Frequentando
il nuovo Ipercoop a firma Brunelli alle porte di Milano (Arese) mi sono accorta
di una cosa: l’aumento vertiginoso delle persone obese. Avranno forse, per
ragioni di economicità, risparmiato sull’alimentazione nutrendosi perlopiù
dalla famosa catena statunitense di panini? Il dubbio sorge spontaneo perché
ormai da trent’anni le due catene, perché in origine ce ne era anche un’altra,
imperversano in ogni angolo delle grandi città con i loro hamburger giganti
super farciti di grassi (salse, fritti e quant’altro). E dire che in Piemonte
era nata ad un certo punto di questo cammino sulla via della malnutrizione una
mini catena di M^^cBun, un macellaio che si era inventato un panino con
hamburger di chianina e niente salse. Ma la risposta degli americani non si
fece attendere: formaggi Dop italiani nei loro hamburger. Continuando, con
questo escamotage, ad attrarre clientela. Tanto che il suo panino divenne anche
il metro su cui conteggiare il costo della vita (un panino=1 euro). Comunque
sia, il risultato di tutto ciò è che oggi gli affetti di malnutrizione sono
particolarmente grassi e l’obesità, si
sa, porta a malattie gravemente nocive
per il cuore, come infarto, diabete, ictus e tumore. A sopportare il
peso (è proprio il caso di dirlo) di questa malnutrizione sono soprattutto gli
uomini nelle città e nelle regioni del Mezzogiorno, mentre le donne un occhio
alla bilancia lo danno sempre, anche se poi non dimagriscono. Secondo l’Istat, che ha firmato il primo report
Italian Obesity Barometer, i sovrappeso in Italia sono 25 milioni, di cui 46%
adulti e il 24% minori. Ed è quasi inutile mettersi a dieta. I danni dell’adipe
sarebbero irreversibili.
"diario sul cibo per chi non crede che il cibo sia cultura ma nutrimento e garantirlo a tutti sarebbe già un bel passo avanti...esistono 'il pane e le rose'…assicuriamo il pane a tutti perché tutti possano avere anche le rose…"
giovedì 11 aprile 2019
giovedì 4 aprile 2019
Ricette di formaggio in vista della Pasqua
Presentato il 23 marzo a Milano
uno show cooking dello chef sardo Oliver Piras, una stella Michelin, che ha
interpretato il Pecorino Romano Dop, il Pecorino Sardo Dop e il Fiore Sardo
Dop. Proprio mentre quando sull’isola è aperta la lotta degli allevatori per
spuntare un prezzo più equo dai trasformatori per il loro latte.
Quattro le creazioni a base dei
tre formaggi:
Pecorino Romano Dop: ramen
cacio e pepe
Fiore Sardo Dop: chauamushi di
Fiore sardo
Pecorino sardo maturo Dop:
malloreddus con Pecorino sardo, passata di mirtilli e salsiccia di manzo cruda
Pecorino sardo dolce Dop: cavolfiore,
siero di latte, melone bianco sciroppato e Pecorino Sardo
lunedì 1 aprile 2019
La lotta contro la plastica usa e getta
Da qui al 2021 bisognerà ripensare
il nostro modo di imballare le merci e di concepire il packaging per ottenere
la sostenibilità ambientale e non vedere più le pance dei pesci un po’ come la
balena di Pinocchio, non piena del burattino
ma delle plastiche che si gettano in mare. Che vuol dire riciclare la carta e bandire
la plastica usa e getta, come deciso dai politici. A questo proposito il
Vinitaly di quest’anno vedrà il debutto del palazzo del Vino Sostenibile. Anche
la nostra dieta alimentare, poi, riporta un’ orma ecologica riassunta nella piramide
alimentare, un vanto tutto italiano, che vede alla base le verdure e al vertice
le carni rosse, ma anche pesce e formaggio.
The radio killed the web
The
video killed radio star si cantava una volta. Ma adesso in piena era digitale con il mondo a portata di
smartphone, si assiste alla rivincita della radio che si dimostra capace di
raccogliere molta pubblicità, quasi più dei due concorrenti. Un vanto che va
ascritto alla bontà dei programmi e alla validità dell’offerta pubblicitaria,
probabilmente più a buon mercato ma non per questo di scarsa qualità, anzi.
Ascoltare per credere.
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venerdì 29 marzo 2019
Due libri sulla grande distribuzione
Esce un nuovo libro sulla storia della grande distribuzione. Nel
quale si disquisisce tra l’altro del listing fee, il balzello chiesto ai
produttori per essere meglio esposti. Lo hanno scritto Fabio Ciconte e Stefano
Liberti ed è intitolato Il grande carrello.
Ma ha un antesignano importante come Falce
e carrello scritto da Caprotti, il patron di Esselunga, che lo vide opporsi strenuamente a quello che a lui pareva lo
strapotere delle Coop.
giovedì 28 marzo 2019
I vini di Pasqua
Con chiunque pensiate di
trascorrere la Pasqua e qualunque menù scegliate, della tradizione o sperimentale, l’importante è abbinarlo con i vini giusti. Perciò vi consigliamo
i vini della Valpolicella che sono potenti ed eleganti, dotati di grande
tipicità e carattere, come l’Amarone. I Doc classici superiori, sono da
preferire quelli dell’annata 2015, con una struttura ricca ed equilibrata,
formata da un blend di Corvina, Corvinone, Rondinella e da una piccola
percentuale di Oseleta. Di colore rosso rubino intenso, limpido e trasparente,
al palato rivela un’acidità viva che denota un buon potenziale di
invecchiamento. Al naso regala note di ribes, amarena, ciliegia, prugna e note
minerali eteree e di vaniglia. Per il cioccolato delle uova l’abbinamento
prefetto è con il Recioto della Valpolicella Docg classico, sempre annata 2015.
Tra i vini più storici d’Italia e della Valpolicella in particolare, il Recioto
è un vino dolce, annoverato tra i migliori passiti italiani che viene prodotto
come l’Amarone, di cui è il progenitore, da grappoli sottoposti ad un periodo
di appassimento. Dal colore rosso rubino intenso con riflessi granati, rivela
al naso note di frutta dolce come lampone, mora selvatica e mirtillo. Al gusto
è elegante, robusto ed equilibrato. La tradizione lo vuole abbinato a formaggi
forti, foie gras, dolci secchi, fragole o frutti di bosco, ma intrigante e
sorprendente è la fusione con le note aromatiche del cioccolato. La Fabriseria
Valpolicella Doc Classico Superiore, prezzo 25 euro; Capitel Fontana, Recioto
della Valpolicella Docg Classico, prezzo 35 euro. Entrambi dell'azienda Tedeschi.
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mercoledì 27 marzo 2019
E' boom per il gelato
E’ una stima in crescita: il mercato mondiale del gelato artigianale
vale ormai 15 mld di euro. In Europa, dove si contano 60mila gelaterie, le sue vendite hanno raggiunto i 9 mld, con un incremento medio annuo
del 4%. Gli addetti sono in
totale 300mila, di cui 150mila in Italia, dove il gelato genera un fatturato che ha ormai raggiunto i 4 mld di euro. E un boom
di vendite nell’ultimo mese, con il caldo record, pari al + 25%, secondo Coldiretti.
In Italia, unica al mondo, il suo consumo è per 1/3 industriale e 2/3
artigianale. 39mila i retailer (10mila gelaterie pure e 29mila bar e
pasticcerie con gelato). Al Sigep di Rimini (il maggiore Salone di gelateria,
panificazione pasticceria e caffè che quest’anno ha compiuto 40 anni) sono
cresciuti i visitatori tra cui quelli provenienti da 185 Paesi esteri (+2%) che
hanno potuto visionare 1.250 espositori in mostra su 129mila mq di superficie
della Fiera.
Il nostro Paese è leader mondiale nel settore degli ingredienti e dei semilavorati
(solo questi fatturano 600 mln di euro), con 45 imprese che generano un fatturato complessivo
di 1,4 mld di euro. Ed è leader mondiale anche nel settore della
produzione delle macchine e delle vetrine per le gelaterie.
Infine, da un’analisi di
Coldiretti su dati Eurostat (2017), le gelaterie acquistano 220mila tons di
latte, 64 mila tons di zuccheri, 21 mila tons di frutta fresca e 29 mila tons
di altre materie prime, spesso riguardanti piccole eccellenze agricole italiane
come il pistacchio di Bronte, la nocciola piemontese, la mandorla siciliana o i
limoni di Sorrento
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