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martedì 20 ottobre 2020

Latte di Soligo Alta Qualità è in vetro

Datevi un’occhiata intorno quando scegliete il latte sullo scaffale. C’è chi si rifà alla tradizione con l'ultima rivoluzione nel packaging. Il latte Soligo è in commercio da questi giorni come latte Alta Qualità in bottiglia di vetro.

Il Latte 1883 di Farra di Soligo (TV) solo natura garantisce il rispetto del disciplinare QV (Quality Veritas) con:  un'alimentazione sana con almeno 250 g di semi di lino al giorno, fonte di Omega 3;  la verifica delle materie prime per l'alimentazione;  uno spazio adeguato e aerato di almeno 8 metri quadri;  la tracciabilità delle bovine;  la conformità degli impianti (dalla mungitura alla Latteria);  il controllo quotidiano del latte con rigorosi parametri di sicurezza alimentare; un latte certificato QV puro, non mescolato ad altri;  il Benessere Animale DTP 122  alimenti NO OGM DTP 030.

Il vetro.  Il vetro è il numero uno nella classifica dei packaging più ecologici perché riciclabile al 100%;  28 milioni di italiani lo ritengono non sostituibile con altri materiali; l’81% lo ritiene il packaging più sostenibile* (Indagine Censis per Assovetro nel 2017). Due consumatori su 5 acquistano consapevolmente il vetro, anziché altri materiali;  9 persone su 10 raccomandano il vetro come miglior materiale da imballaggio (sondaggio indipendente sulla ricerca dei consumatori condotto tra più di 10.000 consumatori in 13 paesi europei, commissionato da Friends of Glass e dalla European Container Glass Federation).



 

lunedì 1 giugno 2020

Etichette parlanti per la carne degli animali da allevamento


Uno dei modi per mettere fine alla sofferenza degli animali negli allevamenti intensivi è quello di ridurre significativamente il consumo dei prodotti di origine animale e di consumare solo quelli provenienti da sistemi più rispettosi del benessere degli animali, come quelli con accesso all'aperto. Ma come riconoscerli? La penultima puntata del programma televisivo di Rai3 Indovina chi viene a cena - a cui CIWF ha collaborato -parlava proprio di questo, della proliferazione di etichette “benessere animale” a cui troppo spesso non corrisponde un vero miglioramento delle condizioni di vita degli animali.
Per questo, dopo mesi di duro lavoro, la scorsa settimana abbiamo presentato insieme all'On. Rossella Muroni, ecologista, ambientalista ed eletta alla Camera nelle liste di Liberi e Eguali, che ne è la prima firmataria, la prima proposta di legge per un sistema di etichettatura volontario e finalmente trasparente secondo il metodo di allevamento. In queste etichette si dovrebbero indicare infatti, come già si fa per le uova e i prodotti avicoli da quando sono stati colpiti dal’influenza aviaria, la provenienza e il metodo di allevamento, con queste diciture: 0 al biologico, 1 all’aperto, 2 al semicoperto, 3 al coperto, 4 all’intensivo.  

giovedì 16 aprile 2020

Distruzione della natura e pandemia


Il nostro Paese, proprio per l’immenso valore che gli viene attribuito quando si parla di alimentazione e cultura del cibo, dovrebbe essere pioniere della sostenibilità alimentare e del rispetto del benessere animale. La giustizia sociale dovrebbe coincidere con la giustizia ambientale.

Così, CIWF, Compassion In World Farming, che porta avanti da anni questa battaglia,  adesso chiede che nella PAC 2020 vengano inserite misure a vantaggio degli animali allevati in cattività, tra cui ci sono anche i suini, le cui 500mila scrofe sottoposte a cicli di inseminazione continui, vengono chiuse in gabbia nei periodi di gravidanza e allattamento. Anche circa il 95% dei polli italiani sono allevati intensivamente: milioni di animali che vivono all’interno di capannoni bui, in condizioni di salute pessime che causano loro sofferenze e difficoltà a esprimere i comportamenti naturali. Ne ha parlato Sabrina Giannini in un programma di informazione di Rai3. “L’espressione ‘Eccellenza del Made in Italy’ – ha argomentato - rischia, in questo caso, di diventare una definizione priva di contenuto invece che sinonimo di qualità e avanguardia.” L’impronta umana sulla natura (pensiamo alle deforestazioni e alle colture intensive che distruggono le biodiversità) è stata in questo ultimo secolo pesante e devastante. E, in un sistema agroalimentare come il nostro, con l’immenso valore che gli viene attribuito proprio per i suoi cibi made in Italy, il dolore cui soffrono i polli boiler, quelli allevati artificialmente in gabbie chiuse, senza possibilità di muoversi - lesioni, deformità, distrofia muscolare, difficoltà a muoversi - e diventando grassi in poco tempo, dovrebbe indurre ad una rapida marcia indietro. E non dimentichiamoci, come fu un tempo per l’aviaria, che l’interazione uomo-animale in cattive condizioni igieniche può essere l’anello di congiunzione con i virus e i batteri. Come accade nei capannoni dove vengono tenuti anche bovini in cattività con lo sversamento dei loro liquami appena fuori nella pianura padana, la più colpita dall’attuale pandemia.