lunedì 4 maggio 2026

Yaka, l'app dei salumi contraffatti

Se avete tempo fatevi un giro su Yaka, un’app che pubblicizza, naturalmente per vendere, prodotti alimentari. Pur non essendovi autorizzata né dall’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità), né dall’Efsa, il suo corrispettivo europeo con base in Italia a Parma. A livello mondiale conta già 80 milioni di utenti e 8 in Europa. Sorvolando sul metodo di allevamento degli animali da cui si producono i cibi in questione, che è un capitolo a parte che stringe il cuore, ci si può focalizzare sul gusto e sulle etichette. Niente Nutriscore, un tempo approvato dall’Unione Europea come metodo per contare il contenuto di grassi, sale e zucchero, un conta calorie che ha molti adepti tra i diabetici e i celiaci. E naturalmente niente denominazioni di origine. Nessuno le rilascerebbe per una mortadella variata in centomila modi ma in nessun modo bolognese. (Ricordate il film con Sophia Loren che non poteva passare la dogana con una mortadella vera italiana nella valigia?) E nemmeno per altri affettati più o meno comuni, ma tutti entrati a far parte non da anni ma da secoli nella dieta italiana. Ora, come si sa, il problema è qualità o quantità? Ma non solo, qui entrano in gioco anche aspetti non banali come la percezione del sapore e le eventuali tradizioni gastronomiche di un Paese come il nostro che ne è ricco. Tutto il mondo vuole visitare l’Italia, e va bene, ma mangiarsene un pezzo taroccato proprio no.

mercoledì 29 aprile 2026

Cibo, attenti ai falsi Dop

Pareva funzionare bene per un Paese piccolo e dalle produzioni artigianali come il nostro. Pmi si chiamavano, Piccole e medie imprese ed era stato anche coniato uno slogan apposta per loro: “Piccolo è bello”. Poi grandi e continui controlli alle frontiere doganali ne hanno smascherato l’inconsistenza. I Nas, Nuclei antisofisticazioni, hanno sollevato il velo su un sistema basato sull’acquisto di merce dall’Estero spacciata per italiana Dop solo perché l’ultimo pezzo della filiera produttiva si svolge in Italia. Prosciutti e formaggi, per esempio, possono essere salati (ultimo passaggio della filiera produttiva) in Italia ma provenire da Paesi esteri. E non possiamo sapere da quali perché in etichetta riportano una dicitura fuorviante come “prodotto in ambito europeo”. Difficile governare un Paese, come il nostro, che conta più di 300 tipi di formaggio”, (come disse dei suoi latticini il Generale De Gaulle). E adesso siamo in una posizione di stallo. Nessuno vuole ritirare i suoi container carichi di merce sofisticata alle frontiere. E intanto i consumatori pagano prezzi alla follia per prodotti che di origine italiana non hanno nulla. I Cinesi, che fino ad un certo punto si sono creduti sostituibili a noi Italiani aprendo punti di smercio al dettaglio lungo la Penisola, nelle contraffazioni hanno dovuto gettare la spugna. E questo anche perché prodotti finti italiani non convincono il consumatore avvertito e disposto a pagare qualcosa in più per avere la qualità, la provincialità e la regionalità. Ma non tutti possono farlo. Sappiamo come l’Italia sia un Paese spaccato in due da un forte gap tra ricchezza e povertà.

lunedì 27 aprile 2026

L'Italia tra gerundio e futuro

Vi è poi un problema tutto italiano che è l'adeguamento delle normative alla situazione attuale. La quale situazione è quella di un Paese spaccato in due non solo dalla dorsale appenninica. Ma, come stanno discutendo adesso tutti gli organi di informazione, dal valore della sua produttività. La produttività misura quanto prodotto, apppunto, viene realizzato in un'ora di lavoro e quanto quindi moltiplicando questo valore.. E come sempre noi restiamo in bilico tra le ore effettivamente lavorate e quanto destinate ai vari settori dell'economia, agricoltura, commercio e servizi. E in Italia si resta quanto a questo problema, sospesi tra il gerundio e il futuro anteriore. Tutto si sta facendo, tutto si andrà a fare. Intanto nulla si fà. Quanto all'agricoltura il terreno non è più solcato dagli aratri, quanto dagli ultimi arrivati, i migranti. Che lavorano per un pugno di orzo, di miglio o del più proteico grano, ma sempre di un pugno si tratta. Così la produttività si azzera, i nostri figli emigrano a loro volta e il Paese inesorabilmente arretra e invecchia. Chi sapeva che il Tavoliere delle Puglie era la nostra riserva di grano. Sì lo sapevamo. Ma adesso che tutto è rovesciato torna adesso ad essere la Pianura Padana, bonificata da chi? Indovinato?

Il costo della vita. E' uguale per tutti?

Quanto costa un’insalata preconfezionata? E quanto invece una venduta dal banco apposito ma da incartare e pesare per portarla a casa? Dipende. Adesso i sacchetti sono biodegradabili per una migliore filiera del recupero casalingo e questi costano. Poi ce n’è una in particolare, il broccoletto romanesco, che riprende nella sua struttura, fateci caso, gli organigrammi governativi. Infatti vi è una punta al suo apice e poi tanti sottostanti peduncoli che ne vengono fuori come un albero di Natale. Che sarebbero i gangli vitali di una democrazia che funziona. Peccato che la nostra non funzioni più e si sia trasformata gradatamente ma inesorabilmente in una autocrazia. E il costo della vita intanto aumenta. Adesso ne parlano alla televisione e tanti di voi costretti a casa dall’età che avanza e gli acciacchi che aumentano lo stanno ascoltando. Il problema maggiore è il costo dei fertilizzanti. Senza i quali la terra non dà i suoi frutti. E noi, intendo come fanno anche alcuni esponenti della maggioranza del governo, non ci facciamo caso. Salvo poi lamentarci al mercato.

giovedì 23 aprile 2026

Inflazione alle stelle

Di inflazione o già ampiamente parlato, ma qui si raggiungono i massimi. Ortofrutta, melanzane, financo patate hanno subito rincari oltre il +5,5%. Ma se pagassimo tutti le tasse?

Ricettina con insalta di stagione

Oggi l'insalata mista è già pronta in vendita nell'apposito frigorifero del supermercato. Spesso anche già lavata. Ma se osservate bene il cellophane dentro cui è inserita troverete delle ricettine gourmet facili e gustose. Io preferisco quella con insalatina orientale, carote julienne, pinoli, succo d'arancia, olio di semi di arachide, sale e zucchero. Et voilà, il contorno è servito.

Ruderi al Sud, la nuova tendenza del Salone del mobile

Dopo la settimana della moda, abbiamo adesso, alla Fiera di Rho (Mi) il Salone del mobile e dell’arredamento. Posto che siamo un Paese non di tantissime grandi industrie, se si eccettuano le acciaierie, le quali peraltro, insieme all’automotive, muovono il mondo da quando abbiamo abbandonato i carretti a cavallo e gli asinelli. Quanto piuttosto di piccoli ma valentissimi artigiani. Così anche una mostra come questa è importante. A me piaceva seguirla quando la commentava alla televisione un critico d’arte secondo me molto valente: Philippe Daverio. Ma con l’inizio del nuovo Millennio sono venuti meno un mucchio di punti di riferimento per chi come me oltre che di cibo si occupa anche di cinema e cultura. Le varie installazioni che costellano il Salone interessano quest’anno anche le periferie urbane del nostro terzo mondo. Oltre naturalmente il nuovo quartiere di Porta Nuova che si è sviluppato in città tramite un sistema chiamato gentrificazione. Ossia il progressivo espellere fuori dal perimetro esterno della città i grattacieli che l’avevano da sempre contraddistinta. E così ci sono tre grattacieli, lo Storto, il Dritto e il Curvo di Citylife che delimitano il Parco verticale dai cui piani escono piante a profusione. Gli interni riproducono lo sfarzo di questi interni con sedute, lampadari, luminarie, divani, sedie, tavolate, cucine, salotti, living room tavole di notevole fattura e design. Ma la vera novità è che la compravendita degli immobili dove verranno collocati questi manufatti si è spostata al Sud. In Calabria e Sicilia segnatamente dove una blogger vende a chi la segue sul web dei veri e propri ruderi. Se ne vendono molti a Macerata.