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giovedì 7 ottobre 2021

Gas climalteranti e zoonosi: sapremo combattere la pandemia?

Malnutrizione, surriscaldamento da metano rilasciato nell’aria anche dagli animali da allevamento sono i pericoli che la pandemia contribuisce ad acuire. Ma un’adeguata pratica di coltivazioni intelligenti, un modo più corretto di cibarsi e di fare la raccolta differenziata, potrebbero cambiare il modo di produrre e fornire energia. Ecco alcuni esempi di come l’agricoltura digitale e la lavorazione dei suoi sottoprodotti costituiscano una sterzata all’indietro del mondo verso cui stiamo andando, con il surriscaldamento globale, la plastica in ogni dove e il nuovo virus, con corredo di no vax. Un altro mondo è possibile riducendo il consumo di carne, cibandosi moderatamente e combattendo la denutrizione in larghe plaghe del Terzo Mondo. Gas climalteranti, diete sbagliate e zoonosiLa plastica che ci circonda, il surriscaldamento globale, la de carbonizzazione che va a rilento, cicloni e uragani al Sud dell’equatore, temperature massime mai registrate ai Poli, pandemie da zoonosi. L’antropocene presenta il conto come mai, se non durante la Prima Guerra Mondiale che fece 50 milioni di morti per un’influenza, la spagnola. Adesso ci risiamo con il virus e diete climalteranti. Come ne usciremoLe fonti utilizzate per questo testo sono: enea.it (ente nazionale per l’energia e per l’ambiente), Istat, articoli di Repubblica e Corriere della Sera online, Asia Angaroni, PEFC (gestione sostenibile delle foreste), treccani.it, Slavoi Zizek, Virus, Ponte alle Grazie, Salani, Milano, 2020, Accademia dei Georgofili, Accademia Barilla, Siga, CIWF (Compassion in World Farming), Sabrina Giannini “La rivoluzione nel piatto”, Elena Liotta e Massimo Clementi “La rivolta della natura”, Paolo Massobrio e Carlo Gatti, Il Golosario, Carlo Petrini, Slow Food, Salone del gusto, Gambero Rosso, Italia Oggi, Luca Mercalli, Mario Tozzi. E’ appena finita questo settembre la Cop 6 dell’Onu a Ginevra con alcune indicazioni importanti su come si sta alterando il clima sul pianeta con la distruzione di intere coltivazioni e l’innalzamento della CO2 nell’aria, che se non verrà contenuta entro il 2100 stravolgerà la vita sul nostro pianeta. Si sono già alzate temperature e livello dei mari. Con i migranti lasciati andare, il Mediterraneo, il mare nostrum, sta diventando un cimitero a cielo aperto. La de carbonizzazione dell’energia, conditio sine qua non l’aria diventerà irrespirabile, va  a incredibile rilento. Non abbiamo vaccini a sufficienza, almeno non per tutto il Terzo Mondo, per battere il virus. Il surriscaldamento globale e la tropicalizzazione del clima, ha effetti nefasti per l’aria che respiriamo e per le specie viventi, e sulle nostre principali fonti di sostentamento: la terra, sempre meno fertile, e l’acqua, sempre più inquinata. Ultimamente è stato calcolato che le “cose”, gli oggetti, di cui ci serviamo nella nostra vita hanno superato il numero degli esseri viventi: gli oggetti di plastica, e i mozziconi di sigaretta, che non si deteriorano mai ma dai quali si potrebbero ricavare manici di ombrello e montature di occhiali, sono dappertutto e contribuiscono a rendere le terre sempre più aride e inquinate. In campo di rinnovabili si è arrivati a produrre energia alternativa da molte fonti non fossili e mentre si stanno sperimentando soluzioni intelligenti per un’agricoltura più sana,  dimentichiamo, o piuttosto fingiamo di dimenticare che i prodotti che portiamo in tavola sono raccolti dagli “ultimi della terra”: gli immigrati sfruttati, “invisibili” e sottopagati come i rider che consegnano a casa. Cooperative agricole del terzo settore, più conosciute come ong, si stanno attrezzando per offrire sempre più referenze, ma anch’esse hanno subito uno stop causa lockdown, potendo solo consegnare a domicilio. Ha vinto così lo strapotere di Amazon, - che si è imposto come unico referente di tutta una serie di acquisti, non solo tecnologici ma anche alimentari, medicinali da banco e cosmetici, - e che adesso fa il bello e cattivo tempo sotto la nuvola della pandemia. Il surriscaldamento climatico, da molti all’inizio negato o sottovalutato, ma adesso evidente a tutti, con lo scioglimento dei ghiacci inizia a far paura. Secondo un “allarmante rapporto sui ghiacci della Groenlandia” se ne sono sciolti nell’ oceano più di 12 miliardi di tonnellate  nella sola giornata del primo agosto 2019Nel frattempo in Siberia, dove con l’Urss si mandavano i dissidenti a morire ai lavori forzati in un clima da sotto zero, adesso le temperature raggiungono i 40 gradi. Si è imposto così l’avvio di una terza rivoluzione industriale, affidata in Europa al New Green Deal, che ci porti fuori dalla dipendenza energetica dal carbone con le sue emissioni nocive. Cooperative agricole del terzo settore, più conosciute come ong, si stanno attrezzando per offrire sempre più referenze, ma anch’esse hanno subito uno stop causa lockdown, potendo solo consegnare a domicilio. Nemico numero uno è adesso il carbon fossile, non solo quello fornito dalle miniere, ma anche lo shale gas derivato dal petrolio. E la malnutrizione. Il fast food, oltre che contribuire alla malnutrizione di intere generazioni e popolazioni, come ricorda Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, la filosofia del mangiare lento, buono, sano, giusto, in contrapposizione al fast food. Oggi che sulla terra siamo 12 miliardi di persone, troppe soffrono di malattie incurabili e malformazioni a causa delle diete sbagliate e della sottonutrizione. Un problema che ha come epicentro anche le guerre “sbagliate” che gli Usa nel tempo hanno innescato contro il Vietnam, i curdi e gli afghani, nel tentativo vano di portarvi la democrazia e di disinnescare la “bomba” musulmana. Cosa è successo è sotto gli occhi di tutti. Quello della carne, nonostante l’aumento di vegani e vegetariani nel nostro Paese negli ultimi 10 anni (+7%), è un comparto che frutta 35 miliardi di euro (Italia Oggi, 2020/6/19/). Si stima che in Italia si mangino 19 kg di carne rossa pro capite all’anno  (dati Istat). E ciò nonostante le campagne contro gli antibiotici somministrati agli animali durante la loro crescita, per accelerarne artificialmente lo sviluppo. E contro le condizioni del loro trasporto su gomma, treno e nave (container), stipati su gabbie in condizioni che definire precarie e insalubri, metodi contro cui lotta CIWF (Compassion in Word Farming) è poco. L’industria non si arrende: già arrivata sulle tavole italiane la carne sintetica. Un capitale di 22 mln di dollari. Ecco quanto messo sul piatto da un cospicuo numero di investitori, da Bill Gates di Microsoft al fondatore della Virgin Richard Branson- per la clean meat, la carne prodotta in laboratorio. Il progetto è della start up californiana Memphis Meat. Ma il 97% degli italiani, anche vegani e vegetariani, è contrario. Tra l’altro non è nemmeno detto che produrre la carne sintetica comporti meno impiego di acqua e meno inquinamento di quella degli animali. Mentre in Germania, dove adesso si piantano le viti per il clima divenuto molto più mite causa surriscaldamento globale, hanno deciso di bandire la carne dalle mense delle scuole. Prediligendo una dieta più sana fatta soprattutto di frutta e verdura. Da noi invece è stato eclatante, anni fa, il caso di Milano Ristorazione che aveva invitato le famiglie a portarsi il pranzo da casa, con evidente penalizzazione dei bambini più poveri che da casa non avevano da portarsi quasi nulla. Ma la malnutrizione non è solo avere poco da mangiare. Anche le diete del mondo occidentale, basate su un eccesso di carne, zucchero, sale, alcol e e grassi sono nocive, con il loro portato di pressione alta, colesterolo, malattie cardiache. Dobbiamo quindi rivolgerci alla piramide alimentare che raccomanda il consumo di 5 porzioni di frutta  e verdura al giorno – e questo anche se negli ultimi tempi è stato notato come la frutta e la verdura che mangiamo è sempre la stessa, mentre ce ne sarebbero molte più varietà - di pesce tre volte la settimana e poi salendo verso il vertice, uova, formaggio e carne, meglio se di pollo o di tacchino. L’agricoltura negli ultimi due secoli ha fatto passi da gigante: uno per tutti, le seminatrici meccaniche, che erano conosciute già nel ‘500 e sono entrate in funzione stabilmente nell’800. Adesso siamo già entrati nell’era di agricoltura 4.0, con il lavoro della terra dei contadini del Primo Mondo quasi totalmente meccanizzato e informatizzato. L'agricoltura smart sarà un grande deterrente a comportamenti sbagliati e riuscirà a vincere questa battaglia?

 


martedì 5 ottobre 2021

Negli Its non si studia agraria

"In Italia manca un piano per il turismo enogastronomico." A dirlo il ministro del Turismo Garavaglia, intervenuto a Cheese, le mille forme del formaggio, per discutere con Carlo Petrini, patron di Slow Food, il cibo sano, buono e giusto, e Maurizio Molinari, il direttore de La Stampa di Torino, di come la ripartenza del turismo e dell’economia debba passare dall’enogastronomia, il settore più colpito dai lockdown. E intanto si scopre che negli Istituti turistico alberghieri (Its) non si studia agraria. 

venerdì 17 settembre 2021

La COP26 per uno sviluppo sostenibile

Ognuna delle Conferenze delle parti dell'Onu coinvolte nella Convenzione sul cambiamento climatico del 30 settembre-2 ottobre prossimi a Milano, chiamato PreCop ha lo scopo di individuare un selezionato gruppo di Paesi riuniti in una discussione informale per scambi di vista su alcuni aspetti politici delle negoziazioni e offerte di governance politica per i susseguenti accordi. La Conferenza coinvolge dai 35 ai 40 Paesi del segretariato UNFCCC,  e un numero di stakeholders che giocano un ruolo chiave nella lotta al cambiamento climatico e una transizione ad uno sviluppo sostenibile. Gli agricoltori vi giocano un ruolo di prim' ordine. E, come ha detto Carlo Petrini di Slow Food al quotidiano Avvenire, "Si devono aiutare i piccoli produttori a rimanere in montagna, i negozi di vicinato ad ampliare la propria offerta e le famiglia e a organizzare i servizi di cui hanno bisogno. 

giovedì 22 aprile 2021

Cheese, le forme del latte

Città di Bra (Cn) e Slow Food confermano lo svolgimento dell’evento e ne annunciano le date: dal 17 al 20 settembre. Il programma sarà disponibile da luglio.

Cheese, il più grande evento internazionale dedicato ai formaggi a latte crudo e alle forme del latte, si svolgerà, nonostante il Covid e nel rispetto di tutte le norme di sicurezza, dal 17 al 20 settembre.

Ad annunciare ufficialmente le date della tredicesima edizione sono gli organizzatori, la Città di Bra e Slow Food, che hanno deciso di dare un segnale di ottimismo e di ripartenza a tutti i soggetti legati a questo evento e a ciò che esso rappresenta. Innanzitutto il mondo del formaggio di qualità, che come ogni due anni si riunirà nella cittadina piemontese, il territorio che da sempre ospita la manifestazione, ma anche i settori della ristorazione e dell’ospitalità alberghiera, tra quelli più duramente colpiti dalla crisi innescata dalla pandemia.

Comunità che accoglie, realtà da vivere, luogo di relazione e crescita. Questo vuole essere nelle parole del sindaco di Bra Gianni Fogliato la manifestazione: facendo conoscere i prodotti portati qui da tutto il mondo e contribuendo a dare il necessario ossigeno alle attività locali e al comparto turistico. E Daniele Buttignol, direttore generale di Slow Food Italia rimarca come pastori e casari sono tra le categorie, insieme alle altre del mondo agricolo, che più hanno sofferto la crisi: la natura infatti non si è mai fermata e gli animali hanno continuato a produrre latte. Ma è sfumato un importante sbocco di mercato con la chiusura delle attività di ristorazione e le restrizioni imposte a mercati e fiere. Nonostante ciò non mancheranno quest’anno i grandi classici: il Mercato dei formaggi e la Via degli Affinatori, punto di riferimento per appassionati e buyer, le conferenze di approfondimento e i momenti ludici per famiglie e bambini. 

La rassegna è anche conferenze e  incontri informali, con cuochi, negozianti, tecnici e accademici, italiani e stranieri. Dalla prima edizione del 1997 a oggi sono state tante le battaglie condotte, dalla difesa del latte crudo al no ai formaggi fatti con il latte in polvere, dai focus sulle normative e sulle politiche Europee, all’analisi delle storture del mercato del latte (che schiaccia i piccoli e omologa la produzione). Nel 2019 si era arrivati alla consapevolezza di aver fatto breccia tra i produttori presenti e l’opinione pubblica sull’importanza della produzione naturale, non solo di formaggi, ma anche di salumi e pani, vini e birre. Naturale è possibile: si possono allevare gli animali al pascolo e produrre formaggi a latte crudo senza aggiungere fermenti selezionati.

Due anni fa la vivevamo, dicono gli organizzatori, come un’idea non nostalgica, ma innovativa e strategica per il futuro del cibo e il suo legame con il territorio. Oggi, con le nuove consapevolezze che ci lascia in eredità la pandemia di Covid-19, la vediamo come una necessità, un imperativo: difendere strenuamente la biodiversità.


Credit: Alessandro Vargiu
 

martedì 26 gennaio 2021

Slow Food: come mangiare sano

A Terra Madre Slow Food, il Salone del cibo sano e lento quest’anno online causa Covid 19, parleranno ricercatori e scienziati di tutto il mondo concordi nel sostenere il valore nutrizionale della dieta mediterranea. Alla base della piramide alimentare quantità abbondanti di frutta e verdura, pane e cereali, una riduzione delle proteine di origine animale a favore di quelle vegetali, e consumo quotidiano di olio extravergine di oliva come condimento.

Ma è sufficiente parlare di pane in senso generico? Tutti gli oli sono uguali? Quale scegliere per ottenere tutti i benefici possibili per la salute? Basta parlare di frutta e verdura, senza tenere in considerazione il metodo di coltivazione e i trattamenti chimici fatti in campo? Gli ibridi hanno le stesse caratteristiche nutrizionali delle varietà autoctone?

Secondo Slow Food, è necessario fare un passo avanti e  andare oltre il semplice concetto di dieta mediterranea puntando sulla salubrità dei cibi. Preoccuparci, prima di tutto, che gli alimenti siano naturali, ovvero coltivati o allevati nel rispetto delle risorse ambientali, privi di additivi, conservanti, starter, fermenti, coloranti, antiossidanti, lieviti industriali.

  

giovedì 5 novembre 2020

La lotta contro il gas serra si sposta a lotta contro la pandemia e per assicurare il cibo per tutti

Il legame tra cibo e cambiamento climatico è tornato, con il Covid, prepotentemente nell’agenda di chi si occupa di riscaldamento globale che, se non fermato con azioni drastiche, porterà un miliardo di persone a rimanere senza acqua e due miliardi a soffrire la fame, se non a morire per la pandemia, e la produzione di mais, riso e grano crollerebbe del 2% ogni 10 anni. Già ora, per via dello sfruttamento intensivo delle monoculture, prevalentemente votate alla produzione di mangime per animali, scompaiono interi campi di grano per la nutriente pasta, fatta eccezione per gli intolleranti al glutine. Il consumo settimanale di prodotti non sostenibili comporta una produzione di gas serra pari a 37 kgCO2eq, mentre con una dieta sana siamo a 14 kg CO2eq. Uno studio condotto da Slow Food con Indaco2 dell’Università di Siena ha analizzato l’impatto di singoli alimenti, dalle mele al latte, dalla carne al formaggio. Prendendo ad esempio le uova, si calcola che il risparmio realizzato da un allevamento all’aperto che rispetta ambiente e animali, rispetto a uno industriale, corrisponde al risparmio delle emissioni di un auto che percorre 30.200 km. “La produzione di cibo, - dicono a Slow Food, il cui slogan è cibo buono pulito e giusto - è responsabile di un quinto dei gas serra, mentre la produzione di mangimi occupa il 40% della produzione agricola mondiale. Da sempre sosteniamo e condividiamo i tre pilastri della Fao per il progetto #FameZero: contrastare lo spreco di cibo che ogni anno raggiunge 1,3 milioni di tonnellate nel mondo; favorire un approccio integrato in agricoltura: l’agroecologia che si basa sul rispetto delle biodiversità e sull’interazione tra colture, allevamento e suolo. Terzo elemento, alla base dell’attività di Slow Food: seguire una dieta sana e sostenibile.” Proprio a questo proposito Slow Food ha condotto una ricerca con Indaco2 (spin off dell’Università di Siena) analizzando l’impatto di una dieta sana e sostenibile con una che non lo è. Il risultato è che quest’ultima genera quasi il triplo dei gas serra.  “Un anno di buone abitudini – conclude Carlin Petrini, portavoce di Slow Food – ci farebbe risparmiare CO2 pari alle emissioni di un auto che percorre 3.300 km”. Chi nel Sud del Mondo, vive allevando capre, pecore e cammelli, è stato colpito, causa il cambiamento climatico, da siccità e inondazioni e trovare l’acqua per gli animali è la più grande sfida che deve affrontare. Soprattutto adesso che spostarsi con la pandemia, originatasi proprio in quei luoghi, è più difficile che mai. Ma se nel Terzo Mondo c’è chi fatica a vivere decentemente, chi ha fatto fortuna negli Usa emigrando dall’Italia ai primi del secolo, come Lidia Bastianich, la cuoca adesso di fama internazionale, oggi pensa a come preparare cibo per i bambini meno fortunati. “Ho studiato e ho visto che gli ingredienti esistono – ha detto -. Preparerò una minestra per tutti loro.”

venerdì 29 gennaio 2016

Slow Food: il Salone del Gusto compie 20 anni

Slow Food Editore pubblica un libro sui cereali e la stessa associazione fondata da Petrini lancia un Salone 2016 intitolato Voler bene alla terra. Il tema, dal 22 al 26 settembre, sarà articolato tramite l’inno alla biodiversità dei 10.000 orti piantati in Africa, dello Slow Meat, il consumo moderato di carne, e Slow Beans il focus sui legumi. Quest’anno sono 30 anni dalla nascita di Slow Food e 20 del Salone del Gusto, che celebra il coproduttore, colui che sceglie con consapevolezza ciò che mangia. Forse quasi meglio fa solo Ikea che è attiva a favore dell’ambiente e della responsabilità su tutti i fronti: il risparmio di luce, con le lampadine a Led, di acqua, l’incoraggiamento a usare i mezzi pubblici e il car pooling, a consumare cibo biologico  e a rispettare i diritti civili dei lavoratori.

giovedì 10 dicembre 2015

Le regole di una sana alimentazione


Ora che l’Oms lancia l’allarme cancro per un’alimentazione basata su carne  e insaccati, cambiano i tempi, che tra l’altro ci hanno resi più longevi, grazie alla ricerca scientifica, ma le regola di una sana alimentazione sono le stesse. Negli anni Settanta si chiamava macrobiotica ed era patrimonio della controcultura. Oggi si chiama biologico, il 10% delle terre coltivate, o biodinamico. E si tratta di favorire il metabolismo con una dieta sana che favorisca l’ambiente e gli animali.
Non vegetarianesimo puro e semplice, che gli eccessi sempre nuocciono, ma un insieme di norme e regole senza fare largo uso di ormoni, pesticidi chimici e additivi. Principi di biologico e biodinamico sono sostenere la biodiversità contrastando le grandi monocolture e praticando pratiche antiche quali il riposo della terra e il sovescio. Ossia girare la terra per concimarla con elementi naturali e ruotare le colture per non avere sempre lo stesso prodotto ma arricchire la varietà di prodotti che la terra può dare.
 Con questi metodi si producono cibi naturali e sani, anche se più costosi degli altri, e si favorisce una dieta basata su cereali, vegetali, legumi, come insegnava l’antica saggezza dell’Estremo Oriente e in Giappone fanno ancora oggi, vedi i fagioli azuki, la soya, il ramen, il miso e i vari tipi di verdura, pesce e the (bancha, oolong, nero, verde) e caffè senza caffeina (bardana, dendelio). Non per niente il padiglione del Giappone a Expo è stato il più premiato anche se pensiamo il meno visto data la coda di anche parecchie ore per entrarvi.  Noi in compenso abbiamo la dieta mediterranea: verdure, olio, pesce, pasta, anche integrale, e Slow Food ha inventato il sistema dei Presìdi, poi esportato in tutto il mondo con Terra Madre, con i quali si difendono ben precisi metodi di produzione naturali come sono stati tramandati tradizionalmente.
 Anche qui un’operazione complessa e costosa di cui si vedono gli esiti positivi appena adesso, che ad una generazione di persone che hanno studiato legge o lettere, si sta sostituendo una generazione di giovani, anche laureati, magari in Scienze dell’Alimentazione, che tornano alla terra dei padri apportandovi tutte le novità che si sono sviluppate negli ultimi trent’anni. Macchinari di nuova generazione, sementi non ogm, apparecchi per sondare lo stato del clima e del terreno e per trasformare i rifiuti in materiale riutilizzabile. La sostenibilità, in una parola, è la scommessa futura dell’agricoltura, ma solo a patto di non farsela “scippare” dagli accordi TTip con gli Usa che determinerebbero l’accesso al nostro mercato di prodotti americani “italian sounding” che poco di italiano hanno davvero.
 Le nostre leggi e norme, quanto a derivazione di un prodotto, tipicità e tradizione, sono molto più stringenti:, si vedano i disciplinari di Bruxelles delle Dop e delle Igp, i prodotti a denominazione di origine che finora ci hanno permesso di mangiare cibi controllati e “d’autore”. Adesso viviamo un mondo tutto in movimento in cui la parola d’ordine è globalizzazione. Ed è proprio per questo che si fa di tutto per esportare di più. Confortante il caso del nostro vino che seppur secondo alla Francia, ha aumentato del 20% l’export in Cina, dove è considerato un prodotto di lusso per le generazioni dei nuovi ricchi.

 

martedì 1 dicembre 2015

Terra Madre 2016 al Parco del San Valentino

L'anno prossimo, dal 22 al 26 settembre, Terra Madre e Salone del Gusto, che compie 20 anni ( e Slow Food che l'organizza 30), si svolgeranno nel Parco del San Valentino e in altri luoghi storici della città di Torino. Questo per sottolineare il legame tra il cibo e le biodiversità del mondo e le bellezze storico artistico naturalistiche della città dove da sempre si svolge la manifestazione.

 

venerdì 17 luglio 2015

La terra tra riposo e deforestazione

La terra avrebbe bisogno di riposo, ma le monocolture intensive non glielo permettono. E' uno dei temi di Expo, dibattuto soprattutto da Slow Food che ha deciso di coltivare degli orti in Africa. E in origine il progetto di Expo, dell'architetto Stefano Boeri, fratello di Tito, ora all' INPS, e all'epoca in corsa per la poltrona di sindaco, era proprio quello di realizzare sull'area di Expo, al tempo un immenso terreno incolto, una grande serie di orti urbani. Poi si sa come vanno a finire certe cose e ha prevalso "il mattone" ossia l'asfaltatura dell'area per fare posto ai grandi padiglioni. Con la conclusione che l'amministratore delegato dell'Expo Sala non sa dire nemmeno quanto sia costato alla comunità.
Una volta e si parla dell'epoca tra le due guerre i contadini mettevano a riposo la terra per un anno. L'anno seguente la coltivavano concimandola con il letame. Letame che andava sparso anche sull'erba per farla venire su bella e darla in pasto agli animali. Le colture erano variate e c'era sempre il posto per l'orto e le galline.
Poi nel Secondo Dopoguerra con la ricostruzione e il boom economico è arrivata l'epoca delle fabbriche e la terra, l'agricoltura si è dovuta adeguare. Sarebbe semplicistico affermare di voler tornare indietro, cosa naturalmente impossibile, ma per esempio certi prodotti coltivati per uso industriale come l'olio di palma, che tra l'altro è un grasso fortemente saturo, costituiscono una minaccia ambientale danneggiando il sud est asiatico con l'abbattimento delle foreste tropicali, impatto sula biodiversità animale e vegetale, aumento dei consumi d'acqua, fertilizzanti e pesticidi. Ma l'olio di palma che adesso è sul tavolo deli imputati perché farebbe male alla salute non è il solo prodotto che "consuma". Una piantagione di girasoli per esempio consuma sette volte di più di acqua.  E dunque , per un consumo responsabile, sarebbe necessario leggere le etichette, che dal dicembre 2014 sono diventate più leggibili e trasparenti. I prodotti alimentari oggi sono comodi e a lunga conservabilità, e a far male è sempre l' abuso, il consumo sregolato e abituale, la scelta di cibi di bassa qualità. Ma veniamo fuori da sette anni di crisi e le alternative, almeno per ora, non sono molto praticabili, se non almeno in estate, per la frutta e la verdura fresca acquistata al mercato dove di solito costa meno ed è "di giornata". 

sabato 27 giugno 2015

Expo per i giovani

Se siete giovani e andate all'Expo sappiate che all'entrata non vi danno una mappa, il Decumano è piuttosto lungo e ricco di padiglioni, ma c'è un'app per capire cosa visitare fatta molto bene. Vi consigliamo poi di andarci, magari con i mezzi, di sera: il biglietto costa solo 5 euro, si entra alle 19 e i padiglioni chiudono alle 21 ma la visita continua perché ci sono i posti dove andare a mangiare: Terrazza Martini, Sapòrem, Identità Golose, i ristoranti regionali di Eataly, il padiglione di Slow Food. Certo in questi ristoranti per i giovani è tutto molto caro, ma in alcuni casi come il padiglione dell'Austria qualcosa si può spiluzzicare a poco prezzo. Sapòrem è l'angolo de nostri prodotti Dop e Igp, grana padano, mortadella di Bologna, Prosciutto di San Daniele del Friuli e Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, in Veneto. E' meno di una cena, ma più di un aperitivo, insomma un apericena, non sappiamo quanto costa ma ci sentiamo in grado di segnalarvelo. Al padiglione della Germania dopo le 21 suonano. Non perdetevi il Padiglione Italia e poi alle 22 fate un salto all'Albero della Vita, 15 minuti di luci e suoni veramente emozionanti. La sera poi non ci sono le scolaresche, c'è meno gente, fa più fresco ed è tutto più godibile. Ci sono anche degli angoli piscina con le sedie e la possibilità di mettere i piedi a mollo. La sera il sole non c'è più, ma munitevi di crema solare per il periodo dalle 19 alle 20.
Poi per quanto riguarda le critiche l'hanno già detto alla televisione. I lavori sono costati molto ma causa ritardi i "soliti noti" si rifaranno anche presso la Cassa Depositi e Prestiti che è delle Poste e quindi sono soldi nostri, in pratica lo paghiamo due volte. Le solite cose fatte all'italiana. Poi c'è il problema delle sponsorizzazioni che sono delle grandi multinazionali che certo non possono andare d'accordo con chi combatte il land grabbing, le deforestazioni, le grandi monocolture e l'allevamento intensivo di animali che depauperano il sistema ambientale a grave danno di uomini e specie animali. Ma questo ha deciso il Bie tanti anni fa, governo Prodi, e questo doveva essere "Nutrire il pianeta, energia per la vita", mentre noi lo roviniamo e i poveri del Sud del mondo lottano per una vita decente.    

venerdì 5 giugno 2015

Una visita a Expo


Tra tutte le notizie che circolano nelle newsletter e nei comunicati stampa, sembra che a Expo domini Slow Food con i suoi orti di Terra Madre. E certamente sarà il progetto più importante quanto a dare cibo per il prossimo futuro in Africa con il suo programma di coltivarne le terre con 10.000 orti per i contadini che le abitano, terre riprodotte anche nello stand, ma per arrivarci, deve essere in fondo al Decumano, lungo 1,5 km, si è obbligati a camminare molto e intanto si incontrano molti altri padiglioni interessanti. Come quello degli Emirati Arabi Uniti costruito a forma di grande duna del deserto dai Cinesi e che attende dentro i visitatori con uno spettacolo in sourround davvero stupefacente. Tra l’altro il prossimo Expo del 2020 sarà ospitato proprio da questo Paese. Per il resto la visita si snoda tra padiglioni di sicuro valore architettonico all’esterno, ma spesso deludenti all’interno. Fa eccezione il padiglione Italia che è costato 93 milioni e che oltre ad essere di grande impatto anche da fuori, fa una grande scena al secondo piano dove, camminando su un piano di vetro, si vedono scorrere le montagne, i mari e i laghi del paesaggio italiano. Bello anche lo stand di Israele che le sue pareti rivestite di orti e quello austriaco, una foresta irrorata da spruzzi d’acqua. I ristoranti oltre ad alcuni punti ristoro piuttosto anonimi, sono quelli di Identità Golose, con gli chef stellati che offrono 3 piatti a 76 euro, quelli regionali di Eataly, lo Spazio Bollicine Ferrari, la Terrazza Martini, Sapòrem con Mortadella Igp, Grana Padano, Prosciutto San Daniele e Prosecco Conegliano Valdobbiadene da assaggiare a mò di aperitivo. Da qualche parte mi pare di aver capito che si possano assaporare anche piatti esotici di culture molto lontane dalle nostre come le alghe e gli insetti fritti, ma non abbiamo visto dove. Adesso con il caldo meglio andarci di sera, costo del biglietto 5 euro (il biglietto giornaliero varia dai 34 ai 36 euro); si entra alle 19 e alle 21 i padiglioni chiudono ma si aspetta fino alle 22 che venga scuro per godersi lo spettacolo di luci e suoni dell’Albero della Vita, con la sommità che assomiglia a quella che Michelangelo disegnò per il Campidoglio.    






martedì 19 maggio 2015

We feed the planet

Il padiglione di Slow Food a Expo, volutamente sobrio, a fine evento verrà smontato a favore dei contadini del Sud del mondo e delle scuole lombarde. Ma prima, ha detto oggi Carlo Petrini, «dal 3 al 6 ottobre Milano accoglierà migliaia di giovani contadini che cercheranno le soluzioni per nutrire il pianeta, sono loro il futuro del cibo, un’altra occasione importantissima per cambiare il destino del mondo». Per farlo, da giovedì 21 è disponibile una piattaforma di crowdfunding (www.wefeedtheplanet.com) con la quale contribuire a garantire il diritto al viaggio dei giovani provenienti dal sud del mondo. «Un contadino africano guadagna in media 50 euro al mese, se decide di venire a Milano significa che per un anno non riuscirà a mangiare. Come denuncia la FAO, 500 milioni di piccole entità familiari mantengono l’80% dei viventi. Nessuno dimentichi però che questi milioni di agricoltori soffrono ingiustizie, violenze e guadagnano poco, mentre la ricchezza è concentrata nelle mani di poche grandi multinazionali. È per cambiare questo sistema che abbiamo bisogno del vostro aiuto, per permettere a questi giovani di venire a Milano e trovare le soluzioni per garantire a tutti un cibo buono e giusto. Aiutateci a realizzare questo miracolo». Tutto giusto per carità, ma a parte che non si sa a chi, cittadini, società civile, agricoltori del Nord del Mondo, distributori, vengano rivolte queste parole, a me viene anche il sospetto che dietro questi crowdfunding, letteralmente raccolta di fondi, ci sia sempre qualche interesse che poi non è l'interesse dei poveri del Sud del mondo. Chissà perché ... 

lunedì 11 maggio 2015

Expo, visitarlo per far crescere la nostra imprenditoria

L’hanno già scritto sul Corriere della Sera su un numero speciale dedicato all’evento. 805 milioni di persone obese e miliardi di malnutrite. Altro problema, secondo il Waste Food Program e il Banco Alimentare di Andrea Segrè, sono tutti gli alimenti che vengono gettati nella spazzatura. Questi dovrebbe essere gli argomenti di Expo 2015: come garantire un’alimentazione sana a ogni uomo. E a tal proposito si sta già stilando la Carta di Milano, il lascito al mondo a Expo terminato. Secondo l’ oncologo Umberto Veronesi bisognerebbe lasciare spazio a ad ogni tipo di agricoltura, integrandole: ogm, biologica, biodinamica, biotecnologie. Secondo gli attivisti di Slow Food e dell’indiana Vandana Shiva, rispettare le biodiversità. Secondo altri dare spazio ad un’imprenditoria, come le Pmi italiane, che sappia veramente fare impresa e fare sistema, per esportare nel mondo le nostre 4 A: agroalimentare, abbigliamento, arredamento, architettura.

Nel 2014, secondo un rapporto Cia (Confederazione italiana degli agricoltori)-Censis, le imprese italiane nel settore dell’agrifood nel 2014 erano cresciute di 117mila unità. Ma secondo altri bisogna fare i conti con l’erosione e la cementificazione del suolo che ne ha sottratto all’agricoltura già il 50% in Regioni a questo proposito significative, come la Toscana e il Lazio. Inoltre l’Italia è il Paese dalle “mille” contraddizioni: perché in una campagna come quella di alcune  nostre regioni, dove tutti vorrebbero venire a vivere o a soggiornare, già cantata da Goethe o da Stendhal, gli agriturismi funzionano poco? Tutti questi nodi verranno al pettine a Expo? O sarà solo una mostra di video?

A livello mondiale il 70% delle terre è coltivato per l’autoconsumo ed è terreno da “dissodare” per le multinazionali che non a caso sponsorizzano Expo (Coca Cola e McDonald’s). Pumpkin è una barretta di cereali, vitamine ed oligominerali che vorrebbero vendere nel Sud del Mondo. Dove tra l’altro esiste da tempo il fenomeno del land grabbing, ossia l’affitto di terre da parte dei Paesi di nuova industrializzazione come la Cina, per sfamare la propria di popolazione. I Paesi più svantaggiati tra l’altro non hanno nemmeno un proprio padiglione ad Expo e sono stati riuniti in 4 cluster, ossia quattro padiglioni accomunati da uno stesso tema. Il riso, di cui fanno parte Laos e Cambogia, cacao e cioccolato, caffè, frutta e legumi, spezie, cereali e tuberi, bio-mediterraneo, isole mare e cibo, zone aride. Qui si potranno anche assaggiare prodotti di culture molte diverse dalla nostra come gli insetti fritti, o la pelle di serpente. Il padiglione del Nepal merita una visita in considerazione del fatto della grande sventura che l’ha colpito, il terremoto di poche settimane fa, che ha fatto centinaia di migliaia di morti.

Da poco inaugurato, in occasione del 65esimo della sua nascita, è il padiglione Europa, alla presenza del Commissario europeo Martin Schultz e del Ministro per gli Affari Esteri Federica Mogherini. In questa occasione è stata anche diramata la notizia del raggiungimento delle 1.000 firme per la Carta di Milano.

 Poi c’è quello di Cibus è di Federalimentare, la federazione delle aziende della grande distribuzione organizzata. Qui si può visitare il supermercato del futuro, con tante dotazioni tecnologiche e la collocazione dei prodotti sulla linea degli occhi.

Raggruppata sotto la sigla di Eataly c’è tutta la ristorazione regionale delle nostre migliori produzioni, com’è nello stile di Farinetti. Quattro o 5 ristoranti selezionati per regione più i corner dedicati alla pasta, alla pizza, al pesce, alla carne, agli stuzzichini. Sul decumano infine scorrono le “insegne” della nostra migliore ristorazione stellata, i cosiddetti chef che per esempio nello spazio dedicato a Identità Golose di Paolo Marchi proporranno 4 portate a 75 euro. Ma c’è anche il ristorante Aromatica di Chic, Charming Italian Chef, con 20 eventi dedicati ciascuno ad uno chef diverso in città (Milano) e a Expo sotto la regia di Ivan Lo Basso. Per spendere meno ci sono gli snack bar e la ristorazione free flow di Cir Food. Infine l’angolo Sapòrem  a Eataly raggruppa quattro delle nostre migliori produzioni Dop e Igp per un aperitivo.

Insomma Expo è il luogo da visitare, 20 milioni i visitatori attesi di cui circa 8 circa si stima, da qui ad ottobre per conoscere, assaggiare, ma anche e soprattutto per le opportunità di crescita professionale e imprenditoriale che dovrebbe offrire.