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martedì 9 giugno 2015

"Sfida (impossibile) Fame Zero"


Il Ministro Martina è instancabile. In questi giorni è a Expo per proporre la “Sfida Fame Zero” insieme a 400 delegati internazionali provenienti da tutti i Continenti per il Forum internazionale sull’Agricoltura che ha preso il via il 4 giugno, giovedì scorso. Mi si permetta di essere scettica su queste iniziative che vedono muoversi intere delegazioni con tutte le relative spese e che concludono ben poco. A questo proposito vi invito a leggere la Carta di Milano che è in rete per chi la volesse sottoscrivere e per rendervi conto di quanto sia vuota di contenuti applicabili. Da quando esistono le organizzazioni internazionali che certamente hanno avuto il ruolo di portare la pace in Occidente, queste si autoalimentano raccogliendo fondi che in gran parte servono a pagare le loro stesse spese. Infatti 1 mld di persone nel mondo muore ancora di fame e per i migranti che fuggono dall’Isis non si trova soluzione. Ma è davvero tanto difficile attivare soluzioni di microcredito, favorire la pace in Oriente, se non ci fossero dietro gli interessi delle grandi multinazionali, dei rivenditori di armi di tutti coloro che speculano  a scapito del diritto del cittadino di non essere solo un consumatore? “Sfida Fame Zero” sono belle parole adesso che abbiamo una vetrina internazionale come quella di Expo che però per quanto scenografica possa essere secondo me quando vi si saranno chiusi i riflettori lascerà ben pochi segni. Dire che il cibo buono deve essere accessibile e non caro è una banalità. Ma provate ad entrare in un negozio biologico …

lunedì 18 maggio 2015

L'inutile Carta di Milano


Leggo il 12 maggio sul Fatto Quotidiano un post molto interessante di un economista che ha avuto per 13 anni a che fare con fatti correlati a quelli che saranno espressi nella Carta di Milano, il manifesto di Expo. Concludendo che sarà una dichiarazione di intenti sconcertante. Punti lapalissiani come il diritto al cibo sano per tutti. Punti travisati: il diritto al suolo. Meglio in certi casi l’agricoltura estensiva o residenze nel verde e nei parchi? Punti scottanti: reddito agli agricoltori, anche a quelli sussidiati? Punti controversi: per accedere ai mercati di sbocco dei  piccoli produttori si farà uso di camion elettrici o dei climalteranti diesel? Poi c’è la questione Ogm che secondo l’autore del post ha dimezzato la fame, riducendo il prezzo dei prodotti, pur raddoppiando la popolazione, ma questo è un tema, pur molto dibattuto, assente dalla carta di Milano mentre si parla della biodiversità di Vandana Shiva, l’attivista indiana contro le multinazionali dei brevetti delle sementi, che però difende un’agricoltura arretrata. Quindi: si tengono alti i prezzi dei beni alimentari per i paesi ricchi, si impedisce l’esportazione dei Paesi poveri con barriere doganali fantasiose o con i soliti sussidi e si tengono in vita attività estremamente inquinanti. La Carta di  Milano è una carta di intenti per “anime belle” che non si accorgono che dietro questi problemi c’è tutto un groviglio di interessi e condizioni politici, sociali, economici e di relazioni internazionali sempre più complesse. Quando la finiremo con le belle parole che non servono a niente?

lunedì 11 maggio 2015

Expo, visitarlo per far crescere la nostra imprenditoria

L’hanno già scritto sul Corriere della Sera su un numero speciale dedicato all’evento. 805 milioni di persone obese e miliardi di malnutrite. Altro problema, secondo il Waste Food Program e il Banco Alimentare di Andrea Segrè, sono tutti gli alimenti che vengono gettati nella spazzatura. Questi dovrebbe essere gli argomenti di Expo 2015: come garantire un’alimentazione sana a ogni uomo. E a tal proposito si sta già stilando la Carta di Milano, il lascito al mondo a Expo terminato. Secondo l’ oncologo Umberto Veronesi bisognerebbe lasciare spazio a ad ogni tipo di agricoltura, integrandole: ogm, biologica, biodinamica, biotecnologie. Secondo gli attivisti di Slow Food e dell’indiana Vandana Shiva, rispettare le biodiversità. Secondo altri dare spazio ad un’imprenditoria, come le Pmi italiane, che sappia veramente fare impresa e fare sistema, per esportare nel mondo le nostre 4 A: agroalimentare, abbigliamento, arredamento, architettura.

Nel 2014, secondo un rapporto Cia (Confederazione italiana degli agricoltori)-Censis, le imprese italiane nel settore dell’agrifood nel 2014 erano cresciute di 117mila unità. Ma secondo altri bisogna fare i conti con l’erosione e la cementificazione del suolo che ne ha sottratto all’agricoltura già il 50% in Regioni a questo proposito significative, come la Toscana e il Lazio. Inoltre l’Italia è il Paese dalle “mille” contraddizioni: perché in una campagna come quella di alcune  nostre regioni, dove tutti vorrebbero venire a vivere o a soggiornare, già cantata da Goethe o da Stendhal, gli agriturismi funzionano poco? Tutti questi nodi verranno al pettine a Expo? O sarà solo una mostra di video?

A livello mondiale il 70% delle terre è coltivato per l’autoconsumo ed è terreno da “dissodare” per le multinazionali che non a caso sponsorizzano Expo (Coca Cola e McDonald’s). Pumpkin è una barretta di cereali, vitamine ed oligominerali che vorrebbero vendere nel Sud del Mondo. Dove tra l’altro esiste da tempo il fenomeno del land grabbing, ossia l’affitto di terre da parte dei Paesi di nuova industrializzazione come la Cina, per sfamare la propria di popolazione. I Paesi più svantaggiati tra l’altro non hanno nemmeno un proprio padiglione ad Expo e sono stati riuniti in 4 cluster, ossia quattro padiglioni accomunati da uno stesso tema. Il riso, di cui fanno parte Laos e Cambogia, cacao e cioccolato, caffè, frutta e legumi, spezie, cereali e tuberi, bio-mediterraneo, isole mare e cibo, zone aride. Qui si potranno anche assaggiare prodotti di culture molte diverse dalla nostra come gli insetti fritti, o la pelle di serpente. Il padiglione del Nepal merita una visita in considerazione del fatto della grande sventura che l’ha colpito, il terremoto di poche settimane fa, che ha fatto centinaia di migliaia di morti.

Da poco inaugurato, in occasione del 65esimo della sua nascita, è il padiglione Europa, alla presenza del Commissario europeo Martin Schultz e del Ministro per gli Affari Esteri Federica Mogherini. In questa occasione è stata anche diramata la notizia del raggiungimento delle 1.000 firme per la Carta di Milano.

 Poi c’è quello di Cibus è di Federalimentare, la federazione delle aziende della grande distribuzione organizzata. Qui si può visitare il supermercato del futuro, con tante dotazioni tecnologiche e la collocazione dei prodotti sulla linea degli occhi.

Raggruppata sotto la sigla di Eataly c’è tutta la ristorazione regionale delle nostre migliori produzioni, com’è nello stile di Farinetti. Quattro o 5 ristoranti selezionati per regione più i corner dedicati alla pasta, alla pizza, al pesce, alla carne, agli stuzzichini. Sul decumano infine scorrono le “insegne” della nostra migliore ristorazione stellata, i cosiddetti chef che per esempio nello spazio dedicato a Identità Golose di Paolo Marchi proporranno 4 portate a 75 euro. Ma c’è anche il ristorante Aromatica di Chic, Charming Italian Chef, con 20 eventi dedicati ciascuno ad uno chef diverso in città (Milano) e a Expo sotto la regia di Ivan Lo Basso. Per spendere meno ci sono gli snack bar e la ristorazione free flow di Cir Food. Infine l’angolo Sapòrem  a Eataly raggruppa quattro delle nostre migliori produzioni Dop e Igp per un aperitivo.

Insomma Expo è il luogo da visitare, 20 milioni i visitatori attesi di cui circa 8 circa si stima, da qui ad ottobre per conoscere, assaggiare, ma anche e soprattutto per le opportunità di crescita professionale e imprenditoriale che dovrebbe offrire.