Chiuso Expo 2015 con l'intenzione, a padiglioni rimossi, di farne una cittadella della scienza e della tecnologia, si continua a parlare di alimentazione. Non solo nelle varie "Prove del cuoco", of course.
Un tema affrontato in questi giorni è quello dell'etichettatura dei prodotti. Pare che la Commissione europea sia orientata a reintrodurre l'obbligo di segnalare sull'imballaggio il nome e la sede dello stabilimento di produzione. Un modo per difendere il made in Italy dagli accordi TTip che, se firmati, porteranno sul mercati europeo i cibi statunitensi, con le conseguenze che sono prevedibili.
"diario sul cibo per chi non crede che il cibo sia cultura ma nutrimento e garantirlo a tutti sarebbe già un bel passo avanti...esistono 'il pane e le rose'…assicuriamo il pane a tutti perché tutti possano avere anche le rose…"
domenica 8 novembre 2015
venerdì 6 novembre 2015
Il cibo e il suo futuro
Ora che l’Oms lancia l’allarme
cancro per un’alimentazione basata su carne
e insaccati, cambiano i tempi, che tra l’altro ci hanno resi più longevi,
grazie alla ricerca scientifica, ma le regola di una sana alimentazione sono le
stesse. Negli anni Settanta si chiamava macrobiotica ed era patrimonio della
controcultura. Oggi si chiama biologico, il 10% delle terre coltivate, o
biodinamico. E si tratta di favorire il metabolismo con una dieta sana che
favorisca l’ambiente e gli animali. Non vegetarianesimo puro e semplice, che
gli eccessi sempre nuociono, ma un insieme di norme e regole senza fare largo
uso di ormoni, pesticidi chimici e additivi. Principi di biologico e
biodinamico sono sostenere la biodiversità contrastando le grandi monocolture e
praticando pratiche antiche quali il riposo della terra e il sovescio. Ossia
girare la terra per concimarla con elementi naturali e ruotare le colture per
non avere sempre lo stesso prodotto ma arricchire la varietà di prodotti che la
terra può dare. Con questi metodi si producono cibi naturali e sani, anche se
più costosi degli altri, e si favorisce una dieta basata su cereali, vegetali,
legumi, come insegnava l’antica saggezza dell’Estremo Oriente e in Giappone
fanno ancora oggi, vedi i fagioli azuki, la soya, il ramen, il miso e i vari tipi
di verdura, pesce e the (bancha, oolong, nero, verde) e caffè senza caffeina
(bardana, dendelio). Non per niente il padiglione del Giappone a Expo è stato
il più premiato anche se pensiamo il meno visto data la coda di anche parecchie
ore per entrarvi. Noi in compenso
abbiamo la dieta mediterranea: verdure, olio, pesce, pasta, anche integrale, e
Slow Food ha inventato il sistema dei Presìdi, poi esportato in tutto il mondo
con Terra Madre, con i quali si difendono ben precisi metodi di produzione
naturali come sono stati tramandati tradizionalmente. Anche qui un’operazione
complessa e costosa di cui si vedono gli esiti positivi appena adesso, che ad
una generazione di persone che hanno studiato legge o lettere, si sta
sostituendo una generazione di giovani, anche laureati, magari in Scienze dell’Alimentazione,
che tornano alla terra dei padri apportandovi tutte le novità che si sono
sviluppate negli ultimi trent’anni. Macchinari di nuova generazione, sementi
non ogm, apparecchi per sondare lo stato del clima e del terreno e per
trasformare i rifiuti in materiale riutilizzabile. La sostenibilità, in una
parola, è la scommessa futura dell’agricoltura, ma solo a patto di non farsela “scippare”
dagli accordi TTip con gli Usa che determinerebbero l’accesso al nostro mercato
di prodotti americani “italian sounding” che poco di italiano hanno davvero. Le
nostre leggi e norme, quanto a derivazione di un prodotto, tipicità e tradizione,
sono molto più stringenti:, si vedano i disciplinari di Bruxelles delle Dop e
delle Igp, i prodotti a denominazione di origine che finora ci hanno permesso
di mangiare cibi controllati e “d’autore”. Adesso viviamo un mondo tutto in
movimento in cui la parola d’ordine è globalizzazione. Ed è proprio per questo
che si fa di tutto per esportare di più. Confortante il caso del nostro vino
che seppur secondo alla Francia, ha aumentato del 20% l’export in Cina, dove è
considerato un prodotto di lusso per le generazioni dei nuovi ricchi.
giovedì 5 novembre 2015
Incendio al mega shopping center di Arese
Alcuni fabbricati del costruendo mega shopping center alle porte di Arese stamattina hanno preso fuoco. L'incendio non si è propagato e il fumo non ha causato danni. Ma nelle vicinanze operavano dei lavoratori. Per maggiori informazioni vedi quiarese.it.
martedì 3 novembre 2015
Zuppa di miso
Il consumo proteico e i suoi
effetti collaterali e i legumi come alternativa alla carne. Consigli e
polemiche in epoca di allarmi dell’Oms sono alla ribalta proprio i questi giorni che si è celebrato il cibo ad Expo in tutte le sue declinazioni, compreso l'hamburger di coccodrillo. Per me, e non soltanto per me, visto che il suo padiglione è stato proclamato il migliore a Expo, la cucina giapponese è una delle più sane al mondo. Me lo conferma mia nipote che lì ci vive e che mi ha detto di mangiare tanta verdura.
L'altra volta vi ho parlato del miso, vero best di questa gastronomia. Ora vi do la ricetta di come prepararne una zuppa particolarmente indicata per i mesi invernali (e da bandire in quelli estivi perché piuttosto salata). Dunque, vediamo, per due porzioni ci vogliono due o più cucchiai di miso, cipolla, cavolfiore, carota, un cucchiaio di olio di sesamo, due tazze d'acqua, un pizzico di sale marino. Far saltare nell'olio i vegetali tagliati a pezzettini per circa dieci minuti, direttamente nella pentola che userete per la zuppa. Aggiungere mezza tazza d'acqua e far bollire; coprire, abbassare la fiamma e dopo circa dieci minuti tiratene fuori un po' con un mestolo. Scioglieteci il miso e continuate a mescolare lentamente qualche minuto ancora. Dopo di che spegnete il gas ma servite la zuppa dopo averla fatta riposare per cinque minuti circa. Se volete, per semplificare, potete aggiungere l'acqua tutta in una volta. Come abbiamo già visto il miso non deve essere cotto né tantomeno bollito, altrimenti perderebbe tutte le sue proprietà nutritive. Durante gli ultimi minuti di cottura, potete aggiungere un cucchiaino di tahin (burro di sesamo); inoltre, per cambiare sostituite di tanto in tanto le verdure: potete usare crescione, lattuga, rape, indivia, sedano ecc.
L'altra volta vi ho parlato del miso, vero best di questa gastronomia. Ora vi do la ricetta di come prepararne una zuppa particolarmente indicata per i mesi invernali (e da bandire in quelli estivi perché piuttosto salata). Dunque, vediamo, per due porzioni ci vogliono due o più cucchiai di miso, cipolla, cavolfiore, carota, un cucchiaio di olio di sesamo, due tazze d'acqua, un pizzico di sale marino. Far saltare nell'olio i vegetali tagliati a pezzettini per circa dieci minuti, direttamente nella pentola che userete per la zuppa. Aggiungere mezza tazza d'acqua e far bollire; coprire, abbassare la fiamma e dopo circa dieci minuti tiratene fuori un po' con un mestolo. Scioglieteci il miso e continuate a mescolare lentamente qualche minuto ancora. Dopo di che spegnete il gas ma servite la zuppa dopo averla fatta riposare per cinque minuti circa. Se volete, per semplificare, potete aggiungere l'acqua tutta in una volta. Come abbiamo già visto il miso non deve essere cotto né tantomeno bollito, altrimenti perderebbe tutte le sue proprietà nutritive. Durante gli ultimi minuti di cottura, potete aggiungere un cucchiaino di tahin (burro di sesamo); inoltre, per cambiare sostituite di tanto in tanto le verdure: potete usare crescione, lattuga, rape, indivia, sedano ecc.
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Ad Arese il più grande shopping center
Il sito della tv Svizzera italiana è
molto dettagliato e dedica una pagina intera ad Arese (Mi), sulla A8,
autostrada per la Svizzera, dove sarebbero tutti sul piede di guerra. In realtà
solo una parte, perché la cittadinanza in generale sembra o non saperne molto o
addirittura non preoccuparsene per niente, tranne i piccoli commercianti della
stradina del centro che in realtà sono molto pochi. E qualche piccolo quartiere
con negozietti che oggi non si chiama più
centro storico, ma centro commerciale naturale. Con buona pace di Marc Augé, il
sociologo dei consumi che ha messo in guardia contro i centri commerciali in
quanto “non luoghi”, crocevia di persone che non si conoscono, si incrociano
per un attimo e non fanno certo il cuore di una città, anche se Milano con gi
interventi per il centro storico di Giuliano Pisapia è molto migliorata.
Peccato non aver pensato alle periferie, che sono ancora da terzo mondo.
Il sito della Tv Svizzera, che però non
parla della presenza in zona di una Conad appena ristrutturata e di una
Esselunga molto grande, continua poi: “Non bastava Expo (che ad Arese ha posto
qualcosa come 11 mila parcheggi auto). Non bastava la quinta corsia
sull'autostrada, già peraltro trafficata ogni giorno. Ora sta per arrivare
anche questa mega struttura commerciale, l’Arese Shopping Center della Grande I
di Brunelli che (si dice) porterà circa 50 mila auto al giorno in zona. Per
questa ragione è nato un battagliero comitato, “Passaparola”, che ha raccolto
circa 5.000 firme di cittadin (in tutto la cittadina ne conta 19mila)
preoccupati per il possibile aumento del traffico in una zona fino ad oggi
considerata esclusiva e residenziale. Occuperà una parte (si dice 77 mila mq ma considerando l'intera struttura si
arriverà a oltre 120 mila mq) dell’area dello stabilimento ex-Alfa Romeo,
rientrando così in un più ampio progetto di riqualificazione dell'area.”
Naturalmente si tratta di un'opera discussa per dimensioni e impatto
ambientale, una vera cattedrale dello shopping, la più grande in Italia e forse
nella stessa Europa con un ipermercato enorme: una food court con 25
ristoranti, oltre 200 negozi di marche famose (dall'elettronica
all'abbigliamento) e parcheggi coperti per più di 6.000 vetture. Complessivamente
l’investimento totale previsto è intorno al miliardo di euro e oltre al gruppo
Brunelli (marchio Ipermercato e capofila del progetto) ci sono Euromilano,
Intesa Sanpaolo, Unipol e altri soci minori, che da quasi 18 anni (il potere
della burocrazia in questo caso non è poi tanto negativo, ma concedere lo
stesso alla fine la licenza non fa che rendere gli interessati ancora più
interessati a cannibalizzare l’intera zona) attendevano i permessi di realizzazione.
Ci guadagneranno, in termini di ripresa del mercato immobiliare almeno le case
vicine; o per arrivare ai 120mila mq di occupazione del suolo si costruiranno
ancora case concorrenziali con le più vecchie, quasi tutte di classe G, perché
di classe energetica A?
Si dice che l’ipermercato aprirà primavera prossima, ma le selezioni per
eventuali occupati all’interno della struttura sono già chiuse. Alla faccia del
jobs act.
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mercoledì 14 ottobre 2015
Miso, dal Giappone il cibo più yang
In Giappone, è ormai noto,
mangiano il miso. Il miso è uno dei migliori alimenti mai inventati dall’uomo. Visitare
il Padiglione del Giappone a Expo per credere. E’ un composto di cereali, sale
marino, semi di soya cotti e acqua, maturato e fatto riposare per almeno due
anni. Il tempo di conservazione, il sale, i vegetali che contiene ne fanno un
alimento che ha un valore nutritivo molto più alto dei suoi originali
componenti. Si usa soprattutto nelle zuppe, come condimento su tutti i piatti
di cereali, spalmato sul pane. Non fatelo mai bollire né riscaldatelo troppo
perché perderebbe tutto il suo valore nutritivo. Secondo alcuni, una sana e
corretta alimentazione si basa sui cereali, vegetali, legumi, cruditè in base
ai principi orientali dello yin, acido, e dello yang, sostanze alcalinizzanti.
Meglio non mangiare carne o comunque pollame da allevamento a terra. Sono ammessi
formaggi e uova ma in minima quantità. Una volta questo regime alimentare si
chiamava macrobiotica ed era per tutti, oggi si chiama biologico o biodinamico
ed è per pochi visto i prezzi che ha.
Nei prossimi due post le
ricette con il miso, che sono particolarmente indicate nei mesi invernali.
giovedì 1 ottobre 2015
Le parole del cibo italiano nel mondo
Leggo sulla newsletter del Club Papillon di Marco Gatti e Paolo Massobrio che sono 362 le parole italiane di cucina conosciute nel mondo. Il censimento, solo all'inizio, è stato condotto dalla linguista Silvia Morgana in collaborazione con l'Accademia della Crusca e l'Università Statale di Milano. Al pari, entrano nel nostro vocabolario nomi di cibi etnici, come sushi, kebab e falafel, e tecnicismi propri di tavola e cucina, come impiattare e microondare. Si sa, il mondo è ormai globale e allo stesso tempo locale. Ma il solco tra le popolazioni povere, i migranti, e i ricchi sempre più ricchi non dovrebbe autorizzare a fare sfoggio di tanta eloquenza quando il pane dei supermercati si butta e anche le scatole prossime alla scadenza. Lo dicevo anni fa, quando nemmeno si pensava all'importanza e al successo di una manifestazione come Expo 2015, quasi 20 milioni di visitatori raggiunti, e il mio pensiero non era tanto lontano dalla Carta di Milano. Dateci il pane e avremo anche le rose.
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