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giovedì 8 aprile 2021

Il gelato di Lutero

Dopo la carbonara al pomodoro, si apre oggi la disputa sul gelato, un’invenzione tutta italiana dovuta a tale Buontalenti in epoca rinascimentale alla corte di Caterina de’ Medici. E proprio perché i tedeschi ne sono i nostri maggiori estimatori, grande mercato per le macchine Carpigiani e l’amarena Fabbri per il topping, e ne vogliono provare gusti sempre nuovi, il gelataio Pietro Vannini di Worms, la patria di Lutero ha ideato un cono ispirato al monaco ribelle (ognuno si legga la Bibbia a modo suo, e mangi il gelato che vuole). La ricetta è in puro stile “mediterraneo” a base di coriandolo e cumino, latte, panna, burro, uova, frutta candita, mandorle e miele, molto apprezzata in Germania che in passato ha dimostrato di amare gusti un tantino peggiori come il puffo, la liquirizia, i funghi e lo “spaghetteis”, coperto da un velo di gelatina rossastra per simulare la salsa di pomodoro.


martedì 9 marzo 2021

I dati Eurostat sulle imprese agricole

L’ Eurostat, l’istituto di statistica a livello europeo, fornisce ogni anno un quadro del valore della produzione delle attività agricole. Nel 2020, l’ annus horribilis del Covid, registra in Italia un -11,2% per valore della produzione delle attività agricole connesse (agriturismi e fattorie didattiche). Mentre la Germania si è fermata invece ad un -3,8%. Il nostro è stato anche il più basso valore aggiunto per ULA (Unità di Lavoro Annue) pari a 29,1 mila euro. In sostanza, il nostro Paese registra complessivamente il più alto valore aggiunto (differenza fra ricavi e costi), ma impiega, per ottenere tale risultato, un numero di ULA talmente alto (visto che le nostre imprese agricole sono tantissime, quindi piccole) da offrire a ciascuna un reddito lordo bassissimo. Dunque, i nostri agricoltori producono complessivamente molto, e soprattutto meglio (più favorevole è la differenza fra ricavi e costi), ma ricevono (imprese e relativi dipendenti) un compenso al proprio lavoro nettamente inferiore.

 

domenica 3 gennaio 2021

La calza della Befana

L’anno scorso scrivevo: cosa ci porterà la Befana? Secondo me un bel sacco di carbone per come ci stiamo comportando nei confronti del pianeta su cui viviamo e che fra poco, secondo alcuni catastrofisti, esaurirà le sue risorse. Dobbiamo davvero crederci? Il carbone serviva nell’Ottocento per far andare avanti la prima rivoluzione industriale (utile rileggere Karl Marx). Nel Novecento l’energia proveniva dal petrolio, l’oro nero come è stato chiamato per la sua preziosità e scarsità. Adesso siamo nell’epoca del recupero dell’agricoltura (primariamente transgenica - e pertanto secondo alcuni nociva - poiché sarebbe più produttiva) come modo per nutrirci e contemporaneamente tutelare l’ambiente. Non solo della ricca Europa, la cui riunione tra Ovest ed Est nell’89 è  pesantemente gravata sulla Germania, ma anche e soprattutto dei Paesi del Sud del mondo i cui figli muoiono di fame e di stenti. Dare loro da mangiare sarebbe il minimo da parte dei Paesi ricchi, dove però si è infiltrato il malaffare con tutte le conseguenze del  caso (Sciascia insegna). Queste parole a ben vedere furono profetiche. La Befana ci portò la pandemia, la Covid19. Adesso non c’è che da sperare che nella calza ci siano i vaccini, sperimentati e sicuri, ma per tutti, veramente per tutti.

martedì 29 settembre 2020

Cambiamento climatico, globalizzazione, diete insane e pandemia: indietro non si torna, saranno i presupposti di un’economia verde?

Questo giugno Coldiretti e Siga (Società italiana di genetica agraria) hanno firmato un accordo per impiegare meno chimica e agro farmaci in agricoltura, con risvolti positivi sulla sostenibilità ambientale, economica  e sociale. Diventerà l’Italia, dove questo lavoro è già ampiamente informatizzato e meccanizzato, la capofila della “rivoluzione verde”? Inquinamento, deforestazione, riscaldamento globale, scioglimento dei ghiacci e diete insostenibili pesano sugli ecosistemi. E le pandemie proliferano su queste condizioni.

Secondo un rapporto sui ghiacci della Groenlandia, il primo agosto 2019 agosto se ne sono sciolti nell’ oceano più di 12 mld di tons. E altri 4 mln se ne stanno sciogliendo dall’Antartide. Si alzano così i livelli dei mari (il Mar Mediterraneo potrebbe arrivare a Rimini), scompaiono larghi tratti di costa, laghi e fiumi diventano salati. Intanto il Brasile, fino a Ecuador e Paraguay è in preda alle fiamme.

Le aringhe sono in fuga dal sud del Baltico mentre a Colonia (Germania) si coltivano ulivi e i vigneti arrivano anche all’ estremo nord, a Postdam. Da noi questa è stata un’annata scarsa per grano e orzo, e un calo di nocciole e castagne, mentre è stata ottima per vino e mele. Ma la siccità di quest’inverno e le gelate primaverili al Sud hanno penalizzato la raccolta delle primizie orticole, E si è venduta anche poca frutta estiva, come albicocche, pere e pesche, per le quali la scarsa offerta e i prezzi mediamente più elevati del periodo hanno portato a preferire prodotti di importazione. Intanto il caldo ostinato di metà settembre ha anticipato il raccolto di cime di rapa, cachi e coste.

Oggi, oltre ai pannelli solari e alle contestatissime pale eoliche, si ricava energia pulita anche dai sottoprodotti dell’ agricoltura come vinacce e siero del latte, sterzando verso la  sua completa decarbonizzazione  Un modo intelligente di rendere l’agricoltura intelligente. Ma esempi di colture virtuose esistono anche nell’Estremo Oriente. A Odawara, a Ovest di Tokyio, un piccolo allevamento di polli naturale, chiamato “Syunkasyuutou” (primavera, estate, autunno, inverno) è un’ attività ecosostenibile in combinazione con altre,  delle quali utilizza gli scarti veg come mangime o per coprire il pavimento del pollaio che produce poi letame dalle feci delle galline che ritornano ai campi agricoli come compost. A monte, trasformare così i mangimi permette di essere indipendenti dalle oscillazioni dei prezzi dovute ai tassi di cambio. E, a valle, essere vicini alla città, di consegnare ai centri distributivi senza rischio di rompere il guscio delle uova.

 

 

 

mercoledì 22 aprile 2020

La giornata della Terra

Oggi è la Giornata della Terra, Earth Day, ma paradossalmente è anche il momento in cui l'abbiamo rovinata di più. E' vero, dopo la siccità, sono bastati due giorni di (moderata) pioggia a far rinverdire i campi. Ma questo non basta. E' l'intero nostro modo di vivere che è cambiato e cambierà per sempre. E' corsa nei supermercati a scegliere il prodotto migliore per sanificare la casa, sia esso anche vodka o grappa (visto il loro alto contenuto alcolico). Ma è diverso da come lo si fa se si abiti in Italia, Cina o Germania. Dopo un ventennio di Berlusconi in Italia, dopo l'aver rialzato la testa dei contadini poveri in Estremo Oriente per avere anche loro uno straccio di educazione in Cina, dopo la riunificazione operata da Angela Merkel tra DDR e Germania Occidentale, nessuno vuole più rinunciare ai suoi diritti. E' rimasto solo il Papa, con le sue encicliche, a ricordarci come il modo di guardare alle nostre risorse e di consumarle non sia illimitato. Dobbiamo imparare a essere più umili, meno superbi e invidiosi (questi Dante li mette in attesa in Purgatorio). E ricordare di come in Africa il colera o l'ebola non perdonano, mancando lì l'acqua e quel minimo di igiene che  adesso stiamo imparando anche noi a mettere in pratica anche senza essere in quelle estreme condizioni. Anche per non essere presi per untori (come nella peste del Seicento raccontata da Alessandro Manzoni). La Terra ce lo sta dicendo, non c'è più tanto posto per tutti. Né da mangiare per tutti. I prezzi dei generi alimentari rincarano e solo chi ha fatto la formichina invece che la cicala in tempi migliori (leggere le favole di Esopo) può alimentarsi.
La madre Terra (Geo o Cerere) ci sta presentando il conto e non farà certo sconti a nessuno.   

lunedì 10 agosto 2015

La cli-fiction di Expo

Tre sere all'Expo, al costo del biglietto di 5 euro ciascuna, ci stanno. Con questo caldo di più però non ce la si fa. Non invidio chi ci passa la giornata intera, almeno fino a fine settembre-ottobre. Eppure il flusso è continuo, la coda lunghissima, i tornelli come all'aeroporto, con il cestello dove mettere la borsa e il passaggio sotto i raggi ics. Poi c'è da mettere il biglietto sotto un apparecchio che lo legge e finalmente ci siamo, accolti dalla scritta "Divinus halitus terrae" che poi alla fine oltre alla traduzione letterale (Divino alito della terra) non so neanche cosa voglia dire, ma mi hanno detto che dentro ci sono cassetti chiusi con dentro le sementi e la riproduzione della Pangea, quando tutti i continenti  erano uniti. Ma in genere questo passaggio si salta perché si viene attratti dalle statue a sinistra, quelle che portano al Decumano e che nella loro imponenza si fanno notare per forza finché non si capisce che hanno la testa da crapuloni tipo Gargantua e Pantagruel della saga francese dei mangioni e che rappresentano ciascuno con la sua raffigurazione sul volto, la pasta, il vino, il pomodoro, la frutta, il pesce, la carne. Insomma proprio brutte, da Medioevo quello tosto, quando queste cose c'erano già, ma i poveri non le potevano mangiavano, e i feudatari comandavano la terra.
Con questo bel viatico si accede al Decumano e ai padiglioni che la sera dalle 7 alle 9 sono aperti e poi fino alle 11 fanno festa, Albero della Vita con luci e suoni compreso. Non avendo ben compreso i cluster (caffè, cacao, riso, biomediterraneo, spezie e legumi, terre aride) del quale è ben esperta mia nipote che si fa mettere sul suo "passaporto" di Expo (sì esiste anche questo) tutti i timbri possibili (e dire che in tutto i Paesi ospitati sono 145), i padiglioni migliori secondo me sono quelli dell'Arabia, del Quatar, quello con il cesto che si vede dall'autostrada, di Israele, il padiglione Italia, l'Austria, la Slovacchia e altri dei Paesi ex satelliti dell' ex Unione Sovietica, ma anche quello della Russia ha il suo bel perché. Il Padiglione Italia è Amazing, ashtoning, e non ve lo descrivo per non togliervi la sorpresa, di più non potevamo davvero fare, ma quaranta minuti di coda sotto il sole bollente prima di entrare non te lo fa apprezzare molto. Dentro c'è anche Peck e un negozio che sembra quello degli aeroporti, con souvenir a prezzi impraticabili. Anche Israele vende, il sale del Mar Morto, e te lo fa provare con uno scrub sulle mani. Dopo, un po' di cremina, e la pelle è liscia come non mai. Ma anche qui taccio sul prezzo per non sembrare tirchia o incapiente, come si dice oggi. Ogni padiglione, visti un po' da fuori quelli di Germania e Giappone perché alle 9 chiudono, fa festa con musica e anche ballo e karaoke. Nei pressi di Belgio e Olanda si beve birra e si mangiano le fries, patatine fritte, e c'è anche una piscina. Nei corsi d'acqua tra Cascina Triulza e un'altra cascina che non ho ben capito come si chiama ci sono anatroccoli e qualche pesce d'acqua dolce. Per mangiare si va da Eataly, dai 12 ai 15 euro un piatto senza bevanda, ma tanto ci sono le case dell'acqua dove fare rifornimento gratis, e noi abbiamo puntato sulle regioni del Sud, tagliatelle al tartufo delle Marche e un'altra volta pasta alle vongole della Campania. Tutto ottimo, compreso il chinotto e il caffè, che però è migliore da illy. Per il resto si può anche mangiare gelato a volontà, oppure concedersi una cena da chef stellati, 3 portate con bevande e caffè 75 euro o due a 35, nel padiglione di Identità Golose, la cucina d'autore ideata da Paolo Marchi. Poi fattasi sera più tarda, si balla o si canta al karaoke. Oltre ai  giovani che vengono dai dintorni per passare la serata, ci sono coppie in vacanza che si concedono la cena di lusso o credono davvero che siamo lì per "nutrire il pianeta", e famiglie con passeggino passepartout, nel senso che si infili un bimbo nella carrozzella hai il passaggio agevolato garantito.
L'impressione generale? E anche particolare? Una grande Disneyland, e difatti "foody" la mascotte di Expo è stata disegnata dall'équipe della Disney, il tutto è sponsorizzato da Coca Cola e McDonalds e i padiglioni sembrano uffici turistici di viaggio. Tutti ti aspettano da loro la prossima vacanza, o la prossima Expo. E tutti vengono anestetizzati dal mondo delle merci, delle commodity, quali sono diventati i cibi di ogni nazione e a qualsiasi cultura appartengano, perché tutto è stato appiattito più che sul diritto a non morire di fame, sulla ricerca dell'acqua, della quale con questi inverni ed estati siccitose siamo sempre più carenti, ma in un'ottica più da cli-fiction, la climate fiction che ha sostituito la science fiction, fantascienza, che da un reale senso di solidarietà. D'altra parte anche questa Expo, che si poteva benissimo fare in internet, come suggeriva Beppe Grillo, senza asfaltare terra da destinare piuttosto a coltivazioni, è tutta basata sull'immagine, in senso stretto e in senso lato. Video, filmati e ologrammi. Con qualche orto e pianta a fare da contorno. Sembra che solo Slow Food e il Barhein abbiano impostato la loro presenza su piante che davvero in questi sei mesi daranno i loro frutti e si potranno raccogliere, facendone gelato o altro in presenza del pubblico.



sabato 27 giugno 2015

Expo per i giovani

Se siete giovani e andate all'Expo sappiate che all'entrata non vi danno una mappa, il Decumano è piuttosto lungo e ricco di padiglioni, ma c'è un'app per capire cosa visitare fatta molto bene. Vi consigliamo poi di andarci, magari con i mezzi, di sera: il biglietto costa solo 5 euro, si entra alle 19 e i padiglioni chiudono alle 21 ma la visita continua perché ci sono i posti dove andare a mangiare: Terrazza Martini, Sapòrem, Identità Golose, i ristoranti regionali di Eataly, il padiglione di Slow Food. Certo in questi ristoranti per i giovani è tutto molto caro, ma in alcuni casi come il padiglione dell'Austria qualcosa si può spiluzzicare a poco prezzo. Sapòrem è l'angolo de nostri prodotti Dop e Igp, grana padano, mortadella di Bologna, Prosciutto di San Daniele del Friuli e Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, in Veneto. E' meno di una cena, ma più di un aperitivo, insomma un apericena, non sappiamo quanto costa ma ci sentiamo in grado di segnalarvelo. Al padiglione della Germania dopo le 21 suonano. Non perdetevi il Padiglione Italia e poi alle 22 fate un salto all'Albero della Vita, 15 minuti di luci e suoni veramente emozionanti. La sera poi non ci sono le scolaresche, c'è meno gente, fa più fresco ed è tutto più godibile. Ci sono anche degli angoli piscina con le sedie e la possibilità di mettere i piedi a mollo. La sera il sole non c'è più, ma munitevi di crema solare per il periodo dalle 19 alle 20.
Poi per quanto riguarda le critiche l'hanno già detto alla televisione. I lavori sono costati molto ma causa ritardi i "soliti noti" si rifaranno anche presso la Cassa Depositi e Prestiti che è delle Poste e quindi sono soldi nostri, in pratica lo paghiamo due volte. Le solite cose fatte all'italiana. Poi c'è il problema delle sponsorizzazioni che sono delle grandi multinazionali che certo non possono andare d'accordo con chi combatte il land grabbing, le deforestazioni, le grandi monocolture e l'allevamento intensivo di animali che depauperano il sistema ambientale a grave danno di uomini e specie animali. Ma questo ha deciso il Bie tanti anni fa, governo Prodi, e questo doveva essere "Nutrire il pianeta, energia per la vita", mentre noi lo roviniamo e i poveri del Sud del mondo lottano per una vita decente.    

sabato 13 giugno 2015

5.000 contadini nel centro di Milano, mah ...

Cinquemila contadini del mondo, da 170 Paesi, che guadagnano 40 euro al mese e vengono a Milano, invitati da Slow Food in occasione di Expo per tre giorni dal 3 al 6 ottobre, a cucinare per i senzatetto della città che oggi vuol dire soprattutto tanti migranti che stazionano in Stazione Centrale e altre parti della città, perlopiù nei centri di raccordo, per raggiungere la Germania. Senza trascurare le mense per i clochard o i nuovi poveri che a quanto pare in città sono molto cresciuti negli ultimi anni.
Questo quadretto idilliaco peccato sembri tanto uno spot pubblicitario per i Presìdi Slow Food, i cibi tipici e quelli salvati dall'estinzione, che si vendono a peso d'oro, e per i personaggi illustri che hanno già dato la loro disponibilità a ospitare qualcuno di questi contadini: i soliti noti. Eppoi tre giorni non sono troppo pochi? Per la logistica, dico. Far fare a questi contadini il viaggio dal loro Paese di origine, spesso molto lontano, per poi farli star qui 72 ore? E metterli nel centro di Milano, anziché ad Expo, per poi al ritorno da loro, fargli rimpiangere per non esserci potuti rimanere, perché Milano è molto bella soprattutto adesso con le vie d'acqua aperte e la Darsena. Insomma non so, ma io ho molti dubbi. Mi sembra tanto un'operazione di facciata che i giornali amplificano ampiamente, oggi c'era un articolo su Terra Madre Giovani, dopo che io ne avevo già scritto sul blog ieri, su quasi tutti i maggiori quotidiani, senza chiedersi nulla e senza chiedere nulla a Petrini (come farà per esempio a raccogliere questi fondi, sì d'accordo c'è il sito dove raccogliere donazioni e il supporto di Cariplo e San Paolo, però ... in Italia una raccolta fondi non si nega a nessuno, soprattutto a chi ce li ha).