giovedì 7 maggio 2020

Tre ricette con la pasta lunga

Ci sono gli amatori della pasta corta (fusilli e pennette, lisce o rigate)  e quelli della pasta lunga (spaghetti, spaghettini e bucatini). E quelli come me che alternano i due tipi. Certo, molto dipende dal tipo di sugo, anche se le mamme di oggi fanno in fretta con i sughi a base di pomodoro pronti in vasetti. Oggi vi do 3 ricette con gli spaghetti. Che vanno cotti in molta acqua, poco sale e 10 minuti per chi li preferisce al dente e 15 per chi lo vuole cotti bene.
La prima ricetta mi sembra di averla sentita da qualche parte in televisione (d'altronde anche qui non si fa altro che parlare di cibo). Si tratta degli spaghetti alla cipolla.
Ingredienti per 4 persone:
400 g di spaghetti ( o anche qualcosa meno, fate 70 g a testa, quanti ve ne stanno in un pugno chiuso)
una cipolla
1 cucchiaio di olio di oliva  
limone
pepe
paprika
prezzemolo
Procedimento:
mettete a cuocere la pasta, intanto tagliate a fettine sottili la cipolla e scottatele senza farle bruciare nell'olio e pepe; cospargete di paprika, limone e prezzemolo e finite in breve tempo la cottura. Scolate gli spaghetti e conditeli con questo sugo.
Seconda ricetta:
Ingredienti per 4 persone:
stessa dose di spaghettini
1 busta di zafferano
1 spicchio di aglio in camicia
prezzemolo
panna
olio di oliva
Procedimento:
Scottate in olio di oliva lo spicchio di aglio e buttatelo via; aggiungete la panna e la busta di zafferano disciolta nell'acqua calda. Mescolate e togliete dal fuoco; aggiungete il prezzemolo.
Scolate gli spaghettini e condite.
Terza ricetta: Insalata di bucatini
Ingredienti per 4 persone:
stessa dose ma di bucatini
una spolverata di cacio
pepe
panna
prezzemolo
Procedimento
Cuocete i bucatini, scolateli e fateli raffreddare. Conditeli con panna, cacio e pepe e arrotolateli su se stessi come fossero un tortino. Rifinite con una spolverata di prezzemolo.  


martedì 28 aprile 2020

Covid-19, due o tre cose che so di lui

Certo, l'Italia è appesa al filo delle pmi (piccole e medie imprese), operanti per lo più nel settore della ristorazione e del turismo e si moltiplicano gli appelli al governo per non lasciarle affossare per il Covid-19, anche e soprattutto in relazione alla prossima stagione estiva. Ma pensiamoci un po'. Non è che il settore, soprattutto quello della ristorazione si scopra adesso così fragile perché in questi ultimi anni così sovraffollato? Pizzerie, ristoranti di lusso e no proliferavano da ogni parte, soprattutto nella operosa Milano e il suo hinterland, meta di turismo quasi solo per il Duomo, Brera e l'affresco dell'Ultima Cena di Leonardo, negli omonimi Orti. Che non è poco, certo, ma non siamo ai livelli di Venezia (il cui sindaco Luigi Brugnaro chiama oggi in streaming una videoconferenza con i giornalisti per raccontare come far riprendere la città, sede tra l'altro, per rimanere in tema di food, del celeberrimo Harry's Bar) e di Roma, con il Colosseo, i Fori Imperiali e la buvette del Parlamento che , sia detto per inciso funziona come prima anche senza mascherine e con i prezzi al minimo). E poi, su e giù per lo Stivale, sagre per prodotti tipici di ogni tipo (formaggi in testa e in testa a testa con quelli francesi), insaccati e soprattutto vino e pizza (quest'ultima patrimonio immateriale dell'umanità). Tutto questo per dire che eravamo già in sovrappiù con l'offerta e quando l'offerta supera la domanda si è in deflazione (calano i prezzi come è sceso quello del barile del petrolio e le bollette di gas e luce, anche se non ce ne accorgiamo, noi comuni mortali, perché su  quello e su queste gravano le accise e le tasse a conguaglio di spese per coprire le spese di eventi remotissimi, vedi le nostre colonie in Africa). I ristoranti con chef stellati, con i loro cosiddetti piatti d'autore ce l'hanno, anzi ve l'hanno fatta, pagare cara e azzarderei quasi a dire, in nero. Con gli avventori pagati a piè di lista dalle società che mandavano in giro i loro rappresentanti di commercio o lavoratori dello spettacolo ( ma quelli già ci avevano la schiscetta) nei locali più famosi, salvo innescare un giro di affari non sempre "trasparenti" dal punto di vista del fisco. Insomma siamo sempre lì, le tasse le pagano i soliti noti, quelli che lavorano in fabbrica o gli impiegati. E dire che con le tasse di tutti gli altri ne potremmo sconfiggere (anche se ha detto Bill Gates che lo pagherà lui lo sforzo comune per trovare un vaccino) non uno, ma più coronavirus, facendo tamponi a tutti e fabbricando e vendendo a prezzi regolari le famose mascherine oggetto oggi di una miriade di tutorial su come farle in casa. Ma attenti, queste ultime funzionano poco.    

giovedì 23 aprile 2020

La giornata del Libro

E dopo la giornata della Terra, ecco quella del Libro, che si celebra oggi 24 aprile. Molti gli intervistati sui media per dire qual è il proprio libro preferito. Ne avrei più di una cinquantina, ma per ora mi limito all'Essenziale (titolo, tra l'altro di una bella canzone di Marco Mengoni). In questi giorni di quarantena sicuramente La Peste di Camus, di cui ho già parlato in un altro post. Ma anche e soprattutto Viaggio al termine della notte di Louis Ferdinande Detouches (in arte, Celine), l'autore francese migliore del secolo scorso. Si perché Celine era soprattutto un medico, un medico di campagna, che andava di casa in casa e il dolore, come quello dei nostri anziani nelle case di riposo che muoiono di Covid-19, lo conosceva davvero e tentava di alleviarlo e di curarlo in tutti i modi. Un uomo umile, modesto, morto già da un po' in povertà, mentre la moglie se ne è andata pochi mesi fa. Di lui è rimasto il gatto e chissà se fa la guardia davanti alla porta di casa. Poi, il terzo libro, La Scienza in Cucina e l'Arte di mangiar bene, del mitico Pellegrino Artusi, l'uomo che si faceva mandare le ricette dalle donne di casa della borghesia nascente da ogni parte dell'Italia, allora ancora divisa, e l'ha unificata nel gusto e a tavola. Con tantissime, gustose ricette e relativi aneddoti. E anche un'appendice sulla cucina per gli stomachi deboli: l'ideale per cenare e andare a letto senza appesantirsi.  

mercoledì 22 aprile 2020

La giornata della Terra

Oggi è la Giornata della Terra, Earth Day, ma paradossalmente è anche il momento in cui l'abbiamo rovinata di più. E' vero, dopo la siccità, sono bastati due giorni di (moderata) pioggia a far rinverdire i campi. Ma questo non basta. E' l'intero nostro modo di vivere che è cambiato e cambierà per sempre. E' corsa nei supermercati a scegliere il prodotto migliore per sanificare la casa, sia esso anche vodka o grappa (visto il loro alto contenuto alcolico). Ma è diverso da come lo si fa se si abiti in Italia, Cina o Germania. Dopo un ventennio di Berlusconi in Italia, dopo l'aver rialzato la testa dei contadini poveri in Estremo Oriente per avere anche loro uno straccio di educazione in Cina, dopo la riunificazione operata da Angela Merkel tra DDR e Germania Occidentale, nessuno vuole più rinunciare ai suoi diritti. E' rimasto solo il Papa, con le sue encicliche, a ricordarci come il modo di guardare alle nostre risorse e di consumarle non sia illimitato. Dobbiamo imparare a essere più umili, meno superbi e invidiosi (questi Dante li mette in attesa in Purgatorio). E ricordare di come in Africa il colera o l'ebola non perdonano, mancando lì l'acqua e quel minimo di igiene che  adesso stiamo imparando anche noi a mettere in pratica anche senza essere in quelle estreme condizioni. Anche per non essere presi per untori (come nella peste del Seicento raccontata da Alessandro Manzoni). La Terra ce lo sta dicendo, non c'è più tanto posto per tutti. Né da mangiare per tutti. I prezzi dei generi alimentari rincarano e solo chi ha fatto la formichina invece che la cicala in tempi migliori (leggere le favole di Esopo) può alimentarsi.
La madre Terra (Geo o Cerere) ci sta presentando il conto e non farà certo sconti a nessuno.   

lunedì 20 aprile 2020

La natura che si rivolta

Cos'è la natura che si rivolta con il coronavirus e tutte le sue conseguenze sulla nostra vita agiata a sorda agli appelli del Vicino Oriente da dove arrivano sempre più immigrati poveri e ammalati?  Cos'è questo inverno, dal 1800 il più caldo (+1,6 gradi) di tutti i tempi, che ci "regala" adesso un Po in secca, la nostra più grande pianura da dove arrivano i raccolti più importanti (grano, mais, cereali), ma anche gli allevamenti (bovini, suini, polli) necessari alla nostra alimentazione, che però inquinano l'aria con il rilascio dei liquami a cielo aperto?
E' la rivolta del modello pensa locale, agisci globale, che in questi ultimi anni sembrava così collaudato da portarci a sempre più alte vette di ricchezza e di benessere. E invece così non è stato. E lo dovremo imparare il più presto possibile perché "anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti". Abbiamo sottovalutato il rischio "balcanizzazione" dell'ex Jugoslavia, l'eccidio dei Curdi da parte della Turchia di Erdogan, e in casa la distruzione del modello di eccellenza della sanità in Lombardia fatta cadere in tanti pezzetti dalla privatizzazione delle prestazioni ( a pagamento, sennò l'esame lo fai se ti va bene tra sei mesi, sennò tra un anno), dalle gestioni Formigoni e Maroni. E ora che si fa. Basta un battito d'ali dall'altra parte del mondo per mandare tutto a catafascio. E' bastato che i Cinesi fossero a stretto contatto con i pipistrelli che è scoppiata una pandemia mondiale. Fate presto, per favore, a trovare una cura o un vaccino. 

sabato 18 aprile 2020

Coronavirus, perché siamo caduti in questo baratro?

Esco un po' dal seminato delle ricette e dell'agricoltura per proporre una riflessione sul coronavirus. Nel 1975, una correzione all'art. 5 della nostra Costituzione istituiva le Regioni e le competenze ad esse in capo, ossia ai governatori delle stesse. Con il risultato che vediamo adesso. La sanità viene amministrata localmente e in modo strumentale, ossia per fare la guerra al governo centrale. Non che io tifi particolarmente per Giuseppe Conte, ma la situazione è disastrosa proprio per questo. Per aver lasciato mano libera ad ognuno faccia per sé, come vuole e quante risorse possa mettere in campo. E' naturale che le Regioni più ricche facciano la parte del leone, anche se non sempre è così perché in questo delicatissimo momento è proprio la Lombardia a soffrire di più della pandemia, nonostante sia stata sempre portata ad esempio come nostra eccellenza nel campo medico. Con il risultato che le Regioni meridionali, a ragione, non vogliano far più arrivare nei loro confini proprio i lombardi. Anzi, direi, i lombardo-veneti, e i piemontesi, che con la Sardegna formarono in tempi più gloriosi di questi, il Risorgimento, il nucleo della nostra bella nazione. Che adesso si fa la guerra intestina.

giovedì 16 aprile 2020

Distruzione della natura e pandemia


Il nostro Paese, proprio per l’immenso valore che gli viene attribuito quando si parla di alimentazione e cultura del cibo, dovrebbe essere pioniere della sostenibilità alimentare e del rispetto del benessere animale. La giustizia sociale dovrebbe coincidere con la giustizia ambientale.

Così, CIWF, Compassion In World Farming, che porta avanti da anni questa battaglia,  adesso chiede che nella PAC 2020 vengano inserite misure a vantaggio degli animali allevati in cattività, tra cui ci sono anche i suini, le cui 500mila scrofe sottoposte a cicli di inseminazione continui, vengono chiuse in gabbia nei periodi di gravidanza e allattamento. Anche circa il 95% dei polli italiani sono allevati intensivamente: milioni di animali che vivono all’interno di capannoni bui, in condizioni di salute pessime che causano loro sofferenze e difficoltà a esprimere i comportamenti naturali. Ne ha parlato Sabrina Giannini in un programma di informazione di Rai3. “L’espressione ‘Eccellenza del Made in Italy’ – ha argomentato - rischia, in questo caso, di diventare una definizione priva di contenuto invece che sinonimo di qualità e avanguardia.” L’impronta umana sulla natura (pensiamo alle deforestazioni e alle colture intensive che distruggono le biodiversità) è stata in questo ultimo secolo pesante e devastante. E, in un sistema agroalimentare come il nostro, con l’immenso valore che gli viene attribuito proprio per i suoi cibi made in Italy, il dolore cui soffrono i polli boiler, quelli allevati artificialmente in gabbie chiuse, senza possibilità di muoversi - lesioni, deformità, distrofia muscolare, difficoltà a muoversi - e diventando grassi in poco tempo, dovrebbe indurre ad una rapida marcia indietro. E non dimentichiamoci, come fu un tempo per l’aviaria, che l’interazione uomo-animale in cattive condizioni igieniche può essere l’anello di congiunzione con i virus e i batteri. Come accade nei capannoni dove vengono tenuti anche bovini in cattività con lo sversamento dei loro liquami appena fuori nella pianura padana, la più colpita dall’attuale pandemia.