lunedì 20 aprile 2015

Stop Ttip, il libero scambio doganale con gli Usa

Si diffonde in Europa e in Italia la campagna "Stop Ttip", il trattato di libero scambio doganale tra Usa, Canada ed Europa, condotto da oltre un anno nella massima segretezza. Attivi anche i Gas (Gruppi di acquisto milanese) che hanno fatto dei loro acquisti nella campagna circostante per gruppi di famiglie il punto di forza della sostenibilità agricola e ambientale in una grande città. Con il Ttip cadrebbero molto garanzie oggi offerte dalla Commissione europea che pone vincoli sugli ogm, sui pesticidi chimici, sugli ormoni nella carne e altre sostanze inquinanti. Oltre alla paura dell'influenza avicola e quella suina che proviene dal lontano est dovremo anche mangiare pollo al cloro?
Dal mese prossimo, racconta Il Fatto Quotidiano, "si moltiplicheranno gli incontri informativi organizzati dai gruppi d’acquisto nelle varie zone di Milano, dove evidentemente gli orti sul tetto li possono fare solo i ricchi, egli altri devono andare nel circondario, per arrivare a un’assemblea pubblica cittadina sul Ttip e a una mobilitazione massiccia, destinata a coinvolgere anche i piccoli produttori e a crescere man mano che ci si avvicina all’Expo non solo sotto forma di protesta, ma anche di proposta: in questo quadro si inserisce il tentativo di creare su Milano un polo logistico e distributivo solidale, da mettere al servizio di produttori, gruppi d’acquisto, mercati contadini e mense popolari. Un progetto che ha l’obiettivo ambizioso di dimostrare concretamente che un’economia diversa, basata sulle relazioni e sulla solidarietà non solo è possibile, ma sta anche in piedi." Perché all'avvicinarsi di Expo, mancano solo 10 giorni, pochi ne parlano? E Renzi, che è andato da Obama, cosa dice?
 E ancora, perché i fautori della biodiversità e del cibo "sano, pulito e giusto", che si fanno belli in questi giorni della loro conclusione dei lavori sul sito di Expo non dicono che la manifestazione è stata finanziata anche da Coca Cola che per l'occasione presenterà una nuova bottiglia e McDonalds?

La torta di cioccolato del Dottor Mozzi


Per chi vuol mantenersi in forma, e non appesantirsi, mi hanno indicato un libro che non conoscevo, che contiene le ricette di tale Dottor Mozzi. Ho trovato molto buona, perché l’ho fatta io stessa e ho assaggiato anche quella fatta da una mia amica, la torta al cioccolato che ha la particolarità di non richiedere farina, per cui meno carboidrati, ma io non sono così fanatica. Cmq, lo ripeto, è buona e facile da preparare. E risolve i preparativi di una festa per bambini. Anche se adesso non so se le feste si fanno più a casa o dal McDonald’s.
E anche se beninteso io non credo alla medicina alternativa, quella a base di erbe officinali, sponsorizzate da questo medico, e che non hanno ricevuto il benestare dal Ministero della Salute. Ma qui si tratta di un dolce, quindi, niente paura :-)

Ingredienti:

 50 g cacao amaro

600 g ricotta magra

4 uova

150 g zucchero

 

Montare i tuorli con lo zucchero fino a renderli spumosi, aggiungere il cacao e la ricotta precedentemente schiacciata e amalgamare bene il tutto. Montare a neve ben ferma gli albumi e incorporarli nell’impasto già fatto. Versare il composto in una teglia del diametro di 24 cm rivestiti con carta da forno e cuocere in forno già caldo a 170 gradi per 40-45 minuti.

sabato 4 aprile 2015

Vino: fattore tempo e immagine di un'etichetta

Fattore tempo, anche di maturazione, di un vino. Quanto incide su strategie di branding e immagine di una bottiglia?







Giacomo Bersanetti di Sga, corporate&packaging design, risponde alle nostre domande. E buona scelta dell'etichetta giusta per questa feste.

Quale la relazione tra tempo e progetto?

  1. "Fra i casi più comuni di relazione stretta fra tempo e progetto vi sono le edizioni dedicate ad anniversari aziendali; se si tratta di un metodo classico, soprattutto se è caratterizzato dall'utilizzo di una bottiglia speciale, occorre completare il progetto diversi anni prima del suo lancio. Accade spesso, per vini di particolare pregio, che il progetto rimanga in stand by perché il vino non ha raggiunto la massima espressione qualitativa. Ma vi sono frequenti esempi di tipo opposto, si tratta di progetti per i quali occorre concentrare il progetto e la sua realizzazione in tempi brevi, per non perdere una fase favorevole come la stagione estiva o l'intensità di vendite del periodo natalizio."


Secondo La Stampa del 31 marzo, nel quadro di una ripresa dei consumi, anche il vino vede una crescita nelle vendite al dettaglio (+1,9%) dopo anni di calo. Anche questo si deve alle nuove strategie di branding e di immagine?
  1. Direi proprio di si; ciò è confermato anche dal fatto che continua a crescere il consumo dei vini confezionati e con un'identità ben riconoscibile, mentre diminuisce quello per lo sfuso e ritengo che questo progresso sia anche legato alla maggiore maturità e capacità valutativa dell'acquirente.

 

Quanto e come incide il packaging nella scelta di un vino rispetto ai criteri classici del gusto, della territorialità, del prezzo? 

  1. Non saprei quantificare in termini numerici l'incidenza del packaging nella scelta di un vino; di certo agisce in modo più efficace sugli acquirenti meno preparati, ma ritengo che il packaging sia significativo anche nei confronti del consumatore esperto che, di solito, rivolge la sua attenzione a informazioni di carattere razionale ma che, conoscendo il vino, sa valutare con maggiore cognizione la corrispondenza fra l'abito e il contenuto.

II boom del vino nei supermercati cui sono dedicati sempre più scaffali e più referenze su quale piano si pone rispetto a chi il vino lo sceglie ancora nelle enoteche?

  1. Ritengo sia un risultato molto positivo. Circa due terzi delle persone che acquistano vino o alcolici al supermercato hanno necessità di informarsi e dedicano molto tempo per documentarsi prima dell'acquisto ed anche questo è un aspetto positivo. In enoteca l'esperienza è molto diversa: hai la possibilità di trovare un assortimento molto più variegato, puoi scoprire prodotti di nicchia, hai il supporto di un esperto che ti può assistere nella scelta, ed altro ancora.
 
E infine, se il vino lo propone il sommelier al ristorante, che ruolo ha il packaging?
 

  1. Sappiamo che al ristorante, la scelta non avviene sulla base dell'immagine dei vini, ma sulla conoscenza diretta o su consiglio; a volte si sceglie 'per sentito dire' o per il prezzo. Altre volte si sceglie perchè una vestizione particolarmente impattante ci ha colpito da una vetrina o una mensola, mentre siamo in attesa di ordinare.



  2. Il packaging, al ristorante, ha modo di esprimersi in pieno quando la bottiglia raggiunge il tavolo e spesso diventa oggetto di attenzione dei commensali. L'efficacia dei contenuti simbolici/emozionali, la chiarezza delle informazioni, le caratteristiche sensibili delle superfici e delle nobilitazioni, hanno l'occasione di esprimersi e di dialogare con le persone presenti che già, da tutti questi segnali, attendono un'esperienza che il vino confermerà, gratificandoli.
 
 
 


  1. Quanto incide in percentuale il costo di un progetto in tempi brevi e lunghi sul costo finale della bottiglia?

    Se consideriamo il breve periodo, per esempio il bilancio dell'esercizio nel corso del quale avviene l'intervento progettuale, posso dire che l'incidenza è bassissima. Naturalmente occorre considerare il numero di bottiglie su cui il costo viene distribuito; se invece consideriamo il lungo periodo l'incidenza è nulla.

    Al contrario, il progetto di restyling risulta molto efficace sulle vendite; due anni fa, per fare solo uno fra i molti esempi, una nota distilleria leader in gdo,  soffriva, come tutto il comparto, un calo di vendite superiore al 30% su base annua; con l'introduzione del nostro nuovo restyling, in sei mesi il recupero è stato del 37%, consentendo non solo di azzerare il gap precedente, ma di migliorare la performance. 

     

    I casi sono davvero numerosissimi e diversissimi fra loro; in generale un intervento di restyling ben curato e mirato, produce sempre effetti molto positivi sul piano delle vendite, a fronte di un investimento contenuto.


lunedì 30 marzo 2015

Ikea presenta il Report sociale, ambientale e delle risorse umane 2014


All’interno del temporary shop milanese che aprirà il 10 aprile è stata presentata l’agenda Ikea dei suoi interventi nel campo delle risorse umane e della sostenibilità sociale e ambientale.

L’impegno è vasto e  gli investimenti ingenti. Se non si trattasse poi alla fine sempre di consumo, di mobili, e di tutto il vasto assortimento di cui è formato un negozio Ikea, si potrebbe parlare  di un nuovo umanesimo che molti ricercano oggi in opposizione e in contrasto a tutto lo spreco di risorse umane e ambientali cui abbiamo assistito finora.

Fatto sta che Ikea Italia nell’anno fiscale 2014 ha investito nell’illuminazione a Led in 12 pdv per il risparmio energetico, nel fotovoltaico in 18 dei complessivi 21 negozi e ha destinato al riuso o riciclo il 92% dei rifiuti. Questo per l’ambiente.

Sul fronte sociale collabora con numerose associazioni e ong (Save the Children, UNICEF, UNHCR e Medici Senza Frontiere) per progetti destinati ad arredare le comunità che si occupano di minori in situazioni di sofferenza o disagio, portatori di diversità e soggetti senza fissa dimora. Infine, il lavoro. Sui 6.244 collaboratori italiani, il 58% sono donne (42% alla dirigenza). Il 91% è a tempo indeterminato e il 67% a part time con un contratto medio di 23 ore alla settimana. Nel 2014 Ikea ha continuato ad investire sulla qualità delle competenze (133.000 ore di formazione = 1,6% delle ore lavorate) e nella crescita interna (268 avanzamenti di carriera).

Tra le novità più importanti spicca il nuovo progetto che ha l’obiettivo di formare i leader di domani attraverso 250 assunzioni di alti potenziali nel corso dei prossimi 3 anni, pari a quelle generate con l’apertura di un nuovo punto vendita. 26 giovani già assunti e 9 i punti vendita coinvolti.

 

 

giovedì 19 marzo 2015

Expo: cibo per tutti o vetrina patinata del lusso in cucina?


A un mese da Expo, riflettiamo su Expo. A parte la questione delle infrastrutture non ancora terminate su cui ci sarebbe molto da dire, rimaniamo sul nostro tema: il cibo. Ci hanno promesso che vedremo di tutto: dai cluster su riso, frutta, legumi, cereali, caffè, ai padiglioni delle varie nazioni, a quelli tematici. Ci hanno detto che si sono venduti milioni di biglietti (e a questo punto pare solo alle scuole: 16 euro il prezzo unitario per bambino, compreso il pranzo: ma se una famiglia ha due o tre figli?). Insomma un grande parco dei divertimenti, dove nutrire il pianeta c’entra ben poco. Ho seguito in tv la costruzione del padiglione tedesco (ci sarà anche la Merkel): tanta tecnologia, pannelli fotovoltaici, orti che spuntano da ogni dove, ma per cosa? Per due api (sì, proprio così, due api) giganti che sospese dentro il padiglione racconteranno per immagini l’agricoltura tedesca (a proposito oltre al latte e alle patate?). Poi è vero l’Italia, l’Italia ha molto da dire. Se è vero il detto che da una parte ci sono gli italiani e dall’altra quelli che vorrebbero esserlo … Il vino, il formaggio, la pasta, la pizza, il pesce, la dieta mediterranea insomma,  a parte l’olio che quest’anno è andato  malissimo, il caffè. Ma se il vero problema dell’agricoltura italiana non è quello di affermare a livello globale prodotti sconosciuti, peraltro buonissimi e anche doc, come il tajarin e il bagoss, ma superare il delta dei costi per arrivare a proporre ricavi più onesti senza perderci, l’Expo è proprio a questo che dovrebbe pensare. Un cibo insomma alla portata di tutti e non , come sarà, una vetrina patinata  del lusso in cucina.

giovedì 26 febbraio 2015

La cucina del Collio


Continuando con gli articoli sulla cucina del Friuli Venezia Giulia, pubblichiamo un articolo sulla Cucina del Collio. A breve, le ricette.

La tradizione gastronomica del Collio risente delle influenze culturali e storiche che il territorio ha subito nel corso dei secoli. E’ il punto d’incontro di ricette provenienti da popoli latini-slavi, friulani, austriaci e tedeschi e, nel raggio di pochi chilometri, la varietà dei cibi assume specificità diverse. E’ una cucina rustica ed elegante al tempo stesso, stagionale, che esprime tutto il suo carattere internazionale.

I piatti tipici sono costituiti prevalentemente da selvaggina: lepre, capriolo, e cinghiale, preparati anche alla maniera ungherese e austriaca. La carne di maiale occupa un posto di rilievo sia come protagonista di antipasti che di grigliate. Noti anche i bolliti di carni varie e il prosciutto cotto nel pane, serviti con salsa di cren (radice di rafano). Tra i primi piatti spiccano: la pasta fatta in casa e tagliata a strisce, condita con sughi d’arrosto e selvaggina, gli gnocchi di semolino e patate ripieni di susine e conditi con burro fuso e cannella; le minestre di verdura, in particolare la “Jota”, fatta di fagioli e crauti, arricchita con carne di maiale.
La tradizione contadina ha trasmesso anche le saporite frittate con asparagi, germogli di luppolo selvatico ed altre erbe spontanee. Atri prodotti tipici della zona sono: l’olio d’oliva fatto in Collio 
della storica varietà Bianchera, il prosciutto di Cormons affumicato al fuoco di legno di ciliegio e alloro. Ispirati alla tradizione mitteleuropea sono i caldi strudel di mele, pinoli e uvetta e le crostate di frutta, nonché la più nota “Gubana goriziana, il cuguluf, la Linzertorte”.

venerdì 20 febbraio 2015

I vini del Collio a Vinitaly

In occasione di Vinitaly, a Verona dal 22 al 25 marzo, riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo del Consorzio sui Vini del Collio, dando inizio ad una serie di pubblicazioni sui vini e sulla cucina del Friuli Venezia Giulia. Anche perché il Consorzio è tra i più antichi d'Italia ed ha dato vita ad una serie di studi, pubblicazioni e premi molto importanti. Inoltre la zona è una zona dove la la grande tradizione vinicola, il paesaggio, l’offerta culturale e turistica si integrano perfettamente. 
Questo lembo di terra racchiude scorci di grande bellezza: fiumi, montagne, pascoli, boschi di robinia, colline, vigneti e frutteti, lagune. Si tratta di un territorio dal patrimonio storico e culturale enorme, variegato di contrasti ed influenze diverse, che vede alternarsi castelli, chiese solitarie, borghi, leggende e poesie in lingue diverse.Il modo migliore per conoscere il territorio è iniziare a percorrere la “Strada del vino e delle ciliegie”, tra l’altro la prima fondata in Italia, nel 1963, che da San Floriano, alle porte di Gorizia, raggiunge Dolegna.E’ possibile visitare i luoghi dove la Prima guerra mondiale ha lasciato i segni più cruenti, come testimoniano i diversi itinerari della Grande Guerra ed, in particolare, l’Ossario di Oslavia, che ospita le spoglie di 60 mila caduti. Sono però anche zone di castelli, torri e manieri, costruiti dalla nobiltà del passato, come il castello di San Floriano del Collio, il castello di Spessa, il castello di Cormons e il castello di Ruttars. Ci sono poi i percorsi proposti dalla Strada dei Vini e Sapori del Goriziano tra i dolci pendii del Collio, alla scoperta di aziende agricole, strade di campagna, sentieri, boschi, ciliegi, parchi e vigneti.
Il Collio è un inno alla natura, dove il turista può trovare accoglienza e ristoro in agriturismi, locande, cantine, trattorie e botteghe del vino
I VINI DEL COLLIO:
UN PATRIMONIO UNICO DI VITIGNI AUTOCTONI ED INTERNAZIONALI
Il Collio è una zona viticola conosciuta in tutto il mondo per la sua varietà di vini bianchi, caratterizzati da una spiccata mineralità e una grande longevità. Questa zona collinare, collocata fra le Alpi Giulie ed il Mare Adriatico, crea un microclima assolutamente unico per ventilazione ed escursione termica, in grado di sposarsi perfettamente con la “ponca”, il caratteristico terreno del Collio fatto di marne di origine eocenica, ideali per la coltivazione della vite. Il Collio richiama alla mente uno stupendo susseguirsi di declivi dove vengono prodotti i migliori vini bianchi d’Italia da vitigni autoctoni quali Malvasia, Ribolla Gialla e Friulano, accanto ad un universo di vitigni internazionali.

I vitigni autoctoni del Collio:

Dire autoctono nel Collio, significa fare riferimento essenzialmente a quattro grandi vitigni:

Malvasia: E’ presente da molti secoli nel Collio, dove ha trovato il suo habitat ideale. E’ caratterizzato da un colore paglierino chiaro con riflessi verdi ed un profumo netto che richiama la frutta esotica ed il pepe bianco. Al palato si presenta asciutto, fresco, vivace e di buon corpo. E’ ottimo come aperitivo, ma accompagna bene anche minestre, risotti e pesce.

Ribolla Gialla: E’ il più antico vitigno autoctono, del quale si trovano ancora i segni di viti centenarie nella microzona di Oslavia. I primi documenti che ne testimoniano la presenza risalgono addirittura al 1300. Ha un colore paglierino vivace e un profumo elegante ed intenso. Se vinificata in legno o macerata, la Ribolla gialla diventa rotonda, con note più intense. Predilige frutti di mare e piatti delicati di pesce.

Friulano: E’ uno dei più famosi e rinomati vini della zona fino al 2007 chiamato Tocai Friulano. Ha un colore paglierino con caratteristici riflessi verdolini ed un delicato aroma fresco vegetale e sentore di mandorla. Il sapore è pieno, di corpo, armonico. Nel Collio viene usato come aperitivo, ma è ideale anche da abbinare a piatti di pesce e grigliate di carni bianche. E’ particolarmente adatto ad accompagnare il prosciutto crudo locale.

Picolit: E’ un vino nobile e rarissimo, dal colore giallo paglierino con riflessi dorati più o meno intensi, profumo coinvolgente e piacevole, che ricorda i fiori di campo ed il miele d’acacia. Il sapore è dolce, ampio, vellutato. E’ perfetto come vino da meditazione.

La vera essenza e anima del territorio, progetto ambizioso del Consorzio di Tutela, è il Collio Bianco: frutto dell’assemblaggio di uve diverse, ha in sé  tutte le caratteristiche della sua terra e dei suoi produttori.

 Il panorama dei vitigni bianchi internazionali:

Nel Collio trovano perfetta espressione una grande varietà di vitigni bianchi internazionali. Tra questi spicca il Pinot grigio, con il suo caratteristico colore paglierino e vaghi riflessi cinerini, il suo profumo intenso, solida struttura e persistenza. Risalgono al 1847 le prime analisi del mosto del Pinot grigio o Rűlander. Gli altri vitigni internazionali della zona sono: Chardonnay, Pinot Bianco, Müller Thurgau, Riesling, Sauvignon, Traminer Aromatico.
I vini rossi del Collio:
Il vino rosso più caratteristico è il Collio Rosso, che si ottiene dall’unione dei più pregiati vitigni a bacca rossa del territorio, ed è riservato esclusivamente alle annate più importanti. E’ un vino di grande pregio e finezza, di corpo e struttura, molto persistente, adatto all'invecchiamento e alle grandi occasioni.
Gli altri vini rossi del territorio sono: Collio Cabernet, Collio Cabernet Franc, Collio Cabernet Sauvignon, Collio Merlot.
Info: Consorzio Tutela Vini DOC Collio
34071 Cormòns (GO) via Gramsci 2, telef. 0481-630303; fax. 0481-630660
e-mail : segreteria@collio.it