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lunedì 30 maggio 2022

Come sarà la prossima stagione turistica?

Come leggerete qui sotto sono tornata a scrivere, sempre di cibo (cone le storie di caffè e cacao) con due giorni di anticipo sul mio semestre sabbatico.E non credo cambierò argomento,almeno per ora, perché la questione di come ci alimentiamo sotto i venti di guerra è cruciale. Perché se i carichi di grano nel golfo di Crimea sono fermi, si ferma l'approvvigionamento di cereali di un intero mondo, oggi che siamo globalizzati. E se mancano 300mila lavoratori nella ristorazione (secondo dati Confcommercio) bisognerà pur prendere provvedimenti per la prossima stagione turistica, visto che l'Italia ha 8mila km di coste dove sbarcano stranieri da ogni dove. Ma la questione è in questi termini: se i datori di lavoro non pagano abbastanza la manodopera, e sottraggono anche proventi al demanio (con la questione balneari non ancora conclusa al governo), i nostri ragazzi, quasi tutti ormai plurilaureati e anche con master, fanno benissimo a disdegnare paghe da fame. E non per sedersi sul divano con il reddito di cittadinanza ma per cercare lavoro altrove (estero). Dove però è difficilissimo farsi assumere a tempo indeterminato. Quindi? In più ci affolleremo sulla "stessa spiaggia, stesso mare" senza mascherine, incuranti del contagio, anche se gli epidemiologi hanno già invitato a fare la quarta dose di vaccino in autunno.

martedì 26 gennaio 2021

Slow Food: come mangiare sano

A Terra Madre Slow Food, il Salone del cibo sano e lento quest’anno online causa Covid 19, parleranno ricercatori e scienziati di tutto il mondo concordi nel sostenere il valore nutrizionale della dieta mediterranea. Alla base della piramide alimentare quantità abbondanti di frutta e verdura, pane e cereali, una riduzione delle proteine di origine animale a favore di quelle vegetali, e consumo quotidiano di olio extravergine di oliva come condimento.

Ma è sufficiente parlare di pane in senso generico? Tutti gli oli sono uguali? Quale scegliere per ottenere tutti i benefici possibili per la salute? Basta parlare di frutta e verdura, senza tenere in considerazione il metodo di coltivazione e i trattamenti chimici fatti in campo? Gli ibridi hanno le stesse caratteristiche nutrizionali delle varietà autoctone?

Secondo Slow Food, è necessario fare un passo avanti e  andare oltre il semplice concetto di dieta mediterranea puntando sulla salubrità dei cibi. Preoccuparci, prima di tutto, che gli alimenti siano naturali, ovvero coltivati o allevati nel rispetto delle risorse ambientali, privi di additivi, conservanti, starter, fermenti, coloranti, antiossidanti, lieviti industriali.

  

mercoledì 1 aprile 2020

La distruzione della natura e il suo legame con le pandemie


Mentre il Coronavirus mette in ginocchio anche le filiere alimentari, abbiamo certo letto tutti gli articoli pubblicati sul legame tra pandemia, animali e natura. Anche CWIF, Compassion in World Farming Italia, la prima associazione, con base a Bologna, a lanciare già da diversi anni l’allarme sulle condizioni di cattività in gabbie in cui vivono molti animali destinati alla nostra alimentazione, denuncia l’estinzione delle biodiversità responsabili forse dei virus che si sono sviluppati negli ultimi anni (aviaria, Sars, Mers e adesso Covid-19). “La distruzione degli habitat naturali di molte specie, la perdita di biodiversità, i cambiamenti climatici di cui l’attività umana è la sola responsabile, ci impongono oggi una seria riflessione.”

“Ogni giorno, enormi distese di foresta vengono distrutte per coltivare soia e cereali a spese di habitat naturali e animali selvatici. La maggior parte di questi verranno utilizzati per nutrire gli animali negli allevamenti intensivi, che ammassati nei capannoni, potranno a loro volta diventare potenziali vittime e fonti di virus e batteri letali.”


Le gabbie non sono solo sinonimo di crudeltà. Sono anche una delle cause principali della devastazione ambientale di cui siamo tutti oggi testimoni. CIWF lavora per fare sì che le aziende alimentari smettano di utilizzare uova in gabbia, ma, una volta che si sono impegnate a farlo, sono gli unici che controllano ogni anno i loro progressi verso una filiera senza gabbie. Lo strumento utilizzato è il Report EggTrack, ovvero il rapporto che monitora e traccia il progresso delle aziende alimentari che si sono impegnate pubblicamente ad abbandonare le uova provenienti da allevamenti in gabbia nelle loro filiere. La seconda edizione, con risultati confortanti, è stata recentemente pubblicata online.