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venerdì 22 luglio 2022

Il Nutriscore nel mirino dell'Antitrust

Il NutriScore, la già contestata etichetta a semaforo, rossa per gli alimenti troppo grassi, gialla per quelli a metà e verde per quelli ammessi nella dieta alimentare, è finita, come si legge oggi su alcuni giornali, nel mirino dell’Antitrust. L’Autorità europea per la concorrenza ha aperto 5 istruttorie sul suo utilizzo - già contestato da molti - da parte di Gs, Carrefour Italia, Pescanova Italia e Valsoia, Regime Dukan, DietLab e Weetabix. Il timore è che “In assenza di adeguate avvertenze, venga erroneamente percepita come valutazione assoluta sulla salubrità di un determinato prodotto, a prescindere dalle esigenze complessive di un individuo”. Mentre la nostra Piramide alimentare sarebbe più corretta, con le sue cinque porizioni di frutta e verdura da mangiare ogni giorno. E in tema di Antitrust sono state multate Amazon e Apple per concorrenza sleale ai loro consimilari. La notizia di questi ultimi giorni è riportata dal Club Papillon di Marco Gatti e Paolo Massobrio alla quale vi rimando per un approfondemento.

giovedì 18 novembre 2021

Etichetta Nutriscore

Una parte dell'Unione Europea, quella per intenderci che paga le tasse nei paradisi fiscali,vuole imporre a tutti noi Paesi aderenti l'etichetta a semaforo per i prodotti alimentari: il cosidetto Nutriscore. Rosso per gli alimenti con molti grassi, arancione con meno, verde con pochi. Senza tenere conto però delle proprietà nutritive degli stessi e delle loro modalità di consumo. Chiaro che una fetta di parmigiano reggiano contiene molto grasso, ma non se ne mangia mica a palate. Così dicasi per il grana padano, piuttosto che per il prosciutto crudo di Parma o il San Daniele del Friuli. E' una questione di corretta alimentazione. E la nostra dieta, quella mediterranea, che privilegia l'ortofrutta, il pane, la pasta, il pesce e il formaggio e poca carne, magari bianca, è più che corretta. Il Nutriscore non fa che mettere nell'angolo le nostre produzioni migliori a favore delle patatine fritte (quelle sì che sono da semaforo rosso).

mercoledì 20 ottobre 2021

Le traversìe e i costi del made in Italy alimentare

Ora, che il made in Italy alimentare, che vale il 25% del Pil (prodotto interno lordo) nazionale, sia la maggiore economia del Belpaese è cosa risaputa. Ma quanto valgano le imitazioni (il cosiddetto, tra gli addetti ai lavori, italian sounding), prodotte altrove nel mondo, tipo il parmesan e altri congeneri, che sembra si aggirino sui 44 mld di euro, è cosa da chiarire. Altrimenti si perde ciò che abbiamo di più prezioso e che anche l’Europa ostacola con proposte tipo il Nutriscore. Ne ha parlato, come hanno fatto sapere Paolo Massobrio e Marco Gatti nella loro Notizia del Giorno del Club Papillon da loro fondato, Andrea Zaghi su Avvenire. Il quale ha scritto anche come la filiera Farm to Fork (dal prodotto alla tavola) sia difficile da sostenere. Per i forti rincari delle materie prime, i costi di trasporto (vedi le recenti proteste degli addetti nei porti italiani di questi giorni contro il green pass) e della burocrazia. Vi sarete accorti anche voi come oggi l’ortofrutta, e non solo, costi di più del livello che aveva raggiunto prepandemia. Una pera singola, per fare un solo esempio, e neanche delle migliori, costa 1 euro, cioè 2.000 delle vecchie lire. Finiamo così per fare la spesa a pezzi, come facevano una volta i Paesi del Nord, che i nostri orti non li hanno, e non a chilo. Alcuni settori, come quelli del vino (svoltosi in presenza quest’anno il Vinitaly di Verona, con tutte le cautele necessarie, mascherine e distanziamento), si stanno riprendendo, ma la strada è ancora tutta in salita.


mercoledì 24 febbraio 2021

Nutriscore: pro e contro

Non so se conoscete la tabella Nutriscore. Si tratta di un sistema di etichettatura degli alimenti secondo un indice che ne indica il processamento. Ossia se sono o meno apportatori di calorie, grassi saturi e additivi. Il metodo parrebbe corretto: avvisare il consumatore di non acquistare un prodotto potenzialmente dannoso per la salute. Invece si sono levate alte le proteste di agricoltori and Company, e anche il ministro dell’Agricoltura Patuanelli è contrario, in quanto sarebbe un modo, escogitato nel Regno Unito, per segnalare come nocivi, prodotti che sì, contengono additivi ma necessari alla conservazione e non per questo davvero inutili o dannosi. In pratica, non se ne fa nulla.