Il Ministro Martina è instancabile. In questi giorni è a Expo per
proporre la “Sfida Fame Zero” insieme a 400 delegati internazionali provenienti
da tutti i Continenti per il Forum internazionale sull’Agricoltura che ha preso
il via il 4 giugno, giovedì scorso. Mi si permetta di essere scettica su queste
iniziative che vedono muoversi intere delegazioni con tutte le relative spese e
che concludono ben poco. A questo proposito vi invito a leggere la Carta di
Milano che è in rete per chi la volesse sottoscrivere e per rendervi conto di
quanto sia vuota di contenuti applicabili. Da quando esistono le organizzazioni
internazionali che certamente hanno avuto il ruolo di portare la pace in
Occidente, queste si autoalimentano raccogliendo fondi che in gran parte servono
a pagare le loro stesse spese. Infatti 1 mld di persone nel mondo muore ancora
di fame e per i migranti che fuggono dall’Isis non si trova soluzione. Ma è
davvero tanto difficile attivare soluzioni di microcredito, favorire la pace in
Oriente, se non ci fossero dietro gli interessi delle grandi multinazionali,
dei rivenditori di armi di tutti coloro che speculano a scapito del diritto del cittadino di non
essere solo un consumatore? “Sfida Fame Zero” sono belle parole adesso che
abbiamo una vetrina internazionale come quella di Expo che però per quanto
scenografica possa essere secondo me quando vi si saranno chiusi i riflettori lascerà
ben pochi segni. Dire che il cibo buono deve essere accessibile e non caro è
una banalità. Ma provate ad entrare in un negozio biologico …
"diario sul cibo per chi non crede che il cibo sia cultura ma nutrimento e garantirlo a tutti sarebbe già un bel passo avanti...esistono 'il pane e le rose'…assicuriamo il pane a tutti perché tutti possano avere anche le rose…"
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martedì 9 giugno 2015
lunedì 18 maggio 2015
L'inutile Carta di Milano
Leggo il 12 maggio sul Fatto Quotidiano un post molto
interessante di un economista che ha avuto per 13 anni a che fare con fatti
correlati a quelli che saranno espressi nella Carta di Milano, il manifesto di
Expo. Concludendo che sarà una dichiarazione di intenti sconcertante. Punti
lapalissiani come il diritto al cibo sano per tutti. Punti travisati: il
diritto al suolo. Meglio in certi casi l’agricoltura estensiva o residenze nel
verde e nei parchi? Punti scottanti: reddito agli agricoltori, anche a quelli
sussidiati? Punti controversi: per accedere ai mercati di sbocco dei piccoli produttori si farà uso di camion
elettrici o dei climalteranti diesel? Poi c’è la questione Ogm che secondo l’autore
del post ha dimezzato la fame, riducendo il prezzo dei prodotti, pur
raddoppiando la popolazione, ma questo è un tema, pur molto dibattuto, assente
dalla carta di Milano mentre si parla della biodiversità di Vandana Shiva, l’attivista
indiana contro le multinazionali dei brevetti delle sementi, che però difende
un’agricoltura arretrata. Quindi: si tengono alti i prezzi dei beni alimentari
per i paesi ricchi, si impedisce l’esportazione dei Paesi poveri con barriere
doganali fantasiose o con i soliti sussidi e si tengono in vita attività estremamente
inquinanti. La Carta di Milano è una
carta di intenti per “anime belle” che non si accorgono che dietro questi
problemi c’è tutto un groviglio di interessi e condizioni politici, sociali,
economici e di relazioni internazionali sempre più complesse. Quando la
finiremo con le belle parole che non servono a niente?
lunedì 11 maggio 2015
Expo, visitarlo per far crescere la nostra imprenditoria
L’hanno già scritto sul Corriere della Sera su un numero
speciale dedicato all’evento. 805 milioni di persone obese e miliardi di
malnutrite. Altro problema, secondo il Waste Food Program e il Banco Alimentare
di Andrea Segrè, sono tutti gli alimenti che vengono gettati nella spazzatura.
Questi dovrebbe essere gli argomenti di Expo 2015: come garantire
un’alimentazione sana a ogni uomo. E a tal proposito si sta già stilando la
Carta di Milano, il lascito al mondo a Expo terminato. Secondo l’ oncologo
Umberto Veronesi bisognerebbe lasciare spazio a ad ogni tipo di agricoltura,
integrandole: ogm, biologica, biodinamica, biotecnologie. Secondo gli attivisti
di Slow Food e dell’indiana Vandana Shiva, rispettare le biodiversità. Secondo
altri dare spazio ad un’imprenditoria, come le Pmi italiane, che sappia
veramente fare impresa e fare sistema, per esportare nel mondo le nostre 4 A:
agroalimentare, abbigliamento, arredamento, architettura.
Nel 2014, secondo un rapporto Cia
(Confederazione italiana degli agricoltori)-Censis, le imprese italiane nel
settore dell’agrifood nel 2014 erano cresciute di 117mila unità. Ma secondo
altri bisogna fare i conti con l’erosione e la cementificazione del suolo che
ne ha sottratto all’agricoltura già il 50% in Regioni a questo proposito
significative, come la Toscana e il Lazio. Inoltre l’Italia è il Paese dalle
“mille” contraddizioni: perché in una campagna come quella di alcune nostre regioni, dove tutti vorrebbero venire
a vivere o a soggiornare, già cantata da Goethe o da Stendhal, gli agriturismi
funzionano poco? Tutti questi nodi verranno al pettine a Expo? O sarà solo una
mostra di video?
A livello mondiale il 70% delle
terre è coltivato per l’autoconsumo ed è terreno da “dissodare” per le
multinazionali che non a caso sponsorizzano Expo (Coca Cola e McDonald’s).
Pumpkin è una barretta di cereali, vitamine ed oligominerali che vorrebbero
vendere nel Sud del Mondo. Dove tra l’altro esiste da tempo il fenomeno del
land grabbing, ossia l’affitto di terre da parte dei Paesi di nuova
industrializzazione come la Cina, per sfamare la propria di popolazione. I
Paesi più svantaggiati tra l’altro non hanno nemmeno un proprio padiglione ad
Expo e sono stati riuniti in 4 cluster, ossia quattro padiglioni accomunati da
uno stesso tema. Il riso, di cui fanno parte Laos e Cambogia, cacao e
cioccolato, caffè, frutta e legumi, spezie, cereali e tuberi, bio-mediterraneo,
isole mare e cibo, zone aride. Qui si potranno anche assaggiare prodotti di
culture molte diverse dalla nostra come gli insetti fritti, o la pelle di
serpente. Il padiglione del Nepal merita una visita in considerazione del fatto
della grande sventura che l’ha colpito, il terremoto di poche settimane fa, che
ha fatto centinaia di migliaia di morti.
Da poco inaugurato, in occasione
del 65esimo della sua nascita, è il padiglione Europa, alla presenza del
Commissario europeo Martin Schultz e del Ministro per gli Affari Esteri
Federica Mogherini. In questa occasione è stata anche diramata la notizia del
raggiungimento delle 1.000 firme per la Carta di Milano.
Poi c’è quello di Cibus è di Federalimentare,
la federazione delle aziende della grande distribuzione organizzata. Qui si può
visitare il supermercato del futuro, con tante dotazioni tecnologiche e la
collocazione dei prodotti sulla linea degli occhi.
Raggruppata sotto la sigla di
Eataly c’è tutta la ristorazione regionale delle nostre migliori produzioni,
com’è nello stile di Farinetti. Quattro o 5 ristoranti selezionati per regione
più i corner dedicati alla pasta, alla pizza, al pesce, alla carne, agli
stuzzichini. Sul decumano infine scorrono le “insegne” della nostra migliore
ristorazione stellata, i cosiddetti chef che per esempio nello spazio dedicato
a Identità Golose di Paolo Marchi proporranno 4 portate a 75 euro. Ma c’è anche
il ristorante Aromatica di Chic, Charming Italian Chef, con 20 eventi dedicati
ciascuno ad uno chef diverso in città (Milano) e a Expo sotto la regia di Ivan
Lo Basso. Per spendere meno ci sono gli snack bar e la ristorazione free flow
di Cir Food. Infine l’angolo Sapòrem a
Eataly raggruppa quattro delle nostre migliori produzioni Dop e Igp per un
aperitivo.
Insomma Expo è il luogo da
visitare, 20 milioni i visitatori attesi di cui circa 8 circa si stima, da qui
ad ottobre per conoscere, assaggiare, ma anche e soprattutto per le opportunità
di crescita professionale e imprenditoriale che dovrebbe offrire.
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