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mercoledì 11 gennaio 2023

Polli, conigli e quaglie: basta con le gabbie

E adesso tocca anche a conigli e quaglie ad essere liberati dalle gabbie. L'ultima battaglia di CIWF che sta per essere portata a termine. Molto dipende dalle decisioni di Bruxelles ma l'azione di lobbyes per liberare gli animali dalle costrizioni nelle quali sono trasportati stanno per arrivare in porto. E' proprio il caso di dirlo perché sono i porti italiani con i loro cargo ad essere i terminali del trasporto sui camion di esseri senzienti e sofferenti che dovrebbero vivere e morire all'aperto in grandi spiazzi opportunamente adibiti alla loro crescita e maturazione per arrivare poi solo alla fine al macello che è la naturale fine di animali che sono allevati per l'alimentazione umana. Oltre a firmare in internet gli appelli di CIFW, cosa che potete fare anche voi miei lettori,non fidatevi nemmeno del pollo biologico. Perché, come è stato smascherato da un'inchiesta di Report, anche quest'ultimo è ammassato in stie asfissianti, ingrassato ad antibiotici, poi gli si tira il collo e via, alto giro, altra corsa.

lunedì 18 febbraio 2019

Latte sardo: non ancora trovato un accordo


E’ iniziata lunedì una tregua sulla guerra del latte sardo, con l’intervento delle istituzioni. Le quali hanno attivato tre tavoli di trattative: mercoledì 20 febbraio, quello a Bruxelles alla presenza del premier Conte per vedere se va in porto l’accordo sul prezzo tra pastori e controparti seduti l’ altro ieri in Regione alla presenza del Presidente, Francesco Pigliaru, dell’assessore all’agricoltura, Pier Luigi Caria, e del ministro delle politiche agricole e forestali e del turismo Gian Marco Centinaio. Martedì poi  l’incontro con le banche, alla presenza dell’assessore alla programmazione Raffaele Paci, il quale ha detto che i 72 centesimi offerti dai trasformatori a partire dai 60 di oggi  è solo un punto di partenza.

I rappresentanti di Regione e governo si sono detti disponibili “ad aggiungere altre importanti risorse per permettere di svuotare i magazzini dando un segnale forte ai mercati.” Senza formaggi da vendere il prezzo salirebbe alle stelle e gli alibi di chi non vuol sentire le ragioni dei pastori scomparirebbero. “La proposta fatta dagli industriali sul litro del latte in acconto è di 72 centesimi, gli allevatori rilanciano a 85. Sul piatto 50 mln di euro per levare dal mercato il prodotto, eliminando le eccedenze, e permettere  una risalita del prezzo del pecorino Romano e così del latte in poco tempo.” 15 mln dalla Regione, 10 mln il Banco di Sardegna, 10 dal Mipaaft e 15 il Viminale.

A supporto del lavoro fatto, Caria ha anche diffuso un patto di filiera su cui da mesi si stanno confrontando  gli operatori e i rappresentanti del sistema. Con i 12 articoli approvati da tutti i partecipanti si danno risposte nuove per la stabilizzazione del medio e lungo periodo della filiera: le imprese di trasformazione cooperative e private si impegnano a riconoscere il latte come fondamentale e di pagarlo a un prezzo non inferiore a  quello che sarà stabilito dal tavolo, non meno di 72 centesimi Iva compresa, con un minimo contrattuale per quello conferito sino al 30 marzo 2019.

Questo come acconto per il conferimento del prodotto, e un saldo ancorato ad una griglia che dovrebbe far salire il prezzo a quanto chiesto dai pastori, 1 euro. Le imprese di trasformazione, si impegnano a comunicare entro il 31 gennaio la quantità di latte da inserire nel monte regionale destinato ad altre produzioni (vendita tal quale, polvere, formaggi molli). Il volume dovrà essere di almeno 30 mln di litri. Oilos, l’Organismo inteprofessionale latte ovino sardo composto da 25 soggetti con sede nell’associazione regionale allevatori (Aras Sardegna), che si è costituito con la firma del ministro Centinaio, si impegna a definire le strategie di gestione del monte latte che le imprese di trasformazione dovranno accettare.

Il Consorzio di tutela del pecorino Romano si impegna ad approvare le modifiche al disciplinare secondo lo schema licenziato il 30 novembre 2010. Le imprese di trasformazione si impegnano ad approvare all’interno degli organi del consorzio di tutela, un incremento delle contribuzioni aggiuntive. Il sistema prevede già che l’acconto sia anticipato al conferimento, nei mesi di gennaio e febbraio. Il saldo viene pagato al termine della campagna, intorno a novembre ed è in quel momento che il prezzo diventa definitivo. In sostanza, se già ai primi dell’anno il prezzo è basso, lo sarà anche a saldo, a meno di impennate nel mercato dei prodotti ovini derivati. Per alcuni dei quali, come il pecorino Romano, è notizia, ma non confermata, che possa essere stato in questi mesi prodotto utilizzando latte straniero.
Esiste comunque di certo il pecorino sounding, con forme prodotte nel Wisconsin e anche oltralpe dalla Lactalis. Pastori, trasformatori privati e cooperative, per un totale di 300 mln di litri di latte a stagione e oltre 10mila aziende con le famiglie e l’indotto decideranno insieme. Almeno questo è l’auspicio dei politici, mentre gli allevatori si dimostrano contrari (uno è anche salito su un traliccio della luce per protesta) e chiedono ancora tempo per rivedere i patti. Anzi, prevale proprio l’idea di non dare il via libera alla firma dell’accordo. Secondo Coldiretti  “l’acconto iniziale di 72 centesimi al litro è motivo di insoddisfazione perché si trova sotto i costi variabili medi di produzione certificati dal recente studio Ismea elaborato per fare luce sulla crisi del settore.

venerdì 11 dicembre 2015

Alimentazione e dietologia: ribilitati i latticini interi

Cala dell‘8% il mercato dei probiotici in Europa, anche perché non c’è certezza a Bruxelles sull’etichettatura in materia, ma Assolatte rilancia gli yogurt e i latti fermentati per bambini tramite un accordo con Ministero della Salute per ridurre gli zuccheri aggiunti del 5%. Tale contenuto era già stato diminuito del 23% negli scorsi anni. L‘ulteriore taglio  giunge al termine di un percorso di lavoro e di collaborazione delle aziende casearie per elevare il contenuto nutrizionale di tali prodotti costrastandone il calo delle vendite. Nel suo documento il Ministero della Salute riconosce il valore nutrizionale di yogurt e latti fermentati e ne conferma l’importanza nell’alimentazione infantile.“Questi prodotti sono alimenti che conservano tutte le caratteristiche del latte, con il vantaggio di avere una maggiore digeribilità dovuta alle sostanze prodotte (peptidi e aminoacidi liberi) e all’azione dei microrganismi presenti” si legge nel documento ministeriale. D’accordo anche la Commissione Europea che incoraggia il consumo di latte e derivati contro l’obesità. E adesso viene una conferma anche da “The Journal of Nutrition” che ha appena pubblicato uno studio su consumo di latticini e sindrome metabolica, asserendo come il consumo di latte e derivati non incide sulla sindrome metabolica. I grassi dei latticini non provocherebbero ipercolesterolemia e iperglicemia. Da questo studio, sottolinea Assolatte,  emerge che il consumo regolare di latte, yogurt e latticini interi è inversamente associato al rischio di sviluppare la sindrome metabolica. Dunque, benché da decenni le linee-guida nutrizionali mettano in guardia da un eccessivo consumo di latticini interi, ora emerge che invece includere questi prodotti nella dieta potrebbe essere una buona abitudine.

martedì 8 dicembre 2015

Lambrusco contro le maggiori libertà in tema di etichettature


Il Consorzio dei Vini di Lambrusco ha fatto ricorso in Cassazione presso l’Alta Corte di Madrid per l’intenzione della Commissione Ue di liberalizzare la denominazione di alcuni vini italiani a denominazione di origine tra i quali appunto il Lambrusco. A tal proposito il Consorzio fa presente che “Per il settore vitivinicolo in adeguamento anche al Trattato di Lisbona si prevedono degli atti delegati e di esecuzione del Reg. UE n. 1308/2013 in materia di etichettatura e presentazione vini. Nulla di più condivisibile se non fosse che gli orientamenti espressi dalla DG AGRI in materia di armonizzazione delle procedure a livello orizzontale paventano anzitutto un pericolo di maggiori libertà operative nell’etichettatura dei vini che nulla ha a che fare con la semplificazione.

Il comportamento della DG Agri di Bruxelles – per rotazione in questo momento è diretta da uno spagnolo – avrebbe il fine non dichiarato di valorizzare la produzione di vino da tavola della Spagna e nasce il timore delle 11mila imprese viticole del  territorio di Modena e di Reggio Emilia per questa concorrenza ritenuta sleale.

In proposito l’iscrizione al registro di Lisbona cita in calce l’articolo 107 del Regolamento UE 1308/2013 e il dispositivo giuridico dell’articolo stesso fa riferimento al concetto della Denominazione di Origine la quale non può essere imitata o utilizzata in modo parziale.Per ultimo, ma non meno importante, informa Ermi Bagni – direttore del Consorzio di Tutela - la produzione media annua dei vini DOP e IGP “Lambrusco” è di160mila di bottiglie delle quali il 65% viene esportato in 52 paesi.


 


venerdì 6 novembre 2015

Il cibo e il suo futuro


Ora che l’Oms lancia l’allarme cancro per un’alimentazione basata su carne  e insaccati, cambiano i tempi, che tra l’altro ci hanno resi più longevi, grazie alla ricerca scientifica, ma le regola di una sana alimentazione sono le stesse. Negli anni Settanta si chiamava macrobiotica ed era patrimonio della controcultura. Oggi si chiama biologico, il 10% delle terre coltivate, o biodinamico. E si tratta di favorire il metabolismo con una dieta sana che favorisca l’ambiente e gli animali. Non vegetarianesimo puro e semplice, che gli eccessi sempre nuociono, ma un insieme di norme e regole senza fare largo uso di ormoni, pesticidi chimici e additivi. Principi di biologico e biodinamico sono sostenere la biodiversità contrastando le grandi monocolture e praticando pratiche antiche quali il riposo della terra e il sovescio. Ossia girare la terra per concimarla con elementi naturali e ruotare le colture per non avere sempre lo stesso prodotto ma arricchire la varietà di prodotti che la terra può dare. Con questi metodi si producono cibi naturali e sani, anche se più costosi degli altri, e si favorisce una dieta basata su cereali, vegetali, legumi, come insegnava l’antica saggezza dell’Estremo Oriente e in Giappone fanno ancora oggi, vedi i fagioli azuki, la soya, il ramen, il miso e i vari tipi di verdura, pesce e the (bancha, oolong, nero, verde) e caffè senza caffeina (bardana, dendelio). Non per niente il padiglione del Giappone a Expo è stato il più premiato anche se pensiamo il meno visto data la coda di anche parecchie ore per entrarvi.  Noi in compenso abbiamo la dieta mediterranea: verdure, olio, pesce, pasta, anche integrale, e Slow Food ha inventato il sistema dei Presìdi, poi esportato in tutto il mondo con Terra Madre, con i quali si difendono ben precisi metodi di produzione naturali come sono stati tramandati tradizionalmente. Anche qui un’operazione complessa e costosa di cui si vedono gli esiti positivi appena adesso, che ad una generazione di persone che hanno studiato legge o lettere, si sta sostituendo una generazione di giovani, anche laureati, magari in Scienze dell’Alimentazione, che tornano alla terra dei padri apportandovi tutte le novità che si sono sviluppate negli ultimi trent’anni. Macchinari di nuova generazione, sementi non ogm, apparecchi per sondare lo stato del clima e del terreno e per trasformare i rifiuti in materiale riutilizzabile. La sostenibilità, in una parola, è la scommessa futura dell’agricoltura, ma solo a patto di non farsela “scippare” dagli accordi TTip con gli Usa che determinerebbero l’accesso al nostro mercato di prodotti americani “italian sounding” che poco di italiano hanno davvero. Le nostre leggi e norme, quanto a derivazione di un prodotto, tipicità e tradizione, sono molto più stringenti:, si vedano i disciplinari di Bruxelles delle Dop e delle Igp, i prodotti a denominazione di origine che finora ci hanno permesso di mangiare cibi controllati e “d’autore”. Adesso viviamo un mondo tutto in movimento in cui la parola d’ordine è globalizzazione. Ed è proprio per questo che si fa di tutto per esportare di più. Confortante il caso del nostro vino che seppur secondo alla Francia, ha aumentato del 20% l’export in Cina, dove è considerato un prodotto di lusso per le generazioni dei nuovi ricchi.