martedì 20 settembre 2016

L'antiretorica artusiana


  • Le mode passano, lo stile resta.” Ovvio, ma come farlo capire quando non si fa altro, in cucina, che parlare di territorio, filiera, prodotti tipici, chilometro zero, tradizione ecc., parole vuote, che indicano appunto solo delle mode, se non sostanziate da uno stile vero? Per questo  è ancora importante ricordare Pellegrino Artusi. Questi raccolse gran parte delle ricette regionali “tradizionali” e le unì in un unico manuale della cucina italiana, senza mai adoperare la parola tradizione, come fa notare Alberto Capatti, che insegna all’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, nell’introduzione all’ultime edizione de La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene ad opera della Bur. “Una parola, tradizione, – scrive Capatti – sempre più utile per designare nel presente il passato e per coprire culture innovative alla ricerca di una validazione storica, per descrivere la qualità non solo come filiera, ma come processo ambientale e umano, e per imballare, quando occorre, il nulla.” Ecco, non vogliamo dire che sia sempre così, del resto anche qui è scritto: “quando occorre”.  Ma il saper fare da capo e fare da sé, come insegnava Artusi, non ha bisogno di nessuna retorica.


venerdì 9 settembre 2016

Anche i bar attenti al benessere


Al Klover, bar della movida milanese, la sera è dedicata ai cocktail, ma a pranzo si può gustare qualche piattino sfizioso. Per gli attenti al benessere, che ormai sono i più, segnaliamo il farro al pesto con patate e fagiolini, il riso venere con salmone, la quinoa condita con una salsina e il pollo al curry con riso basmati.

Tutti piatti semplici, ma gustosi e che non appesantiscono. Dopo ci si può sempre “rifare” con una fetta di torta al cioccolato e arance. Ma per chi è attento alla salute c’è anche una torta di mele integrale.
Le foto ve le faccio vedere un'altra volta perché non mi si caricano.



martedì 30 agosto 2016

I dessert creativi


I dessert oggi sono tutti creativi, ma tra i tanti piatti dei nuovi chef, sono le uniche creazioni che mi sento di consigliarvi. Qui sopra una crostata alla crema con frutta in scatoletta di cioccolato, un gelato di menta con salsa di albicocca e una torta di mele.

martedì 2 agosto 2016

La stagione del gelato


Quarantamila le gelaterie in Italia, di cui il 65% usano basi preparate da mantecare sul posto e il 35% autenticamente artigianali, realizzati con materie Dop e Igp del territorio, per un fatturato complessivo di quanti mln di euro e kg di gelato consumato pro capite non si sa bene. Le cifre sono molto diverse a seconda delle rilevazioni. Manca quindi un importante dato di mercato per permettere di fare impresa. Questo è il risultato degli studi dell’Igi, Istituto italiano gelati, diretto da Paolo Garna. Sta di fatto comunque che, arrivata la stagione calda, il gelato, sia artigianale sia industriale venduto in coni o vaschette e coppette preconfezionate, è un piacere cui si indulge anche se si è a dieta. Anzi, dato il suo contenuto calorico, può sostituire un pasto senza appesantire. In questi ultimi anni poi, è scoppiata la moda del gelato vegano, alla soia, un proteina vegetale di origine orientale, oppure senza latte e senza uova. E quindi dietetico.

L’Igi, Istituto del gelato italiano, ha lanciato un’azione promozionale per il consumo di gelato industriale verso i più piccoli, ritenendolo un prodotto sicuro e nutriente. Esiste anche un’ appgelato appena riveduta da Cosmobile che aiuta a trovare sul cellulare le gelaterie migliori. 100 di queste premiate da un concorso del Gastronauta Davide Paolini. Prima classificata la gelateria Capolinea di Reggio Emilia, di Simone De Feo. Ricorre poi a luglio di qualche anno fa, la decisione di istituire una Giornata europea del gelato artigianale, da celebrarsi il 24 marzo, per contribuire alla promozione di questo prodotto e allo sviluppo della tradizione gastronomica del settore.

giovedì 21 luglio 2016

Klover, bar della movida milanese


La vodka Grey Goose sposata con mirtilli freschi, cristallizzata con zenzero, lime e una carezza di soda water. Ideale per rinfrescarsi in queste afose giornate estive è una delle proposte di Klover, il bar di un gruppo di giovani nel cuore della movida milanese. Il locale propone inoltre un evento intitolato “Winenot”, e altri come il Fridays, due passion latina, sbagliati, o gin lemon, a 10 euro. Speciali poi la serate All you need is gin. Il mercoledì è la volta dello sconto agli universitari, del 30%. Su tutte, svettano le proposte di vodka, My Moscow, e Gin. Qui si beve bene, dunque, ma fatelo con moderazione.

martedì 12 luglio 2016

Ma ho capito bene?


Vivere 15 giorni con 150 euro. E’ quello che sta provando fare un gruppo di giovani come medicina anticrisi.

Ma io con 150 euro ci vivo due mesi, bollette e imu a parte. Secondo me si è perso il senso della misura.

Negli anni della Milano da bere erano troppi quelli che credevano di aver inventato la propria impresa.

Senza sapere ben che fare. Invece io ho sono stata modesta collaboratrice esterna e ora stringo la cinghia.

Facile appellarsi a Papa Francesco e al suo senso della povertà. Di non solo pane vive l’uomo l’ho scritto 10 anni fa sulla testatina del mio blog e oggi lo rivendico come primato insieme allo spreco di risorse per produrre una fetta di carne (lo scrissi in un articolo per Italia Oggi) e fui la prima a parlarne. Ora scopro che vogliono mettere una tassa sulla carne per questo motivo. Proprio strano come gira il mondo.

A proposito poi di a che cosa serve l’agricoltura ho scoperto che molti hanno letto il mio post di tanti anni fa così intitolato, e andandolo a rileggere non mi sembra più una provocazione quanto una seria riflessione.

Oggi tutti parlano di land grabbing, di pomodori coltivati in Nigeria, di pasta fatta con il grano duro degli Usa. Avevo già accennato a tutte queste tematiche molti anni fa. Come al business delle intolleranze.

Di origine in etichetta delle materie prime anche lavorate, poi, esistente in una direttiva di Bruxelles non voglio nemmeno parlare, perché mi fece perdere un lavoro. Ma ora vengo a sapere che in Francia l’hanno adottata per il latte e in Italia invece se ne deve ancora discutere. Potere delle multinazionali? (Anche se io credevo ingenuamente che le direttive di Bruxelles valessero automaticamente per tutti i Paesi dell’Unione, che poi sono diventati 28).

Quando aprii il mio blog nel 2011 non credevo certo che venisse letto da tanti, anche se ho raggiunto punte di 900 visite al mese. Ma poi mi sono ricreduta e ho continuato nel paziente lavoro di smontare la massa delle tante credulità in cui cade la società dei consumi appunto di massa. Ma ho scoperto che la gente comune ci vuole credere pena la perdita del suo senso di stare nel mondo. Quindi i consumi sono al centro.  

Un ultimo accenno alle mode vegane e a quelle del mangiare senza (senza zuccheri, senza sale, senza grassi, senza colesterolo ecc.) è d’obbligo essendomi battuta in tempi non sospetti contro la loro assurdità.




lunedì 4 luglio 2016

Ikea apre in India


Dopo quasi 30 anni di presenza commerciale, aprirà nel 2017 il primo negozio. E molti altri seguiranno nell’arco di otto anni.

Apre in India, nel 2017, il primo negozio Ikea. E molti ne seguiranno nell’arco di 8 anni. La sua presenza commerciale nel Subcontinente asiatico risale a 30 anni fa. Ma solo adesso le leggi permettono ad un’azienda controllata al 100% da una proprietà straniera di operare sul territorio indiano. Ikea intende aprire 25 negozi in otto anni. Il primo sorgerà di fronte alla stazione della metropolitana della nuova area di Hitech City a Hydebarad, una delle maggiori città indiane, con 8 milioni di abitanti. Il nuovo mercato ha un immenso potenziale, con una classe media in rapida ascesa che ha aumentato i suoi livelli di reddito. Ikea va inoltre nelle scuole a presentare l’azienda e il marchio a coloro che potranno diventare nuovi collaboratori o clienti. Ikea sarà anche autorizzata a vendere online. E sono in corso trattative per introdurre il part time e consentire lo svolgimento delle attività logistiche nella notte. Ikea già comprava i suoi prodotti in India, soprattutto il tessile e i tappeti , adesso ha iniziato la selezione del personale per cercare i 500 co-worker del primo negozio. Con l’obiettivo di arrivare alla formazione professionale per un milione di donne. Attualmente l’India rappresenta solo il 3% della produzione di Ikea. Ha 50 fornitori con 45mila dipendenti in India e  subfornitori con 400mila dipendenti. Entro il 2020 conta di raddoppiare il numero di fornitori locali e aumentare il numero di categorie di prodotti. Secondo i piani aziendali, la produzione locale dovrà coprire il 30% della domanda entro il 2022, usando materiali indiani quali il bambù, noce di cocco, giacinto d’acqua, fibre di banano e scarti della lavorazione dello zucchero. Il bilancio di esercizio del Gruppo 2015/2016 chiude a 31.9 mld di euro di vendite a livello mondiale con un incremento di fatturato dell’11,2%. La presenza in India di un gigante monomarca in un Paese in cui la distribuzione è arretrata e frammentata è una novità di non poco peso.