venerdì 10 aprile 2020

Ricette di magro per il venerdì santo

Ecco 3 ricette di magro per il venerdì di Pasqua con un unico ingrediente, che potrete così riciclare per 3 volte, unendo la semplicità e la bontà del cucinato con il riciclo degli avanzi. Gli ingredienti sono semplici, anzi direi quasi poveri, che tutti in casa abbiamo anche senza dover uscire adesso che non si può, per procurarseli. Tutti tranne il principale, ossia il baccalà, merluzzo sotto sale. Gli altri ingredienti sono 4 o 5 cucchiai di olio extravergine di oliva, 4 spicchi di aglio, olio per friggere, 1 vasetto di pomodori pelati, una manciata di uvetta sultanina e una di pinoli, 4 o 5 cucchiai di latte, farina. Il baccalà va prima dissalato per 3 giorni in acqua fredda, cambiandola spesso.
La prima ricetta prevede di tagliare il baccalà a piccoli tocchetti e mondarli delle spine. In una padella poi fate dorare uno spicchio d'aglio in 5 cucchiai di olio di oliva. Nella stessa padella, una volta tolta dal fuoco, adagiatevi i pezzettini di baccalà che farete cuocere per mezzora a bagnomaria su un piatto messo sopra una pentola di acqua calda e coperto da un altro piatto. Servite con patate bollite calde che condirete con l'olio del baccalà e il baccalà stesso.
La seconda è anch'essa facile. Tagliate a pezzettini il baccalà rimasto e fatelo cuocere nel latte. Una volta ultimata la cottura passate con il mixer a immersione per ottenere una crema densa, ottima da spalmare su crostini di pane.
Infine il baccalà fritto. Passate i 2 pezzi che avrete avanzato in poca farina e friggeteli in olio di oliva o di arachidi. In una padella a parte fate un sugo di pomodoro con olio, aglio e  conserva. Passate il fritto nel sugo aggiungendovi pinoli e uvette.



venerdì 3 aprile 2020

Il presnitz, dolce di Pasqua

Anche la Pasqua la trascorreremo a casa, ma era prevedibile. E' incredibile come gli italiani invece di pensare seriamente a come fabbricare il maggior numero di mascherine (fatte bene, non quelle usa e getta) e distribuirle gratis alla popolazione come hanno fatto in Giappone nel giro di pochi giorni e come stanno facendo anche in Germania, si limitino a dare indicazioni tipo che si può portare fuori il cane e qualche volta anche i bambini. Questa è una pandemia (un'epidemia totale) che tocca ognuno di noi e non si possono fare polemiche tutti quanti addossandone la responsabilità all'una o all'altra regione. La Lombardia è quella più colpita e ci stupiamo: ma ci siamo già dimenticati dell'era Formigoni?
Comunque passiamo a cose più frivole, tipo le ricette che gli uffici stampa delle maggiori cantine diffondono a raffica premettendo che per ora sono chiuse, ma niente vieta di comprare il loro vino in un grande supermercato o in un ipermercato se lo avete nelle vicinanze e fate la spesa come si può fare anche in questi giorni di quarantena.
Da parte mia vi suggerisco un dolce della tradizione pasquale triestina, il presnitz, facile da far fare anche ai bambini. L' occorrente è un rotolo di pasta sfoglia rettangolare, all'interno del quale versarvi una buona dose di tutta la frutta secca (noci, pinoli, uvette, mandorle etc., che tra l'altro fanno bene all'umore) che riuscite a procurarvi. Aggiungendovi del pangrattato scaldato nel burro fuso e una spruzzata di zucchero di canna. Poi ripiegate su stessa la sfoglia in modo da ottenere un cilindro da arrotondare infine su se stesso. Spennellatevi sopra un tuorlo d'uovo e infornate per 40-50 minuti in forno a 170°C. E abbinate ad un vino spumante secco o demi-sec.           

mercoledì 1 aprile 2020

Non solo carne cruda, ma pesce nella dieta dei Neanderthal


Risale alla  scorsa settimana la prova di come l’uomo di Neanderthal, vissuto 100mila anni fa, non si cibasse solo di carne cruda di mammut (stile: “Wilma dammi la clava”). La scoperta si deve ad un gruppo di scienziati, portoghesi, statunitensi e di Barcellona, che hanno ispezionato da speleologi una grotta (che ai tempi si trovava a 1,6 km sotto l’acqua, 32 km a sud di Lisbona) ora emersa a livello della costa. Trovandovi resti di crostacei, pesci e molluschi e forse anche di balene. Prima di questa scoperta si sosteneva  che i Neanderthal non avessero l’abilità o l’arguzia di catturare i pesci come facevano in Africa i loro contemporanei Homo sapiens da cui tutti discendiamo. E avessero così perso l’occasione di assumere gli acidi grassi necessari allo sviluppo del cervello.

Ma adesso, nel profondo di questa caverna, la dottoressa Rodrigues e i suoi colleghi si sono impegnati a catalogare più di 500 lische di pesce, nonché resti di vongole, cozze, granchi, uccelli acquatici, uccelli marini, foche e delfini. Questo dopo l’esplorazione, per effettuare la quale gli archeologi hanno dovuto scavare e attraversare prima uno dei suoi tre ingressi in una prima stanza per poi arrivare da uno stretto passaggio nella seconda stanza molto più piccola. E ne sono usciti con sacchi pieni di sedimenti formatisi tra 86mila e 106mila anni fa. Nei quali c’erano i resti di squali, anguille, murene, gronghi, triglie e orate.

Questa variegata vita marina costituiva circa la metà della dieta dei Neanderthal della zona esplorata. Che si cibavano anche di piante, come dimostrano i ritrovati resti di pinoli. La scoperta rivede così le teorie sulla “modernità” cognitiva dei Neanderthal e su quanto fosse davvero diversa da quanto si pensava la specie estinta dei nostri primi antenati umani. 

La distruzione della natura e il suo legame con le pandemie


Mentre il Coronavirus mette in ginocchio anche le filiere alimentari, abbiamo certo letto tutti gli articoli pubblicati sul legame tra pandemia, animali e natura. Anche CWIF, Compassion in World Farming Italia, la prima associazione, con base a Bologna, a lanciare già da diversi anni l’allarme sulle condizioni di cattività in gabbie in cui vivono molti animali destinati alla nostra alimentazione, denuncia l’estinzione delle biodiversità responsabili forse dei virus che si sono sviluppati negli ultimi anni (aviaria, Sars, Mers e adesso Covid-19). “La distruzione degli habitat naturali di molte specie, la perdita di biodiversità, i cambiamenti climatici di cui l’attività umana è la sola responsabile, ci impongono oggi una seria riflessione.”

“Ogni giorno, enormi distese di foresta vengono distrutte per coltivare soia e cereali a spese di habitat naturali e animali selvatici. La maggior parte di questi verranno utilizzati per nutrire gli animali negli allevamenti intensivi, che ammassati nei capannoni, potranno a loro volta diventare potenziali vittime e fonti di virus e batteri letali.”


Le gabbie non sono solo sinonimo di crudeltà. Sono anche una delle cause principali della devastazione ambientale di cui siamo tutti oggi testimoni. CIWF lavora per fare sì che le aziende alimentari smettano di utilizzare uova in gabbia, ma, una volta che si sono impegnate a farlo, sono gli unici che controllano ogni anno i loro progressi verso una filiera senza gabbie. Lo strumento utilizzato è il Report EggTrack, ovvero il rapporto che monitora e traccia il progresso delle aziende alimentari che si sono impegnate pubblicamente ad abbandonare le uova provenienti da allevamenti in gabbia nelle loro filiere. La seconda edizione, con risultati confortanti, è stata recentemente pubblicata online.




giovedì 19 marzo 2020

Chef stressati ma anche no

Dalla newsletter del Club Papillon apprendo e qui riporto che secondo uno studio del Cnr, uno chef su due ha avuto problemi di salute durante la propria carriera lavorativa. Tra le motivazioni, gli alti livelli di stress e gli orari forzati di esercizio dell’attività. Vengo anche a conoscenza che circa 3 mln di italiani soffrono di disturbi alimentari. Tra quelli più frequenti, anoressia e bulimia nervosa, e le ossessioni per il cibo “sano” (ortoressia) con la paura che la maggior parte degli alimenti possa fare male. Ma si scopre anche (evviva, evviva!) che alcuni individui non sanno cosa significhi essere stressati. E’ quanto emerge da uno studio della rivista New Scientist; questa sorta di immunità, pare sia dovuta ad una serie di equilibri che si creano a livello genetico ed ormonale. Come dire che chi soffre di stress non è un malato psichico, ma un "diverso" a livello di geni e ormoni.

sabato 14 marzo 2020

Coronavirus: IVSRA chiede misure per sostenere il turismo

Siamo ancora in piena emergenza coronavirus, il Governo cerca disperatamente accordi con i sindacati per scongiurare il pericolo disoccupazione nelle nostre aziende (che, lo ricordiamo, sono tutte piccole e medie) e c'è già a chi pensa a come rilanciare il nostro turismo se non proprio ora (a Pasqua per esempio) ma almeno a partire dalla prossima estate. La questione, si sa, è annosa. L'Italia negli ultimi 15 anni è passata dal primo al quinto posto nelle destinazioni turistiche e non per il coronavirus. Ora si tratta, secondo IVRSA, Istituto per lo sviluppo del turismo agrario e agriturismo, di rilanciare e sostenere i piccoli imprenditori del settore, ad esempio abolendo l' imposta di soggiorno (10 euro), nei luoghi dove vige, e sostituirla con un incentivo di soggiorno (10 euro a persona  a carico della fiscalità generale). "Il turismo italiano - dice Mario Pusceddu - presidente IVSRA - è ora in ginocchio: prenotazioni in gran parte disdette, restituzioni di caparre per svariati milioni di euro, perdita di presenze (pernottamenti) nelle imprese ricettive nell' ordine del 70-80%." Il turismo è il nostro "petrolio" e serve che ritorni ad essere più competitivo", chiosa Stefano Caporossi, membro di IVSRA. Già nel 2019 il settore in Italia era negativo (-9% dei viaggi e -5% dei pernottamenti) rispetto ad una crescita delle altre destinazioni internazionali nell'Area Mediterranea del +5%. Una tendenza che difficilmente si invertirà finché la nostra Penisola sarà stretta nella morsa delle "zone rosse".

venerdì 13 marzo 2020

Uno spunto di riflessione dal Dalai Lama

La saggezza dell'Oriente, la stessa parte di mondo che ci ha portato il Covid-19, sta forse in queste parole del Dalai Lama: "Dona a chi ami ali per volare, radici per tornare e motivi per rimanere". Speriamo in questi giorni minacciati dal coronavirus di poter un giorno tornare a muoverci, e poi rientrare a casa e di trovare negli affetti motivi per restare.