Ora che l’agricoltura, con gli
annessi e connessi, o anche “agricultura”, l’enogastronomia, il turismo
gastronomico e il nutrizionismo e la dietetica sono argomenti sempre più
presenti sui quotidiani a stampa, in piena era del web dove pure si parla di
questi argomenti, indicando nei social la via più diretta per interessare i
millennials, ancora non sappiamo se le abitudini alimentari siano veramente frutto
di un’ottimizzazione delle risorse e se questa ottimizzazione sia buona per
tutti. Le abitudini infatti sono cambiate nel tempo, basti pensare ai riti
sacrificali del maiale, all’hamburger del fast food di Ray Kroc, al consumo di
polli allevati in batteria sempre negli Usa per alimentare un’altra insegna di
fast food, alla vacca sacra dell’India e al conseguente maggior consumo di
latte, latticini e pesce, ai mangiatori di insetti del Terzo Mondo (e nella
Storia Naturale di Plinio risulta che anche i Romani mangiavano insetti),
all’ippofagia del Medioevo, all’allevamento di maiali in Mesopotamia. Tutto
questo è raccontato in un volumetto
dell’antropologo Marvin Harris, “Buono da mangiare” con il sottotitolo: “Enigmi
del gusto e consuetudini alimentari” per i tipi di Einaudi, e che già nel 1985 individuava nella fame di carne e nel consumo
di soia, formaggi, vegetali a foglia verde, latte e anche perché no, insetti,
modelli di alimentazione ottimale, anche se ottimale non significa ottimizzazione.
Gli animali capaci di trasformare le granaglie di cui si nutrono in carne
“buona da mangiare” sono un esempio di ottimizzazione. Ottimale è invece quando
ciò che è buono da vendere è anche buono da mangiare. “Per mangiare meglio
dobbiamo saperne di più sul cibo in quanto nutrimento, come dobbiamo saperne di
più sul cibo in quanto profitto. E solo in seguito saremo veramente in grado di
saperne di più sul cibo in quanto pensiero.” conclude Harris dopo aver passato
in rassegna tutti i cibi di cui si nutrono gli uomini a ogni latitudine.
"diario sul cibo per chi non crede che il cibo sia cultura ma nutrimento e garantirlo a tutti sarebbe già un bel passo avanti...esistono 'il pane e le rose'…assicuriamo il pane a tutti perché tutti possano avere anche le rose…"
venerdì 9 marzo 2018
Non cancellare la memoria
In tema di memoria del
Novecento, il secolo breve come qualcuno lo ha chiamato, è consigliabile
leggere un libro di uno storico che riflette sulla sua peggiore delle tragedie,
il nazifascismo. Tony Judt, “L’età dell’oblio. Sulle rimozioni del ‘900” è un autore
inglese. Dal sito che lo recensisce leggiamo: “In un flusso narrativo
ininterrotto Judt fa il punto su quanto accaduto in Europa dal 1945 ad oggi: con
troppa sicurezza e poca riflessione ci siamo lasciati alle spalle il Ventesimo
secolo e ci siamo affrettati a liberarci dal suo bagaglio economico, intellettuale e istituzionale. Non
abbiamo fatto in tempo a lasciarcelo alle spalle, che i suoi dissidi e suoi
dogmi, i suoi ideali e le sue paure stanno già scivolando nelle tenebre
dell’oblio. Non solo non siamo riusciti a imparare granché dal passato ma ci
siamo convinti – nelle previsioni politiche, nelle strategie internazionali,
persino nelle priorità educative – che il passato non ha nulla di interessante
da insegnarci. Sulla base del principio che quello era allora e questo è
adesso, tutto quanto avevamo imparato dal passato non andava ripetuto. Il
nostro – insistiamo – è un mondo nuovo; i rischi e le opportunità che ci offre
non hanno precedenti.” Già, e come la mettiamo con l’America First di Trump e
il nucleare della Corea del Nord? Se
vogliamo comprendere il mondo nel quale viviamo dobbiamo conoscere quello dal
quale siamo appena usciti. “Il passato recente potrebbe accompagnarci ancora
per qualche anno. Questo libro è un tentativo per renderlo più comprensibile.”
Dall’Olocausto alla spinosa questione del “male” nella comprensione del passato
europeo, dall’ascesa e declino dello Stato a quello degli intellettuali del
Novecento, Tony Judt stila un compendio delle cieche illusioni dei nostri anni.
Il monopolio di erbicidi e sementi
Erano
gli anni Novanta e l’attivista per la pace Amayrta Sen si batteva per il
diritto di autodeterminazione dei popoli a procurarsi il proprio cibo. Intanto
saliva alla Casa Bianca un coppia di giovani neri che presero molto sul serio i
modelli alimentari imperanti, tipo la supremazia della Coca Cola, della Nutella
e di altri cibi e succhi contenenti più zucchero che altro. Erano gli Obama e
ottennero di far crescere degli orti nei propri giardini e in quelli di quanta
più gente se lo potesse permettere. Oltre a combattere contro l’obesità
infantile e il diabete di tipo 2 causa di tante malattie nei giovani. Ma
intanto cresceva il fenomeno del land grabbing, l’accaparramento di terre dei
Paesi più sfortunati da parte di quelli più ricchi, per coltivarci del cibo in
conto proprio. Cina imperialista in testa e Africa sfortunata sfruttata in
questo modo. Adesso come i proprietari dei software dei computer che infestano
le macchine di virus per poter vendere i propri antivirus, le multinazionali
delle sementi, Monsanto e Bayern (tedesca) in testa, vendono i loro micidiali
pesticidi, ogm inclusi, salvo poi fare affari anche con erbe più resistenti che dei loro pesticidi non hanno
bisogno. E così si chiude il cerchio, anzi un girone infernale, in cui i Paesi
e i cittadini più poveri si devono alimentare sempre peggio a rischio di
contrarre gravi malattie. Nell’affare sono coinvolte anche l’americana Syngenta
e la sempre più potente cinese ChemChina. La Commissione UE, che aveva già
aperto un’indagine sulla fusione tra l’americana Dow Chemical e Du Pont adesso mette erbicidi e
sementi sotto la lente per i rischi di monopolio globale, scrive Italia Oggi.
Il rischio sarebbe quello di concentrare in un solo player mondiale sia le erbe
attive infestanti in competizione tra loro (glifosinato ammonio e glifosato)
sia le caratteristiche genetiche di resistenza a questi principi attivi. Come
si diceva, virus e antivirus in una sola mano. Un altro rischio da scongiurare
secondo Bruxelles che ha messo sotto indagine l’operazione è che oltre a semi e
agrochimica si realizzi un monopolio dei dati sui raccolti.
venerdì 2 marzo 2018
Il turismo enogastronomico
La
felicità è fare (bene) il lavoro che ami. Io amo la scrittura ed è per questo
che continuo a redigere le pagine del mio blog, dopo 15 anni di lavoro come
giornalista free lance e di collaboratrice a titolo gratuito del periodico
online iscritto al Miur (Ministero dell’istruzione e della ricerca)
quadernidaltritempi.eu. Per
riallacciarmi agli argomenti che ho condiviso in questi anni di lavoro e di
scrittura con i miei colleghi, so che dopo il successo di Expo 2015, il 2016
doveva essere l’anno dei cammini e il 2017 quello dei borghi, mentre 2018 sarà
l’Anno internazionale del cibo italiano nel mondo. La pizza è già patrimonio
Unesco dell’Umanità e su questa falsariga i ministri Franceschini (Beni
culturali e turismo) e Martina (Politiche agricole) contano su un’estensione
dei cibi riconosciuti a livello internazionale e sul loro potere di attrarre
quanti più turisti possibile nel nostro Belpaese, peraltro già molto apprezzato
da quelli asiatici. Ma tuttora queste iniziative si sono rivelate un flop come scrive
anche Pietro Romano su Panorama.
L’Italia
del turismo ha bisogno di una spinta e i lavori di Ecosistemi digitali si sono
appena conclusi. Oltre 100 gli esperti arrivati da tutta Italia a Firenze per
dettare le priorità per la digitalizzazione della Destinazione Italia da
inserire nel programma attuativo del Mibact per il 2017 e aggiorneranno il
Piano Strategico di Sviluppo del Turismo 2017-2020. 36 le azioni concrete per
far crescere il turismo online. Impossibile elencarle tutte ma si tratta di una
Policy nazionale per la gestione degli
open data alla creazione di un
kit di strumenti digitali open source, passando per la creazione di un mega
wall per lo storytelling distribuito. In altri termini si tratta di far passare
le prenotazioni della destinazione turistica Italia attraverso un sistema
online. L’evento è stato promosso dal Ministero dei Beni culturali e del
turismo, Ministero dello Sviluppo Economico, Regione Toscana e Toscana
Promozione Turistica. Per accrescere la competitività del sistema turistico
italiano che negli ultimi anni ha perso posizioni e rilanciare la sua
leadership sul mercato. Gli esperti si sono confrontati su tre temi chiave: da
Digitale a Ecosistemi turistici digitali; Big Data e intelligenza artificiale e
Co creazione della strategia di promozione.
La crescita del biologico
Piccolo è bello, ma il
biologico lo è ancora di più. IL comparto traina l’alimentare crescendo a due cifre nella GDO (+20%), la grande distribuzione organizzata, super e iper mercati, e
consistentemente anche nei negozi ad esso esclusivamente dedicati (+15%), anche
se qui i prezzi sono più alti e di conseguenza la clientela d’élite. I problemi
si prospettano ora con la siccità, questo gennaio è stato il più caldo degli
ultimi anni, che da circa due anni riduce le coltivazioni anche di grani
speciali come il Senatore Capelli in Toscana. Far coincidere le pochissime
piogge con l’abolizione di diserbanti chimici, seppure un ottimo intento, come
il glifosato, significa non raccogliere quasi più nulla. Intanto l’apposita
Commissione Ue sta stilando nuove regole per il controllo che il bio sia
veramente bio, aggiornando le disposizioni ferme a 22 anni fa, con l’obiettivo
di renderle più trasparenti.
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