Leggo sul Fatto Quotidiano, e
qui riporto, un interessante articolo sulla pesca nel nostro Paese: quella
illecita sta svuotando i nostri mari, ma non è una novità. Vale circa 23,5 mld
di dollari nel mondo. Secondo la Fao infatti il 33% di questi viene sfruttato oltre le soglie di sostenibilità.
Sul tema interviene anche l’Onu che chiede ai singoli Paesi di mettere fine
alla cattura illegale, ma solo entro il 2030.
"diario sul cibo per chi non crede che il cibo sia cultura ma nutrimento e garantirlo a tutti sarebbe già un bel passo avanti...esistono 'il pane e le rose'…assicuriamo il pane a tutti perché tutti possano avere anche le rose…"
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lunedì 2 marzo 2020
lunedì 18 maggio 2015
L'inutile Carta di Milano
Leggo il 12 maggio sul Fatto Quotidiano un post molto
interessante di un economista che ha avuto per 13 anni a che fare con fatti
correlati a quelli che saranno espressi nella Carta di Milano, il manifesto di
Expo. Concludendo che sarà una dichiarazione di intenti sconcertante. Punti
lapalissiani come il diritto al cibo sano per tutti. Punti travisati: il
diritto al suolo. Meglio in certi casi l’agricoltura estensiva o residenze nel
verde e nei parchi? Punti scottanti: reddito agli agricoltori, anche a quelli
sussidiati? Punti controversi: per accedere ai mercati di sbocco dei piccoli produttori si farà uso di camion
elettrici o dei climalteranti diesel? Poi c’è la questione Ogm che secondo l’autore
del post ha dimezzato la fame, riducendo il prezzo dei prodotti, pur
raddoppiando la popolazione, ma questo è un tema, pur molto dibattuto, assente
dalla carta di Milano mentre si parla della biodiversità di Vandana Shiva, l’attivista
indiana contro le multinazionali dei brevetti delle sementi, che però difende
un’agricoltura arretrata. Quindi: si tengono alti i prezzi dei beni alimentari
per i paesi ricchi, si impedisce l’esportazione dei Paesi poveri con barriere
doganali fantasiose o con i soliti sussidi e si tengono in vita attività estremamente
inquinanti. La Carta di Milano è una
carta di intenti per “anime belle” che non si accorgono che dietro questi
problemi c’è tutto un groviglio di interessi e condizioni politici, sociali,
economici e di relazioni internazionali sempre più complesse. Quando la
finiremo con le belle parole che non servono a niente?
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