratti di costa, laghi e fiumi diventano salati. Il Mediterraneo, culla della
nostra civiltà, esonda. Sarà arrivato il momento di prefigurare un “nuovo
comunismo della solidarietà”, invocato dal filosofo cristiano ateo come me,
Slavoj Zizek in Virus, Ponte alle
Grazie, 28 pp., 3.99 euro, e-book, 2020, dettato anche dalla necessità di
combattere il Covid-19? Esempi di conversione ad un’economia verde già
esistono.
Come quelli,
oltre ai pannelli solari e le contestatissime pale eoliche, dei sottoprodotti dell’
agricoltura. Mentre l’azienda del
pomodoro Mutti, per esempio, ha inaugurato nei mesi scorsi la sua Instafactory, un impianto
mobile di lavorazione sui campi del prodotto che lo coglie nell’istante esatto
della sua maturazione.
Mentre però si stanno sperimentando tutte queste soluzioni intelligenti per
un’agricoltura più sana, si dimentica, o si fa finta di dimenticare che i
prodotti che portiamo in tavola sono raccolti dagli “ultimi della terra”.
Immigrati che vivono in condizioni insostenibili e vengono pagati pochissimo,
mentre il frutto del loro sudatissimo e non riconosciuto a livello sindacale
lavoro, ma solo dalle leggi del caporalato, viene rivenduto nella grande
distribuzione organizzata e dall'e commerce, da cui adesso siamo dipendenti perché il cibo è
l’unico acquisto essenziale che ci fa uscire di casa anche con la pandemia, a prezzi molto più
alti del costo. Il ricavato va a rimpinguare le loro casse e mette poveri
contro poveri. Cioè gli immigrati sottopagati contro i pensionati che si possono permettere
solo prodotti sottocosto.
.
venerdì 20 novembre 2020
Batteri e virus
In
biologia, come (non) me l’hanno spiegata a scuola, la citogenetica è la scienza
che collega lo studio della struttura visibile del cromosoma con la genetica.
Il cromosoma è il corpo filamentoso del nucleo della cellula, che si può
osservare al momento della divisione della cellula. I cromosomi portano i geni
e con essi l’ereditarietà studiata da Mendel.
Agli
inizi degli anni ’60 Barbara McClintock, nei suoi studi solitari sul mais
(altri biologi li fanno sui moscerini della frutta e sulla Drosophila), non compresa e isolata, “insistette per anni che il
gene era un puro frutto dell’immaginazione dei genetisti, che l’unità genetica
era il cromosoma e che i caratteri genetici erano i riflessi dell’ordinamento
in serie del cromosoma.”
Inoltre
studiò i fenomeni della trasduzione (batteriofago che trasporta pezzi di
materiale genetico da un cromosoma batterico ad un altro) e della traslocazione
( trasferimento di un segmento di cromosoma ad un altro, di solito non
omologo).
Insignita
poi del premio Nobel, agli inizi non fu capita e dovette lottare in un ambiente
ostile. Ma le scoperte scientifiche fanno parte di una visione e la sua era
l’interesse per la funzione e l’organizzazione. Le conseguenze dello sviluppo
della trasposizione non hanno un ciclo nei batteri. Negli organismi superiori,
sì.
Questa
complessità dell’organizzazione genetica da lei messa in luce, la
trasposizione, non trovò agli inizi nessuno spazio. Ma successivamente la
trasposizione divenne parte integrante
della teoria genetica e nel 1983 la McClintock ricevette il Premio Nobel.
Ogni
scoperta scientifica inizia da una visione, che lo scienziato ha prima di
vederne i risultati. Una visione mentale che parte dal conscio e dall’inconscio
e che guida i passi successivi della scoperta. Open the mind and look.
Ora
il batterio, su cui studiò Barbara McClintock, non è un virus. Il batterio è un microrganismo
che si può trovare anche nel corpo umano, segnatamente nei suoi organi di comunicazione
con l’esterno senza provocare danni, anzi la sua presenza è utile per alcune funzioni
metaboliche e per le difese immunitarie. Questi insiemi di batteri sono chiamati
commensali e il loro insieme è chiamato microbiota.
Altri
tipi di batteri sono invece patogeni e possono danneggiare tessuti e organi. Ma
le infezioni batteriche possono essere curate con gli antibiotici, esclusivamente
prescritti dai medici.
Il virus, e precisamente questo virus pandemico con cui abbiamo a che fare oggi, è invece un veleno, dal
latino virus, appunto veleno, ed è un parassita obbligato che si trova in tutte
le forme di vita, ma la sua origine (anche se in molti sospettano che sia di origine animale, causata cioè dagli allevamenti intensivi) non è chiara. Difatti abbiamo la pandemia e
nessuno, ad oggi, sa come combatterla (per una sua descrizione esaustiva, vedi wikipedia, consci però che
questa fonte non va presa al posto dei consigli medici, che peraltro non ci
sono ancora). Importante sarà la scoperta del vaccino e molti ci stanno già
lavorando (Pfizer, Astrazeneca, Moderna, SputnikV, Biontech).