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giovedì 10 dicembre 2015

Le regole di una sana alimentazione


Ora che l’Oms lancia l’allarme cancro per un’alimentazione basata su carne  e insaccati, cambiano i tempi, che tra l’altro ci hanno resi più longevi, grazie alla ricerca scientifica, ma le regola di una sana alimentazione sono le stesse. Negli anni Settanta si chiamava macrobiotica ed era patrimonio della controcultura. Oggi si chiama biologico, il 10% delle terre coltivate, o biodinamico. E si tratta di favorire il metabolismo con una dieta sana che favorisca l’ambiente e gli animali.
Non vegetarianesimo puro e semplice, che gli eccessi sempre nuocciono, ma un insieme di norme e regole senza fare largo uso di ormoni, pesticidi chimici e additivi. Principi di biologico e biodinamico sono sostenere la biodiversità contrastando le grandi monocolture e praticando pratiche antiche quali il riposo della terra e il sovescio. Ossia girare la terra per concimarla con elementi naturali e ruotare le colture per non avere sempre lo stesso prodotto ma arricchire la varietà di prodotti che la terra può dare.
 Con questi metodi si producono cibi naturali e sani, anche se più costosi degli altri, e si favorisce una dieta basata su cereali, vegetali, legumi, come insegnava l’antica saggezza dell’Estremo Oriente e in Giappone fanno ancora oggi, vedi i fagioli azuki, la soya, il ramen, il miso e i vari tipi di verdura, pesce e the (bancha, oolong, nero, verde) e caffè senza caffeina (bardana, dendelio). Non per niente il padiglione del Giappone a Expo è stato il più premiato anche se pensiamo il meno visto data la coda di anche parecchie ore per entrarvi.  Noi in compenso abbiamo la dieta mediterranea: verdure, olio, pesce, pasta, anche integrale, e Slow Food ha inventato il sistema dei Presìdi, poi esportato in tutto il mondo con Terra Madre, con i quali si difendono ben precisi metodi di produzione naturali come sono stati tramandati tradizionalmente.
 Anche qui un’operazione complessa e costosa di cui si vedono gli esiti positivi appena adesso, che ad una generazione di persone che hanno studiato legge o lettere, si sta sostituendo una generazione di giovani, anche laureati, magari in Scienze dell’Alimentazione, che tornano alla terra dei padri apportandovi tutte le novità che si sono sviluppate negli ultimi trent’anni. Macchinari di nuova generazione, sementi non ogm, apparecchi per sondare lo stato del clima e del terreno e per trasformare i rifiuti in materiale riutilizzabile. La sostenibilità, in una parola, è la scommessa futura dell’agricoltura, ma solo a patto di non farsela “scippare” dagli accordi TTip con gli Usa che determinerebbero l’accesso al nostro mercato di prodotti americani “italian sounding” che poco di italiano hanno davvero.
 Le nostre leggi e norme, quanto a derivazione di un prodotto, tipicità e tradizione, sono molto più stringenti:, si vedano i disciplinari di Bruxelles delle Dop e delle Igp, i prodotti a denominazione di origine che finora ci hanno permesso di mangiare cibi controllati e “d’autore”. Adesso viviamo un mondo tutto in movimento in cui la parola d’ordine è globalizzazione. Ed è proprio per questo che si fa di tutto per esportare di più. Confortante il caso del nostro vino che seppur secondo alla Francia, ha aumentato del 20% l’export in Cina, dove è considerato un prodotto di lusso per le generazioni dei nuovi ricchi.

 

lunedì 7 dicembre 2015

Tavola natalizia: mangeremo il salmone OGM?

E’ stato approvato negli Usa una settimana fa dalla Fda (Food and drug Administration) fa un pesce organicamente modificato: il supersalmone OGM, nutrito evidentemente con mangimi di questo tipo. Super perché di taglia un po’ più grande dei salmoni “naturali”, e super anche perché, risalendo la corrente, si può riprodurre. Inoltre cresce e raggiunge il peso standard più velocemente. Alcuni parlano già di danni all’ambiente e all’ecosistema di tale eventualità. Sulla salute umana per ora si tace, date le opinioni contrastanti sul fatto che possa arrivare anche sulle nostra tavole. Secondo i più pessimisti lo farà, in virtù degli accordi TTIp, quelli che regoleranno tra poco l’interscambio commerciale di alimenti tra Usa ed Europa. Per altri no, avendo noi tra Novergia, Svezia ed Islanda, affacciati sull’Atlantico, un mare meno inquinato del Pacifico, i maggiori e migliori produttori di questo pregiato prodotto ittico. E la tradizione più antica della sua affumicatura.

domenica 8 novembre 2015

Nuove norme per le etichette sui cibi

Chiuso Expo 2015 con l'intenzione, a padiglioni rimossi, di farne una cittadella della scienza e della tecnologia, si continua a parlare di alimentazione. Non solo nelle varie "Prove del cuoco", of course.
Un tema affrontato in questi giorni è quello dell'etichettatura dei prodotti. Pare che la Commissione europea sia orientata a reintrodurre l'obbligo di segnalare sull'imballaggio il nome e la sede dello stabilimento di produzione. Un modo per difendere il made in Italy dagli accordi TTip che, se firmati, porteranno sul mercati europeo i cibi statunitensi, con le conseguenze che sono prevedibili. 

lunedì 29 giugno 2015

Formaggi, li mangeremo senza latte?

E' notizia di ieri, La Repubblica, che la Ue ha inviato una diffida all'Italia per il divieto di produrre formaggi senza latte, cioè con polveri e derivati. E' ovvio che questo non può far piacere ai produttori e Coldiretti ha protestato duramente. L'unico modo per evitare che i nostri prodotti non siano fabbricati secondo le norme dei disciplinari sarebbe quello di introdurre in etichetta l'origine per tutti.
Ma adesso che tra poco dovremmo essere invasi dai prodotti americani, secondo gli accordi TTip, cosa ne sarà di tutte le regole che l'Unione Europea aveva emesso per proteggere il consumatore?

venerdì 26 giugno 2015

Dop e Igp cosa sono veramente?

D'accordo, Dop e Igp, ne abbiamo più di tutti gli altri Paesi d'Europa compresa la Francia, circa 260, ma cosa sono veramente? E  davvero concorrono alla diffusione del vero made in Italy nel mondo? Ho sentito in tv una giornalista davvero brava parlarne in occasione di Expo. In realtà, ha spiegato, le Dop e Igp non sempre sono garanzia della vera origine territoriale di un prodotto perché esistono, come in tanti campi in Italia, varie deroghe. Per esempio per tanti prodotti, che vanno dai salumi ai formaggi, possono essere di denominazione di origine protetta o di indicazione geografica protetta, questo vogliono dire le due sigle, anche prodotti che sono solo trasformati in loco, ma la materia prima proviene da fuori. Adesso poi, con gli accordi TTIP che intervengono in maniera più o meno segreta tra Europa e Stati Uniti d'America, potremmo essere invasi da una marea di prodotti alimentari d'Oltreoceano non conformi alle tante regole imposte dall'Unione Europea. Insomma, un bel pasticcio, in epoca di Expo 2015 di cui non si parla e che comunque non ci fa onore. Convincendomi sempre più che Expo è una Fiera come un'altra, una vetrina per la bella mostra dei capi di Stato, ma contenuti veri, pochini. Anche se alcuni padiglioni, per me che l'ho visitata, sono davvero scenografici. Ma sotto il vestito niente si diceva una volta. E poi una volta calato il sipario, rimarranno come sempre la globalizzazione e l'affacciarsi sul mercato di nuovi grandi Paesi anche non democratici, come la Cina, a dettare legge. Con tanti saluti ai contadini del Sud del mondo e al loro bisogno di microcredito. Che poi, anche il microcredito che si fa a loro costa a noi del Nord del mondo che non siamo ricchi in termini di maggiori prezzi sui prodotti perché i prodotti del commercio, come si chiamava fino a ieri, equo e solidale, sono piuttosto elevati. Insomma le solite guerre tra poveri. Mentre il mondo ricco è corrotto. E quello che sta a metà non si salva dalle tasse e dagli studi di settore.