Ora, che il made in Italy alimentare, che vale il
25% del Pil (prodotto interno lordo) nazionale, sia la maggiore economia del
Belpaese è cosa risaputa. Ma quanto valgano le imitazioni (il cosiddetto, tra
gli addetti ai lavori, italian sounding),
prodotte altrove nel mondo, tipo il parmesan
e altri congeneri, che sembra si aggirino sui 44 mld di euro, è cosa da
chiarire. Altrimenti si perde ciò che abbiamo di più prezioso e che anche l’Europa
ostacola con proposte tipo il Nutriscore. Ne ha parlato, come hanno fatto sapere Paolo
Massobrio e Marco Gatti nella loro Notizia del Giorno del Club Papillon da loro
fondato, Andrea Zaghi su Avvenire. Il
quale ha scritto anche come la filiera Farm
to Fork (dal prodotto alla tavola) sia difficile da sostenere. Per i forti
rincari delle materie prime, i costi di trasporto (vedi le recenti proteste
degli addetti nei porti italiani di questi giorni contro il green pass) e della burocrazia. Vi
sarete accorti anche voi come oggi l’ortofrutta, e non solo, costi di più del
livello che aveva raggiunto prepandemia. Una pera singola, per fare un solo
esempio, e neanche delle migliori, costa 1 euro, cioè 2.000 delle vecchie lire.
Finiamo così per fare la spesa a pezzi, come facevano una volta i Paesi del
Nord, che i nostri orti non li hanno, e non a chilo. Alcuni settori, come quelli
del vino (svoltosi in presenza quest’anno il Vinitaly di Verona, con tutte le cautele necessarie, mascherine e distanziamento),
si stanno riprendendo, ma la strada è ancora tutta in salita.
"diario sul cibo per chi non crede che il cibo sia cultura ma nutrimento e garantirlo a tutti sarebbe già un bel passo avanti...esistono 'il pane e le rose'…assicuriamo il pane a tutti perché tutti possano avere anche le rose…"
mercoledì 20 ottobre 2021
Le traversìe e i costi del made in Italy alimentare
venerdì 12 febbraio 2021
Abbinamenti storici
Tra i grandi classici della cucina italiana ricordiamo il formaggio (prevalentemente una caciotta sarda o toscana) con le pere (il famoso al contadin non far sapere ... ), il prosciutto con melone (in estate), la tartare con l'uovo all'occhio di bue (cara a Rossini), il carpaccio con scaglie di grana o parmigiano e rucola, le pennette al salmone (con la panna) e il risotto in bianco con il tartufo nero (ma va bene anche quello bianco di Alba, che però si vende a peso d'oro), la mozzarella con il pomodoro (da preferire, per questo abbinamento il pomodoro cuore di bue e il camone).
Di pere, questa è la loro stagione, se ne trovano di diverse varietà (williams, decana, abate fetel, kaiser, santa maria, carmen, conference) e le prime, che sono quelle color ruggine, si possono anche cuocere con vino e zucchero. Contengono ferro e potassio e sono un toccasana per la salute. Oltre che essere una delizia per il palato. A proposito del quale, i fermentati asiatici (il quinto sapore, l'umami, una sorta di sapore di dado molto forte) stanno prendendo piede anche da noi.
venerdì 30 ottobre 2020
Il mercato asiatico per la nostra frutta
Gli operatori sono del settore ortofrutticolo sono pronti, ma chiedono si arrivi quanto prima alla definizione istituzionale dei protocolli di negoziazione, alcuni già in fase avanzata, come i dossier per l’accesso delle mele in Thailandia, Vietnam e Taiwan, delle pere in Cina e del Kiwi in Vietnam. Ad Hong Kong, il Console Clemente Contestabile è stato ospitato negli stand di Assomela, Fruitimprese e CSO ITALY. Gli esportatori italiani sostengono che i nostri prodotti non sono solo apprezzati, ma già concretamente richiesti dagli importatori dell’area sud est asiatica. Ma la mancanza di accordi bilaterali pesa soprattutto per la melicoltura che sta investendo in innovazione per venire incontro con nuove varietà ai consumatori asiatici. Per altri prodotti, come pere, kiwi, agrumi ed uva da tavola, il mondo privato degli operatori si è già strutturato sia per individuare le priorità dei mercati, collaborando con il mondo cooperativo, sia per affrontare con massa critica le sfide di queste nuove destinazioni.
martedì 29 settembre 2020
Cambiamento climatico, globalizzazione, diete insane e pandemia: indietro non si torna, saranno i presupposti di un’economia verde?
Questo giugno Coldiretti e Siga (Società italiana di genetica agraria) hanno firmato un accordo per impiegare meno chimica e agro farmaci in agricoltura, con risvolti positivi sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Diventerà l’Italia, dove questo lavoro è già ampiamente informatizzato e meccanizzato, la capofila della “rivoluzione verde”? Inquinamento, deforestazione, riscaldamento globale, scioglimento dei ghiacci e diete insostenibili pesano sugli ecosistemi. E le pandemie proliferano su queste condizioni.
Secondo un rapporto sui ghiacci della Groenlandia, il primo agosto
2019 agosto se ne sono sciolti nell’ oceano più di 12 mld di tons. E altri 4
mln se ne stanno sciogliendo dall’Antartide. Si alzano così i livelli dei mari
(il Mar Mediterraneo potrebbe arrivare a Rimini), scompaiono larghi tratti di
costa, laghi e fiumi diventano salati. Intanto il Brasile, fino a Ecuador e
Paraguay è in preda alle fiamme.
Le aringhe
sono in fuga dal sud del Baltico mentre a Colonia (Germania) si coltivano ulivi
e i vigneti arrivano anche all’ estremo nord, a Postdam. Da noi questa è stata
un’annata scarsa per grano e orzo, e un calo di nocciole e castagne, mentre è
stata ottima per vino e mele. Ma la siccità di quest’inverno e le gelate
primaverili al Sud hanno penalizzato la raccolta delle primizie orticole, E si
è venduta anche poca frutta estiva, come albicocche, pere e pesche, per le
quali la scarsa offerta e i prezzi mediamente più elevati del periodo hanno
portato a preferire prodotti di importazione. Intanto il caldo ostinato di metà
settembre ha anticipato il raccolto di cime di rapa, cachi e coste.
Oggi, oltre ai
pannelli solari e alle contestatissime pale eoliche, si ricava energia pulita
anche dai sottoprodotti dell’ agricoltura come vinacce e siero del latte,
sterzando verso la sua completa
decarbonizzazione Un modo intelligente
di rendere l’agricoltura intelligente. Ma esempi di colture virtuose esistono anche nell’Estremo Oriente. A Odawara, a Ovest di Tokyio, un piccolo allevamento di polli naturale,
chiamato “Syunkasyuutou” (primavera, estate, autunno, inverno) è un’ attività
ecosostenibile in combinazione con altre,
delle quali utilizza gli scarti veg come mangime o per coprire il pavimento
del pollaio che produce poi letame dalle feci delle galline che ritornano ai
campi agricoli come compost. A monte, trasformare così i mangimi permette di
essere indipendenti dalle oscillazioni dei prezzi dovute ai tassi di cambio. E,
a valle, essere vicini alla città, di consegnare ai centri distributivi senza
rischio di rompere il guscio delle uova.