giovedì 27 giugno 2013

Aspettando il "dopo bomba"


Che ci sia veramente la crisi, ci crederò quando vedrò circolare meno macchine: con quel che costa la benzina … Per ora, non tutto quel che si dice sul crollo dei consumi è vero, soprattutto di quelli alimentari. E’ vero invece, a parte l’italico vizio di lamentarsi sempre per tutto, che i nostri modi di consumare sono radicalmente cambiati. E se in alto, chi prende decisioni, sapesse veramente come si sono trasformate in questi ultimi dieci anni le famiglie, compreso il loro modo di stare a tavola, fare la spesa, cucinare, o non cucinare - famiglie che tra l’altro, nel senso convenzionale e tradizionale del termine, non esistono quasi più e non solo e non tanto per l’accresciuto numero delle separazioni – non emanerebbe cosiddetti decreti del “fare” tanto teorici quanto inutili.   

E’ chiaro che si sta chiudendo un’epoca: quella dei piccoli negozi, per esempio. E ai tanti giornalisti e sociologi che se ne sono occupati per decenni sulle riviste specializzate del food e del mass market il dato non avrebbe dovuto sorprendere. Come il fatto che anche la grande distribuzione, con i suoi mega centri commerciali che hanno distrutto un paesaggio unico come quello italiano, non è più la risposta ai veri bisogni dei consumatori.

Piuttosto, lasciamo avanzare un mondo diverso, anche nella ristorazione - fast food, bar e ristoranti tradizionalmente intesi, locali di grandi chef, osterie e trattorie - che con il trasmigrare dei consumi alimentari da quelli esclusivamente domestici di una volta al fuori casa, hanno la loro occasione da cogliere. Ma non solo per fare affari a caro prezzo per il cliente.

Per una volta, lasciamo fare – e questa volta la parola “fare” ha davvero un senso - ai nostri figli che hanno tutta una vita davanti, che sono cresciuti stando a tavola in maniera diversa da noi, i nostri padri e i nostri nonni. Che hanno dalla loro parte l’entusiasmo della gioventù e che se sbagliano impareranno dai loro errori, costruendo un mondo radicalmente diverso.

(Tra parentesi, nel sospendere questo blog fino a che non mi viene un'idea migliore, perché l’era dei blog è finita, come sanno i più avveduti, tra i giovani ci metto, nonostante l’età, anche Grillo, che sta provando in tutti i modi a cedere loro il passo; un po’ meno invece Casaleggio che anche se più giovane di Grillo mi sembra proprio uno nato vecchio, nel modo di pensare, intendo: e non si offenda, non è la tecno - padronanza a renderci giovani).
 
Perciò addio, anzi arrivederci. Riprenderò quando potrò scrivere le "Cronache del dopo bomba" (sempre nel food, si capisce).

venerdì 17 maggio 2013

Coffee shop: illycaffè apre a Roma

 
La tazzina di caffè espresso nella qualità dei chicchi dai quali viene ricavata ma anche nella sua espressione di ritualità sociale, in un Paese in cui, come l’Italia, svolge il ruolo di elemento principale della prima colazione e di una pausa al bar. Questa sarà protagonista anche dei lavori preparatori di Expo 2015, l’esposizione internazionale sul tema dell’alimentazione tra due anni a Milano nel sito di Rho-Pero, con i seminari e i corsi di lunedì 20 maggio organizzati da illycaffè per la quarta edizione di Tuttofood, la fiera dell’alimentare rivolta agli operatori dell’horeca (hotel, restaurant e cafè), di cui l’azienda triestina quest’anno è partner ufficiale. Da bevanda calda ricavata dai semi di una pianta originaria dell’Africa, in Etiopia, e la cui coltivazione si è estesa successivamente nei Paesi dell’America Latina e della Cina, che ne sono oggi i maggiori fornitori, a prodotto di successo mondiale - nella versione tutta italica dell’espresso, di cui sono online adesso una serie di racconti per immagini con video e post cura di Wega, macchine per caffè, di Magazzini del Caffè, sul sito www.magazzinidelcaffe.com, e dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano, www.espressoitaliano.org - in tempi di globalizzazione il suo business si realizza anche e soprattutto a base di esportazioni il cui terreno è reso fertile dalla diffusione internazionale dei coffee shop monomarca a insegna aziendale. Di cui non mancano certo da tempo esempi lungo l’intera Penisola, realizzati da tutti i maggiori brand del settore. Illycaffè ne ha appena inaugurato uno nuovo a Roma, con la collaborazione di A. R. P., società di progetti nel settore del luxury retail, il primo aperto nella capitale, a due passi da Piazza di Spagna, il cui punto forte sarà, come ovunque nei suoi store, il blend illy 100% arabica e che segue la fortunata e recente esperienza di un altro format dell’impresa, le boutique, o concept store, di Trieste e di Brescia dove trovare tutte le specialità del Gruppo (oltre a illycaffè, cioccolato Domori, vino Mastrojanni, thè Damman Frères, confetture Agrimontana).    

giovedì 16 maggio 2013

Fao e Slow Food insieme per l' agricoltura familiare


I programmi della Fao, contro la fame nel mondo, sono sostenuti in parte dal governo italiano. Anche Slow Food, l’associazione no profit torinese di Carlo Petrini dedita alla salvaguardia delle produzioni locali in 150 Paesi del mondo, vi partecipa, e un accordo siglato il 16 maggio di quest'anno a Roma tra le due organizzazioni ne ha sancito la collaborazione a favore dell'agricoltura "familiare". Dalla Katta Pasta di Timbuktu, apprezzata anche nel Mali, all'olio di palma della Guinea Bisseau, alla noce di kola della Sierra Leone al cous cous senegalese, altrettanti Presìdi Slow Food, i prodotti dell’agricoltura e il cibo che se ne ricava nei Paesi più poveri, e qui siamo nell'Africa Occidentale, sono frutto del lavoro di piccoli coltivatori, la cui dimensione aziendale coincide spesso appunto solo con quella familiare. Produzioni al limite dell'autoconsumo a favore dello sviluppo delle quali, anche per far conoscere un diverso modo di alimentarsi in un mondo globalizzato, le due organizzazioni lanceranno campagne si sensibilizzazione con due obiettivi. Assicurare più cibo ai produttori locali, le loro famiglie e le loro comunità, e aiutarli a commercializzare piccole eccedenze per sviluppare l’economia del territorio. Nel progetto, anche il rafforzamento delle reti di produzione e vendita, stimolando la formazione di gruppi di produttori e cooperative. In comune, la filosofia di fondo è quella della salvaguardia della biodiversità, puntando alla valorizzazione di singoli prodotti locali, e dei Presìdi Slow Food. Il primo importante appuntamento per vedere i primi  frutti di questa collaborazione, sarà l’ Anno Internazionale dell’Agricoltura Familiare, nel 2014. La data, stabilita dall'Onu, segue quella di quest'anno, 2013, che è stato dichiarato l’ anno internazionale della quinoa, una pianta erbacea della famiglia degli spinaci di cui sono già partite coltivazioni pilota in tutto il mondo e  che potrebbe finalmente sconfiggere la fame grazie ai suoi semi molto simili ai ceci, pur non essendo propriamente un cereale, dall'elevato potere nutritivo. Di origini andine, si adatta bene a temperature e climi differenti, resistendo alla siccità sei volte più del frumento. «Un fatto non da poco – ha sottolineato il direttore generale della Fao Graziano da Silva – in tempi di forti cambiamenti climatici e con la tendenza alla riduzione di risorse idriche nel mondo». Mentre Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, ha posto l’accento sulla questione del colonialismo gastronomico: “In questa alleanza con la Fao – ha detto - continueremo nel nostro lavoro di catalogazione e valorizzazione dei prodotti e ricette locali e vedrete che dai cuochi africani arriveranno belle sorprese nei prossimi decenni».

mercoledì 1 maggio 2013

Primo maggio e l'emergenza lavoro, anche nei settori favoriti come la ristorazione

Oggi è il primo maggio, festa dei lavoratori, con manifestazioni in corso in tutta Italia e che a Milano si celebra con il corteo dei sindacati unitari, da Porta Venezia a piazza Della Scala (quello nazionale ha luogo a Perugia), e la Mayday Parade dei precari, con concentramento in Ticinese, piazza XXIV Maggio, e diretta quest’anno a Palazzo Lombardia. Il lavoro, su cui si fonda la Repubblica, è al centro delle misure sui cui si sta impegnando il neonato governo Letta, che ha già promesso sgravi fiscali sui redditi da lavoro stesso e sulle assunzioni dei giovani e delle donne. Nonché garanzie di un welfare per gli esodati, promettendo addirittura una sorta di reddito minimo garantito per chi il lavoro non ce l’ha o non ce l’ha più. Dove si andranno a reperire i fondi per attuare questi provvedimenti, però, non è stato chiarito. Come non si fa abbastanza chiarezza su cosa fare per mettere un argine al precariato. Che è nato quando una generazione, la mia, quella dei baby boomers, è entrata nel mondo del lavoro all’epoca dei primi contratti di formazione – lavoro, negli anni Ottanta, un mezzo per assumere personale a tempo determinato, e quindi di poterlo licenziare senza causa, e con minori oneri fiscali. Da qui a tenere fuori anche le generazioni successive dal lavoro garantito (il posto fisso), il passo è stato breve, inaugurando la triste stagione della flessibilità che ha oggi come epilogo l’esodo dall’attività lavorativa senza la pensione, ma anche senza nessuna rete di assistenza sociale che si sta cercando adesso di garantire ai soli lavoratori assunti a tempo indeterminato e poi licenziati intorno ai cinquant’anni. Se perdere il posto non era già accaduto prima, e senza nessuna possibilità di tornare a essere occupati, come per le donne che sceglievano il part time al fine di accudire i loro bambini e a figli cresciuti sono rimaste definitivamente fuori dal mondo del lavoro. I precari poi non sono favoriti nemmeno dagli annunciati sgravi delle tasse sul reddito da lavoro, perché sono lavoratori autonomi o partite Iva, soggetti a quell’ Irpef che da anni, se non da decenni, si promette di riformulare in modo maggiormente progressivo (meno tasse sotto una certa soglia reddito e maggiore gradualità a salire), ma non se ne è mai fatto nulla. Quando poi queste persone, in età matura, perdono il lavoro, non esiste più nessuna alternativa. Chiaro che se adesso anche gli imprenditori sono i crisi, e molti di loro oggi partecipano alle manifestazioni dei lavoratori, insieme a cassa integrati, disoccupati e pensionati, non può che generare ancora più preoccupazione la condizione dell’occupazione giovanile, con ormai il 37% dei ragazzi tra i 18 e i 25 anni che non riesce a trovare lavoro, ai quali è stata fatta la sola promessa, già dal governo Monti, di sconti fiscali a chi li assume e di una riforma dell’apprendistato, ma che ancora non si è vista realizzare, o non ha dato nessun esito. Intanto, ogniqualvolta in un settore, come quello per esempio della ristorazione o del turismo enogastronomico, che sono gli unici per ora in crescita con ancora molte prospettive di sviluppo, si apre qualche spiraglio, le chance che si offrono ai giovani, come quelle della ricerca di 6.000 pizzaioli di cui abbiamo già parlato su questo blog, vengono spesso subordinate agli interessi delle aziende di formazione che offrono corsi che sono in genere molto costosi, o comunque mai abbastanza trasparenti sui loro effettivi oneri per i partecipanti. E che durano anche una sola settimana, come se questa potesse sostituire gli anni di esperienza che ci vogliono a “rubare” il mestiere lavorando pazientemente fianco a fianco a chi lo sa già fare, magari per molto tempo, come è sempre stato fin quando si assumeva regolarmente. Il lavoro potrà essere anche stato il valore fondante della democrazia in questo Paese all’epoca dei padri costituenti, certo è che della sua dignità e della sua centralità nella costruzione delle esistenze individuali e collettive, in questi ultimi quattro decenni se ne è proprio persa la traccia, se non nella retorica vuota di una casta che si affanna a difenderlo più per auto garantirsi il diritto a governare ancora, anche tutta insieme, destra e sinistra, che per difendere l’interesse dei lavoratori. Primo maggio: per continuare a crederci oggi ci vuole davvero tanto coraggio.

martedì 30 aprile 2013

Il mio 25 aprile con gli amici degli orti solidali di IncontRho


Queste sono le foto scattate giovedì da Francesco Tirrito nella piazza dei Caduti di Arese (Mi) dove si sono svolte le celebrazioni del 25 aprile, con gli interventi di un rappresentante dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) e del Commissario della città, Anna Pavone. Al centro delle foto, con la bandiera dell’ Anpi di Arese, Alberto Savoia, presidente dell’Associazione IncontRho (www.incontrho.it), che si occupa dell’inserimento sociale di persone con disabilità emotive. All’ attività dell’Associazione si deve, tra l’altro, la coltivazione terapeutica di orti urbani (in via Montegrappa ad Arese e a Rho), patrocinata da Comune di Arese e Provincia di Milano, e messa in opera con la collaborazione della garden community Il Giardino degli Aromi. Le cui volontarie hanno prodotto un interessante volumetto sulle pratiche agricole, Un cerchio che unisce. “Facciamo insieme un orto del benessere”, intese come modo per far crescere la solidarietà.

lunedì 22 aprile 2013

Supermilano chiude con Verdi e un buffet parmense


Una Settimana a Supermilano, la sette giorni di eventi culturali alla scoperta del territorio della provincia del Nord- Ovest milanese, si è chiusa ieri, domenica 21 aprile. Il weekend precedente, quello d’apertura, con due magnifiche giornate di sole, era stato inaugurato ad Arese dalla mostra-mercato di prodotti naturali Naturbio a Villa La Valera. Molti gli stand del benessere, con l’offerta di prova di massaggi shiatsu e di ginnastica Pilates, ma con la tendenza a una minore esposizione di prodotti alimentari (abbiamo contato solo 2 banchi di miele biologico, uno di marmellate fatte in casa, e lo stand del Gelato Naturale).
 
Sabato 20, presso la Biblioteca Comunale di Via Dei Platani ad Arese, Ruggero Cioffi ha condotto una conferenza-concerto su Giuseppe Verdi, nell’anno del suo bicentenario, cui hanno partecipato il tenore Andrea Semeraro, corista della Scala,  la mezzo soprano Elisa Pacorig e la soprano Lorena Balbo che, accompagnati al pianoforte dal maestro Jader Costa, della Filarmonica della Scala, hanno proposto al pubblico tre arie dal Rigoletto, Trovatore e la Traviata. Il buffet parmense che ha chiuso il pomeriggio è stato allestito dalla Cooperativa Altrove, socia di CTM Altromercato (www.coopaltrove.org).
 
 
 
 
 

mercoledì 17 aprile 2013

A.A.A. pizzaioli cercansi


In Italia esistono 25mila pizzerie con servizio al tavolo, più altrettante al taglio. Il settore, secondo dati Fipe (la Federazione Pubblici Esercizi aderente a Confcommercio Imprese per l’Italia), genera un fatturato di nove miliardi all’anno. Che non accenna a diminuire, soprattutto a pranzo, perché, anche con la crisi, si riescono ancora a spendere appena dai 7 agli 11 euro per una pizza e una bibita. La pizzeria media si estende su 126 metri quadrati, ha 67 coperti all’interno e 23 all’esterno, se dotata di un dehor, e un volume d’affari di 260mila euro l’anno, resta aperta 280 giorni su 365 e impiega 6,5 dipendenti.  La forza lavoro complessiva arriva a 240mila pizzaioli occupati, ma se ne cercano altri seimila, qualificati. Si rende così necessaria la loro formazione e se ne è parlato a Fiera Parma, ieri 16 aprile, durante “Pizza World Show”, il Salone Internazionale della Pizza, che ha ospitato una  tavola rotonda sull’argomento con molti relatori esperti. L’80% del fabbisogno di pizzaioli specialisti riguarda le piccole imprese e oltre un’assunzione su due tra quelle non stagionali – assicura Fipe - è a tempo indeterminato. Per ora sono i pizzaioli esperti che assumono a trasmettere agli altri le necessarie nozioni, e i più interessati al mestiere a Milano sono per esempio gli egiziani, dove sono già 100 in forze al settore.
Ma l’occasione dovrebbe fare gola anche a molti giovani italiani, anche perché diventare un bravo pizzaiolo è un trampolino di lancio per sviluppare affari nel mondo delle pizzerie per happy few, il regno della pizza gastronomica dove la fantasia di chi la crea e l’attestata qualità superiore delle materie prime impiegate per realizzarla garantiscono guadagni superiori (qui  la sola pizza può costare anche 12 euro). Anche se per la verità, alcuni critici gastronomici storcono il naso di fronte alla definizione “pizza gourmet” e asseriscono che la pizza è un alimento semplice che deve restare tale a patto di saperlo realizzare ai massimi livelli, senza fronzoli. Altri vedono invece nella sua evoluzione la massima espressione della creatività e del genio italiano in cucina, dato che la pizza l’abbiamo solo noi, e certi prodottini dop specialità del territorio, anche. Seimila posti di lavoro in più, data l’attuale situazione occupazionale in Italia, non saranno un granché, comunque, ragazzi, se vi interessa, fatevi avanti, che un posto di lavoro ancora sicuro vi aspetta.