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venerdì 29 ottobre 2021

Il cibo politically correct

Scrivevo dieci anni fa di come ci hanno tolto il gusto del cibo, proponendoci prodotti caseari senza lattosio, pasta senza glutine, birra senza alcool e così via. In pratica colpevolizzandoci per ogni scelta alimentare che non fosse politically correct. Oggi è vero, le famiglie sono cambiate, ma non è un buon motivo per proporci le ultime trovate di un certo signor A., produttore di primi e secondo piatti pronti tutti in linea con il nuovo che avanza, si sarebbe detto una volta. Adesso siamo arrivati fino al paradosso di cracker, snack, pasta e ogni altra goduria di questo tipo, senza olio di palma. Va bene, i palmeti arrivano dall'altra parte del mondo e forse faremmo bene a non accodarci al loro saccheggio. Ma per ben alimentarci basterebbe acquistare prodotti freschi di stagione (e in Italia si sa quanti ne abbiamo), insieme ad un certo numero di prodotti inscatolati, ma sempre italiani (penso alla pasta del tavoliere delle Puglie) e non per forza no questo e no quello. 

giovedì 5 novembre 2020

La lotta contro il gas serra si sposta a lotta contro la pandemia e per assicurare il cibo per tutti

Il legame tra cibo e cambiamento climatico è tornato, con il Covid, prepotentemente nell’agenda di chi si occupa di riscaldamento globale che, se non fermato con azioni drastiche, porterà un miliardo di persone a rimanere senza acqua e due miliardi a soffrire la fame, se non a morire per la pandemia, e la produzione di mais, riso e grano crollerebbe del 2% ogni 10 anni. Già ora, per via dello sfruttamento intensivo delle monoculture, prevalentemente votate alla produzione di mangime per animali, scompaiono interi campi di grano per la nutriente pasta, fatta eccezione per gli intolleranti al glutine. Il consumo settimanale di prodotti non sostenibili comporta una produzione di gas serra pari a 37 kgCO2eq, mentre con una dieta sana siamo a 14 kg CO2eq. Uno studio condotto da Slow Food con Indaco2 dell’Università di Siena ha analizzato l’impatto di singoli alimenti, dalle mele al latte, dalla carne al formaggio. Prendendo ad esempio le uova, si calcola che il risparmio realizzato da un allevamento all’aperto che rispetta ambiente e animali, rispetto a uno industriale, corrisponde al risparmio delle emissioni di un auto che percorre 30.200 km. “La produzione di cibo, - dicono a Slow Food, il cui slogan è cibo buono pulito e giusto - è responsabile di un quinto dei gas serra, mentre la produzione di mangimi occupa il 40% della produzione agricola mondiale. Da sempre sosteniamo e condividiamo i tre pilastri della Fao per il progetto #FameZero: contrastare lo spreco di cibo che ogni anno raggiunge 1,3 milioni di tonnellate nel mondo; favorire un approccio integrato in agricoltura: l’agroecologia che si basa sul rispetto delle biodiversità e sull’interazione tra colture, allevamento e suolo. Terzo elemento, alla base dell’attività di Slow Food: seguire una dieta sana e sostenibile.” Proprio a questo proposito Slow Food ha condotto una ricerca con Indaco2 (spin off dell’Università di Siena) analizzando l’impatto di una dieta sana e sostenibile con una che non lo è. Il risultato è che quest’ultima genera quasi il triplo dei gas serra.  “Un anno di buone abitudini – conclude Carlin Petrini, portavoce di Slow Food – ci farebbe risparmiare CO2 pari alle emissioni di un auto che percorre 3.300 km”. Chi nel Sud del Mondo, vive allevando capre, pecore e cammelli, è stato colpito, causa il cambiamento climatico, da siccità e inondazioni e trovare l’acqua per gli animali è la più grande sfida che deve affrontare. Soprattutto adesso che spostarsi con la pandemia, originatasi proprio in quei luoghi, è più difficile che mai. Ma se nel Terzo Mondo c’è chi fatica a vivere decentemente, chi ha fatto fortuna negli Usa emigrando dall’Italia ai primi del secolo, come Lidia Bastianich, la cuoca adesso di fama internazionale, oggi pensa a come preparare cibo per i bambini meno fortunati. “Ho studiato e ho visto che gli ingredienti esistono – ha detto -. Preparerò una minestra per tutti loro.”

lunedì 18 aprile 2016

Smart food e ortoressia

Ricercatori, dottori, scienziati dell' alimentazione, nutrizionisti. Sono tutti alla ricerca del modo migliore di mangiare. E i consigli si sprecano, in libri che hanno un grande successo editoriale visto che la cucina è il must del momento. Le raccomandazioni sono tra le più svariate, dal consumare frutta e verdura dei cinque colori (esistono anche patate e carote viola, prugne blu, nere e rosse), al preferire quelli senza glutine e lattosio (per gli allergici). Arance, ciliegie e fragole sono ricche di antocianine che attivano il metabolismo, cavoli e cipolle proteggono dal cancro, la curcuma riduce lo stato infiammatorio dei tessuti. Tra le mele da preferire le Granny Smith, più nutrienti rispetto alle Gold, e tra i pomodori i ciliegini. Attenzione particolare devono poi essere messe in pratica nel modo con cui conservare e cucinare gli alimenti perché non perdano le loro proprietà nutritive (le verdure dovrebbero essere consumate subito e cotte poco). Importante poi non rinunciare alla carne che  fornisce un apporto nutritivo importante soprattutto in tenera età. E consumare ogni tanto il cioccolato che favorisce il sonno e abbassa la pressione. Tutti questi sarebbero "smart food", cibo intelligente, ed è stato pubblicato un libro che si intitola proprio così. Ma si mette anche in guardia contro l'ortoressia che sarebbe l'ossessione per i cibi sani, una vera e propria mania contro i cibi che sarebbero nocivi. Ma in natura non ce ne sono. Esistono piuttosto le allergie provocate dalla chimica, dalla quale si deve stare in guardia.