Lo ha reso noto l’Ismea, l’Istituto
di monitoraggio dei mercati agricoli, e lo ha ripreso La Repubblica: il consumo
di pesce in Italia è in calo (per quello fresco del 2,7%). E anche per quello surgelato
ad eccezione dei preparati, tipo bastoncini, acquistati prevalentemente in
ipermercati e discount. E la situazione è preoccupante per un Paese come il
nostro disteso nel Mediterraneo. Anche se ci sono delle eccezioni per prodotti
ad alto contenuto di servizio e di moda come per salmone, orate, merluzzi e
pesce spada. Dal punto di vista economico e ambientale non andrebbero però dimenticati
alici e triglie. Le alici, per esempio sono ottime “cotte” nell’olio e limone e
poi stese su una fetta di pane imburrato. Le triglie sono uno degli ingredienti
principali della zuppa o brodetto o cacciucco, insieme a pomodoro, gamberi e
scampi. Il merluzzo una volta dissalato può essere tagliato a tocchi, infarinato e fritto nell’olio
e poi passato in una salsa di pomodoro e servito con la polenta.
"diario sul cibo per chi non crede che il cibo sia cultura ma nutrimento e garantirlo a tutti sarebbe già un bel passo avanti...esistono 'il pane e le rose'…assicuriamo il pane a tutti perché tutti possano avere anche le rose…"
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mercoledì 8 maggio 2019
lunedì 18 febbraio 2019
Latte sardo: non ancora trovato un accordo
E’ iniziata lunedì una tregua sulla guerra del latte
sardo, con l’intervento delle istituzioni. Le quali hanno attivato tre tavoli
di trattative: mercoledì 20 febbraio, quello a Bruxelles alla presenza
del premier Conte per vedere se va in porto l’accordo sul prezzo tra pastori e
controparti seduti l’ altro ieri in Regione alla presenza del Presidente,
Francesco Pigliaru, dell’assessore all’agricoltura, Pier Luigi Caria, e del
ministro delle politiche agricole e forestali e del turismo Gian Marco Centinaio.
Martedì poi l’incontro con le banche,
alla presenza dell’assessore alla programmazione Raffaele Paci, il quale ha
detto che i 72 centesimi offerti dai trasformatori a partire dai 60 di oggi è solo un punto di partenza.
I rappresentanti di Regione e governo si sono detti
disponibili “ad aggiungere altre importanti risorse per permettere di svuotare
i magazzini dando un segnale forte ai mercati.” Senza formaggi da vendere il
prezzo salirebbe alle stelle e gli alibi di chi non vuol sentire le ragioni dei
pastori scomparirebbero. “La proposta fatta dagli industriali sul litro del
latte in acconto è di 72 centesimi, gli allevatori rilanciano a 85. Sul piatto 50
mln di euro per levare dal mercato il prodotto, eliminando le eccedenze, e
permettere una risalita del prezzo del
pecorino Romano e così del latte in poco tempo.” 15 mln dalla Regione, 10 mln
il Banco di Sardegna, 10 dal Mipaaft e 15 il Viminale.
A supporto del lavoro fatto, Caria ha anche diffuso
un patto di filiera su cui da mesi si stanno confrontando gli operatori e i rappresentanti del sistema.
Con i 12 articoli approvati da tutti i partecipanti si danno risposte nuove per
la stabilizzazione del medio e lungo periodo della filiera: le imprese di
trasformazione cooperative e private si impegnano a riconoscere il latte come
fondamentale e di pagarlo a un prezzo non inferiore a quello che sarà stabilito dal tavolo, non
meno di 72 centesimi Iva compresa, con un minimo contrattuale per quello
conferito sino al 30 marzo 2019.
Questo come acconto per il conferimento del
prodotto, e un saldo ancorato ad una griglia che dovrebbe far salire il prezzo
a quanto chiesto dai pastori, 1 euro. Le imprese di trasformazione, si
impegnano a comunicare entro il 31 gennaio la quantità di latte da inserire nel
monte regionale destinato ad altre produzioni (vendita tal quale, polvere,
formaggi molli). Il volume dovrà essere di almeno 30 mln di litri. Oilos,
l’Organismo inteprofessionale latte ovino sardo composto da 25 soggetti con
sede nell’associazione regionale allevatori (Aras Sardegna), che si è
costituito con la firma del ministro Centinaio, si impegna a definire le
strategie di gestione del monte latte che le imprese di trasformazione dovranno
accettare.
Il Consorzio di tutela del pecorino Romano si
impegna ad approvare le modifiche al disciplinare secondo lo schema licenziato
il 30 novembre 2010. Le imprese di trasformazione si impegnano ad approvare
all’interno degli organi del consorzio di tutela, un incremento delle
contribuzioni aggiuntive. Il sistema prevede già che l’acconto sia anticipato
al conferimento, nei mesi di gennaio e febbraio. Il saldo viene pagato al
termine della campagna, intorno a novembre ed è in quel momento che il prezzo
diventa definitivo. In sostanza, se già ai primi dell’anno il prezzo è basso,
lo sarà anche a saldo, a meno di impennate nel mercato dei prodotti ovini
derivati. Per alcuni dei quali, come il pecorino Romano, è notizia, ma non
confermata, che possa essere stato in questi mesi prodotto utilizzando latte
straniero.
Esiste
comunque di certo il pecorino sounding, con forme prodotte nel Wisconsin e
anche oltralpe dalla Lactalis. Pastori, trasformatori privati e cooperative,
per un totale di 300 mln di litri di latte a stagione e oltre 10mila aziende
con le famiglie e l’indotto decideranno insieme. Almeno questo è l’auspicio dei
politici, mentre gli allevatori si dimostrano contrari (uno è anche salito su
un traliccio della luce per protesta) e chiedono ancora tempo per rivedere i
patti. Anzi, prevale proprio l’idea di non dare il via libera alla firma
dell’accordo. Secondo Coldiretti “l’acconto
iniziale di 72 centesimi al litro è motivo di insoddisfazione perché si trova
sotto i costi variabili medi di produzione certificati dal recente studio Ismea
elaborato per fare luce sulla crisi del settore.
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venerdì 25 gennaio 2019
Calano i consumi alimentari
Secondo dati Ismea, l’ Istituto
di ricerca per i mercati agricoli, raccolti monitorando la Grande distribuzione
organizzata (iper+ super+ superette) l’andamento degli acquisti alimentari il
terzo trimestre del 2018 è calato, rispetto allo stesso periodo del 2017, allo
0,6%. Diminuiscono soprattutto i prodotti “maturi” (pasta -1,8% e farine -4,7%
a volume) a vantaggio dei fuori pasto (+2,7%) e dei piatti pronti (+2,2%). La
crescita della spesa rallenta nel 2018 rispetto agli incrementi tendenziali del
+3,2% del 2017 sul 2016 e del + 1,4% del primo trimestre 2017 e del +0,9% del
primo trimestre 2018. Con questi dati la tendenza è della chiusura in pareggio
a fine anno. La preoccupazione dei
consumatori di mangiare sano e genuino cede di fronte al poco tempo per
cucinare in casa. Si propende perciò verso piatti iper processati in cui la
lista degli ingredienti comprende anche prodotti dei quali si dice di voler
fare a meno. “ Il salutismo – commenta Ismea – è stato ridotto ad un claim
(dicesi claim frase pubblicitaria con cui si lancia o si riposiziona un
prodotto) che annuncia addizione o assenza di un solo ingrediente.”
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martedì 22 marzo 2016
Braccia tornate all'agricoltura
L’agricoltura italiana torna a essere redditizia,
oggi più di ieri, grazie a costi di produzione calmierati, in particolare per
la riduzione delle quotazioni dei prodotti energetici. Secondo
il rapporto AgrOsserva, l’istituto di ricerca di Ismea e Unioncamere, l’Italia
registra un aumento di 8,7 punti percentuali di reddito agricolo rispetto
all’anno precedente. Che cresce anche rispetto alla media europea. Bene quindi
redditività, ma anche valore aggiunto (+3,8%), occupazione e ed export (36,8
mld di euro, +7,3%). Ma non solo, e dai e dai, a parlare sempre di cucina e di
nuovi prodotti dell’orto per i ristoranti, aumentano le nuove imprese nel
settore agricolo, che rappresentano il 9% del totale delle nuove attività
avviate in Italia. E crescono anche gli occupati (+4,7%). Molti dei quali donne
(4 donne su 10 nuovi) e giovani sotto i 30 anni che hanno riscoperto questo
settore apportandovi l’esperienza di famiglia ma rendendolo sempre più tecnologico e “pulito”.
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