"diario sul cibo per chi non crede che il cibo sia cultura ma nutrimento e garantirlo a tutti sarebbe già un bel passo avanti...esistono 'il pane e le rose'…assicuriamo il pane a tutti perché tutti possano avere anche le rose…"
martedì 23 novembre 2021
Adottiamo un albero
venerdì 15 gennaio 2021
Arpanet: la madre di tutte le tecnologie avanzate
Apro l'anno con una considerazione che esula dai miei soliti temi di cucina e agroalimentare. Proponendovi una riflessione sui moderni strumenti telematici che abbiamo ormai tutti a disposizione.
Tutti abbiamo uno smartphone,
ma forse non tutti sanno che, e li invito a leggere online, le origini di
internet sono molto lontane e risalgono agli anni Sessanta, quando negli Usa
venne inventata Arpanet, una rete di scambio dati nata per scopi militari.
Arpanet è la progenitrice di tutti i computer
di oggi, e non era così neutra (ma non lo sono, ad un altro livello,
quello psicologico, nemmeno i moderni device).
Arpanet (Advanced Research
Agency NETwork), è la rete di computer studiata nel 1969 dal Dipartimento della
difesa degli Stati Uniti responsabile delle alte tecnologie ad uso militare. L’esercito
americano ne fece, in epoca di guerra fredda, uno strumento di spionaggio e
lotta contro le potenze comuniste. Una
rete che connetteva tutti i computer, e che, aperta poi anche agli studenti
universitari, diventò Internet, e dal 2000, con i social, il mezzo più diretto
di comunicazione civile.
Negli anni Ottanta, Larry Page
e Serge Brin, due brillanti nerd (i nostri secchioni, nda) si chiusero in un garage di San Francisco dando vita
all’epopea della Silicon Valley, la valle del silicio (preziosa componente
della memoria dei computer, nda), nel
sud della California. Che ospita da allora numerose start up internazionali
specializzate in tecnologia, di cui le più importanti sono Apple, Facebook e
Google. E da un po’ di tempo anche Amazon, soprattutto oggi che acquistare
online è divenuto quasi un obbligo in epoca di pandemia, per evitare i mercati e supermercati
affollati portatori di contagio.
I social, che non sono né buoni
(aiutare gli anziani e i disabili a stare meno soli), né cattivi (intercettare
i nostri bisogni, desideri e abitudini di acquisto per fare business) derivano da un’applicazione logaritmica più complessa
di quello che era una volta il solo Internet (messaggistica scritta, ovvero le
e mail, e motori di ricerca per raggiungere siti, portali e il vasto ma non
sempre veritiero mondo di Wikipedia, la prima enciclopedia solo online e
gratuita, che oggi compie vent’anni).
Anche se è d’ obbligo
riflettere sulle conseguenze dello smaltimento dei device meno avanzati
rispetto a quelli nuovi, che finiscono in discariche inquinanti a cielo aperto,
e sull’utilizzo, per farli funzionare, del litio che viene scavato a mani nude
dai bambini nel Sudafrica. E sulla mole di dati che ogni persona lascia sulla rete
non sempre usati a fini nobili (Zuckeberg ha detto i questi giorni di aver
modificato alcune condizioni d’uso di Whatsapp e Facebook, proprio sotto la
pressione di coloro i quali si oppongono al suo ottenimento dei nostri dati personali). Insomma, il rovescio della medaglia non
è poi tanto leggero, se si pensa soprattutto anche che oggi i nostri dati non
sono solo in mano a quello che fu un mezzo della democratica America per
contrastare i suoi nemici.
Adesso sono questi ultimi ad
aver raggiunto un livello di sofisticazione tale da poter usare la rete per
scatenare pandemie come quella cinese di Whuan. Ma la parola crisi porta con sé
il suo significato contrario, e come Arpanet divenne Internet, la sofisticazione
della ricerca ci sta portando i vaccini che contrastano il Covid 19.
martedì 27 ottobre 2020
La pandemia, e non il pandoro, di questo Natale
Anche quest’anno arriva Natale con la novità, già da circa 20 anni ormai, del Black Friday, il “venerdì nero” degli acquisti, in cui si compra tutto a prezzi scontati, anche e sopratutto online a causa della pandemia, con Amazon, saldamente radicato in Italia anche se paga le tasse in Irlanda o in Olanda. L’usanza arriva dagli Usa, come il resto, anche Halloween del primo novembre ( che per chi non lo sapesse vuol dire Tutti i Santi celebrati con la zucca intagliata e con il “dolcetto o scherzetto” dei bambini che bussano alle porte di casa per avere dei dolci pena uno scherzo).
Sperando di non importare dagli Usa anche la liberalizzazione
delle licenze per le armi, anche se si sa che abbiamo una centrale nucleare a
Ghedi (Brescia) e F35 pronti al decollo, voluti dall’allora socialistissimo
Craxi. Ma tornando al Black Friday l’ecommerce, cui si rivolgono sempre di più i consumatori chiusi in casa dalla pandemia, vive adesso un momento di
rivolta. I suoi lavoratori sono in sciopero proprio in questi giorni. Si sa
infatti che gli addetti di colossi come Amazon e la cinese Airbnb sono
sottoposti a ritmi di lavoro stressanti e che la fortuna di cui godono queste
istituzioni si deve al profilo dei consumatori stilata (per una vendita taylor
made, tagliata su misura) dal giovane Zuckeberg, l’inventore dei Facebook, che paga anch’esso le
tasse nei paradisi fiscali, e conosce tutti i nostri dati e le nostre preferenze raccolte da
tutti i social (Instagram, Twitter etc. che sono venuti dopo).
Così i governi stanno pensando adesso a istituire una
web tax. Il mondo sta diventando una
pentola a pressione pronta ad esplodere e noi parliamo di pentole ai fornelli
tutti i giorni, su tutti i giornali, le riviste e le tv. Una moda peggio del
gossip cui mi sono dovuta adeguare anch’io con il mio blog, pena non aver
nessun lettore. Allora, dopo questa divagazione, con il prossimo post vi darò
dei suggerimenti per la tavola e i cibi natalizi. Viviamo in un mondo non post
moderno ma ipermoderno, ma dobbiamo ricordarci che tutto deriva comunque dalla
terra senza la quale non avremmo i prodotti di cui ci cibiamo. Con buona pace
di Oscar Farinetti, l’inventore di Eataly, che ha creato i templi delle nostre
più svariate leccornie dop, doc e igp (in Italia, uno a Milano nell’ex sede di
Expo 2015 dedicata proprio al tema dell’alimentazione e l’altro a Bologna,
Fico: Fabbrica italiana contadini) nei quali però una famiglia media a farci la
spesa non ce la fa. Difatti ci vanno i ricchi di altri Paesi (cinesi
soprattutto) che si vogliono portar via qualche souvenir.
E questo fino a ieri: oggi sono in piazza con tutta
la loro rabbia gli “ultimi” toccati dalla pandemia, un frutto della bulimia di
acquisti di questi anni cui si somma la perdita di lavoro dovuta alla
sostituzione, in molti campi, dei robot agli umani. Buon Natale J