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venerdì 17 novembre 2023

Brasile, primo produttore di soia

L'Amazzonia, già, all'Amazzonia come fonte di aumento della CO2 (anidride carbonica) ci abbiamo mai pensato? Eppure tra Brasilia, Rio De Janeiro e Sao Paolo si stanno bruciando ettari ed ettari di foresta, necessaria a far respirare l'ambiente, per far fronte sapete a che cosa? A spianate di coltivazioni di soia, di cui il Paese è diventato in questi ultimi tempi il maggiore produttore. La soia, come molti di voi sapranno già, è un legume, cioè contiene proteine come i fagioli e le lenticchie. E può quindi sostituire carne e pesce nei Paesi in cui la gente è povera e non sa come sfamarsi in modo corretto. La soia si presenta come una fava verde. E in molti Paesi del mondo entra a buon diritto nella dieta vegetariana o anche vegana (cioè di chi non consuma nemmeno uova, latte, formaggi), anche sotto forma di polpette. E il Brasile, che ne è diventato, come dicevamo, il maggior produttore, surclassando nientemeno che gli Usa, fiutato l'affare non si fa scrupolo di far sparire intere distese di foreste che potrebbero invece far respirare un pianeta già affannato dalla crisi climatica (il climate change di cui si parla molto sugli organi di stampa che sarebbe l'aumento delle temperature oltre un limite che finirà per rendere aride e infruttuose molta parte delle terre emerse).

martedì 20 aprile 2021

La Ue si schiera contro gli animali in gabbia

La realizzazione di un’impresa titanica, come quella di mettere fine agli allevamenti in gabbia degli animali da cortile, sta andando in porto. Grazie alle firme di tutti coloro che si sono mobilitati sotto l‘egida dell’opera di CIWF, Compassion in World Farming, lo scorso 15 aprile la Commissione Ue ha dibattuto sull’argomento promettendo che qualcosa verrà fatto. Sono già anni che un gruppo di volonterosi, capeggiati da Annamaria Pisapia, si batte contro le condizioni che si possono a buon diritto chiamare “disumane” con cui vengono allevati e trasportati gli animali destinati all’alimentazione umana. E’ vero che ormai si mangia molto meno carne, soprattutto quella rossa, e oltre il 10% degli italiani si sono convertiti alla dieta vegana (oltre alla carne e al pesce, niente uova né formaggi). Ma per coloro che fanno lavori pesanti e si devono nutrire di proteine (ma anche un cereale come la soia ne contiene) e per tutti coloro, cioè tutti noi, che abbiamo bisogno di globuli rossi, la carne (bistecca e hamburger di manzo, paillard di vitello, cosce di pollo, lonza di maiale, coniglio in umido, prosciutto, bresaola e altri salumi) è ancora il secondo per eccellenza. Meglio se accompagnata da verdure e legumi e consumata una sola volta al giorno, preferibilmente la sera. Mentre per fare il pieno di calorie durante la giornata, a pranzo è perfetto un piatto di pasta condita, uno qualunque della nostra più che varia tradizione mediterranea. Per questo gli animali vanno rispettati e non fatti crescere a suon di ormoni e antibiotici, ammassati in stalle che non sono degne di essere chiamate tali e trasportati come se fossero esseri inanimati. Firmiamo quindi gli appelli di CIWF, anche tramite facebook, twitter o via mail. E cerchiamo di fare una spesa intelligente.

mercoledì 1 aprile 2020

La distruzione della natura e il suo legame con le pandemie


Mentre il Coronavirus mette in ginocchio anche le filiere alimentari, abbiamo certo letto tutti gli articoli pubblicati sul legame tra pandemia, animali e natura. Anche CWIF, Compassion in World Farming Italia, la prima associazione, con base a Bologna, a lanciare già da diversi anni l’allarme sulle condizioni di cattività in gabbie in cui vivono molti animali destinati alla nostra alimentazione, denuncia l’estinzione delle biodiversità responsabili forse dei virus che si sono sviluppati negli ultimi anni (aviaria, Sars, Mers e adesso Covid-19). “La distruzione degli habitat naturali di molte specie, la perdita di biodiversità, i cambiamenti climatici di cui l’attività umana è la sola responsabile, ci impongono oggi una seria riflessione.”

“Ogni giorno, enormi distese di foresta vengono distrutte per coltivare soia e cereali a spese di habitat naturali e animali selvatici. La maggior parte di questi verranno utilizzati per nutrire gli animali negli allevamenti intensivi, che ammassati nei capannoni, potranno a loro volta diventare potenziali vittime e fonti di virus e batteri letali.”


Le gabbie non sono solo sinonimo di crudeltà. Sono anche una delle cause principali della devastazione ambientale di cui siamo tutti oggi testimoni. CIWF lavora per fare sì che le aziende alimentari smettano di utilizzare uova in gabbia, ma, una volta che si sono impegnate a farlo, sono gli unici che controllano ogni anno i loro progressi verso una filiera senza gabbie. Lo strumento utilizzato è il Report EggTrack, ovvero il rapporto che monitora e traccia il progresso delle aziende alimentari che si sono impegnate pubblicamente ad abbandonare le uova provenienti da allevamenti in gabbia nelle loro filiere. La seconda edizione, con risultati confortanti, è stata recentemente pubblicata online.




martedì 2 agosto 2016

La stagione del gelato


Quarantamila le gelaterie in Italia, di cui il 65% usano basi preparate da mantecare sul posto e il 35% autenticamente artigianali, realizzati con materie Dop e Igp del territorio, per un fatturato complessivo di quanti mln di euro e kg di gelato consumato pro capite non si sa bene. Le cifre sono molto diverse a seconda delle rilevazioni. Manca quindi un importante dato di mercato per permettere di fare impresa. Questo è il risultato degli studi dell’Igi, Istituto italiano gelati, diretto da Paolo Garna. Sta di fatto comunque che, arrivata la stagione calda, il gelato, sia artigianale sia industriale venduto in coni o vaschette e coppette preconfezionate, è un piacere cui si indulge anche se si è a dieta. Anzi, dato il suo contenuto calorico, può sostituire un pasto senza appesantire. In questi ultimi anni poi, è scoppiata la moda del gelato vegano, alla soia, un proteina vegetale di origine orientale, oppure senza latte e senza uova. E quindi dietetico.

L’Igi, Istituto del gelato italiano, ha lanciato un’azione promozionale per il consumo di gelato industriale verso i più piccoli, ritenendolo un prodotto sicuro e nutriente. Esiste anche un’ appgelato appena riveduta da Cosmobile che aiuta a trovare sul cellulare le gelaterie migliori. 100 di queste premiate da un concorso del Gastronauta Davide Paolini. Prima classificata la gelateria Capolinea di Reggio Emilia, di Simone De Feo. Ricorre poi a luglio di qualche anno fa, la decisione di istituire una Giornata europea del gelato artigianale, da celebrarsi il 24 marzo, per contribuire alla promozione di questo prodotto e allo sviluppo della tradizione gastronomica del settore.