lunedì 20 aprile 2026

Il centro o la fine del mondo?

Di questi tempi avrete sentito da più parti che bisogna, dopo una caduta, rialzarsi. C’è anche chi pensa che ci sia un momento in cui due vite si sfiorano senza sapere chi sono. Ed è proprio in quel lasso di tempo difficile ma non impossibile da quantificare che si può sfiorare la migliore ma anche la peggiore delle tempeste perfette. Ho cercato di farmi capire ma invano. Sono attaccata a questa gamba che non mi dà pace fin da quando ho cercato di capire cosa mi girava intorno. Però forse un modo per uscirne c’è. Se mi date una mano a trovarlo. Per me era mio padre che non avrebbe mai saputo o potuto mandarmi a mare. Nemmeno nelle peggiore delle ipotesi. Eppure mi è sembrato passo falso cresca una pianta. Può essere, ma queste sono credenze che riguardano l’altra parte del mondo, quello che oggi si chiama della remigration. Ossia dei neri che tornano a prendersi quello che era loro fin dai tempi di Einstein, che non sono poi così lontani. Un secolo, o poco più. Oggi quello che Hoppeneimer si affrettò a descrivere come un grave sbaglio della storia ci attacca da tutte le parti, nord, sud, est, ovest. Con i ghiacci che si spaccano da una parte del mondo e le dune di sabbia dall’altra. Con un Papa americano che predica la fine di tutte le guerre ma è un seguace di Sant'Agostino di Ippona. Bisogna proprio pensare che l’Europa in mezzo sia stata troppo fragile. E in mezzo all’Europa c’è una piccola Italia alla deriva.

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