Nel fermento che caratterizza la piazza di Arese, alle cui porte tra due anni dovrebbe sorgere anche un nuovo centro commerciale, è stata aperta da un paio d'anni una caffetteria pasticceria, "blanco's", che si caratterizza per un'ampia offerta di dolci e paste realizzati da una pasticceria a Milano. Specialità da segnalare sono i macaron's dolci francesi di marzapane, brioche e briochine di tutti i generi e torte Sacher, anche in versione mini. D'estate, il nuovo bar offre anche gelati. L'ambiente è piacevole, tutto arredato di bianco, come dice il nome, anche se un po' angusto e lo spazio fuori non ben organizzato. Ma il servizio è cortese e veloce anche nelle ore più mattiniere quando si concentra il massimo delle ordinazioni, perché, aperitivi a parte, il bar in Italia è sempre il luogo di elezione del caffè e della prima colazione.
"diario sul cibo per chi non crede che il cibo sia cultura ma nutrimento e garantirlo a tutti sarebbe già un bel passo avanti...esistono 'il pane e le rose'…assicuriamo il pane a tutti perché tutti possano avere anche le rose…"
giovedì 22 gennaio 2015
mercoledì 14 gennaio 2015
Una nuova agrihamburgheria ad Arese
Un gruppo di 5 giovani volonterosi ragazzi guida da qualche tempo ad Arese quella che potremmo a buon diritto chiamare "agrihamburgheria", come quelle nate poco tempo fa in Piemonte, regione nota per la sua buona carne, un piccolo ma accogliente locale per la vendita e la somministrazione di hamburger di origine agricola e non industriale come Mc Donald's. Nato sulle ceneri di un catering, che vendeva cibo pronto da portare a casa, adesso vi si cuociono hamburger sulla pietra olleare, ad un giusto grado di cottura, con la carne rosa all'interno. Il pane è buono così come i condimenti. Il tutto, ovviamente, con il contorno di patatine fritte. Adesso dalle pietre olleari si è passati ad un più moderno metodo di cottura che consente la preparazione di 12 hamburger alla volta senza che si abbassi il calore necessario e presto saranno pronti nuovi cartelli da esporre in vetrina, in linea con le regole delle insegne in vetrina. Le agrihamburgherie sono nate da un'idea di macellai piemontesi interessati a dare un nuovo sbocco alla loro produzione di ottima carne e in linea con i dettami del mangiare slow, come insegnato a Torino dal Salone del Gusto, cioè "buono, pulito e giusto" e non industriale.
mercoledì 7 gennaio 2015
Netiquette: le norme e la lobby delle top ten del cibo
Netiquette: le norme e la lobby delle
top ten alimentari
La Notizia del Club Papillon (Paolo Massaobrio
e Marco Gatti) del 19 dicembre scorso diceva così:
“Dieci industrie alimentari controllano oltre il 70% del cibo consumato nel
pianeta. Con i loro 500 marchi, fatturano ogni anno 450 miliardi di dollari
per 7000 miliardi di capitalizzazione. I grandi gruppi coinvolti sono due
leader nel settore bevande, Pepsico e Coca-Cola, poi Danone, Unilever, Mars,
Associated British Food, Mondelez, General Mills e Kellogg’s la più piccola con
13 miliardi di euro (non così staccata dall’unico gigante italiano la Ferrero con
i suoi 8 miliardi). A primeggiare decisamente è Nestlè, che da sola conta un
fatturato superiore ai 90 miliardi. E’ il frutto di una tendenza in atto da
tempo, la concentrazione dei marchi, che - spiegano su Repubblica gli esperti -
permette di condizionare le politiche alimentari dell’Occidente e di molti
paesi poveri. "Ma quella dispensa universale è la nostra brutta
fotografia" commenta Carlo Petrini su Repubblica. @ Allo stesso modo
stanno cambiando il mondo del cibo le biotecnologie. Oggi Emanuele Coen
su L’Espresso analizza il fenomeno delle start up con cibi alternativi (il New
York Times ha inserito tra le invenzioni più importanti dell’anno la
“wikipearl” che si scioglie in bocca a contatto con la saliva) ma anche grandi
marchi che lanciano cibi “rinforzati” come la Coca Cola che nel 2015 lancerà un
latte con il 50% di proteine in più, meno zuccheri e zero lattosio.” E noi ci
chiediamo: in un panorama simile, come si fa a legiferare correttamente sulle
etichettature? Come si fa a informare il consumatore? In un altro post
precedente abbiamo indicato, secondo Assolatte, cosa cambierà, sembra in
meglio (indicare gli allergeni ecc.), con le nuove regole europee per le etichette: ma sarà davvero così?
venerdì 5 dicembre 2014
13 dicembre: nuove etichette alimentari
Il prossimo 13 dicembre, andando a fare la spesa, occhio all'etichetta. Le norme che ne regolano le indicazioni, infatti, cambiano, per
l’entrata in vigore del Regolamento CEE 1169/2011. Vediamo come con l'aiuto del vademecum stilato da Assolatte, dal 1945 la rappresentanza dell'oltre 90% dei produttori di latte e derivati. Innanzitutto le indicazioni dovranno essere più grandi e più leggibili. Secondariamente diventa obbligatorio indicare tutti gli allergeni contenuti in un prodotto, norma valevole anche per le mense e i ristoranti per le pietanze.
Soia, latte, cereali contenenti glutine, uova, noci, arachidi, pesce, crostacei, molluschi, sedano, lupino, sesamo, senape e solfiti: queste le sostanze e i prodotti allergenici
la cui presenza dovrà sempre essere indicata. Inoltre si introduce l'obbligo della tipologia dei grassi specificata, ossia non più "grasso vegetale", ma olio di girasole o di palma. Obbligatoria l'origine, come per le carni bovine, anche di
l’entrata in vigore del Regolamento CEE 1169/2011. Vediamo come con l'aiuto del vademecum stilato da Assolatte, dal 1945 la rappresentanza dell'oltre 90% dei produttori di latte e derivati. Innanzitutto le indicazioni dovranno essere più grandi e più leggibili. Secondariamente diventa obbligatorio indicare tutti gli allergeni contenuti in un prodotto, norma valevole anche per le mense e i ristoranti per le pietanze.
Soia, latte, cereali contenenti glutine, uova, noci, arachidi, pesce, crostacei, molluschi, sedano, lupino, sesamo, senape e solfiti: queste le sostanze e i prodotti allergenici
la cui presenza dovrà sempre essere indicata. Inoltre si introduce l'obbligo della tipologia dei grassi specificata, ossia non più "grasso vegetale", ma olio di girasole o di palma. Obbligatoria l'origine, come per le carni bovine, anche di
carni suine, avicole, ovine e caprine. Data di scadenza ripetuta su ogni singola
monoporzione. Esteso a tutti gli alimenti l'obbligo di indicare la provenienza e il paese di origine deli ingredienti. Ove questo non possa venire fatto, l'insieme delle indicazioni contenute in etichetta deve fornire informazioni in tal senso. In un prodotto lavorato sarà ben chiaro come lo è stato, ad esempio: decongelato. Non ci potrà essere confusione sul responsabile delle indicazioni in etichetta, cioè supermercato o produttore: a ciascuno la sua parte. Infine bisognerà indicare la data di congelamento e sarà vietato imitare: nel caso di una bevanda che non sia latte, per esempio, ma gli possa assomigliare, dovrà essere ben chiaro di che tipo di prodotto si tratta. Per le indicazioni nutrizionali, zuccheri, calorie, valore energetico, grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, proteine e sale, tutti riferiti a 100 g/ml di prodotto ci saranno anche delle novità, ma dal 13 dicembre 2016. Ci saranno anche fibra, vitamine e sali minerali, riportate sull'imballaggio e riferite anche alle porzioni
monoporzione. Esteso a tutti gli alimenti l'obbligo di indicare la provenienza e il paese di origine deli ingredienti. Ove questo non possa venire fatto, l'insieme delle indicazioni contenute in etichetta deve fornire informazioni in tal senso. In un prodotto lavorato sarà ben chiaro come lo è stato, ad esempio: decongelato. Non ci potrà essere confusione sul responsabile delle indicazioni in etichetta, cioè supermercato o produttore: a ciascuno la sua parte. Infine bisognerà indicare la data di congelamento e sarà vietato imitare: nel caso di una bevanda che non sia latte, per esempio, ma gli possa assomigliare, dovrà essere ben chiaro di che tipo di prodotto si tratta. Per le indicazioni nutrizionali, zuccheri, calorie, valore energetico, grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, proteine e sale, tutti riferiti a 100 g/ml di prodotto ci saranno anche delle novità, ma dal 13 dicembre 2016. Ci saranno anche fibra, vitamine e sali minerali, riportate sull'imballaggio e riferite anche alle porzioni
giovedì 4 dicembre 2014
Ancora una volta La Notizia del Club Papillon, commentando un servizio del Corriere della Sera, ci riporta al cuore della nostra visione del rapporto tra cibo, società e cultura. "Globalmente c’è cibo a sufficienza per sfamare tra i 9 e i 10 miliardi di persone, il picco massimo di popolazione che sarà raggiunto nel 2050. Tuttavia ancora un miliardo di persone non si alimenta a sufficienza. Per risolvere questo paradosso è necessaria una giustizia agricola, ovvero un sistema di produzione basato sulle piccole comunità e sull’ecologia. A spiegarlo, è lo studioso cileno Miguel Altieri, anticipando i risultati di un imponente studio promosso da Fondazione Feltrinelli ed Expo 2015 tra 110 centri mondiali e giovani studiosi lombardi." Non avevamo dubbi: di cibo ce n'è abbastanza per tutti, ma gli squilibri nella distribuzione della ricchezza e quelli tra città e campagna, come spiega anche il filosofo Salvatore Veca, impediscono che l'atto del “Nutrirsi /sia/ elemento fondante dell’identità di un popolo e fattore di coesione sociale”.
giovedì 20 novembre 2014
Il Papa contro la fame nel mondo
Questo il titolo di oggi sul Corriere online:
Il Papa alla Fao: «L’egoismo
dei ricchi porta alle rivoluzioni»
Il Pontefice interviene alla conferenza sulla nutrizione: «Mercato ostacola lotta alle fame. I poveri chiedono dignità, non l’elemosina». Il 13 dicembre incontro con Renzi
Lo riportiamo per la straordinaria coincidenza con la testatina del nostro blog.
mercoledì 12 novembre 2014
Agriturismi, che dire?
Ne abbiamo provati due, in Lombardia, che per quanto si dica adesso con l’Expo non
è certo l’eccellenza nel settore. Meglio sarà di certo in Trentino e Toscana. Ma la questione è: cosa si mangia in questi
posti? Nel primo che abbiamo visitato il menu era fisso. Purtroppo un salone
immenso dove erano stipati tutti i commensali e l’idea di doverli servire uno
dopo l’altro è andato molto a detrimento della qualità dei piatti portati in
tavola che non erano nemmeno eccellenti in senso assoluto (falsa cucina creativa).
Nel secondo un grande tavolo per il buffet self service e due sale per il menu
à la carte promettevano molto bene, sennonché tutte le pietanze avevano lo
stesso sapore, ossia sapevano di niente. Un’occhiata curiosa al negozio attiguo
ha confermato l’impressione: un forte odore di candeggina dove era esposta
merce per l’alimentazione già non deponeva a favore, ma sembra che negli States
sia dappertutto così. Eppoi la carne, i formaggi e ogni altro tipo di “prelibatezza”
sembravano di plastica. Che tutto poi finisca nel pastone degli animali della
fattoria didattica per rinnovare un ciclo non proprio virtuoso?
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