I segreti per scegliere un buon
Panettone o Pandoro? Intanto quest’anno si potrebbe optare per la ditta
Melegatti che era sull’orlo del fallimento ed è stata salvata dall’intervento
dei suoi operai. Una bella storia da raccontare ai bambini sotto l’Albero al Presepe.
Leggere poi le etichette: più glifosati ed emulsionanti ci sono vuol
dire che sono meno genuini, ma in compenso durano di più perché sono prodotti
industriali fatti apposta a lunga scadenza (per esempio per le lunghe tratte
commerciali che devono attraversare: il panettone è una specialità milanese e
il pandoro veronese). Se volete però fare migliore figura scegliete un prodotto
artigianale che è composto unicamente da farina, uova, burro, zucchero e
lievito madre che una volta si rinnovava manualmente e adesso si fa con
macchine apposite. Nel Panettone ci sono
poi uvette e canditi, ma c’è chi lo preferisce senza e l’industria lo
accontenta, e nel Pandoro la classica bustina di zucchero a velo da mettere
dentro l’involucro di plastica, chiudere e sbattere per ottenere una copertura
uniforme del dolce. Ma queste sono cose che sanno tutti. La notizia più
importante sarebbe piuttosto che alcune aziende hanno tentato una
destagionalizzazione dei dolci natalizi, proponendoli molto prima delle Feste in
diverse varianti (ce n’è anche una ricoperta di cioccolato) e tante Regioni
hanno il loro dolce natalizio tradizionale: uno su tutti, gli struffoli
napoletani, sorta di mini bignè vuoti
ricoperti di miele. Qualsiasi sia la vostra scelta Buon Natale e Felice Anno
Nuovo a tutti.
"diario sul cibo per chi non crede che il cibo sia cultura ma nutrimento e garantirlo a tutti sarebbe già un bel passo avanti...esistono 'il pane e le rose'…assicuriamo il pane a tutti perché tutti possano avere anche le rose…"
venerdì 21 dicembre 2018
mercoledì 19 dicembre 2018
Meno zucchero nelle bibite per i bimbi
Modificare la ricetta delle bibite
zuccherate, per ridurne il contenuto di zucchero, questa l’ultima proposta di
Slow Food per invitare le mense scolastiche ad educare al gusto i più piccoli. “La
sugar tax” – dicono all’associazione - inizialmente
inserita nella prossima legge di bilancio e a oggi scomparsa tra i
provvedimenti in discussione, avrebbe potuto essere un tentativo di approccio
alla questione, anche se non risolutivo. Provvedimenti dello stesso
tenore sono già applicati in altri Paesi
tra cui Messico, Irlanda, Francia e Gran Bretagna, dove, ad esempio, già prima
dell’entrata in vigore della legge (aprile 2018) oltre il 50% dei produttori
aveva modificato la ricetta, determinando una riduzione dello zucchero pari a
circa 45 milioni di chili l’anno. Slow Food si impegna a livello
internazionale per favorire stili di vita sani e comportamenti consapevoli,
orientati a prediligere i cibi poco raffinati, ricchi in fibre e con un apporto
calorico moderato, la verdura, la frutta, i legumi, i cereali integrali e a
ridurre il consumo di proteine di origine animale.”
Corsi per idrosommelier
Riprendono anche quest’anno i
corsi per la formazione di idrosommelier, il degustatore delle acque minerali
che le abbina con i cibi secondo rigorosi parametri di effervescenza e sapore che
verranno appunto spiegati durante le lezioni in aula alla Fiera di Rimini
sabato 26 e domenica 27 febbraio. I corsi prevedono due livelli di
apprendistato e i loro contenuti sono così spiegati da Giuseppe Amati, l’ideatore
della scuola. Primo livello: conoscere l’acqua; classificazione delle acque; i
principi alimentari e salutistici delle acque minerali; introduzione alla
degustazione: primo riconoscimento delle acque minerali; verifica e approfondimento.
Secondo livello: i principi dell’analisi sensoriale; la percezione sensoriale;
le qualità sensoriali dell’acqua; introduzione alla degustazione; verifica e approfondimento.
La quota di partecipazione è di
130.000 euro per ogni livello (260.000 in totale) da versare in contanti al
momento della registrazione. La quota comprende: quota sociale A.D.A.M. 2019,
tessera e distintivo, attestato di frequenza ai corsi, volume del primo e
secondo livello, pranzo didattico delle due giornate, ingresso gratuito in
Fiera.
martedì 18 dicembre 2018
Meno kiwi ma più buoni
Se avete pensato di metterli nei cesti regalo natalizi, quest'anno troverete in vendita meno kiwi verdi rispetto all'anno scorso, ma di maggiore qualità e quindi anche di prezzi più elevati. Il dato è stato reso noto da Cso (Centro servizi ortofrutticoli) Italy: "la produzione commercializzabile di kiwi verde (di cui come è noto siamo i maggiori produttori) destinata al mercato del fresco, è risultata pari a 333mila tons, su livelli molto simili a quelli del deficitario 2017 (+1%) e inferiori del 30% alla media del quadriennio 2013-2016/…/Il mercato si sta comunque vivacizzando con ritmi di vendita in linea con il periodo di riferimento" ha fatto sapere Elisa Macchi, direttore di Cso Italy.
lunedì 17 dicembre 2018
Spumanti: un Natale con il botto
In
quest’ultimo decennio di crisi, la destagionalizzazione dei consumi di vini
effervescenti che si era tentata prima, lascia il passo ad una concentrazione
delle vendite nel periodo festivo di fine anno con 90-92 mln di bottiglie, poco
più del 50% di quanto consumato durante l’anno. Bene anche la produzione al
valore e le etichette “nuove” di Sud e Isole.
L’Osve, Osservatorio dei
vini effervescenti diretto da Giampietro Comolli traccia il trend dei consumi
degli spumanti per le prossime festività natalizie 2018-2019. Il ritorno alla
concentrazione dei consumi per tipo di evento contro la destagionalizzazione
che aveva caratterizzato gli anni passati pre crisi è un segnale di tendenza da
sottolineare. Come il fatto che il consumatore è più avvertito: il turismo
enogastronomico ed enologico che è cresciuto molto in questi ultimi anni, porta
i visitatori in cantina facendo loro sapere quanto costa effettivamente una
bottiglia di spumante o di vino. Quindi occhio ai ricarichi durante la filiera,
dal produttore, al distributore, al dettaglio (specializzato, horeca, Gdo e
Gda), osserva Comolli. Che però non è per niente pessimista circa i consumi dei
30 giorni di feste di fine anno, tanto è il periodo in cui si stappano le
bottiglie. Poco più di 3 mln al giorno con punte di 10-12 e 28-30 nei giorni
canonici Con 90-92 mln di totale, poco più del 50% di quanto consumato durante
l’anno cui aggiungere 3,5 mln di bottiglie straniere di cui 3,1 di solo
champagne. Che significa un valore alla produzione nazionale di 370 mln di euro
all’origine in cantina che la consumo è un giro d’affari record di 860 mln di
euro: un grande business per la filiera produttiva e commerciale.
Rispetto
all’anno scorso i volumi crescono del +4,9% (erano 86 mln di bottiglie); il
valore all’origine cresce meno per circa il 3% (erano 356 mln di euro); il giro
d’affari al consumo o fatturato cresce del 6,3% (erano 805 mln di euro). Forse
un eccesso di ricarico, una speculazione? “Lo spread – ironicamente ma con dati
certi alla mano, osserva Giampietro Comolli presidente di Osve Ceves - non
incide sulle spese durante questo fine inizio d’anno in tutti i settori e
comparti, dalla ristorazione alla vacanza, soprattutto per le bollicine”. Cresce il consumo in strada, off-premise. E si registra un forte
incremento delle scelte di etichette di territorio: cibo-bollicine di
territorio è il must del 2028-2019 grazie soprattutto a due fattori: la ricerca
di “prossimità” dei consumi volendo brindare con vini nuovi e locali e la
novità di etichette regionali e provinciali di piccole aziende, soprattutto
nel centro-sud Italia: i leader tengono le posizioni anche nella Penisola,
ma crescono le etichette locali. Ormai, è questo un dato su cui riflettere le
bollicine non sono solo un consumo occasionale. Franciacorta, leader indiscusso
del metodo tradizionale nazionale, è stabile a conferma di una scelta fedele e
un target consolidato. Un discreto exploit riguarda il Trentodoc che cresce ed
esce da un consumo interregionale e cresce di prezzo all’origine e al consumo:
circa una media del 5-6% in più per tutta la gamma. Molto bene i millesimati, i
pas dosé e anche i biologici che risultano i più inseriti tra i regali.
Le feste 2018-2019 saranno ricordate anche per
l’exploit delle bollicine metodo tradizionale regionali, quelle autoctone,
quelle legate alla vicinanza fra luogo di produzione e luogo di consumo,
da valersi per Alta Langa, Alto Adige, Durello, benissimo i millesimati brut e
bolle di vitigni locali, compreso il Lambrusco, i Nebbioli e quelli del sud
Italia. Oggi ci sono 160-180 etichette di bollicine, metodo tradizionale e
metodo italiano di ottima qualità prodotte nelle regioni del centro-sud,
tradizionalmente legati a vini rossi anche importanti e a bianchi fermi e corposi.
La diversificazione parte dai menù natalizi creati solo con bollicine a
tutto pasto. “Anche in Italia sta finalmente avvenendo quello che in Francia
e in Inghilterra esiste da due secoli, dice Comolli” . Per Ovse è un grande
segnale di arricchimento e diversificazione qualitativa e anche gustativa per
il consumatore. Questo dimostra che il mercato italiano è ancora ricettivo,
pronto a crescere in volumi, purché con bolle di qualità, speciali, diverse nei
gusti e sapori, altamente legate al territorio. Resta l’incognita degli
spumanti dolci metodo italiano, tipo Asti e Bracchetto d’Acqui, scesi negli
anni ora stabili, ma senza grandi prospettive. Molto interessanti i dati
di appeal, interesse, acquisti, curiosità e consumi (la così detta visione
mercantile) per le 150-180 etichette di bollicine che sono disponibili
quest’anno da Firenze fino alle isole, prodotte
nelle regioni del centro-sud Italia. Una eccezionalità tutta italiana: poche
bottiglie per azienda e con una sola massimo due etichette (da 3.500 a 12.000
bottiglie la media) ma fortemente agguerrite e presenti.
giovedì 13 dicembre 2018
Ricetta della scaloppine di vitello
Le scaloppine sono sempre un ottimo piatto. Al supermercato si trova il sottofiletto di vitello ottimo per questa ricetta. Ma siccome è piuttosto alto, va per prima cosa tagliato in due parti in orizzontale, così che da due fette se ne ricavino 4. Queste vanno leggermente infarinate e poi messe a cuocere in padella con un filo di olio extra vergine di oliva e un pezzetto di burro. Poi vanno rigirate e sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco oppure di limone. Terminata la cottura si possono spolverizzare con del prezzemolo e servite calde con patate al forno. Le patate al forno si fanno pelandole e tagliandole a spicchi abbastanza grossi e bollendole per un po' nell'acqua salata. A cottura non ultimata passatele al forno nel grill ventilato per 10 minuti a 150° gradi.
Il sale marino italiano (s)venduto ai francesi
Il
nostro sale marino, dal demanio che ne aveva il monopolio, passa oggi in mani
straniere, con un’operazione finanziaria condotta da Mps (banca finanziata
dallo Stato sotto il governo Renzi). La più grande società di estrazione si
trova in Puglia (800mila tons anno) e va a una multinazionale del sale europea
e mondiale, la francese Salins Spa, leader europea e co leader mondiale nella
commercializzazione di sale industriale, sale stradale e sale alimentare. Un’asta
svoltasi in assoluta forma riservata e a chiamata ha assegnato a Salins spa
tramite la controllata Cis (Compagnia italiana Sali) oltre 500 ha di sale
inseriti in 4mila ha di parco e riserva, in zona turistica. Salins spa ha vinto
l’asta offrendo 5,4 mln di euro come valore cash/reale di acquisto del totale
debito di 16,7 mln . Quindi Mps ci perde inoltre 11,3 mln. I sindacati dei
lavoratori, gli ex titolari di Atisale-Salapia Sale spa detentori della
concessione demaniale fino al 2029 e
autori del forte crack debitorio che ha portato l’impresa al concordato e alla
cessione del 100% del pacchetto azionario, al pegno fideiussorio delle azioni a
alla garanzia delle proprietà personali dei soci tutti verso Mps, hanno scritto
lettere di protesta e le maestranze sono entrate in sciopero. Il Ceves,
l’osservatorio sui prodotti agroalimentari di Giampietro Comolli diffondendo la
notizia “chiede al governo di attivarsi per una verifica delle procedure e
delle azioni avviate, affinché il sale, un prodotto strategico per il Paese
possa essere riconosciuto made in Italy e alcuni siti e saline diventare Igp,
senza fare la fine di quella dello zucchero negli anni ’80-‘90”. Il sale
italiano “purissimo, bianco, grosso a fiocchi o a chicchi made in Italy ha un
prezzo medio al consumo di 2-3 euro al chilo nel migliore dei casi, mentre
tutti i sali di importazione partono da 5 euro per arrivare fino a 40”. “Mps – continua Comolli – ha fatto la banca,
compresa la scelta opinabile di un offerente rispetto ad un altro che sembra
abbia offerto di più, ma senza considerare la sostanza reale del bene oggetto
della collettività nazionale, senza garanzie per il territorio locale, le
maestranze, lo sviluppo imprenditoriale per il quale ci vorrebbe almeno
un’etichetta parlante sulle confezioni e certificare altri siti produttivi
nazionali meritevoli del riconoscimento Dop, Igp o Presidio come oggi avviene
per solo due parti ristrette delle saline di Trapani e di Cervia”. Le Rsu degli
stabilimenti interessati intanto hanno mandato una lettera di protesta al
ministro dell’economia e a quello delle finanze.
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