giovedì 3 febbraio 2011

Il turismo agro: calano presenze e occupati

Secondo Agriturist, gli agriturismi di Confagricoltura, il continuo calo delle presenze turistiche in Italia (-0,8% per gli alberghi e –2,1% per le aziende agricole dedite anche all’ospitalità nel solo 2010) ha sgonfiato il boom delle vacanze in campagna comportando un taglio dei redditi aziendali vicino all’8%; e questo considerato la crescita dell'offerta del settore, valutata  al 2,8%, e i prezzi fermi a fronte di costi crescenti almeno del 3%.
Il vistoso calo dell’occupazione che ne consegue (3,6% i licenziamenti nel settore alberghiero, pari a circa 5.000 addetti, secondo Federalberghi), forse meno pesante per l’agriturismo, le cui aziende sono per la maggior parte a conduzione familiare, rappresenta comunque una pesante ipoteca per un Paese come l’Italia già gravato da una negativa crescita del Pil (cui il turismo contribuisce per il 9,5%). Intanto, nel provvedimento in discussione in queste ore sul federalismo fiscale è prevista anche una tassa municipale sul turismo, già applicata per esempio a Roma: da 1 a 5 euro a notte a persona secondo la struttura. Aspettiamo, come promesso, altre salutari “scosse” per l’economia.  

Un italiano, Bottura, miglior cuoco del mondo

Dopo Luca Gardini, diventato l’anno scorso il miglior sommelier del mondo, un altro italiano è salito ai massimi livelli di riconoscimento internazionale nel campo della ristorazione, questa volta per la cucina. Si tratta di Massimo Bottura, dell’Osteria Francescana di Modena (www.osteriafrancescana.it), insignito del titolo di miglior cuoco del mondo dall’Accademia Internazionale della cucina che ha sede a Parigi. L’incontro nel 1999 con quello che è stato davvero il massimo innovatore della cucina questi ultimi anni, secondo il Gastronauta Davide Paolini, e cioè Ferran Adrià, ha fatto di Bottura il massimo esponente della nuova cucina italiana (provare il suo “bollito non bollito” per credere). Solo adesso se ne prende atto, rendendo, sottolinea ancora Paolini,  finalmente merito a una cucina, l'italiana, che non è solo sana e gustosa come la cucina "di casa" delle nostre nonne, ma è saputa andare molto oltre. 
Esulta naturalmente la Coldiretti, cui va il merito di aver sempre sostenuto la produzione agricola nazionale e con essa tutto ciò che vi ruota attorno, compresa la nostra gastronomia. E soprattutto ciascun critico gastronomico dell’Italia che rivendica il suo primato nel food, si attribuisce l’onore di aver per primo riconosciuto il valore di Bottura, come Paolo Massobrio (www.clubpapillon.it) che lo descrive come cresciuto alla scuola delle redzore (le casalinghe che sapevano tirare la pasta dei tortellini) emiliane e poi scoperto da Alain Ducasse, la massima autorità francese in cucina, e lo a fatto esordire nel suo convegno Golosaria nel 2006 a Palazzo Mezzanotte, la sede della Borsa, a Milano. Dopo quella data Bottura è stato anche uno dei protagonisti di Identità Golose (www.identitàgolose.it), il congresso di cucina d’autore di Paolo Marchi, altro autorevole critico. 

sabato 22 gennaio 2011

Quando “la terra fa gola ai potentati edilizi”, come fare a dire stop al consumo di territorio

Secondo gli ultimi dati Fao (www.fao.org), 25 gli ettari di verde perduti nel mondo ogni minuto. E questo sarebbe l’effetto serra. In più, in Italia abbiamo l’aggravante della cementificazione, che ha già consumato dal 1985 al 2005 più di 3 milioni di ettari (di cui 1,8 sottratti all’agricoltura secondo dati Agriturist, gli agriturismi di Confagricoltura) di un territorio che, oltre ad offrire alcuni tra i paesaggi naturali più belli al mondo, è anche naturalmente destinato alla coltivazione di prodotti agricoli tra i più pregiati, come vino, olio, agrumi, frutta e ortaggi (la nostra produzione ortofrutticola è prima in Europa e sesta a livello mondiale, dato Macfrut), anche e soprattutto biologici. Carlo Petrini, su Repubblica del 18 gennaio, ha firmato un appello contro lo scempio del paesaggio, prima che sia troppo tardi, anche se ormai, “in 15 anni sono stati edificati tre milioni di ettari di territorio, l'equivalente di Lazio e Abruzzo messi insieme.
Con il piano casa, dice ancora Petrini, il processo ha avuto un'accelerazione. E con il Pgt di Milano, piano di governo del territorio, che il Consiglio comunale vuole approvare tassativamente entro il 14 febbraio, ne subirà ancora un’altra per quanto riguarda il capoluogo lombardo, e in particolare per il suo Parco Sud, una zona agricola su cui gli edificatori chiedono di mettere le mani. Cosa che l’attuale giunta milanese, guidata dal sindaco Letizia Moratti (Pdl) sembra disposta lasciargli fare, visto che si va verso l’approvazione di un’area edificabile, sull’intero territorio milanese, di altri 3 milioni e 800.000 mq, ignorando le circa 4.000 osservazioni dei cittadini sul Pgt, e prendendo in considerazione solo quelle dei costruttori (vedi il podcast del servizio di Fabio Fimiani nella trasmissione in onda venerdì 21 gennaio alle ore 9.45 su www.radiopopolare.it).
L’articolo di Petrini, leggibile per intero su:
comincia così: “Visto che in tv i plastici per raccontare i crimini più efferati sembrano diventati irrinunciabili, vorrei allora proporne uno di sicuro interesse: una riproduzione in scala dell'Italia, un'enorme scena del delitto. Le armi sono il cemento di capannoni, centri commerciali, speculazioni edilizie e molti impianti per produrre energia, rinnovabile e non; i moventi sono la stupidità e l'avidità; gli assassini tutti quelli che hanno responsabilità nel dire di sì; i complici coloro che non dicono di no; le vittime infine gli abitanti del nostro Paese, soprattutto quelli di domani.” Frase che sottoscriviamo in pieno. In particolare, per il poco che possiamo fare, non vogliamo essere complici.
“La terra – continua il fondatore di Slow Food - fa gola ai potentati edilizi, /…/ e adesso anche a chi specula sugli impianti per le energie rinnovabili: dal 1990 al 2005 si sono superati i due milioni di ettari di terreni agricoli morti o coperti di cemento.” E Petrini fa bene a denunciare. Ma l’unica lista politica che ha messo in cima alle sue priorità proprio lo stop alla cementificazione è il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, e spiace che un acuto polemista, oltre che sincero e imparziale democratico, come Michele Serra, in una sua recente “Amaca”, la sua rubrica fissa su Repubblica, dedicata all’argomento, abbia scritto che nessun leader in Italia ne fa un programma da sottoporre all’attenzione degli elettori.
Elettori che per dire no, responsabilità che in un paese civile dovrebbe spettare a tutti noi cittadini, potrebbero prendere esempio dagli abitanti di Cassinetta di Lugagnano (Mi). Questi ultimi hanno aderito con entusiasmo all’invito del loro sindaco di pagare un po’ di tasse in più per coprire ciò che egli, Domenico Finiguerra (Pd, www.domenicofiniguerra.it), cofondatore del movimento Stop al consumo di territorio, ha rinunciato a incassare dagli oneri di urbanizzazione, mettendo fine alla possibilità di costruire. Basta nuovi immobili, che tra l’altro quasi sempre ormai, come accade a Milano, restano invenduti: si ristrutturano le vecchie case sfitte in centro, dando oltretutto la possibilità alla popolazione di tornare a vivere nelle parti più belle di un abitato, che sono appunto i centri storici.
Finiguerra illustrerà il suo interessante progetto, ormai messo in atto da più anni, e accolto con piena soddisfazione dai suoi concittadini, durante la serata: “L’ acqua in bottiglia… e Stop al consumo di territorio” organizzata venerdì 28 gennaio alle 21 ad Arese (Mi), all’ Auditorium Aldo Moro, in viale Varzi, da InFormazione InMovimento 
http://www.meetup.com/MeetupInFormazione-InMovimento-aLegnano-eArese/members/6472762/?memberId=6472762&op=)
di Legnano e Arese, con la collaborazione di Gruppo Anticasta (www.gruppoanticasta.org), Comitato de La Conquista del Buonsenso di Legnano, Meetup Donne in MoVimento, Meetup Angeli, Diavoli e Grilli in Azione su Milano e Associazione Le Nuove Giornate di Milano.
L’incontro, a ingresso libero, offerto come uno spettacolo, vedrà esibirsi anche il cantautore Luca Bassanese (www.lucabassanese.com), con brani tratti dal suo nuovo libro, “Racconti di un visionario” e dal suo nuovo cd, “Il futuro del mondo”, voce, recitato, chitarra, effetti sonori, stelle cadenti, bolle di sapone, coriandoli magici…
 


mercoledì 19 gennaio 2011

La nostra salute appesa ad un “cavillo”: ovvero come sparisce una legge nell’indifferenza generale

E’ singolare come il 19 gennaio, nel giorno della notizia dell’approvazione del decreto sull’etichettatura degli alimenti, la cui indicazione d’origine diventa un obbligo esteso a tutte le categorie finora escluse, salutata da tutti i commentatori come una grande conquista, seppur dietro la spinta dell’ultimo scandalo, quello di uova e suini tedeschi alla diossina, nessuno, almeno sui massimi organi di informazione cartacei, abbia speso qualche parola sul “cavillo” che terrebbe in piedi un’altra importante legge per la nostra salute. Il silenzio di chi, più della rete, dove il dibattito è invece acceso, è capace di influenzare l’opinione pubblica, è sospetto e preoccupante. 
Sì, perché stiamo parlando della legge 283 del 1962, che regola la disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande, e che sarebbe caduta sotto la scure del decreto “taglialeggi” del ministro della Semplificazione normativa, il leghista Roberto Calderoni, che elimina tutte le leggi anteriori al 1970 non ritenute indispensabili. Che fine farà allora la 283, che risale al 1962, che sanziona qualsiasi tipo di frode alimentare (sofisticazione, adulterazione, contaminazione con parassiti, ma anche privazione del cibo delle sue caratteristiche nutritive, in cattivo stato di conservazione, con l’aggiunta di additivi chimici non autorizzati o che contenga residui tossici di lavorazioni agricole o di trasformazione) e le cui violazioni autorizzano i sequestri dei Nas (il Nucleo antisofisticazioni dei Carabinieri)? 
“Le notizie secondo cui sarebbe stata abrogata la legge n. 283 del 1962 in materia di tutela alimentare sono totalmente prive di qualsiasi fondamento”, ha dichiarato il ministro,  come si legge su Italia a Tavola (italiaatavola.net), ma in rete circolano almeno altri 55 articoli sull’argomento. E la legge sarebbe salva grazie a un cavillo giuridico anche secondo gli avvocati esperti di diritto alimentare del blog ilfattoalimentare.it,: “Una lettura distratta delle norme in tema di semplificazione potrebbe in effetti portare a credere che anche la legge 283 del 1962 sia stata ‘spazzata via’, ma grazie al cielo non è così. – scrive Dario Dongo Responsabile Legislativo Giuridico Nazionale e Comunitario di Federalimentare gli industriali della trasformazione del cibo - “La legge-delega per la semplificazione esclude infatti dall’abrogazione, in linea di principio, tutti  i provvedimenti  che rechino in epigrafe la dicitura  ‘codice’ o ‘testo unico’ (legge 246/05, articolo 14, comma 17). E tra questi provvedimenti si iscrive a pieno titolo anche la legge 283/1962, rubricata come ‘la disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande’, meglio conosciuta come la legge sui cibi adulterati. D’altra parte se così non fosse lo stesso Codice penale (che risale al 1930) sarebbe stato abrogato, e le patrie galere si svuoterebbero all’improvviso!” E il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, avrebbe confermato.
Ma qual è questa piccola epigrafe? “Testo unico”, e in quanto tale non abrogabile. Senza entrare nel merito della natura giuridica del “testo unico”, cosa che ovviamente non ci compete né sapremmo fare, rimane comunque sbalorditivo come la sopravvivenza di una legge che tutela la salubrità e l’igienicità di ciò che mangiamo sia subordinata all’esistenza di un vero e proprio cavillo così pare spiegato da Calderoli (vedi italiaatavola.net): “La predetta legge - spiega - ha natura giuridica di Testo Unico, come facilmente evincibile dalla sua epigrafe, pertanto è espressamente esclusa dall'ambito applicativo della cosiddetta ‘ghigliottina’, ovvero l'abrogazione generalizzata delle leggi antecedenti al 1970 non ritenute indispensabili e salvate con un provvedimento legislativo ‘salva leggi’ (art 14 comma 14-ter, legge 246 del 2005). Infatti, i provvedimenti legislativi recanti nell'epigrafe l'indicazione di ‘testo unico’ o di ‘codice’ sono espressamente esclusi dall'effetto abrogativo ai sensi dell'articolo 14, comma 17, lettera a), della legge 246 del 2005. È quindi evidente che la legge 283 del 1962 non doveva essere espressamente salvata con un decreto legislativo, essendo chiaramente esclusa, in virtù di legge, dall'effetto abrogativo generalizzato previsto dal ‘taglia leggi'”.
(Leggi l'intero articolo su: http://www.italiaatavola.net/articoli.asp?cod=18905).
Quante interpretazioni diverse e contrastanti in merito fioccheranno nel Paese degli Azzeccagarbugli lo lasciamo alla fantasia del lettore. Intanto, secondo quanto pubblicato da Repubblica, e come ha scritto Dongo,tutto è iniziato il 22 dicembre scorso quando il “Sannio quotidiano” riferiva di un commerciante assolto dal reato di detenzione di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione. Secondo la tesi difensiva (a quanto pare, accolta dal giudice di merito) la norma che punisce questi fatti – articolo 5 della legge 283/62 appunto - risulterebbe abrogata a partire al 16 dicembre 2010. Ciò deriverebbe, secondo il teorema difensivo, dalla cosiddetta ‘legge-delega per la semplificazione legislativa’, la 246 del 2005, nella quale è prevista l’abrogazione di tutte le disposizioni legislative statali pubblicate prima dell’1° gennaio 1970, con eccezione di quelle indicate nei suoi decreti di attuazione.”
La conferma che la legge sui cibi adulterati sia invece ancora valida, dice ancora Italia a Tavola, ci viene anche un dossier dell’Ufficio Studi del Senato di cui riportiamo uno stralcio: “Il ministero della Salute consiglia il mantenimento del presente provvedimento, poiché reca disciplina sanitaria degli alimenti e delle bevande. In quanto modifica di testo unico, il provvedimento non dovrebbe comunque essere inserito nell'allegato I, rientrando nei settori esclusi”. Ma l’Ufficio Studi del Senato, se leggiamo bene, “consiglia”, non conferma, e anche nella frase successiva usa il condizionale: “il provvedimento non dovrebbe essere inserito ecc.”.
Ma se oggi il coro unanime di tutti i giornali è di plauso per una legge che obbliga a indicare in etichetta il luogo di provenienza di un alimento, e anche, come prevede la Ue, l’uso di ingredienti che contengano Ogm in qualunque fase della filiera produttiva, con tutto ciò che ne conseguirà anche in materia di lotta alla pubblicità ingannevole, per una più corretta e trasparente informazione al consumatore, perché questo silenzio assordante sulla legge che sanzionava (ma sanziona ancora?) comportamenti scorretti in materia di salute dei cittadini? Unica eccezione: “La lettera” di Matteo Giannattasio, docente di “Qualità degli alimenti” dell’Università di Padova e direttore scientifico di “Valore alimentare” pubblicata oggi, mercoledì 19 gennaio, sul Corriere della Sera, dal titolo: “Mai più uova alla diossina. Serve una nuova agricoltura.” In conclusione delle sue interessanti argomentazioni Giannattasio dice: “Concludo con un riferimento a quanto riportato dal Corriere della Sera di sabato 15 gennaio (“Cibi adulterati, sparita la legge: non è più reato”). Si evidenzia che, per effetto della procedura taglia-legge, la legge sulla tutela degli alimenti numero 283 del 30 aprile 1962 è stata abrogata e quindi chi si macchia di reati che vanno contro tale tutela non è più perseguibile. L’aspettativa dei consumatori è quella che si provveda immediatamente affinché si possano condannare i malfattori che attentano alla nostra salute producendo e distribuendo cibo nocivo.”
Per capire l’importanza di questa legge, cfr. il suo articolo 5 (vedi: http://www.ispettorisanitari.it/AREA_PROFESSIONALE/Sunto%20Vigilanza%20daquino/l28362.htm). A tutela contro la contraffazione alimentare anche 3 articoli del Codice penale, art. 444, art. 515, art. 516  (vedi: http://www.altalex.com/index.php?idnot=36653.

giovedì 30 dicembre 2010

Verdurai “in piazza”

L’ “anno nero” dell’agricoltura italiana, il 2009, le cui ripercussioni si sono fatte sentire anche nel corso del 2010, ha indotto alcune riflessioni, tra le quali le più significative ci sembrano quelle sulla distribuzione.
Avete presente i verdurai (a Trieste si chiamavano le “venderigole”: erano quasi tutte donne) in piazza? Ossia i contadini che vendevano direttamente i prodotti della loro terra nei mercati delle piazze di paese? Ecco, il sistema di vendita della frutta e della verdura, che oggi passa, a parte gli ambulanti che le sopravvivono, per la maggior parte attraverso la modernissima grande distribuzione (super e ipermercati), è stato paragonato a quell’esperienza dell’immediato dopoguerra.
A dirlo non è qualche pericoloso esponente della “food rebellion”, tipo Carlo Petrini, ma il ben più moderato presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni, secondo il quale: "Il sistema è organizzato come quando si vendeva sulla piazza di paese".
Adesso esistono anche i farmer market, odierna riedizione della vendita diretta in chiave di filiera corta, ma con un calo del 1,8% della produzione contadina e un -3% di valore aggiunto del settore, e con le imprese agricole che chiudono i battenti - solo nel 2009 25mila (pari a -2,8%) – non ci guadagnano né contadini né consumatori. Il nodo della distribuzione incide infatti anche sui prezzi, con un incremento medio nello stesso anno del +1,59% per la frutta e del +1,65% per la verdura (dati Osservatorio Macfrut).
Costi di produzione in continua crescita (dal +2,9% registrato nell’ ottobre 2010 da Ismea al + 5%, dato diffuso insieme agli altri dalla Cia, Confederazione italiana agricoltori) e prezzi all’origine in diminuzione, gravano pesantemente sugli agricoltori che presto dovranno fare anche i conti con una Pac (Politica agricola comunitaria) riformata in una direzione che non si è capito ancora quanto premierà produzioni di qualità, o non andrà piuttosto a loro discapito, dovendo sovvenzionare anche l’agricoltura dei paesi comunitari di nuova acquisizione. Intanto, anche se in Italia nel 2009 sono cresciute le famiglie che consumano ortofrutta, oggi vicine al 99%, ognuna ne aveva comprati dieci chili in meno (dato Macfrut). 

martedì 28 dicembre 2010

A cosa serve l'agricoltura?

All ’inizio ci era sembrato un po’ ingenuo mettere nella testatina di questo blog un pensiero sulla necessità di dare cibo a tutti. Ma  sabato 27 novembre, Alberto Grimelli ha scritto su Italia Oggi, nelle pagine del supplemento Agricoltura Oggi, che l’Accademia dei Georgofili, nata a Firenze alla fine del Settecento per mettere le scoperte della scienza al servizio di chi lavora la terra (georgos= in greco, contadino, e philos= amico), ribadisce il ruolo centrale dell’agricoltura che è proprio quello, secondo le parole del suo presidente, Franco Scaramuzzi, di assicurare cibo a tutti.
Di cibo adesso l’agricoltura, e l’intero sistema agroalimentare, ne produce tanto ma, paradossalmente, non ce n’è abbastanza. Però fare un discorso critico su questo tema è molto difficile, proprio perché oggi tutti sono capaci di far notare che quasi un miliardo di persone nel mondo soffre ancora la fame, e che invece l’Occidente butta nella spazzatura tonnellate e tonnellate di alimenti ancora buoni da mangiare.
Persino l’industria, che spesso vive dei profitti fatti in Occidente proprio a spese dei paesi sottosviluppati, si fa carico del problema della fame nel mondo, come di quello del benessere dei suoi consumatori dopo averne indotto il bisogno determinato dalla sovralimentazione, destinando parte dei propri profitti ad iniziative umanitarie di vario genere, l’ultima delle quali è andata a favore dei bambini di Haiti. Ma su temi come questo, cioè il cibo come valore solo se ce n’è per tutti, che interessano la vita di tante persone, e su altri come quelli dell’ energia pulita, dell’ ambiente, dell’ acqua pubblica, altrettanto cruciali, la responsabilità sociale non è quella di impresa, finalizzata al profitto, quanto restituire ai cittadini la libertà, e non l’obbligo, come si fa nei confronti dei consumatori, di scegliere.

mercoledì 15 dicembre 2010

L’altra Expo


Il progetto Nutrire Milano (www.nutriremilano.it), realizzato da Slow Food Italia con la consulenza di Politecnico di Milano, Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, con il contributo di Fondazione Cariplo, Comune di Milano e la partecipazione di Slow Food Lombardia, sarà l’alternativa agli orti di Expo 2015?
“Nutrire il pianeta, energia per la vita” è stato lo slogan di Moratti e soci per vedersi attribuire dal Bureau des Expositions l’Expo a Milano, invece che a Smirne (Turchia), l’altra candidata. Ma nutrire il pianeta, oggi che tanto cibo viene sprecato, e che miliardi di persone muoiono ancora di fame, non è forse un obiettivo un po’ troppo ambizioso per una città che da anni non sa risolvere nemmeno i problemi del suo territorio?
Carlo Petrini, invece, “abbassa” il tiro: riuscire a “nutrire Milano” producendo nuova “energia per il cambiamento”, come recita lo slogan del lancio della sua campagna in favore della filiera corta, della tutela del lavoro contadino e delle coltivazioni pulite del Parco Agricolo Sud Milano, sarebbe già un gran bel traguardo.