"diario sul cibo per chi non crede che il cibo sia cultura ma nutrimento e garantirlo a tutti sarebbe già un bel passo avanti...esistono 'il pane e le rose'…assicuriamo il pane a tutti perché tutti possano avere anche le rose…"
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martedì 20 febbraio 2024
Agricoltura, quanto ci nutri?
In Francia, agli agricoltori spettano agevolazioni. Come si legge sulla newsletter di Agrisole, si apprende infatti che in particolare al settore vitivinicolo verrà applicato il tasso massimo sui mutui del 2,5%, per allungare la durata della restituzione dei prestiti.Infatti sull'impresa agricola, come in ogni settore di attività, gravano alcuni oneri (assicurazioni, costo del noleggio o dell'acquisto dei trattori) sui quali pesano le strette del settore creditizio.Si pensi che anche in Italia, dove l'estensione degli ettari coltivati sono molti di meno, per la posizione morfologica della Penisola, stretta tra Alpi e Appennini dove non sono rari gli eventi sismici, e ora anche gli stratempi (alluvioni o siccità) causa cambio climatico, molti agricoltori si sono trovati nella condizione di tenere nelle stalle o in cantina, vini e formaggi. Nel quadro complessivo della stretta sul settore pesano i patti del Mercosour, liberi scambi commerciali con i Paesi dell'America Latina (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), non ancora definiti dalla Commissione Europea. La spesa delle famiglie al supermercato, ipermercato, discount o mercato rionale è sempre più cara; in Italia 7 milioni di famiglie vivono sotto la soglia della povertà, e tra queste ci sono anche molti giovani. L'ortofrutta che mangiamo, oltre che arrivare spesso dall'estero (Francia, Spagna, Marocco), è sempre più spesso prodotto delle serre dove si attua l'agricoltura idroponica, cioè con le radici nell'acqua e non nella terra, di cui avevo già parlato in queste pagine in tempi non sospetti. Il biologico (assenza di pesticidi) è un lusso per pochi, ma non per questo non bisogna lavorarci per renderlo più alla portata di molti. Il fatto è che in questo caso bisogna affidarsi alla rotazione delle colture, con la conseguenza che molti terreni rimangono a riposo mentre si cerca di coltivarne altri. Last but not least (ultimo ma non meno importante) sappiamo davvero, tra additivi e coloranti chimici e merce proveniente dall'Estremo Oriente,cosa mettiamo nel piatto? Il pollo, ad esempio, da quanti "millenni" non è più ruspante ma cresciuto ad estrogeni? E gli antibiotici che gonfiano la bistecca? Gli NTG, Nuove tecniche genomiche di cui ho parlato di recente, sono davvero un modo nuovo e "pulito" di rendere l'ortofrutta più sana e più "curativa"? O dietro di loro non si nascondono piuttosto i vecchi ogm (organismi geneticamente modificati, cioè con l'introduzione di geni che non gli appartengono in natura) e le vecchie clonazioni (vedi la pecora Dolly?). Per tutti questi argomenti di discussione vi rimando alla trasmissione televisiva di fine febbraio della giornalista Sabrina Giannini che esplora da tempo queste tematiche con rigore scientifico.E con dietro uno staff che io non posseggo per approfondire.
venerdì 9 febbraio 2024
Cibi Ntg, cosa sono e cosa mangeremo
A margine della lotta dei trattori, è scaturita, tra le associazione degli agricoltori e il ministero della sovranità alimnetare e delle foreste, come si chiama adesso il vecchio Mipaaf, la questione dei cibi Ntg, presto sulle nostre tavole. La sigla vuol dire Nuove tecniche genomiche e se ne è parlato il 5 luglio, precisando che non sono Ogm (organismi geneticamente modificati). Si tratterebbe (ne hanno parlato in questi giorni i quotidiani) di inserire nei prodotti alimentari della terra dei geni non ogm che ne modifichino le caratteristiche in meglio. Potremmo così avere delle banane che se cadono non si ammaccano, patate coltivate con il 50% in meno di pesticidi, ortaggi in genere più resistenti agli agenti infestanti senza bisogno di più chimica. Sembra l'araba fenice che mette d'accordo contadini e consumatori, i quali potrebbero così mangiare meglio. Ma a quale prezzo? Per adesso si sa soltanto che è aperto il dibattito. Perché lo stesso ministro Lollobrigida ha assicurato, in maniera un po' politica (ma su che cosa non si dividono gli italiani tra destra e sinistra, dalle massime cariche dello Stato ai comuni cittadini) solo che non mangeremo farine di grilli e altre simili amenità. E che non favorirà i latifondisti (proprietari di larghe aree di terra) a scapito dei piccoli proprietari (i quali peraltro hanno anche la loro rappresentanza, Coldiretti, che mira ad una poltrona in Parlamento). Insomma, i trattori, tra cui quelli partiti da Melegnano, sostano alle porte di Roma; la mucca Carolina a quelle di Sanremo, con la promessa di Amadeus di parlarne senza però farla entrare. Si prospetta, ai piani alti, la maniera di far rientrare la jacquerie (termine francese mutuato dalla Rivoluzione dei contadini che volevano restaurare il clero) con una riforma dell'irpef sui terreni agricoli che non penalizzi chi ha di meno a favore di chi ha di più. Ma si sa come finiscono in Italia certe questioni ...
lunedì 5 febbraio 2024
Trattori in marcia, un serpente che si morde la coda
Esiste un passato passato, un passato presente e un passato futuro. Per dirla con il poeta, siamo una X nel ciclo dell'azoto. Oppure anche, la storia si ripete una volta come tragedia e la seconda come farsa. E qui, con la Russia di Putin, che è un rimasuglio del vecchio passato zarista nonché stalinista, e l'Ucraina, che rivendica la sua indipendenza e bussa alle porte dell'Europa siamo alle solite. L'Europa non ne ha le forze, per difendersi, intendo. E così mi riallaccio alla questione "la marcia dei trattori". Cosa vogliano veramente, alzi la mano chi lo ha capito. Negli anni Novanta del secolo scorso, buttavano via le arance e inondavano i suoli di latte. Ma quella volta in Regione Lombardia, per chi non lo sapesse, la regione continentale più agricola d'Italia, c'era Umberto Bossi, che mostrava i suoi muscoli al governo e agli assessori regionali. Intanto gli agricoltori intascavano i soldi della Pac, Politica agricola comunitaria regolata a livello europeo dai notabili di Bruxelles. Così vendere i prodotti al giusto prezzo non era la loro priorità. Poi è arrivata la grande distribuzione organizzata, supermercati, ipermercati e centri commerciali. I contadini hanno dovuto allora vendere la propria merce ai trasformatori industriali, i quali la passano poi ai grossisti, per soddisfare uno smercio su lunghissima scala, la cosiddetta filiera. Oggi lamentano il fatto che i pochi centesimi che costano i loro prodotti, diventino decuplicati sullo scaffale delle grandi superfici di vendita. E, partiti da Milano, minacciano la marcia su Roma (vi ricorda niente?). Insommma, sono i Kulacki dei tempi di Lenin, contadini a mezzadria, che pagavano la mezza al padrone della terra, Vandeani francesi, contadini reazionari che volevano la restaurazione del clero ai tempi della rivoluzione, o servi della gleba, il popolino feudale che coltivava sottomesso ai tempi dell'Impero Romano? Intanto vini e formaggi, i nostri prodotti più identitari (come quelli della Francia, del resto) rimangono in cantina, in attesa di tempi migliori. Che però verranno solo se si mette un limite all'inflazione (carovita) che restituisca ai consumatori un equo potere di acquisto. Insomma un serpente che si morde la coda ...
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