"diario sul cibo per chi non crede che il cibo sia cultura ma nutrimento e garantirlo a tutti sarebbe già un bel passo avanti...esistono 'il pane e le rose'…assicuriamo il pane a tutti perché tutti possano avere anche le rose…"
martedì 29 novembre 2022
La Cina alleverà un milione di maiali l'anno (e i virus?)
giovedì 24 novembre 2022
Per esportare il made in Italy agrifood bisogna anche averlo
martedì 23 novembre 2021
La Colletta Alimentare non si ferma
Crollo prenotazioni per le prossime Feste
giovedì 7 ottobre 2021
Gas climalteranti e zoonosi: sapremo combattere la pandemia?
Malnutrizione, surriscaldamento da metano rilasciato nell’aria anche dagli animali da allevamento sono i pericoli che la pandemia contribuisce ad acuire. Ma un’adeguata pratica di coltivazioni intelligenti, un modo più corretto di cibarsi e di fare la raccolta differenziata, potrebbero cambiare il modo di produrre e fornire energia. Ecco alcuni esempi di come l’agricoltura digitale e la lavorazione dei suoi sottoprodotti costituiscano una sterzata all’indietro del mondo verso cui stiamo andando, con il surriscaldamento globale, la plastica in ogni dove e il nuovo virus, con corredo di no vax. Un altro mondo è possibile riducendo il consumo di carne, cibandosi moderatamente e combattendo la denutrizione in larghe plaghe del Terzo Mondo. Gas climalteranti, diete sbagliate e zoonosi. La plastica che ci circonda, il surriscaldamento globale, la de carbonizzazione che va a rilento, cicloni e uragani al Sud dell’equatore, temperature massime mai registrate ai Poli, pandemie da zoonosi. L’antropocene presenta il conto come mai, se non durante la Prima Guerra Mondiale che fece 50 milioni di morti per un’influenza, la spagnola. Adesso ci risiamo con il virus e diete climalteranti. Come ne usciremo? Le fonti utilizzate per questo testo sono: enea.it (ente nazionale per l’energia e per l’ambiente), Istat, articoli di Repubblica e Corriere della Sera online, Asia Angaroni, PEFC (gestione sostenibile delle foreste), treccani.it, Slavoi Zizek, Virus, Ponte alle Grazie, Salani, Milano, 2020, Accademia dei Georgofili, Accademia Barilla, Siga, CIWF (Compassion in World Farming), Sabrina Giannini “La rivoluzione nel piatto”, Elena Liotta e Massimo Clementi “La rivolta della natura”, Paolo Massobrio e Carlo Gatti, Il Golosario, Carlo Petrini, Slow Food, Salone del gusto, Gambero Rosso, Italia Oggi, Luca Mercalli, Mario Tozzi. E’ appena finita questo settembre la Cop 6 dell’Onu a Ginevra con alcune indicazioni importanti su come si sta alterando il clima sul pianeta con la distruzione di intere coltivazioni e l’innalzamento della CO2 nell’aria, che se non verrà contenuta entro il 2100 stravolgerà la vita sul nostro pianeta. Si sono già alzate temperature e livello dei mari. Con i migranti lasciati andare, il Mediterraneo, il mare nostrum, sta diventando un cimitero a cielo aperto. La de carbonizzazione dell’energia, conditio sine qua non l’aria diventerà irrespirabile, va a incredibile rilento. Non abbiamo vaccini a sufficienza, almeno non per tutto il Terzo Mondo, per battere il virus. Il surriscaldamento globale e la tropicalizzazione del clima, ha effetti nefasti per l’aria che respiriamo e per le specie viventi, e sulle nostre principali fonti di sostentamento: la terra, sempre meno fertile, e l’acqua, sempre più inquinata. Ultimamente è stato calcolato che le “cose”, gli oggetti, di cui ci serviamo nella nostra vita hanno superato il numero degli esseri viventi: gli oggetti di plastica, e i mozziconi di sigaretta, che non si deteriorano mai ma dai quali si potrebbero ricavare manici di ombrello e montature di occhiali, sono dappertutto e contribuiscono a rendere le terre sempre più aride e inquinate. In campo di rinnovabili si è arrivati a produrre energia alternativa da molte fonti non fossili e mentre si stanno sperimentando soluzioni intelligenti per un’agricoltura più sana, dimentichiamo, o piuttosto fingiamo di dimenticare che i prodotti che portiamo in tavola sono raccolti dagli “ultimi della terra”: gli immigrati sfruttati, “invisibili” e sottopagati come i rider che consegnano a casa. Cooperative agricole del terzo settore, più conosciute come ong, si stanno attrezzando per offrire sempre più referenze, ma anch’esse hanno subito uno stop causa lockdown, potendo solo consegnare a domicilio. Ha vinto così lo strapotere di Amazon, - che si è imposto come unico referente di tutta una serie di acquisti, non solo tecnologici ma anche alimentari, medicinali da banco e cosmetici, - e che adesso fa il bello e cattivo tempo sotto la nuvola della pandemia. Il surriscaldamento climatico, da molti all’inizio negato o sottovalutato, ma adesso evidente a tutti, con lo scioglimento dei ghiacci inizia a far paura. Secondo un “allarmante rapporto sui ghiacci della Groenlandia” se ne sono sciolti nell’ oceano più di 12 miliardi di tonnellate nella sola giornata del primo agosto 2019. Nel frattempo in Siberia, dove con l’Urss si mandavano i dissidenti a morire ai lavori forzati in un clima da sotto zero, adesso le temperature raggiungono i 40 gradi. Si è imposto così l’avvio di una terza rivoluzione industriale, affidata in Europa al New Green Deal, che ci porti fuori dalla dipendenza energetica dal carbone con le sue emissioni nocive. Cooperative agricole del terzo settore, più conosciute come ong, si stanno attrezzando per offrire sempre più referenze, ma anch’esse hanno subito uno stop causa lockdown, potendo solo consegnare a domicilio. Nemico numero uno è adesso il carbon fossile, non solo quello fornito dalle miniere, ma anche lo shale gas derivato dal petrolio. E la malnutrizione. Il fast food, oltre che contribuire alla malnutrizione di intere generazioni e popolazioni, come ricorda Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, la filosofia del mangiare lento, buono, sano, giusto, in contrapposizione al fast food. Oggi che sulla terra siamo 12 miliardi di persone, troppe soffrono di malattie incurabili e malformazioni a causa delle diete sbagliate e della sottonutrizione. Un problema che ha come epicentro anche le guerre “sbagliate” che gli Usa nel tempo hanno innescato contro il Vietnam, i curdi e gli afghani, nel tentativo vano di portarvi la democrazia e di disinnescare la “bomba” musulmana. Cosa è successo è sotto gli occhi di tutti. Quello della carne, nonostante l’aumento di vegani e vegetariani nel nostro Paese negli ultimi 10 anni (+7%), è un comparto che frutta 35 miliardi di euro (Italia Oggi, 2020/6/19/). Si stima che in Italia si mangino 19 kg di carne rossa pro capite all’anno (dati Istat). E ciò nonostante le campagne contro gli antibiotici somministrati agli animali durante la loro crescita, per accelerarne artificialmente lo sviluppo. E contro le condizioni del loro trasporto su gomma, treno e nave (container), stipati su gabbie in condizioni che definire precarie e insalubri, metodi contro cui lotta CIWF (Compassion in Word Farming) è poco. L’industria non si arrende: già arrivata sulle tavole italiane la carne sintetica. Un capitale di 22 mln di dollari. Ecco quanto messo sul piatto da un cospicuo numero di investitori, da Bill Gates di Microsoft al fondatore della Virgin Richard Branson- per la clean meat, la carne prodotta in laboratorio. Il progetto è della start up californiana Memphis Meat. Ma il 97% degli italiani, anche vegani e vegetariani, è contrario. Tra l’altro non è nemmeno detto che produrre la carne sintetica comporti meno impiego di acqua e meno inquinamento di quella degli animali. Mentre in Germania, dove adesso si piantano le viti per il clima divenuto molto più mite causa surriscaldamento globale, hanno deciso di bandire la carne dalle mense delle scuole. Prediligendo una dieta più sana fatta soprattutto di frutta e verdura. Da noi invece è stato eclatante, anni fa, il caso di Milano Ristorazione che aveva invitato le famiglie a portarsi il pranzo da casa, con evidente penalizzazione dei bambini più poveri che da casa non avevano da portarsi quasi nulla. Ma la malnutrizione non è solo avere poco da mangiare. Anche le diete del mondo occidentale, basate su un eccesso di carne, zucchero, sale, alcol e e grassi sono nocive, con il loro portato di pressione alta, colesterolo, malattie cardiache. Dobbiamo quindi rivolgerci alla piramide alimentare che raccomanda il consumo di 5 porzioni di frutta e verdura al giorno – e questo anche se negli ultimi tempi è stato notato come la frutta e la verdura che mangiamo è sempre la stessa, mentre ce ne sarebbero molte più varietà - di pesce tre volte la settimana e poi salendo verso il vertice, uova, formaggio e carne, meglio se di pollo o di tacchino. L’agricoltura negli ultimi due secoli ha fatto passi da gigante: uno per tutti, le seminatrici meccaniche, che erano conosciute già nel ‘500 e sono entrate in funzione stabilmente nell’800. Adesso siamo già entrati nell’era di agricoltura 4.0, con il lavoro della terra dei contadini del Primo Mondo quasi totalmente meccanizzato e informatizzato. L'agricoltura smart sarà un grande deterrente a comportamenti sbagliati e riuscirà a vincere questa battaglia?
mercoledì 3 marzo 2021
End the Cage Age, un lettera all'Ue per la fine delle gabbie
L'abbandono dell'allevamento in gabbia porterebbe un cambiamento epocale nel nostro sistema alimentare e di allevamento a beneficio di centinaia di milioni di animali all'anno, dell’ambiente e della salute umana. Martedì 23 febbraio oltre 140 scienziati hanno inviato una lettera alla Commissione europea in cui dichiarano di sostenere pienamente la richiesta di 1,4 mln di persone che hanno firmato l'Iniziativa dei cittadini europei End the Cage Age che chiede di eliminare gradualmente l’uso di tutte le gabbie negli allevamenti dell’Unione europea. Tra i firmatari della lettera c'è l'etologa e ambientalista di fama mondiale Jane Goodall, PhD, DBE, Messaggera di pace delle Nazioni Unite e fondatrice del Jane Goodall Institute. Solo in Italia, il comunicato stampa della Coalizione End The Cage Age che ha dato la notizia è stato condiviso dalle più importanti testate giornalistiche, come il Corriere della Sera a Il Sole 24 ore. A chiedere un’Europa sostenibile e all’avanguardia non sono solo milioni di cittadini, 170 organizzazioni internazionali che si sono unite per la campagna End The Cage Age e membri del Parlamento europeo di diverse correnti politiche. A chiedere la fine dell’era delle gabbie è anche la scienza che basa la sua richiesta sulla arretratezza di questo sistema di allevamento attraverso indagini, studi e ricerche. Questa iniziativa dei cittadini europei è la prima iniziativa di successo per gli animali negli allevamenti ma per poter parlare davvero di successo è necessario che la Commissione europea adotti una legislazione che rifletta i bisogni e le richieste di un nuovo mondo che dobbiamo iniziare a costruire con urgenza non solo per il benessere di milioni di animali, ma anche di milioni di persone e del pianeta. Gli scienziati hanno descritto, punto per punto, i sistemi da eliminare in favore di metodi di allevamento maggiormente sostenibili, descrivendo con precisione la drammaticità e le problematiche di una vita in gabbia: il bisogno delle galline di appollaiarsi, razzolare e fare bagni di polvere non può essere adeguatamente soddisfatto nelle gabbie arricchite; le scrofe non possono nemmeno girarsi su se stesse e sono private della possibilità di costruire il nido per i piccoli, come farebbero seguendo l’istinto se potessero esprimere i loro comportamenti naturali. La regolamentazione dell'Ue sulle gabbie di gestazione permette ancora di usarle per le prime quattro settimane di gravidanza. Ciò deriva dalle preoccupazioni che la vicinanza tra scrofe all'inizio della gestazione possa danneggiare il processo di gravidanza. Tuttavia, diversi studi non hanno riscontrato effetti negativi della convivenza sulle prestazioni riproduttive; pollastre (giovani galline prima che inizino a deporre le uova) e galline ovaiole riproduttrici e polli da carne riproduttori - Attualmente non c'è alcuna restrizione per gli allevamenti che tengono questi uccelli in gabbie di batteria o arricchite. L'uso di entrambi i tipi di gabbie dovrebbe essere gradualmente eliminato; gabbie per conigli - Quasi tutti i conigli nell'UE sono rinchiusi in gabbie sterili e sovraffollate senza poter fare praticamente nessun esercizio fisico o essere liberi di esprimere importanti comportamenti naturali come scavare, nascondersi e andare in cerca di cibo. Questo può portare a un immenso stress e a comportamenti anormali; gabbie per quaglie, anatre e oche - Almeno 143 milioni di quaglie vengono allevate ogni anno nell'UE in sistemi in gabbia, quando invece sono possibili alternative come sistemi in stalla e a pascolo libero. Il Consiglio europeo si è già espresso negativamente sull'uso delle gabbie ma le anatre e le oche allevate per il foie gras continuano a essere tenute in piccole gabbie per le ultime due settimane di vita, mentre vengono alimentate a forza; recinti individuali per i vitelli - Alcuni allevatori rinchiudono i vitelli in recinti individuali credendo che questo riduca il rischio di malattie, ma la ricerca indica che bassi livelli di malattia possono essere raggiunti nei vitelli tenuti in piccoli gruppi stabili con buone pratiche di gestione, compresi metodi appropriati di alimentazione con il latte (colostro) e una buona igiene, ventilazione, dieta e monitoraggio sanitario.
giovedì 25 febbraio 2021
Le microalghe producono carbonio blu
Leggo sul settimanale gratuito Specchio del “Corriere della Sera” la seguente notizia che qui riporto. Le microalghe come attivatori di carbonio blu, energia pulita in contrasto all'emissione di anidride carbonica. "L’impianto, - dice Vincenzo Michetti, responsabile del filone di ricerca, - è in grado di assorbire anidride carbonica e ricavare dalle microalghe una biomassa vegetale, in pratica una farina algale, per i mercati. Contemporaneamente si genera ossigeno che reimmettiamo nell’atmosfera; /.../ producendo agroindustriali, alimentari e cibi nutraceutici anche conosciuti come superfood oppure bio-olio, cioè un biodiesel."
mercoledì 24 febbraio 2021
Il mare: renderlo più blu
I mari italiani costituiscono il 15% del mare Mediterraneo, e quest’ultimo produce un Pil pare al 15% dell’economia globale. Lo leggo su Specchio, il nuovo mensile del Corriere della Sera in edicola il mercoledì gratuitamente, e qui lo riporto. I Paesi europei, continua Specchio, si sono dati un obiettivo ambizioso: ridurre l’emissione di anidride carbonica nell’aria, a favore di un cielo e un’acqua più puliti (il carbonio blu). Ma purtroppo, anche con il governo Draghi, questo fine manca del tutto nel piano di resistenza e resilienza.
venerdì 29 gennaio 2021
Sprecare meno cibo
Secondo l'Osservatorio Waste Watchers, i cui dati sono stati riportati oggi da Sette del Corriere della Sera, nella pandemia gli italiani hanno imparato a sprecare meno cibo. E a fare bene la raccolta differenziata. Si compra online, si fa la lista della spesa (47%) per non eccedere negli acquisti, si sta più in casa e si cucina di più (58,6%) stando maggiormente attenti al valore di quanto comprato. Risultato: meno avanzi e meno alimenti buttati in spazzatura. Non che ci volesse una catastrofe mondiale come quella che ci è capitata addosso tra capo e collo, come il Covid 19, per avviare queste buone pratiche, ma tant'è. La Giornata della prevenzione dello spreco alimentare avrà luogo il 5 febbraio e si tireranno altre somme.
martedì 26 gennaio 2021
Mezza Italia è sotto la neve ma aumenta la temperatura del pianeta
Nel 2020, secondo quanto leggo sul Corriere della Sera e qui riporto, la temperatura del Pianeta è salita di 1,2 gradi rispetto all’era pre-industria. Gli impegni di contenimento del surriscaldamento globale fissati nell’accordo di Parigi sono a rischio, ma ci sono segnali positivi: la Cina, ad esempio, ha fissato l’obbiettivo “zero emissioni” entro il 2060 e anche l’America di Biden ha rilanciato le politiche di transizione energetica.
giovedì 26 novembre 2020
"Maiali tranquilli"
Della serie "buone notizie", come quelle del Corriere della Sera, apprendiamo dal Golosario del Club Papillon, che riprende quanto pubblicato da Il Giornale, che l'azienda agricola cremonese della famiglia Bettella dagli anni Cinquanta alleva soltanto maiali tranquilli. Bravi, vi facciamo qui pubblicità perché il consumatore, nelle salumerie dove vi trova, vi scelga.