Il riscaldamento globale preoccupa e non poco, ma solo una ristretta cerchia di scienziati. Molti non vorrebbero sentirne parlare, per continuare a vivere una vita agiata e con molti sprechi. Ma nell'aria c'è adesso molta più CO2, anidride carbonica, di quanta se ne possa sopportare. Di buco nell'ozono non se ne parla più. Tacere fa bene ad un pubblico che vuole consumare più di quanto il pianeta possa sopportare. Produci, consuma, crepa: è questo il paradigma cui ci vogliono fare sottostare coloro che ne traggono profitto. Intanto la pianura lombarda è una successione di centri commerciali di nuova e vecchia concezione e tutti per una ragione o per l'altra finiscono per farvi visita. Ma le terre aride incombono, l'aria si fa irrespirabile e come in un film di fantascienza noi siamo tutti invitati ad entrare e consumare. Alcuni hanno calcolato che entro il 2070 l'aria sarà irrespirabile. L'allarme dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità), ripreso stamattina su La Stampa, calcola 4 milioni di morti l'anno per inquinamento di cui 80mila in Italia. E i ghiacciai si sciolgono, con gli animali che vi abitano a rischio estinzione.
"diario sul cibo per chi non crede che il cibo sia cultura ma nutrimento e garantirlo a tutti sarebbe già un bel passo avanti...esistono 'il pane e le rose'…assicuriamo il pane a tutti perché tutti possano avere anche le rose…"
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giovedì 7 maggio 2020
giovedì 19 novembre 2015
Gluten Free Expo 2: i prodotti per i celiaci
Il Gluten Free Expo, dicono gli organizzatori, è un’esposizione
particolarmente ricca, di espositori, di visitatori e merceologicamente completa: si va dalle materie prime, ai semilavorati, alle
attrezzature, ai cibi, alle bevande, per il retail, l’industria e il food
service. Un mercato interessante in virtù di tutti quei consumatori che hanno
dimostrato negli ultimi tempi intolleranza al glutine, manifestando diverse
patologie correlate. QqQuetsPer
tutti costoro il “gluten free” costituisce una valida, anzi l’unica alternativa,
per non dover rinunciare a troppe cose buone a tavola. Oltre ai prodotti
dolciari, di panificazione, snack, alla pasta e alla pizza, prodotti dai vari molini, esistono
anche birre con riso, sorgo e mais, altre deglutinizzate con enzimi, oppure
anche aranciate, limonate e cole senza glutine. Il Gluten Free Expo conta ormai
163 espositori in mostra, per un totale di oltre 200 marchi, e molti sono i
buyers internazionali, a dimostrazione di quanto questo mercato sia cresciuto
negli ultimi anni. Il punto è stato fatto in un Convegno di Largo Consumo,
rivista di marketing, che se ne è occupata in relazione a industria, retail e
ristorazione. Intanto sono stati già premiati i tre migliori pizzaioli, tra i
24 in gara, del Campionato Europeo Pizza senza Glutine, organizzato da Pizza e
Pasta. 1° Classificato: Gianfranco Simonetti, Pizza
Man, Firenze;-2° Classificato: Sara Palmieri, Antica Osteria Nusco, Nusco (AV);
-3° Classificato: Annamaria Marconi, Pizzeria Nashville, Roma.
A
battenti ormai chiusi, il bilancio di quest’anno del Gluten Free Expo è particolarmente
positivo (+57% di spazio espositivo), per l’interesse che le
campagne stampa e di chi si occupa di salute hanno saputo suscitare in un campo
molto prolifico come quello della dieta correlata alla salute. Già all’inizio
della storia della medicina, Galeno invitava a curarsi con il cibo. E oggi lo
slogan è tanto più valido in quanto l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità,
è attenzionata su più fronti alimentari che possono nuocere all’organismo (vedi
il caso della carne rossa che sarebbe cancerogena). Adottare un regime
alimentare come quello del "senza glutine", ma anche senza sale e senza zucchero,
per altre patologie, sono tendenze che si vanno affermando di pari passo con gli
allarmi riguardo il modo di cibarsi dell'Occidente ricco e delle sue complicanze.
martedì 19 maggio 2015
Latte: necessario o nocivo?
In pochi anni i produttori di latte italiani hanno pagato mezzo
miliardo di euro di multe all’Unione Europea per lo sforamento delle quote
produttive. Adesso il regime delle quote latte è finito, ma restano ancora da
pagare 40 mld di multe.
La fine dei sussidi rischia di mettere in ginocchio un intero
settore e il Ministero delle politiche agricole e forestali ha stanziato 108
mln di euro in tre anni per aiutare i produttori che però prendono solo 35 cent
al litro.
La Lombardia è il maggiore produttore di latte in Italia. Ma molto
latte proviene anche dall’estero, senza controlli sulla qualità e senza nemmeno
che lo si sappia. Finisce infatti nei cartoni a lunga conservazione UHT dove
non è obbligatoria l’etichetta di origine. Qual è dunque il latte che beviamo?
Da dove proviene? Fa male o fa bene? Per questo il Ministero sta lanciando la
campagna “Latte italiano 100%”, un logo facoltativo che permetterà ai
produttori di distinguersi per qualità.
Nell’infanzia è l’unico nutrimento. I neonati bevono solo latte. Quello
materno, consigliato, contiene molte vitamine tra cui l’essenziale vitamina D.
A quello in polvere, che tra l’altro costa moltissimo, si ricorre solo in casi
estremi nonostante la grande pubblicità gli avesse fatto negli anni Ottanta una
multinazionale dell’alimentare.
Secondo alcuni in età adulta farebbe male. Ma perché? Che sia poco
digeribile e possa far insorgere la pancreatite, è certo, ma c’è anche quello
senza lattosio. Allora?
L’opinione di
alcuni esponenti della medicina alternativa è che per l’assunzione di calcio
contro l’osteoporosi (la progressiva decalcificazione delle ossa) sarebbe
meglio prediligere frutta e verdura, cereali, noci e frutta secca in genere, che ne contengono la
stessa quantità senza le controindicazioni dei grassi saturi di latte
(soprattutto UHT) e latticini (sarebbero meglio i formaggi di latte di capra)
che possono favorire l’aumento di colesterolo e le patologie connesse. Ma come
si diceva un tempo “est modus in rebus”: non è detto che il latte possa essere
così nocivo se lo si assume in minime quantità, come lo fa la maggior parte
degli italiani bevendolo solo con il cappuccino del mattino. E poi secondo la
medicina ufficiale, molte delle malattie che si possono contrarre durante la
vita dipendono non solo dall’alimentazione ma dalle caratteristiche
individuali. Quindi le generalizzazioni della medicina alternativa sono da
prendere con le molle. Oltre a questo oggi molte affermazioni a favore di una o
l’altra dieta dipendono dalla comunicazione online su internet o dai comunicati
stampa e in quanto tali sono poco controllate dagli organismi preposti, anche
se sugli effetti del latte sarebbe d’accordo anche l’Organizzazione Mondiale
della Sanità (OMS). Ma sono tutti elementi da verificare. I vegani in Italia
sono il 7,1% della popolazione e purtroppo si ammalano anche loro.
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