venerdì 12 aprile 2013

Un weekend per Castelli in Friuli e Una Settimana a Supermilano


La primavera atmosferica si fa ancora attendere, ma stanno partendo le iniziative ad essa legate, quando, con il risveglio della natura, e le prime, per ora molto sospirate, giornate di sole, si fa vivo il desiderio di una gita fuori porta, magari mettendo insieme visite culturali e iniziative enogastronomiche, anche se il turismo di questo tipo (5 mln di euro il suo fatturato annuo fino al 2012), che è stato negli ultimi anni il più dinamico dell’intera offerta di viaggi e vacanze, potrebbe subire una battuta d’arresto determinata dal perdurare della crisi economica.
Due comunque le occasioni di muoversi in questo fine settimana del 13 e 14 aprile che vi vogliamo segnalare. La prima è Castelli Aperti in Friuli Venezia Giulia. Questa regione, all’estrema propaggine orientale dei nostri confini, è tra quelle italiane dove sorgono più castelli, circa 100, risalenti all’epoca medievale del feudalismo, per poi passare ad essere dimore di principi, duchi e signori, e adesso, in qualche caso, proprietà privata. 16 di questi apriranno i battenti per consentirne la visita guidata in questo secondo weekend di aprile. I castelli da visitare sorgono nelle province di Trieste, Udine, Gorizia e Pordenone. Noi, per esperienza diretta, consigliamo quelli di Duino, dove sorge un’Università per studenti internazionali, il Castello di San Giusto a Trieste, che domina la città e a partire da questa, per raggiungerlo a piedi, si percorre il Parco delle Rimembranze, con le croci per i Caduti della Prima Guerra Mondiale; e il Castello di Miramare, una costruzione turrita bianca a picco sul mare, che fu la dimora di Massimiliano d’Asburgo, morto in Messico alla metà dell’Ottocento durante la rivoluzione di quella nazione, e sua moglie Carlotta. Il Castello di Miramare, oltre ad essere una perla in sé, lo è anche per i due parchi che lo circondano: un Parco acquatico marino protetto e un Parco terrestre ricco di vegetazione mediterranea e di canali e laghetti con cigni, anatre e ninfee d’acqua.  
La seconda iniziativa, che inizia sabato 13 e continua fino a domenica 21, è Una Settimana a Supermilano: ville, chiese e cascine aperte alla scoperta di un territorio di solito non al centro di visite turistiche, la provincia del nord ovest milanese, 16 Comuni – Arese, Baranzate, Bollate, Cesate, Cornaredo, Garbagnate Milanese, Pogliano Milanese, Rho, Senago, Settimo Milanese, Solaro, Vanzago – che, insieme ai Comuni di Paderno Dugnano, Cesano Maderno, Desio e Limbiate, propongono un fitto cartellone di appuntamenti, tra i quali anche alcuni dedicati ai sapori e alle tradizioni culinarie del territorio.
Il calendario di entrambe le iniziative, con maggiori informazioni, è in rete agli indirizzi: www.consorziocastelli.it e www.supermilano.org (altre info sul nord ovest della provincia di Milano sono reperibili su: www.insiemegroane.it).  La scoperta della gastronomia del Friuli Venezia Giulia, con le sue tantissime specialità, parte dai vini come Sauvignon, Merlot, Cabernet, Friulano (una volta Tocai), Ribolla Gialla, Picolit, Pinot di produttori di fama internazionale quali Attems, Felluga, Russiz, e dal loro abbinamento con prodotti e pietanze tipiche: formaggio montasio, prosciutto San Daniele, il pitina, altro formaggio, il toc in braide, polenta e crema di formaggi, il frico, frittata con formaggio. La visita in Friuli è ricca di spunti culturali: tra i borghi storici più rinomati ricordiamo Maniago, la Toledo del Friuli, in provincia di Pordenone, e L’Aquileia, conosciuta come la “seconda Roma”, per un patrimonio archeologico secondo solo alla capitale dell’Impero. Da qui, è doveroso spostarsi per una visita a Grado, il suo porticciolo e i suoi arenili di sabbia, una località di vacanza estiva che è un piccolo gioiellino. Lo spunto da cui prende il via invece la proposta gastronomica della Settimana a Supermilano è il risotto, pietanza tipica milanese, qui declinato in tante versioni quanti sono i ristoranti della zona che partecipano all’evento.     

mercoledì 10 aprile 2013

La Dalmazia ci voleva copiare con il Prosek


Veramente quasi uguale a quella delle bollicine venete, scelte quest’anno per il brindisi inaugurale di Vinitaly a Verona, e al centro di un boom, negli ultimi anni, produttivo e di vendite che non ha eguali nel mondo degli spumanti. L’Unione europea ha bloccato quindi la richiesta della denominazione di Prosek per un vino passito dalmata (la Dalmazia è la regione balcanica le cui coste adriatiche fanno parte della Croazia, dal prossimo 1° luglio 28° Stato della Comunità). Il quotidiano “Il Piccolo” di Trieste ha dato la notizia il 29 marzo, accostandola alla questione del “parmezan”, altro italian sounding prodotto anche in Croazia. “Ventisette i produttori di questo vino da dessert, dal gusto simile al marsala e al vermouth e ottenuto da uve dalmate essiccate sui graticci, che non potrà essere venduto con questo nome né sul mercato europeo né in Croazia.” ha precisato “Il Piccolo”. La questione del Prosek ricorda quella del Tocai, un bianco autoctono friulano la cui denominazione esclusiva è stata riservata, già parecchi anni fa, al solo vino ungherese. In Italia adesso si chiama Friulano, mentre in Croazia stanno pensando di ripiegare su Suze Dalmacije (Lacrime dalmate) oppure Vino dalmata, nella dicitura italiana (e infatti in Italia, precisamente in Toscana, esiste un passito chiamato Lacrimae Christi e saremmo daccapo con la questione dell’imitazione del nome).

Premio Agrifood-Golosario: non solo vino a Vinitaly


Golosario. Che cos'è? Una Guida al gusto delle Cose Buone d'Italia (Comunica Edizioni, 25 euro) che recensisce le specialità di nicchia, divise per regione, con i loro territori, i prodotti tipici, i volti e le storie di chi le produce. Ve la segnaliamo perché i suoi curatori, i fondatori del Club Papillon Paolo Massobrio e Marco Gatti, che la redigono già da 14 anni, oggi, ultimo giorno di Vinitaly, hanno assegnato il Premio Agrifood-Golosario a tanti artigiani dei sapori italiani segnalando le novità presenti quest'anno nella sezione dei prodotti della terra della maggiore Fiera del Vino a carattere internazionale. 15 i produttori che hanno ottenuto il riconoscimento di Veronafiere e Club Papillon. 
Fra questi, per la categoria sfiziosità: l'azienda Pinna di Ittiri (Ss) con carciofini in olio extravergine di oliva denocciolato di bosana, l'azienda Surianoli di Amantea (Cs) con la salsa al peperoncino, e l'azienda agricola 2M di Cilavegna (Pv) con il paté di fegato di lumache. Per la categoria dolci e cioccolati hanno ricevuto il riconoscimento la pasticceria Loison di Costabissara (Vc) con la colomba la mandarino Tardivo di Ciaculli, la pasticceria Avidano di Chieri (To) per il rustico con amarena e cioccolato, e la pasticceria Pellegrini Fausto dell'Isola del Giglio (Gr) per il panficato gigliese. Nella categoria formaggi ha vinto il riconoscimento il Caseificio di Roncade (Tv) per il rondò fatto con latte vaccino. 
Il capocollo di Francesco Carriero dei Salumi Martina Franca (Ta) e Magrì Prosciutti di Ancona sono stati premiati nella categoria salumi e carni; per la categoria birre il riconoscimento va all'azienda Birrone di Isola Vicentina (Vc) per la birra Gerica, al birrificio Maltovivo a Ponte (Bn) per la Noscia Ambrata, e al birrificio Sora Lama' di Torino per la slurp 10 luppoli. Il liquorificio Bernard di Pomaretto (To) per il serpoul vince nella categoria liquori. Per pane e paste i premiati sono Danieli il forno delle Puglie di Bitonto per i taralli al finocchio,  e la Fabbrica della Pasta di Gragnano (Na). Nella foto, i produttori premiati.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Cucina d'autore tra "mito" e realtà


Cosa significa oggi cucina d’autore? E’ notizia di questa settimana sul “Corriere della Sera” che alcuni tra i più quotati ristoranti d’élite francesi hanno adottato un bollino di qualità che certifica la loro adozione di sole materie prime fresche, ossia niente cibi precotti da riscaldare dei rivenditori all’ingrosso, pratica non si sa quanto seguita anche dall’alta ristorazione italiana, ma che stava evidentemente diventando un problema per quella francese. I ristoranti aderenti a questo marchio da esporre in vetrina accettano anche il verdetto delle recensioni dei loro clienti e di essere espulsi dal circuito se questo è inferiore ad una percentuale di gradimento del 75%.

Per quanto i bollini, i marchi, le certificazioni, possano essere aleatori e a un certo punto anche ridondanti e ingeneranti confusione nel consumatore, c’è da chiedersi, dopo circa vent’anni di continui successi della ristorazione stellata, e del grande parlare che se ne fa su tutti i principali media, cosa ci sia dietro i suoi tanto celebrati, e sicuramente molto costosi piatti (un menu degustazione, che non è à la carte, cioè non si sceglie, può arrivare fino ai 250 euro, e le porzioni non sono certo abbondanti ). Anche perché le casalinghe negli stessi anni, e anche da molto prima, hanno imparato a sapere quanti siano i cibi surgelati e precotti in vendita nei supermercati (tanto che adesso ci si stupisce che con la crisi si sia tornati, in casa, a cucinare come si faceva una volta, cioè a partire da farina, uova, latte, verdure fresche ecc.).

Cosa fanno invece gli chef stellati? E cosa c’è da imparare dalla loro cucina, visto che adesso per esempio un importante produttore di elettrodomestici sta pubblicizzando in televisione fornelli elettrici costruiti per le esigenze di costoro e finalmente disponibili anche nelle case degli italiani? Quali i vantaggi, per esempio, delle piastre a induzione di calore? E dei forni per la cottura sottovuoto? Sempre a monitorare la pubblicità televisiva (cioè a fare zapping davanti alla tv), sembrerebbe a lanciare surgelati che si cuociono direttamente nel microonde in un comodo sacchetto, completi di condimento.

Tutto molto comodo, certo, soprattutto per chi lavora e non ha tempo, e non siamo più ai tempi dell’Artusi, inizi del secolo scorso, in cui la buona cucina stava diventando sì apparenza, bella tavola, (come spiega il sociologo Tito Vagni nell’ultimo numero di Quaderni d’Altri Tempi: www.quadernidaltritempi.eu), ma nel pieno rispetto della materia prima e delle ricette che se ne potevano ricavare direttamente. Ma siccome è proprio  questo il discorso che ho sempre sentito fare dagli chef stellati intervistati per il mio lavoro di giornalista in alcuni periodici del settore, mi sto organizzando per risentire alcuni di loro e scrivere su questo blog quello che mi diranno su cosa bolle veramente nelle loro pentole.

Nadia Santini sul podio del World's Best Restaurant

A proposito di donne, sulle quali mi sono concessa una digressione con un post dell'8 marzo, una di esse, italiana, Nadia Santini, del Ristorante Il Pescatore di Canneto sull'Oglio (Mn), ha conquistato quest'anno il premio internazionale World's Best Female. La migliore cuoca al mondo secondo questa classifica è dunque una chef italiana, autodidatta, stellata, capace di raggiungere i vertici della sua professione grazie ad una dedizione autentica. Speriamo di poterla intervistare e raccontare di lei in occasione di un prossimo approfondimento sul Convivium di Stelle, di cui abbiamo già dato conto su queste pagine e argomento sul quale ritorneremo per la prossima tappa di maggio ad Ancona. 

giovedì 21 marzo 2013

A Milano, si apre Convivium Lab

Tra ieri e oggi si inaugura a Milano, in Corso Magenta 46, Convivium Lab, nuovo spazio per eventi, set fotografico, studio per la realizzazione di video, dedicato alla cucina. La scelta della sede non e' casuale, visto che a quell'indirizzo si trova Magentabureau, l' ufficio stampa delle pierre Elisa Zanotti ed Elisa Pella, che si occupa da tempo di celebri protagonisti dell'area gourmet, rappresentando soprattutto le relazioni esterne di Identità Golose, il Congresso di cucna d'autore ideato, e portato avanti dal lontano 2005 ogni anno nelle più prestigiose sedi fieristiche milanesi, da Paolo Marchi. Queste le foto scattate ieri, dopo il buffet, che è stata l'occasione per una dimostrazione pratica di cucina dello chef Enrico Cerea, del ristorante stellato "Da Vittorio" di Brusaporto (Bg), e che ripeterà la sua performance anche oggi. Alle amiche i nostri auguri di riuscita della loro, e di tutto lo staff, iniziativa. Un Convivium Laboratorio di Cucina, aperto da un'associazione culturale, ma da non confondere con Convivium Lab, è attivo a Civita Castellana (Vt) ed è questo che trovate ora in rete se googlate Convivium Laboratorio, nell'attesa che  il nuovo spazio milanese trovi i suoi spazi in internet, oltre che sul sito dei fondatori stessi, www.identitagolose.it, dove ora trovate illustrata la sua organizzazione in corsi di cucina con il valore aggiunto dell'alta tecnologia.





venerdì 8 marzo 2013

8 marzo: il dolore delle donne

Quando studiavo storia della nascita del capitalismo e del movimento operaio che ne seguì, due furono i passaggi che mi colpirono. La teoria del pluslavoro di Marx e il momento storico, diverso nei vari Paesi europei (da noi fu solo dopo la seconda guerra mondiale) in cui le donne ottennero il diritto di voto. Grazie alla lotta delle "suffraggette", movimento borghese attivo in Inghilterra, la più antica democrazia del mondo, e la nascita del proletariato femminile, con il lavoro anche delle donne nelle fabbriche.
Alle operaie di quell'epoca è dedicata la Festa delle Donne, oggi, 8 marzo, giorno in cui più di cento anni le fabbriche fecero le prime vittime sul lavoro su "scala industriale" (c'è chi ricorda un incendio in una fabbrica in Inghilterra, chi in America, chi 19 donne morte, chi più di cento ecc.). Ma il ricorrere di qusti eventi assunse valore simbolico presso il proletariato e  fu l'Internazionale Socialista a istituire questa giornata. Da lì e fine all'estensione del diritto delle donne al voto e di partecipare alla vita politica, cioè fino al secondo dopoguerra, la questione femminile fu quella dei diritti civili (e di quelli familiari riguardo alla possibilità di ereditare in maniera uguale rispetto ai fratelli).
Con la nascita del femminismo alla fine degli anni Sessanta si pose la questione dell'eguaglianza rispetto ai mariti e in Italia intervenne a definire la questione il nuovo Diritto di Famiglia del 1975 che sancì la parità dei due genitori nell'educazione dei figli e nella possibilità, anche per la donna, di diventare capofamiglia. La legge sul divorzio, inoltre, tutelava la parte debole con il diritto della donna a salvaguardare dopo la separazione lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio.
Oggi in Italia siamo arrivati al punto che sappiamo: il femminicidio. Ogni altra mia parola su questa attuale situazione sarebbe superflua. Tutti ne parlano da anni e oggi ne sentiremo parlare ancora di più. Ma non si sa ancora come metterne un argine. Contiamo sull'alta percentuale, oltre il 30%, di donne nel nuovo Parlamento. Da tenere d'occhio, mi dice una mia amica insegnante di lettere nella scuola superiore, il movimento Femen, ma io non ne so molto. Certo è che le atrocità cui è giunta la violenza sulle donne, e che le ha escluse storicamente da sempre dalla parità sul lavoro,  ha assunto porporzioni enormi. Più che tenere d'occhio, urge non distogliere entrambi gli occhi.