Il biologico è entrato nella dieta di tantissime persone. E anche i viticoltori ci stanno pensando. I due Paesi al mondo maggiori coltivatori senza pesticidi sono Australia e Brasile. Seguono gli Usa. Ma anche da noi interi terreni una volta coltivati a mais per il bestiame si sono convertiti in mini appezzamenti di cibo biologico che rende meno ma non inquina. Il fatto è che poi per arrivare sulle nostre tavole, devono passare per le forche caudine della grande distribuzione, che compra a poco e vende a più. Così gli sforzi fatti sul campo non vengono adeguatamente remunerati. E poi non si parla più di latifondi, ma nella realtà esistono ancora in tutto il mondo. Grandi ed estesi terreni in mano a pochi. Si vedano a questo proposito gli articoli dedicati da Italia Oggi, il quotidiano economico finanziario che ha al suo interno, il mercoledì, un inserto dedicato all'Agricoltura.
"diario sul cibo per chi non crede che il cibo sia cultura ma nutrimento e garantirlo a tutti sarebbe già un bel passo avanti...esistono 'il pane e le rose'…assicuriamo il pane a tutti perché tutti possano avere anche le rose…"
giovedì 21 gennaio 2021
Mangeremo presto insetti?
Sareste disposti a mangiare insetti? Presto forse lo faremo. Infatti l'Efsa, l'Agenzia Europea per la sicurezza alimentare con sede a Parma ha già dato il via libera al consumo della tarma della pasta, la farfallina gialla. Le larve del verme della farina gialla (Tenebrio molitor larva) potranno, leggo sulla newsletter online del Corriere della Sera, essere mangiati come snack oppure diventare l’ingrediente di preparati per pasta, biscotti e barrette proteiche. Si attende ora però l'avvallo dell'Unione Europea. Ma ci si pensava già quando l'hinterland milanese fu sede dell'Expo 2015, dedicato appunto al cibo, energia per la vita. Un'intero padiglione fu dedicato agli insetti e non fu uno dei meno visitati. La notizia appare bizzarra, ma se si pensa che sulla terra siamo già 7,7 miliardi da sfamare ed entro il 2025 saremo 15, cioè il doppio, e se si considera il fenomeno del land grabbing, di cui ho già parlato su queste pagine, e cioè dell'affitto di porzioni di terra da coltivare da parte delle nazioni più ricche a danno di quelle più povere del pianeta, qualcosa per sfamarci tutti dovremmo pure inventare. E c'è anche chi afferma che, superata una certa diffidenza, gli insetti sono molto gustosi.
venerdì 15 gennaio 2021
La ricetta della Sacher
Con uova tuorli montati con lo zucchero e albumi a neve, farina, burro, lasciato sciogliere un quarto d'ora prima, cacao, cioccolato fondente lasciato sciogliere a bagnomaria, lievito, marmellata di albicocche e panna si prepara un'ottima torta Sacher veloce e gustosa. La Sacher è anche il nome della casa di produzione dei film di Nanni Moretti. Ed è il simbolo dolce della Vienna della Felix Austriae dei primo del secolo scorso, quelli, per dire, di un certo Sigmund Freud.
Allora sbattete 6 tuorli con 150 g di zucchero fino ad ottenere uno zabaione. Con la frusta, a mano o elettrica, montate i relativi albumi fino a che siano completamente sodi. Sciogliete 75 g di cioccolato fondente a bagnomaria, in una ciotola a sua volta messa in una ciotola d'acqua, e quest'ultima sul fuoco. Incorporate nello zabaione 75 g di cacao in polvere e il cioccolato sciolto. Poi la farina (75 g), il burro (50 g) e il lievito (una bustina per dolci). Infine incorporate gli albumi montati a neve e fate cuocere l'impasto nel forno in una teglia di 24 cm di circonferenza imburrata e infarinata, per 40 minuti a 200°C. Togliete dal forno, fate raffreddare e tagliate a metà per la larghezza. Spennellate i due dischi ottenuti con marmellata di albicocche e rimetteteli uno sopra l'altro. Ottimo è aggiungervi, accanto ad ogni fetta che servirete in tavola, un po' di panna montata.
Arpanet: la madre di tutte le tecnologie avanzate
Apro l'anno con una considerazione che esula dai miei soliti temi di cucina e agroalimentare. Proponendovi una riflessione sui moderni strumenti telematici che abbiamo ormai tutti a disposizione.
Tutti abbiamo uno smartphone,
ma forse non tutti sanno che, e li invito a leggere online, le origini di
internet sono molto lontane e risalgono agli anni Sessanta, quando negli Usa
venne inventata Arpanet, una rete di scambio dati nata per scopi militari.
Arpanet è la progenitrice di tutti i computer
di oggi, e non era così neutra (ma non lo sono, ad un altro livello,
quello psicologico, nemmeno i moderni device).
Arpanet (Advanced Research
Agency NETwork), è la rete di computer studiata nel 1969 dal Dipartimento della
difesa degli Stati Uniti responsabile delle alte tecnologie ad uso militare. L’esercito
americano ne fece, in epoca di guerra fredda, uno strumento di spionaggio e
lotta contro le potenze comuniste. Una
rete che connetteva tutti i computer, e che, aperta poi anche agli studenti
universitari, diventò Internet, e dal 2000, con i social, il mezzo più diretto
di comunicazione civile.
Negli anni Ottanta, Larry Page
e Serge Brin, due brillanti nerd (i nostri secchioni, nda) si chiusero in un garage di San Francisco dando vita
all’epopea della Silicon Valley, la valle del silicio (preziosa componente
della memoria dei computer, nda), nel
sud della California. Che ospita da allora numerose start up internazionali
specializzate in tecnologia, di cui le più importanti sono Apple, Facebook e
Google. E da un po’ di tempo anche Amazon, soprattutto oggi che acquistare
online è divenuto quasi un obbligo in epoca di pandemia, per evitare i mercati e supermercati
affollati portatori di contagio.
I social, che non sono né buoni
(aiutare gli anziani e i disabili a stare meno soli), né cattivi (intercettare
i nostri bisogni, desideri e abitudini di acquisto per fare business) derivano da un’applicazione logaritmica più complessa
di quello che era una volta il solo Internet (messaggistica scritta, ovvero le
e mail, e motori di ricerca per raggiungere siti, portali e il vasto ma non
sempre veritiero mondo di Wikipedia, la prima enciclopedia solo online e
gratuita, che oggi compie vent’anni).
Anche se è d’ obbligo
riflettere sulle conseguenze dello smaltimento dei device meno avanzati
rispetto a quelli nuovi, che finiscono in discariche inquinanti a cielo aperto,
e sull’utilizzo, per farli funzionare, del litio che viene scavato a mani nude
dai bambini nel Sudafrica. E sulla mole di dati che ogni persona lascia sulla rete
non sempre usati a fini nobili (Zuckeberg ha detto i questi giorni di aver
modificato alcune condizioni d’uso di Whatsapp e Facebook, proprio sotto la
pressione di coloro i quali si oppongono al suo ottenimento dei nostri dati personali). Insomma, il rovescio della medaglia non
è poi tanto leggero, se si pensa soprattutto anche che oggi i nostri dati non
sono solo in mano a quello che fu un mezzo della democratica America per
contrastare i suoi nemici.
Adesso sono questi ultimi ad
aver raggiunto un livello di sofisticazione tale da poter usare la rete per
scatenare pandemie come quella cinese di Whuan. Ma la parola crisi porta con sé
il suo significato contrario, e come Arpanet divenne Internet, la sofisticazione
della ricerca ci sta portando i vaccini che contrastano il Covid 19.
domenica 3 gennaio 2021
La calza della Befana
L’anno scorso scrivevo: cosa ci porterà la Befana? Secondo me un bel sacco di carbone per come ci stiamo comportando nei confronti del pianeta su cui viviamo e che fra poco, secondo alcuni catastrofisti, esaurirà le sue risorse. Dobbiamo davvero crederci? Il carbone serviva nell’Ottocento per far andare avanti la prima rivoluzione industriale (utile rileggere Karl Marx). Nel Novecento l’energia proveniva dal petrolio, l’oro nero come è stato chiamato per la sua preziosità e scarsità. Adesso siamo nell’epoca del recupero dell’agricoltura (primariamente transgenica - e pertanto secondo alcuni nociva - poiché sarebbe più produttiva) come modo per nutrirci e contemporaneamente tutelare l’ambiente. Non solo della ricca Europa, la cui riunione tra Ovest ed Est nell’89 è pesantemente gravata sulla Germania, ma anche e soprattutto dei Paesi del Sud del mondo i cui figli muoiono di fame e di stenti. Dare loro da mangiare sarebbe il minimo da parte dei Paesi ricchi, dove però si è infiltrato il malaffare con tutte le conseguenze del caso (Sciascia insegna). Queste parole a ben vedere furono profetiche. La Befana ci portò la pandemia, la Covid19. Adesso non c’è che da sperare che nella calza ci siano i vaccini, sperimentati e sicuri, ma per tutti, veramente per tutti.
giovedì 31 dicembre 2020
Una riflessione sul cambiamento climatico e le risorse idriche che scarseggiano
Domani sarà il primo giorno del nuovo Anno che auguro sereno a tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri via mail e anche ai miei lettori. Un anno, soprattutto, che porti via la minaccia della pandemia, con tutta la popolazione vaccinata entro l'estate (e pochi e isolati no vax). Lascio indietro il più che pessimo 2020 con le considerazioni che vi propongo in questo post, anche in considerazione del fatto che come blogger mi sono sempre proposta quale critica della (in)civiltà dei consumi e come fautrice di un modo più equilibrato di lasciare la nostra impronta sul pianeta che ci ospita (e che adesso non ce la fa più).
Il surriscaldamento globale, con le conseguenze sul meteo, come l’aumento di CO2, il buco nell’ozono e la tropicalizzazione del clima, ha effetti nefasti non solo per l’aria che respiriamo e sulle specie viventi, ma anche sulla nostra principale fonte di sostentamento: la terra.
In questo quadro
è cosa nota la corsa alla de carbonizzazione dell’energia. Che in Italia si
prevedeva avvenire entro il 2025, poi il 2030 e adesso il 2050. Così la
terza rivoluzione industriale è affidata al New Green Deal. Che parte dalla consapevolezza dei Paesi a
vocazione agricola ed esportatrice. Come il nostro. Che con la sua grande
biodiversità, con il primato nel biologico, seconda solo agli Usa, e con le sue
oltre 200 Dop e Igp nei prodotti alimentari, può fare la differenza nell’
Unione Europea.
Al cui
interno, con lo scambio di conoscenze
anche in campo energetico, si è arrivati a produrre energia alternativa. Proveniente
da fonti rinnovabili non fossili: “energia eolica, solare, aerotermica,
geotermica, idrotermica, oceanica, idraulica, biomassa, gas di discarica, gas
residuati dai processi di depurazione e biogas”, come si legge sul sito www.enea.it. Anche se non tutta di
questa è pulita: gas di discarica e gas residuati dai processi di depurazione,
per esempio, sono la nuova frontiera delle ecomafie.
In base a teorie ormai largamente condivise, verificate
con metodo sperimentale, la temperatura sul nostro pianeta si sta alzando di
qualche grado di troppo. Per esempio in Australia e in Siberia, quest’ultima
simbolo, quando se ne deportavano gli oppositori di Stalin, di temperature più
che ampiamente sotto lo zero, e che adesso stanno letteralmente bruciando.
Si alzano così i livelli dei mari, scompaiono larghi
tratti di costa, laghi e fiumi diventano salati. Il Mediterraneo, culla della
nostra civiltà, esonda. Sarà arrivato il momento di prefigurare un “nuovo
comunismo della solidarietà”, invocato dal filosofo cristiano ateo come me,
Slavoj Zizek in Virus, Ponte alle
Grazie, 28 pp., 3.99 euro, e-book, 2020, dettato anche dalla necessità di
combattere il Covid-19? Esempi di conversione ad un’economia verde già
esistono.
Come quelli,
oltre ai pannelli solari e le contestatissime pale eoliche, dei sottoprodotti dell’
agricoltura. Mentre l’azienda del
pomodoro Mutti, per esempio, ha inaugurato nei mesi scorsi la sua Instafactory, un impianto
mobile di lavorazione sui campi del prodotto che lo coglie nell’istante esatto
della sua maturazione.
Mentre però si stanno sperimentando tutte queste soluzioni intelligenti per
un’agricoltura più sana, si dimentica, o si fa finta di dimenticare che i
prodotti che portiamo in tavola sono raccolti dagli “ultimi della terra”.
Immigrati che vivono in condizioni insostenibili e vengono pagati pochissimo,
mentre il frutto del loro sudatissimo e non riconosciuto a livello sindacale
lavoro, ma solo dalle leggi del caporalato, viene rivenduto nella grande
distribuzione organizzata e dall'e commerce, da cui adesso siamo dipendenti perché il cibo è
l’unico acquisto essenziale che ci fa uscire di casa anche con la pandemia, a prezzi molto più
alti del costo. Il ricavato va a rimpinguare le loro casse e mette poveri
contro poveri. Cioè gli immigrati sottopagati contro i pensionati che si possono permettere
solo prodotti sottocosto.
.
I tanti perché del calo del vino spumante
Con il crollo dell’horeca causa lockdown e Brexit, l’anno 2020 del vino italiano si sta per chiudere con il risultato economico peggiore degli ultimi 30 anni, dopo gli ultimi 6 di grande crescita soprattutto per le bollicine made in Italy, diventate le più prodotte, le più esportate e le più consumate nel mondo. Furono 75/76 mln i tappi volati lo scorso anno, saranno 66/67 oggi (-11,8% in media).
Secondo il direttore di Osve Ceves, Osservatorio Vini Spumanti, Giampietro Comolli oggi, e ancor più con la Brexit, molti sono i temi da dirimere sul tavolo della ministra del Mipaaf Teresa Bellanova. “Per il vino in particolare – dice – è fondamentale che tutti i decreti legge leghino in modo indissolubile l’erogazione di fondi alla certificazione, alla designazione in etichetta, al controllo qualità, alla sostenibilità di impresa”. Che è quanto dire fare dell’economia circolare anche sui vini. E continua: “qualsiasi euro pubblico erogato deve essere garantito dalla eco sostenibilità produttiva, di trasformazione, industriale, dei trasporti e della distribuzione commerciale, previo recupero dei fondi elargiti più una mora-sanzione alta.”
“Per esempio – osserva ancora - perché i 10 mln di
euro che saranno destinati alla conservazione in botte, non vengono collegati
con fattori di sostenibilità in cantina e in vigna e assegnati in base ai
volumi delle certificazione Dop e Igp, rispettivamente denominazione e indicazione di origine protetta, e alla corretta dicitura in etichetta,
invece che solo per l’ unica finalità aperta anche a chi acquista vino sfuso?”
Il brindisi di questo fine anno sarà virtuale, con
consumi che abbandonano l’horeca, il più colpito dalla pandemia, mentre le
bollicine domestiche non crollano. Oltre ai consumi tra le mura di casa, visto
che non ci si può spostare, gli spumanti tengono anche come regalo.
Diverse motivazioni, oltre ai lockdown,
hanno inciso in modo determinante sul crollo di volumi e valori, pur facendo
registrare nei primi 2 mesi dell’anno un risultato eccezionale con un +13% in
valore e un +9% in volumi nell’export (anche in Uk). Purtroppo i dati relativi
alle spedizioni e distribuzione in Italia degli ultimi mesi di consegne
(ottobre-novembre) sono i più bassi di sempre. La previsione di un semi
lockdown , si è avverato. Con le chiusure, seppur mirate, il settore horeca
resta il più colpito, subito dopo il turismo e l’arrivo di stranieri in Italia,
anche per le feste di fine anno, in grandi città d’arte e nelle stazioni
sciistiche.
Solo negli ultimi 30 giorni dell’anno,”
registriamo – conclude Comolli - un danno alla produzione di vini spumanti di €
60 mln/euro e un danno al consumo di oltre € 150 mln/euro. Un gap così alto fra
produzione e consumo che deve far riflettere. Da qui il dato della perdita di
circa 5 mld/euro di mancata spesa degli italiani e dei turisti che non ci sono,
che vengono in Italia (2 su 3 adulti) soprattutto per l’enogastronomia. Un asset
nazionale, quello eno-alimentare-gastronomico, che forse non è stato ancora
collocato nella giusta dimensione e valore per il Paese Italia. Un danno reale
che va ben oltre i ristori promessi e non ancora arrivati. Boom solo per l’e-
commerce e la Gda, dove però sono stati svelati alcuni “trucchi”: per esempio
perché la stessa bottiglia costava 19,90 euro prima del lockdown e 9,90 oggi
che se ne vende meno?