giovedì 18 gennaio 2018

Pagheremo anche il posteggio del supermercato?



Dopo i sacchetti dell’ortofrutta al supermercato, pagheremo anche il posteggio dell’auto? Pare che si sia fatto cenno a questa eventualità che va contro l’interesse del cittadino consumatore. Ma tant’è. I parcheggi dei moderni ipermercati sono sempre affollatissimi ed è davvero difficile trovare un posto. Da qui la proposta. O dovremmo chiamarla trovata? Eppoi, l'area su cui sorge il parcheggio, di chi è? Del Comune o del supermercato?

lunedì 15 gennaio 2018

Matera, capitale 2019 della cultura



Matera, il capoluogo della Basilicata o della Lucania che dir si voglia, sarà Capitale Europea della Cultura 2019. Con l’obbiettivo di portare da 300mila a 600mila le presenze turistiche nella città con un programma di mostre del Rinascimento del Mezzogiorno. Un piccolo borgo antico abbarbicato sulla montagna i cui abitanti si occupano ancora di antiche lavorazioni come la filatura, cardatura, tintura e tessitura della lana delle pecore e della produzione di formaggio dal loro latte crudo. Nonché dell’intaglio del legno o la battitura del ferro. Vecchi filari di vitigni da cui si ricava principalmente il Negramaro sono coltivati con cura e senza concimi chimici, anche se per combattere la filossera c’è comunque bisogno di qualche “veleno” che una volta era il verderame. Ma oggi ci sono trattamenti più innovativi come l’acquaponica e l’idroponica o l’intervento senza bisogno di bisolfiti. Il tutto inserito in un programma di digitalizzazione dell’informazione con un canale tv online alla digitalizzazione degli archivi di beni culturali all’insegnamento dei linguaggi di programmazione per i più giovani. Un altro motivo che ha convinto la giuria è che la politica di inclusione è progressiva, con un’ enfasi sul coinvolgimento nei progetti di quanti frequentemente esclusi dalla cultura piuttosto che sulla creazione di linee progettuali parallele. La giuria ha apprezzato la forte intenzione a porre in primo piano la partecipazione ed il Co-Design".

sabato 13 gennaio 2018

Sigep, il Salone del gelato e dell'arte dolciaria artigianali

Attesi a Rimini per il Sigep, il Salone del gelato e dell'arte dolciaria artigianali, che si terrà dal 20 al 24 gennaio prossimi, 160mila buyers di cui 33mila stranieri da 180 Paesi. A Sigep esporranno 1.250 imprese, 900 gli eventi in programma tra quelli del calendario ufficiale e quelli a cura degli espositori. L'area espositiva è ora di 129mila mq, raggiunti con i lavori compiuti senza mai interferire con le manifestazioni in corso. 21,5 mln l'investimento per l'ampliamento. Grande l'attesa per la quarta edizione di The Pastry Queen, il campionato mondiale di pasticceria femminile che metterà a confronto 12 tra le  migliori pasticcere di tutto il mondo. Il tema del concorso di quest'anno è l'Astrologia e dovrà essere declinato attraverso l'elaborato artistico in zucchero e pastigliaggio, cercando l'armonia anche con i prodotti richiesti, ovvero: tarte moderna monporzione, dessert al bicchiere gelato al caffè, dessert al piatto monoporzione al cioccolato, mignon a forma di anello gioiello.

venerdì 12 gennaio 2018

Il buon cibo dei piccoli borghi

Secondo Symbola e Coldiretti sono i piccoli comuni a generare l'Italia del buon cibo cui è dedicato l'anno 2018. Sono 270 su 293 totali capaci di generare un fatturato di 14 mld e di garantire un futuro, secondo il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo, ai 3,9 mln di under 40 che hanno deciso di risiedere nei piccoli borghi. In testa l'Emilia con 42 prodotti certificati dalla denominazione di origine protetta, seguita da Veneto (35) e Lombardia (34).

domenica 7 gennaio 2018

ll cervello anarchico di Enzo Soresi



Se anche le decisioni prese in Borsa, vendere e comprare azioni, non dipendono dall’andamento dell’economia ma dalla struttura del nostro cervello (anche una variazione nell’amigdala pare influire), che piega prenderebbe la crisi monetaria internazionale se a decidere fosse un cervello anarchico?
A spiegarcelo è Enzo Soresi, autore adesso di un libro edito da Sperling&Kupfer intitolato Guarire con la nuova medicina integrata, e che nel 2005 ha pubblicato per i tipi della Utet Il cervello anarchico, ancor oggi disponibile in libreria e tra poco anche in edizione economica.
Importante è sapere che chi ha scritto questi due libri, di medicina, appunto, ma non solo (e forse sarebbe utile fare uno sforzo per non chiamarla più, o non solo, alternativa), è un medico, già noto e stimato anatomopatologo e oncologo polmonare dell’Ospedale Cà Granda al Niguarda di Milano, e ora specialista indipendente di prevenzione delle malattie fumo correlate, che ha sviluppato le sue idee discutendone a fondo con lo psichiatra Marco Crosina, celebre per le sue fulminee capacità diagnostiche, e con il filosofo Umberto Galimberti, dei quali è grande amico.
La sua tesi più interessante, e che ripropone e approfondisce molte conoscenze della neurobiologia, è la rilevanza delle sinapsi dei lobi frontali del cervello - dove l’emisfero sinistro presiede al ragionamento e quello destro alle emozioni - che si costruiscono a partire dagli stimoli esterni e più questi sono positivi più fanno crescere sani.
Fino al punto che, teorizza ma anche mette in pratica Soresi nelle sue cure, si può arrivare, anche nelle patologie oncologiche, le più difficili da trattare, a uno shock carismatico capace di indurre il miracolo biologico di una guarigione altrimenti non spiegabile. Perché è la malattia stessa a produrre i suoi anticorpi che se non funzionano sarebbe a causa dell’ansia che li blocca.
La scoperta di Soresi, e che sta alla base delle sue argomentazioni, è che il cervello sviluppa anarchia per difesa, e dunque il suo lavoro consiste nello spiegare come diventa anarchico, e che se questa trasformazione operasse sempre sarebbe meglio per tutti,  proprio perché è il modo più diretto ed efficace di attivare la risposta immunitaria.
Le neuroscienze sono a detta di molti, nel settore, e anche nel campo della filosofia, l’ultima frontiera della medicina. E certo le loro tesi sono molto affascinanti, soprattutto per chi ha seguito percorsi analitici e/o psicoterapeutici e viene a sapere ora, alla luce di queste evidenze, che non c’è un’anima, o una psiche, da curare, ma solo un corpo che include entrambi i poli dualistici e che si fa espressione, attraverso il cervello, di tutti i generi di mali e malesseri (esistenziali e non).
Come spiega bene nell’introduzione il filosofo Umberto Galimberti, il vero sponsor di questo libro, per ammissione dello stesso Soresi, e la cui idea è che la mente parli attraverso il corpo, e viceversa. E che nella presentazione fa un excursus della storia del pensiero che ha creato il dualismo corpo/ “mente”, come si vuole chiamare adesso quel che si oppone alla nostra fisicità, nel corso del cammino della filosofia occidentale. Per arrivare a concludere che questo libro, Il cervello anarchico, dà la conferma, forse non definitiva (ma è la strada da seguire), che è sempre il corpo che soffre e questo bisogna curare, tornando al buon senso popolare secondo cui, per esempio, quando si sta male, “si ha un chiodo in testa, un nodo alla gola, un pugno nello stomaco” ecc.
Ciò sembra valere a tutti i livelli, anche e soprattutto, per una malattia incurabile come il tumore. Se è vero infatti che le reazioni infiammatorie a cure farmacologiche troppo aggressive impediscono al sistema immunitario di bloccare le metastasi, la terapia alternativa di Soresi rimette in primo piano le potenzialità salutari del sistema immunitario stesso e dei suoi macrofaghi - strumenti già insiti nella biologia del corpo umano che “mangiano” tutte le sostanze tossiche dell’organismo - capacità attivate appunto dal cervello. Ma perché questo ruolo si attiva in presenza di un cervello anarchico? O meglio, perché un cervello deve diventare anarchico per difendersi dalle malattie e per difendere insieme mente e corpo? O meglio ancora, per difendere il corpo attraverso la mente?
E’ questa la risposta - alla domanda che poi alla fine è: cosa significa mente risolta e come fa ad autoguarire le malattie? - che bisogna cercare leggendo un libro che certo è scritto molto bene, non è solo un testo medico, ed è anzi pieno di aneddoti di vita vissuta, i casi clinici incontrati da Soresi, alcune volte conclusi con guarigioni miracolose inspiegabili, e perciò davvero coinvolgenti e raccontati in uno stile che deve molto all’umanesimo più che alla scienza (ma si sa che la medicina non è esattamente tale, quanto piuttosto un’arte, e certi doti di altruismo, generosità, disinteresse, riflessione sulle e osservazione delle vicende umane, autoanalisi, e anche certe qualità letterarie, giovano ad arricchire e facilitare la lettura di un testo altrimenti non facile; e non solo: sono anche la via maestra per giungere a certe importanti conclusioni).

Qualche ricetta per mettersi a dieta



Finite le Feste di Natale e Capodanno, ci si può mettere a dieta per smaltire gli eventuali 3 -5 chili di troppo. Ma sempre con giudizio. La dieta fai da te può comportare dei rischi per la salute e anche gli eventuali tutorial seguiti sui social non sempre sono attendibili. Meglio quindi seguire i consigli, e le ricette, della nonna. Come avevo già scritto in un altro post, non comperare mai alimenti che vostra nonna non avrebbe acquistato. L’inverno è tempo di verdure tra le quali preferire le brassicacee (cavoli, cavolfiore, cavolo nero, cavolo verde), che però hanno la controindicazione di gonfiare l’intestino, carciofi e cardi. Se per le prime è sufficiente bollirle, anche in pentola a pressione, e condirle con sale e olio extravergine di oliva (in Italia ne abbiamo di diversi tipi, basta seguire l’indicazione made in Italy, anche se certe volte questa può essere ingannevole perché l’olio italiano può essere “tagliato” con quello spagnolo o greco senza bisogno che ce ne sia l’indicazione in etichetta). I carciofi invece, secondo una ricetta del Friuli Venezia Giulia, vanno deprivati delle foglie più esterne e del gambo e lasciati per un po’ di tempo in acqua e limone. Poi se ne allarga l’estremità superiore per riempirla con pangrattato mescolato a olio, sale, aglio e prezzemolo tritati. In una pentola alta e riempita per metà di acqua salata i carciofi vanno messi in “piedi” e lasciati cuocere per circa tre quarti d’ora, o venti minuti in pentola a pressione secondo lo stesso procedimento. Si mangiano poi sfogliandoli e scavando ogni foglia con il coltello. Il pangrattato e il cuore si mangiano interi.
Per i cardi ho invece una ricetta di mia nonna. I cardi, per chi non lo sapesse, sono dei gambi lunghi e robusti che vanno pelati uno a uno. Poi si lavano, si sbollentano in acqua calda per 15 minuti e si passano nella pastella (farina, uovo e acqua frizzante fredda). Dopo averli fritti nell’olio extravergine si mettono ad asciugare in una carta da cucina. A parte si prepara un sugo con olio aglio e pomodoro. Infine vi si immergono i cardi fritti e si serve caldo. A partire da una verdura di stagione sempre in tavola ed eliminando troppi condimenti, pane, biscotti (a colazione meglio le fette biscottate integrali), zucchero (da preferirgli il miele), pasta (da non eliminare completamente ma da mangiare solo due o tre volte la settimana) e carni grasse (meglio i petti di pollo o di tacchino o il pesce), si potrà riuscire ad eliminare senza troppi sforzi i chili messi su durante le feste. Senza dimenticare l’allenamento fisico: palestra o bicicletta, corsa o piscina, ma sempre con il permesso medico.

Il caro sacchetti



E’ noto a tutti il dibattito scatenato dall’obbligo del pagamento dei sacchetti di plastica per la frutta e verdura al mercato o al supermercato (che tra l’altro dovrebbero essere biodegradabili, ma lo sono solo al 40%). E anche le proteste per il rincaro di luce e gas. E’ passato invece sotto silenzio l’aumento dei pedaggi autostradali che riguardano quasi tutti gli automobilisti italiani che vi si recano al lavoro per più o meno o brevi tratti (e per le vacanze fanno viaggi ben più lunghi). I sacchetti non si possono portare da casa (non è igienico) e qualcuno ha avanzato l’ipotesi di apporre l’adesivo del prezzo direttamente su arance, limoni, mele, pere etc. Una soluzione evidentemente poco pratica. E tutto questo senza contare che prima i sacchetti erano già compresi nel prezzo, senza però che il consumatore potesse conteggiarne il peso (che si aggira oggi tra 1 e 3 centesimi al sacchetto a seconda della grandezza). Qualcuno ha già conteggiato l’importo annuale di tale carico che sarebbe di almeno 10 euro.