"diario sul cibo per chi non crede che il cibo sia cultura ma nutrimento e garantirlo a tutti sarebbe già un bel passo avanti...esistono 'il pane e le rose'…assicuriamo il pane a tutti perché tutti possano avere anche le rose…"
martedì 7 giugno 2022
La lotta alla contraffazione alimentare passa attraverso i microchip
Va bene che la contraffazione alimentare di prodotti italiani superblasonati ci costa un tot di mln di euro, ma c’è un aspetto della lotta a questa frode che lascia stupiti. Ed è l’inserimento di un microchip nella placca di caseina del Parmigiano Reggiano, l’unica parte che non si mangia (ma mia madre, nell’ottica del risparmio e del non buttare via nulla di commestibile, la fa ammorbidire nell’acqua e poi la mette nel minestrone per insaporirlo), con cui identificare l’origine delle forme, risalendo al percorso di tutta la filiera. Fateci caso e saprete se state mangiando un parmigiano veramente di Parma o una sua scialba, quanto inutile, se non per il prezzo inferiore, imitazione.
mercoledì 1 giugno 2022
Pesci orientali con in pancia le microplastiche: effetto del carogasolio ma non solo
Mangeremo pesce orientale ed in più carico di microplastiche? Una domanda raccolta dal Club Papillon che nella sua newsletter di oggi primo giugno corrente mese, che raccoglie le migliori notizie sull'agroalimentare del giorno, parla del caro gasolio responsabile del fermo dei pescherecci lungo le coste dell’Adriatico. “I pescatori in sciopero - continuano Paolo Massobrio e Carlo Gatti - chiedono interventi urgenti al Governo e intanto sulle tavole spopolano le orate dalla Tanzania e i pangasi del Vietnam.” L’allarme sul pangasio, mitico pesce che prospera chissà dove nel Pacifico, ma ha in pancia millimetri di microplastiche e viene spacciato per nasello, era già stato dato ai suoi tempi da Beppe Grillo.
Scuola, lavoro, sanità da privilegiare rispetto al vino
I vini italiani, tra fermi e bollicine, hanno risentito della pandemia e adesso della guerra. Tra gli altri spumanti preoccupa, oltre al Trentodoc e al Franciacorta, la situazione dell’Asti Docg, fratellino dello spumante francese, le bollicine più famose al mondo. Le sue bottiglie esportate in Russia nel 2021 ammontavano a 12,6 mln. Chiaro che adesso un mercato così ampio e radicato non si ripristina in fretta. Pandemia, guerra, rincari energetici, costi alla produzione poco sopportabili. Mantenere i prodotti agrifood in idonei ambienti refrigerati richiede investimenti notevoli e oggi, senza contromisure da parte di Governo e Ue, il rischio è di un conto energetico fuori controllo che ricadrà sulle spalle dei nostri figli.
Veniamo dunque ai numeri delle bollicine italiane del 2022, che il direttore Giampietro Comolli di Osve (Osservatorio Vini Effervescenti) ci ha voluto molto cortesemente concedere e che finora sono stati pubblicati solo dai quotidiani economici, Sole 24 Ore e Italia Oggi nelle sue pagine di Agricoltura Oggi, e nelle pagine interne locali dei giornali diffusi nelle più importanti terre dei vini (Toscana, Piemonte, Lombardia, Veneto, Sicilia; che, se ci fate caso, sono le regioni che più hanno combattuto per l’Italia libera dagli invasori e unita nell’Ottocento risorgimentale).
L’ esperienza in periodo di epidemia ci ha insegnato che per la prima volta negli ultimi 40 anni la bottiglia di spumante vale di più rispetto al volume delle vendite/spedizioni e dei consumi. Questi ultimi hanno accolto e accettato rincari sul prezzo della bottiglia allo scaffale e nel sistema dell’ accoglienza per motivi extra aziendali.
Il sapere con la certezza della certificazione da dove arriva un vino pregiato, come i Supertuscan, i costi reali di filiera, le chiusure e le reclusioni pandemiche, e il sentiment verso i prodotti made in Italy hanno contribuito al successo dei valori sui volumi. Consentendoci così di recuperare qualcosa sui cugini francesi, anche se il prezzo marginale in cantina e soprattutto alla dogana è invece ancora eccessivamente basso.
“Bisogna – conclude Comolli - lavorare non a seconda della denominazione ma a livello nazionale, con un impegno istituzionale molto ampio. Certo non si possono chiedere altri soldi pubblici in questo momento: un aggravio di 12-17 mld di euro al mese di spese quasi fisse e di sostegni vuol dire un aumento di 150-160 mld di euro all’anno del deficit sul Pil nazionale. E in deficit è anche l’export verso la Russia, causa la mannaia Putin, anche se questo mercato ha sempre optato per vini di scarso valore.”
“Una sfida interessante sarà – conclude - nel 2022, monitorare i costi di produzione e i diversi incrementi di voci di spesa specifiche per i vini spumanti (rispetto ai vini fermi), fra quelli a metodo tradizionale classico e quelli a metodo italiano, quest’ultimi con un consumo energetico molto superiore. Ma quanti locali avranno già tirato giù la saracinesca in modo definitivo? Resto pur sempre della mia idea sociale - filosofica- economica: si può fare a meno di una bottiglia di vino, ma non di un’ aria salubre, sana, salutare oggi e soprattutto domani. Solo “scuola, lavoro, sanità” dovrebbero essere sostenuti, calmierati e asseverati con soldi pubblici. Tutte le restanti voci del bilancio nazionale devono essere in pari o in utile, altrimenti si rischia grosso. E’ un tempo di “vacche magrissime” che necessita di un’ intelligenza di lungo periodo. Purtroppo sono scelte in gran parte in mano agli attuali politici.”
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martedì 31 maggio 2022
Torta di formaggi, ciliegie e pepe rosa
Continua la campagna triennale di comunicazione e promozione della frutta e della verdura DOP (Denominazione geografica protetta) e IGP, dal messaggio chiave “L’Europa firma i prodotti dei suoi territori”, per tutto il mese di giugno con centralità sulla Ciliegia di Vignola IGP (Indicazione geografica protetta dalle rive del Reno al Panaro). Con le ciliegie si possono preparare ottime ricette come la seguente. E altre ne trovate sul sito istituzionale della ciliegia di Vignola Igp.
PREPARAZIONE 15 MINUTI - FACILISSIMA - STAMPO DIAMETRO CM 20 - PER 6-8 PERSONE
Ingredienti:
Base: 170 g di fette biscottate tritate, 2 cucchiai di brandy, 150 g di burro fuso e freddo, sale, pepe. Cheese cake: 500 g di ricotta romana, 300 g di formaggio caprino, 200 g di formaggio robiola, 10/15 ciliegie, 1 cucchiaino di pepe rosa, sale, pepe, 2 cucchiai di erba cipollina tritata. Decorazione: pepe rosa , ciliegie, menta, crostini di pane per servire.
Preparazione:
Base: mescolate le fette biscottate tritate con il liquore, sale, pepe e il burro fuso e freddo. Ungete lo stampo a cerniera e distribuite sul fondo il composto livellandolo e premendo per renderlo uniforme. Ponete in frigorifero. Lavate, asciugate e snocciolate le ciliegie.
Lavorate i formaggi e la ricotta in una ciotola capiente, salate e pepate. Dividete la massa in due parti. Alla prima aggiungete metà pepe rosa pestato e l’erba cipollina, poi distribuitela nello stampo livellandola. Ricoprite con le ciliegie e nuovamente con la farcitura rimasta dopo averla aromatizzata con il restante pepe rosa. Coprite con la pellicola e ponete in frigorifero per circa 3 ore. Prima di servire, sformate la cheese cake sul piatto da portata e decorate la superficie con le ciliegie rimaste, un poco di pepe rosa e foglioline di menta. Servite con crostini di pane.
I danni all'agricoltura e i contadini che non si assicurano
Il nostro sistema agroalimentare è il principale motore delle esportazioni italiane per un valore di 52 mld di euro nell’ultimo anno. Ma molti sono i fattori che negli appena trascorsi anni di pandemia e guerra hanno contribuito a frenarne il successo con i mutamenti climatici che ne hanno causato danni per oltre 2 mld di euro. Alluvioni, gelo e siccità ne sono le principali cause ma sono ancora poche le aziende (il 10% del totale) che si assicurano contro i danni ambientali, con la conseguenza di doverne pagare in toto le conseguenze. Questo il resoconto succinto che la newsletter del Club Papillon ha tratto dagli articoli di La Repubblica e Il Giornale del 31 maggio corrente anno, ai quali vi rimando per un approfondimento.
lunedì 30 maggio 2022
Come sarà la prossima stagione turistica?
Come leggerete qui sotto sono tornata a scrivere, sempre di cibo (cone le storie di caffè e cacao) con due giorni di anticipo sul mio semestre sabbatico.E non credo cambierò argomento,almeno per ora, perché la questione di come ci alimentiamo sotto i venti di guerra è cruciale. Perché se i carichi di grano nel golfo di Crimea sono fermi, si ferma l'approvvigionamento di cereali di un intero mondo, oggi che siamo globalizzati. E se mancano 300mila lavoratori nella ristorazione (secondo dati Confcommercio) bisognerà pur prendere provvedimenti per la prossima stagione turistica, visto che l'Italia ha 8mila km di coste dove sbarcano stranieri da ogni dove. Ma la questione è in questi termini: se i datori di lavoro non pagano abbastanza la manodopera, e sottraggono anche proventi al demanio (con la questione balneari non ancora conclusa al governo), i nostri ragazzi, quasi tutti ormai plurilaureati e anche con master, fanno benissimo a disdegnare paghe da fame. E non per sedersi sul divano con il reddito di cittadinanza ma per cercare lavoro altrove (estero). Dove però è difficilissimo farsi assumere a tempo indeterminato. Quindi? In più ci affolleremo sulla "stessa spiaggia, stesso mare" senza mascherine, incuranti del contagio, anche se gli epidemiologi hanno già invitato a fare la quarta dose di vaccino in autunno.
Caffè e cacao tra miti e leggende
Come dà notizia la newsletter del Club Papillon, autori di saggi sull’agroalimentare, che compie adesso 30 anni, Su La Stampa è da leggere l’intervista a Augustine Sedgewick, storico americano autore di “Coffeeland". Storia di un impero che domina il mondo”, libro in cui racconta la storia del caffè parlando di uomini, imprenditori spietati, operai laboriosi, chimici e guerriglieri. “La storia del caffè - spiega - racconta come la globalizzazione connette e divide il mondo nello stesso tempo. Gli italiani credono di averlo inventato, ma i primi furono i siriani nel 1554. Poi fu considerato a lungo una droga”.
Originario dell’America meridionale è invece il cacao, un albero alto in natura 8-10 m, di meno (4-5 m) se coltivato. Foglie grandi, alterne e fiori piccoli bianchi o rosa con 5 petali, nascenti direttamente sul tronco o sui grossi rami (caulifioria). Il frutto "cabosse" è una capsula ovale, indeiscente, lunga anche fino a 25 cm con spessa buccia coriacea, gialla o rossa. Acqua: 2,5 g, Energia: 355 Kcal, Carboidrati: 11,5 g, Parte edibile: 100 %. Conosciuto da millenni, anche questo alimento ha letteralmente alimentato storie, leggende, miti. Agli inizi, i suoi scopritori lo consumavano tal quale, in tazze di cacao bollenti e solo quando arrivò in Europa si cominciarono a farne tavolette, che devono contenere, secondo le indicazioni di Bruxelles, percentuali precise di cacao, polvere e burro di cacao, a seconda che sia fondente o al latte. Recentemente, anche di quello fondente ne esistono diversi gradi di “purezza e intensità”.
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