giovedì 22 settembre 2016

La cucina di casa mia


Ogni tanto, quando interpretando dei piatti cucinati da mia madre con la sua solita maestria (mio nonno agli inizi del secolo scorso era aiuto chef all’ hotel Villa Igea di Palermo) (ri)scopro sapori che fanno parte del retaggio di una certa buona ristorazione milanese (che frequentavo assiduamente negli anni Settanta e Ottanta), rifletto su come i cuochi siano giunti a comprendere che una loro ricetta funzionava. Non sulla base di alchimie tanto alla moda (cucina molecolare & C.) o dell’impiego di prodotti dop e igp, la cui attuale inflazione sul mercato dovrebbe far riflettere sull’intero sistema dei cibi cosiddetti di qualità, quanto assecondando il proprio particolare gusto.

Così l’altra domenica, ho messo insieme le zucchine trifolate della mamma con le sue  mazzancolle in sugo  di pomodorini, e ci ho condito della pasta corta (pennette rigate). Mazzancolle in sugo di pomodorini: togliere la testa e sfilare il budellino nero sul dorso a ½ kg di mazzancolle. Imbiondire poco aglio e poca cipolla in due cucchiai di olio extravergine di oliva. Aggiungervi i carapaci facendoli soffriggere. Sfumarvi mezzo bicchiere di vino bianco e aggiungere i pomodorini. Salare e fare cuocere per dieci minuti. Spolverare di prezzemolo tritato.  

Zucchine trifolate: Tagliare a fettine sottili tre o quattro zucchine. Far soffriggere uno spicchio d’aglio tritato in un cucchiaio di olio extravergine d’oliva. Aggiungervi le zucchine e farle cuocere a fuoco lento. A cottura ultimata, cospargervi del prezzemolo tritato.







Il risultato non è stato inferiore a primi molto simili assaggiati al ristorante, i cui cuochi, evidentemente, in fatto di sapori la pensa(va)no come me. E siccome a differenza di Benedetta Parodi, che ha confessato in un’intervista di non saper cucinare, io invece ne sono capace, ve ne do entrambe le ricette (e magari, prima di versarle sulla pasta, vi suggerisco di sgusciare le mazzancolle).



  

martedì 20 settembre 2016

L'antiretorica artusiana


  • Le mode passano, lo stile resta.” Ovvio, ma come farlo capire quando non si fa altro, in cucina, che parlare di territorio, filiera, prodotti tipici, chilometro zero, tradizione ecc., parole vuote, che indicano appunto solo delle mode, se non sostanziate da uno stile vero? Per questo  è ancora importante ricordare Pellegrino Artusi. Questi raccolse gran parte delle ricette regionali “tradizionali” e le unì in un unico manuale della cucina italiana, senza mai adoperare la parola tradizione, come fa notare Alberto Capatti, che insegna all’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, nell’introduzione all’ultime edizione de La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene ad opera della Bur. “Una parola, tradizione, – scrive Capatti – sempre più utile per designare nel presente il passato e per coprire culture innovative alla ricerca di una validazione storica, per descrivere la qualità non solo come filiera, ma come processo ambientale e umano, e per imballare, quando occorre, il nulla.” Ecco, non vogliamo dire che sia sempre così, del resto anche qui è scritto: “quando occorre”.  Ma il saper fare da capo e fare da sé, come insegnava Artusi, non ha bisogno di nessuna retorica.


venerdì 9 settembre 2016

Anche i bar attenti al benessere


Al Klover, bar della movida milanese, la sera è dedicata ai cocktail, ma a pranzo si può gustare qualche piattino sfizioso. Per gli attenti al benessere, che ormai sono i più, segnaliamo il farro al pesto con patate e fagiolini, il riso venere con salmone, la quinoa condita con una salsina e il pollo al curry con riso basmati.

Tutti piatti semplici, ma gustosi e che non appesantiscono. Dopo ci si può sempre “rifare” con una fetta di torta al cioccolato e arance. Ma per chi è attento alla salute c’è anche una torta di mele integrale.
Le foto ve le faccio vedere un'altra volta perché non mi si caricano.



martedì 30 agosto 2016

I dessert creativi


I dessert oggi sono tutti creativi, ma tra i tanti piatti dei nuovi chef, sono le uniche creazioni che mi sento di consigliarvi. Qui sopra una crostata alla crema con frutta in scatoletta di cioccolato, un gelato di menta con salsa di albicocca e una torta di mele.

martedì 2 agosto 2016

La stagione del gelato


Quarantamila le gelaterie in Italia, di cui il 65% usano basi preparate da mantecare sul posto e il 35% autenticamente artigianali, realizzati con materie Dop e Igp del territorio, per un fatturato complessivo di quanti mln di euro e kg di gelato consumato pro capite non si sa bene. Le cifre sono molto diverse a seconda delle rilevazioni. Manca quindi un importante dato di mercato per permettere di fare impresa. Questo è il risultato degli studi dell’Igi, Istituto italiano gelati, diretto da Paolo Garna. Sta di fatto comunque che, arrivata la stagione calda, il gelato, sia artigianale sia industriale venduto in coni o vaschette e coppette preconfezionate, è un piacere cui si indulge anche se si è a dieta. Anzi, dato il suo contenuto calorico, può sostituire un pasto senza appesantire. In questi ultimi anni poi, è scoppiata la moda del gelato vegano, alla soia, un proteina vegetale di origine orientale, oppure senza latte e senza uova. E quindi dietetico.

L’Igi, Istituto del gelato italiano, ha lanciato un’azione promozionale per il consumo di gelato industriale verso i più piccoli, ritenendolo un prodotto sicuro e nutriente. Esiste anche un’ appgelato appena riveduta da Cosmobile che aiuta a trovare sul cellulare le gelaterie migliori. 100 di queste premiate da un concorso del Gastronauta Davide Paolini. Prima classificata la gelateria Capolinea di Reggio Emilia, di Simone De Feo. Ricorre poi a luglio di qualche anno fa, la decisione di istituire una Giornata europea del gelato artigianale, da celebrarsi il 24 marzo, per contribuire alla promozione di questo prodotto e allo sviluppo della tradizione gastronomica del settore.

giovedì 21 luglio 2016

Klover, bar della movida milanese


La vodka Grey Goose sposata con mirtilli freschi, cristallizzata con zenzero, lime e una carezza di soda water. Ideale per rinfrescarsi in queste afose giornate estive è una delle proposte di Klover, il bar di un gruppo di giovani nel cuore della movida milanese. Il locale propone inoltre un evento intitolato “Winenot”, e altri come il Fridays, due passion latina, sbagliati, o gin lemon, a 10 euro. Speciali poi la serate All you need is gin. Il mercoledì è la volta dello sconto agli universitari, del 30%. Su tutte, svettano le proposte di vodka, My Moscow, e Gin. Qui si beve bene, dunque, ma fatelo con moderazione.

martedì 12 luglio 2016

Ma ho capito bene?


Vivere 15 giorni con 150 euro. E’ quello che sta provando fare un gruppo di giovani come medicina anticrisi.

Ma io con 150 euro ci vivo due mesi, bollette e imu a parte. Secondo me si è perso il senso della misura.

Negli anni della Milano da bere erano troppi quelli che credevano di aver inventato la propria impresa.

Senza sapere ben che fare. Invece io ho sono stata modesta collaboratrice esterna e ora stringo la cinghia.

Facile appellarsi a Papa Francesco e al suo senso della povertà. Di non solo pane vive l’uomo l’ho scritto 10 anni fa sulla testatina del mio blog e oggi lo rivendico come primato insieme allo spreco di risorse per produrre una fetta di carne (lo scrissi in un articolo per Italia Oggi) e fui la prima a parlarne. Ora scopro che vogliono mettere una tassa sulla carne per questo motivo. Proprio strano come gira il mondo.

A proposito poi di a che cosa serve l’agricoltura ho scoperto che molti hanno letto il mio post di tanti anni fa così intitolato, e andandolo a rileggere non mi sembra più una provocazione quanto una seria riflessione.

Oggi tutti parlano di land grabbing, di pomodori coltivati in Nigeria, di pasta fatta con il grano duro degli Usa. Avevo già accennato a tutte queste tematiche molti anni fa. Come al business delle intolleranze.

Di origine in etichetta delle materie prime anche lavorate, poi, esistente in una direttiva di Bruxelles non voglio nemmeno parlare, perché mi fece perdere un lavoro. Ma ora vengo a sapere che in Francia l’hanno adottata per il latte e in Italia invece se ne deve ancora discutere. Potere delle multinazionali? (Anche se io credevo ingenuamente che le direttive di Bruxelles valessero automaticamente per tutti i Paesi dell’Unione, che poi sono diventati 28).

Quando aprii il mio blog nel 2011 non credevo certo che venisse letto da tanti, anche se ho raggiunto punte di 900 visite al mese. Ma poi mi sono ricreduta e ho continuato nel paziente lavoro di smontare la massa delle tante credulità in cui cade la società dei consumi appunto di massa. Ma ho scoperto che la gente comune ci vuole credere pena la perdita del suo senso di stare nel mondo. Quindi i consumi sono al centro.  

Un ultimo accenno alle mode vegane e a quelle del mangiare senza (senza zuccheri, senza sale, senza grassi, senza colesterolo ecc.) è d’obbligo essendomi battuta in tempi non sospetti contro la loro assurdità.