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martedì 22 agosto 2023

CIWF, la nuova pandemia (attesa in autunno) viene anche mangiando

CIWF,Compassion in Wordl Farming è un ente no profit che io seguo da tempo nella sua lotta contro l’allevamento intensivo e il trasporto su gomma in condizioni pessime degli animali da macello. Nessuno contrasta che questa sia la loro fine dato che li dobbiamo mangiare, a meno di non essere vegani o vegetariani, ma almeno assicuriamo loro delle condizioni di vita decenti. La maggior parte della carne e dei latticini/formaggi proviene da questi allevamenti, senza che ciò sia indicato in etichetta perché non conviene agli stessi. Ma l’aumento della produzione di alimenti provenienti da questo tipo di allevamenti ha portato a conseguenze sempre più evidenti. Le condizioni stressanti e anguste a cuisi sottopongono gli animali creano un terreno fertile per virus e malattie, gettando le basi per l’insorgere della prossima pandemia globale. In un nuovo report appena pubblicato, CIWF spiega come l'influenza aviaria sia uno di questi virus, in grado di passare dagli allevamenti intensivi alla natura, annientando milioni di animali allevati e selvatici. Tuttavia, le ripercussioni vanno oltre il crudele abbattimento degli animali negli allevamenti e la diffusa morte degli uccelli selvatici. I virus continuano a evolversi, diffondendosi anche tra i mammiferi (come è accaduto anche da noi in Italia!), rappresentando una minaccia globale sempre più preoccupante. Senza un'azione urgente, nuove varianti potrebbero colpire anche qui. Di solito si dà la colpa agli uccelli selvatici quando gli allevamenti avicoli intensivi, spesso densamente concentrati sul territorio, svolgono un ruolo cruciale nella diffusione del virus. Come rileva un recente report dell’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, nel 2021 in Italia, uno dei Paesi più colpiti, più della metà dei focolai di influenza aviaria sono stati identificati “nell'Italia settentrionale in stabilimenti avicoli commerciali in aree ad alta densità di pollame nella Regione Veneto” (EFSA, 2022). In un prossimo post darò la parola al Cnel, con sede a Venezia, per sentire la loro posizione su questo argomento.

mercoledì 1 giugno 2022

Scuola, lavoro, sanità da privilegiare rispetto al vino

I vini italiani, tra fermi e bollicine, hanno risentito della pandemia e adesso della guerra. Tra gli altri spumanti preoccupa, oltre al Trentodoc e al Franciacorta, la situazione dell’Asti Docg, fratellino dello spumante francese, le bollicine più famose al mondo. Le sue bottiglie esportate in Russia nel 2021 ammontavano a 12,6 mln. Chiaro che adesso un mercato così ampio e radicato non si ripristina in fretta. Pandemia, guerra, rincari energetici, costi alla produzione poco sopportabili. Mantenere i prodotti agrifood in idonei ambienti refrigerati richiede investimenti notevoli e oggi, senza contromisure da parte di Governo e Ue, il rischio è di un conto energetico fuori controllo che ricadrà sulle spalle dei nostri figli. Veniamo dunque ai numeri delle bollicine italiane del 2022, che il direttore Giampietro Comolli di Osve (Osservatorio Vini Effervescenti) ci ha voluto molto cortesemente concedere e che finora sono stati pubblicati solo dai quotidiani economici, Sole 24 Ore e Italia Oggi nelle sue pagine di Agricoltura Oggi, e nelle pagine interne locali dei giornali diffusi nelle più importanti terre dei vini (Toscana, Piemonte, Lombardia, Veneto, Sicilia; che, se ci fate caso, sono le regioni che più hanno combattuto per l’Italia libera dagli invasori e unita nell’Ottocento risorgimentale). L’ esperienza in periodo di epidemia ci ha insegnato che per la prima volta negli ultimi 40 anni la bottiglia di spumante vale di più rispetto al volume delle vendite/spedizioni e dei consumi. Questi ultimi hanno accolto e accettato rincari sul prezzo della bottiglia allo scaffale e nel sistema dell’ accoglienza per motivi extra aziendali. Il sapere con la certezza della certificazione da dove arriva un vino pregiato, come i Supertuscan, i costi reali di filiera, le chiusure e le reclusioni pandemiche, e il sentiment verso i prodotti made in Italy hanno contribuito al successo dei valori sui volumi. Consentendoci così di recuperare qualcosa sui cugini francesi, anche se il prezzo marginale in cantina e soprattutto alla dogana è invece ancora eccessivamente basso. “Bisogna – conclude Comolli - lavorare non a seconda della denominazione ma a livello nazionale, con un impegno istituzionale molto ampio. Certo non si possono chiedere altri soldi pubblici in questo momento: un aggravio di 12-17 mld di euro al mese di spese quasi fisse e di sostegni vuol dire un aumento di 150-160 mld di euro all’anno del deficit sul Pil nazionale. E in deficit è anche l’export verso la Russia, causa la mannaia Putin, anche se questo mercato ha sempre optato per vini di scarso valore.” “Una sfida interessante sarà – conclude - nel 2022, monitorare i costi di produzione e i diversi incrementi di voci di spesa specifiche per i vini spumanti (rispetto ai vini fermi), fra quelli a metodo tradizionale classico e quelli a metodo italiano, quest’ultimi con un consumo energetico molto superiore. Ma quanti locali avranno già tirato giù la saracinesca in modo definitivo? Resto pur sempre della mia idea sociale - filosofica- economica: si può fare a meno di una bottiglia di vino, ma non di un’ aria salubre, sana, salutare oggi e soprattutto domani. Solo “scuola, lavoro, sanità” dovrebbero essere sostenuti, calmierati e asseverati con soldi pubblici. Tutte le restanti voci del bilancio nazionale devono essere in pari o in utile, altrimenti si rischia grosso. E’ un tempo di “vacche magrissime” che necessita di un’ intelligenza di lungo periodo. Purtroppo sono scelte in gran parte in mano agli attuali politici.”

giovedì 25 febbraio 2021

780 mln di euro di indennizzi per i rider

In tempo di pandemia, sempre più consumatori si sono rivolti ad aziende di consegna a domicilio dei più svariati articoli, dai domestici, agli elettronici, agli alimentari, alla cosmetica, ai farmaci da banco. Ma questa abitudine, se da un lato ha favorito lo restare a casa di persone che non intendevano rischiare di prendersi il virus, ha creato il fenomeno, vergognoso è dir poco, dei rider. Questi sono i fattorini per la consegna a casa dotati di motorini ma anche della sola bicicletta, che non soltanto fanno un lavoro oltremodo faticoso e sottopagato, ma in certi contesti, come le megalopoli e le città metropolitane, rischiano la vita per un incidente con le automobili. Adesso però qualcosa si è mosso e le ditte che se ne servono sono state condannate a pagare 780 milioni di euro di indennizzi.   

giovedì 31 dicembre 2020

Una riflessione sul cambiamento climatico e le risorse idriche che scarseggiano

Domani sarà il primo giorno del nuovo Anno che auguro sereno a tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri via mail e anche ai miei lettori. Un anno, soprattutto, che porti via la minaccia della pandemia, con tutta la popolazione vaccinata entro l'estate (e pochi e isolati no vax). Lascio indietro il più che pessimo 2020 con le considerazioni che vi propongo in questo post, anche in considerazione del fatto che come blogger mi sono sempre proposta quale critica della (in)civiltà dei consumi e come fautrice di un modo più equilibrato di lasciare la nostra impronta sul pianeta che ci ospita (e che adesso non ce la fa più). 

Il surriscaldamento globale, con le conseguenze sul meteo, come l’aumento di CO2, il buco nell’ozono e la tropicalizzazione del clima, ha effetti nefasti non solo per l’aria che respiriamo e sulle specie viventi, ma anche sulla nostra principale fonte di sostentamento: la terra.

In questo quadro è cosa nota la corsa alla de carbonizzazione dell’energia. Che in Italia si prevedeva avvenire entro il 2025, poi il 2030 e adesso il 2050. Così la terza rivoluzione industriale è affidata al New Green Deal. Che parte dalla consapevolezza dei Paesi a vocazione agricola ed esportatrice. Come il nostro. Che con la sua grande biodiversità, con il primato nel biologico, seconda solo agli Usa, e con le sue oltre 200 Dop e Igp nei prodotti alimentari, può fare la differenza nell’ Unione Europea.

Al cui interno, con lo scambio  di conoscenze anche in campo energetico, si è arrivati a produrre energia alternativa. Proveniente da fonti rinnovabili non fossili: “energia eolica, solare, aerotermica, geotermica, idrotermica, oceanica, idraulica, biomassa, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas”, come si legge sul sito www.enea.it. Anche se non tutta di questa è pulita: gas di discarica e gas residuati dai processi di depurazione, per esempio, sono la nuova frontiera delle ecomafie.

In base a teorie ormai largamente condivise, verificate con metodo sperimentale, la temperatura sul nostro pianeta si sta alzando di qualche grado di troppo. Per esempio in Australia e in Siberia, quest’ultima simbolo, quando se ne deportavano gli oppositori di Stalin, di temperature più che ampiamente sotto lo zero, e che adesso stanno letteralmente bruciando.

Si alzano così i livelli dei mari, scompaiono larghi tratti di costa, laghi e fiumi diventano salati. Il Mediterraneo, culla della nostra civiltà, esonda. Sarà arrivato il momento di prefigurare un “nuovo comunismo della solidarietà”, invocato dal filosofo cristiano ateo come me, Slavoj Zizek in Virus, Ponte alle Grazie, 28 pp., 3.99 euro, e-book, 2020, dettato anche dalla necessità di combattere il Covid-19? Esempi di conversione ad un’economia verde già esistono.

Come quelli, oltre ai pannelli solari e le contestatissime pale eoliche, dei sottoprodotti dell’ agricoltura. Mentre l’azienda del pomodoro Mutti, per esempio, ha inaugurato nei mesi scorsi la sua Instafactory, un impianto mobile di lavorazione sui campi del prodotto che lo coglie nell’istante esatto della sua maturazione.

Mentre però si stanno sperimentando tutte queste soluzioni intelligenti per un’agricoltura più sana, si dimentica, o si fa finta di dimenticare che i prodotti che portiamo in tavola sono raccolti dagli “ultimi della terra”. Immigrati che vivono in condizioni insostenibili e vengono pagati pochissimo, mentre il frutto del loro sudatissimo e non riconosciuto a livello sindacale lavoro, ma solo dalle leggi del caporalato, viene rivenduto nella grande distribuzione organizzata e dall'e commerce, da cui adesso siamo dipendenti perché il cibo è l’unico acquisto essenziale che ci fa uscire di casa anche con la pandemia, a prezzi molto più alti del costo. Il ricavato va a rimpinguare le loro casse e mette poveri contro poveri. Cioè gli immigrati sottopagati contro i pensionati che si possono permettere solo prodotti sottocosto. 

 

 

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martedì 27 ottobre 2020

La pandemia, e non il pandoro, di questo Natale

 Anche quest’anno arriva Natale con la novità, già da circa 20 anni ormai, del Black Friday, il “venerdì nero” degli acquisti, in cui si  compra tutto a prezzi scontati, anche e sopratutto online a causa della pandemia, con Amazon, saldamente radicato in Italia anche se paga le tasse in Irlanda o in Olanda. L’usanza arriva dagli Usa, come il resto, anche Halloween del primo novembre ( che per chi non lo sapesse vuol dire Tutti i Santi celebrati con la zucca intagliata e con il “dolcetto o scherzetto” dei bambini che bussano alle porte di casa per avere dei dolci pena uno scherzo).

Sperando di non importare dagli Usa anche la liberalizzazione delle licenze per le armi, anche se si sa che abbiamo una centrale nucleare a Ghedi (Brescia) e F35 pronti al decollo, voluti dall’allora socialistissimo Craxi. Ma tornando al Black Friday l’ecommerce, cui si rivolgono sempre di più i consumatori chiusi in casa dalla pandemia, vive adesso un momento di rivolta. I suoi lavoratori sono in sciopero proprio in questi giorni. Si sa infatti che gli addetti di colossi come Amazon e la cinese Airbnb sono sottoposti a ritmi di lavoro stressanti e che la fortuna di cui godono queste istituzioni si deve al profilo dei consumatori stilata (per una vendita taylor made, tagliata su misura) dal giovane Zuckeberg, l’inventore dei Facebook, che paga anch’esso le tasse nei paradisi fiscali, e conosce tutti i nostri dati e le nostre preferenze raccolte da tutti i social (Instagram, Twitter etc. che sono venuti dopo).

Così i  governi stanno pensando adesso a istituire una web tax. Il mondo sta diventando  una pentola a pressione pronta ad esplodere e noi parliamo di pentole ai fornelli tutti i giorni, su tutti i giornali, le riviste e le tv. Una moda peggio del gossip cui mi sono dovuta adeguare anch’io con il mio blog, pena non aver nessun lettore. Allora, dopo questa divagazione, con il prossimo post vi darò dei suggerimenti per la tavola e i cibi natalizi. Viviamo in un mondo non post moderno ma ipermoderno, ma dobbiamo ricordarci che tutto deriva comunque dalla terra senza la quale non avremmo i prodotti di cui ci cibiamo. Con buona pace di Oscar Farinetti, l’inventore di Eataly, che ha creato i templi delle nostre più svariate leccornie dop, doc e igp (in Italia, uno a Milano nell’ex sede di Expo 2015 dedicata proprio al tema dell’alimentazione e l’altro a Bologna, Fico: Fabbrica italiana contadini) nei quali però una famiglia media a farci la spesa non ce la fa. Difatti ci vanno i ricchi di altri Paesi (cinesi soprattutto) che si vogliono portar via qualche souvenir. 

E questo fino a ieri: oggi sono in piazza con tutta la loro rabbia gli “ultimi” toccati dalla pandemia, un frutto della bulimia di acquisti di questi anni cui si somma la perdita di lavoro dovuta alla sostituzione, in molti campi, dei robot agli umani. Buon Natale J