mercoledì 21 giugno 2017

L'export dei nostri salumi

Con un valore complessivo di quasi 1,38 miliardi di euro, nel 2016, l'Italia ha conquistato la leadership mondiale per le esportazioni di preparazioni e conserve suine, superando la Germania. Lo storico sorpasso è avvenuto soprattutto grazie alla crescita della quota detenuta dall'Italia nei primi tre mercati di sbocco - Germania, Francia e Regno Unito - che, complessivamente, rappresentano quasi la metà del valore generato dalle vendite all'estero dei salumi nostrani.
"I salumi italiani vincono il confronto competitivo, pur posizionandosi su una fascia alta di prezzo - ha dichiarato Raffaele Borriello, Direttore Generale dell'Ismea, intervenuto oggi all'Assemblea Generale di Assica, l'Associazione degli industriali delle carni e dei salumi -:  il posizionamento dei prodotti italiani è nel segmento premium, ma lo scenario competitivo è più articolato e soprattutto con notevoli prospettive di espansione anche in considerazione dell'apertura di due mercati rilevanti, come USA e Canada, a seguito del superamento di importanti barriere sanitarie. Significativo anche il caso del Giappone che, nel 2016, ha complessivamente ridotto dell'8% gli acquisti dall'estero di salumi, mentre i flussi dall'Italia sono risultati in aumento del 7%: segnale, questo, di una capacità competitiva in grado di spingersi anche oltre le tendenze del mercato-target".
L'analisi dell'Ismea evidenzia, inoltre, che la Germania ha incrementato i propri acquisti dall'Italia (+4 % in valore nel 2016) a discapito dei concorrenti spagnoli (-3%) e che, in Francia, i salumi italiani hanno guadagnato terreno (+7%) nei confronti dei produttori tedeschi (-7%). Complessivamente, negli ultimi cinque anni le esportazioni italiane di preparazioni e conserve suine sono cresciute del 27% in valore: oltre la metà è rappresentata dai prosciutti stagionati (692 milioni di euro nel 2016). A seguire, con poco meno di un terzo, salami e insaccati (417 milioni di euro nel 2016) e i prosciutti cotti con una quota pari al 10% in valore (134 milioni di euro nel 2016).

martedì 20 giugno 2017

errata corrige

Per un evidente errore di stampa nel post sul nuovo bar ad Arese, il Blanco's, ho citato come suoi fornitori dei dolci una ditta di Linate, che evidentemente non può essere data la distanza. L'azienda invece è di Lainate.

Scoperto a Sassari un bio batterio



Proteggere le colture e salvaguardare l’ambiente. Si può fare. Con l’impiego di un batterio, il “brevibacillus laterosporus”, scoperto da un team di ricercatori dell'Università di Sassari. Pubblicato sulle pagine della rivista«Scientific Reports» del gruppo «Nature», è stato brevettato a livello internazionale a firma dell'ateneo. Lo studio del gruppo coordinato dal ricercatore di Entomologia Luca Ruiu e composto dai dottori di ricerca Maria Giovanna Marche, Maria Elena Mura e Giovanni Falchi, ha scoperto nuovi fattori di virulenza di origine proteica prodotti dal batterio, colpendo gli insetti nocivi e che sono letali per i parassiti delle piante ma innocui per l'uomo e per gli animali a sangue caldo. Lo studio è il frutto di due progetti, finanziati uno dal Por Fesr Sardegna 2007-2013 e l'altro dal Prin del ministero dell'Istruzione. “Il know how e gli sforzi dei ricercatori universitari possono portare a risultati importanti dal punto di vista accademico - sottolinea Luca Ruiu - e a risvolti significativi nel trasferimento tecnologico delle conoscenze in campo industriale.”

Il popolo dei No Vegan


Ecco due notizie che in  parte si elidono. Una sugli italiani che non rinunciano alla carne e l'altra sul popolo del biologico che continua a crescere. Vediamole un po'.
Il popolo dei vegani non ha intaccato il 95% degli italiani che mangia carne. Il vegetarianismo pare causare infatti preoccupanti casi di malnutrizione tra i più piccoli. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti/Ixe’ su “Il popolo dei No Vegan” che non rinuncia ad un alimento determinante per la salute e che fa parte a pieno titolo della dieta mediterranea, alla quale apporta l’indispensabile contributo proteico. Con il 18% degli italiani che ne porta in tavola meno di 100 grammi alla settimana, il 45% dai 100 ai 200 grammi e il 24% tra i 200 ed i 400 grammi, secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’, a livello nazionale il consumo di carne risulta equilibrato e ben al di sotto del limite di 500 grammi alla settimana consigliato dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Non è quindi un caso che l’Italia abbia conquistato nel 2017 il primo posto come Paese più sano al mondo secondo la classifica Bloomberg Global Health Index che analizza le condizioni di salute di 163 Nazioni.

lunedì 29 maggio 2017

Cantine Aperte: +10% di presenze



Dici “vino” e pensi alla Francia, o alla California, che nel settore fattura 7 mld di dollari, mentre da noi vale 2,5 mld l’anno e si aspettano dal governo misure atte a potenziarlo. Perché l’Italia, con la sua terra di antiche tradizioni gastronomiche, potrebbe avvalersi di una sinergia importante tra prodotti del territorio ed enologia per attrarre sempre più turisti offrendo insieme il vino. Anche perché non è più il tempo dello scandalo del metanolo, ma di produzioni sempre più raffinate e di qualità. E' così che quest’anno Cantine Aperte chiude la sua 25° edizione con numeri da record - trainata da una grande presenza di giovani - che ha visto impegnate 800 aziende vitivinicole di tutta Italia. Successo non solo nei numeri, ma anche nei contenuti, con le cantine del Movimento Turismo del Vino che hanno rafforzato il loro impegno per contribuire alla crescita della cultura del vino, in campo e nei luoghi di vinificazione. Sono circa 2mila le iniziative speciali di Cantine Aperte pensate in tutte le aree enologiche d’Italia e già quasi 50mila bicchieri ‘solidali’ distribuiti. Partita il 27 maggio, ad eccezione di Toscana, Lombardia, Puglia, Basilicata, Calabria, Molise, Liguria e Valle D’Aosta, dove la festa si è svolta solo per la giornata di domenica 28 maggio, la kermesse ha richiamato circa 1,1 milioni di enoturisti – il 10% in più rispetto al 2016 -; boom di presenze nelle principali regioni, a partire da Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, e Puglia. Grande affluenza anche nelle aree che hanno subito il terremoto, con l’Abruzzo, il Lazio, le Marche e l’Umbria che assieme confermano il valore e la forza aggregativa che ruota intorno all'enoturismo di qualità.

lunedì 22 maggio 2017

Domanda stabile, prezzi in salita: forma malefica di inflazione



La classe media è sparita e con essa buona parte dei consumi. La domanda così non sale, ma i prezzi invece sì. Anche per il cambiamento climatico che rende meno disponibili e a costi più cari merci un tempo maggiormente reperibili. “Una forma malefica di inflazione – commenta il presidente del Codacons Marco Maria Donzelli. E così ci troviamo di fronte ad un enorme divario tra quanto possono spendere le classi povere e quello che spendono i ricchi. Milano è la terza città più cara d’Italia dopo Bolzano e Venezia. I ceti meno agiati spendono in cibo, alcol  e sigarette. I privilegiati invece investono su casa, mobilio, cultura e istruzione.

Tornare alla tradizione



Piccolo è ancora bello. La ripresa della “cultura hipster”, come scrive un librettino dell’Ikea, con la costruzione deii propri arnesi a mano e vivendo in modo autosufficiente, contagia anche le lavorazioni artigianali nella gastronomia. Sempre più si sente il bisogno, in questi tempi di globalizzazione e di finanziarizzazione spinta dell’economia, di investire nell’artigianato a livello imprenditoriale anche nel lavoro dei campi. Dal settore tessile a quello del ferro e del vetro soffiato, all’allevamento degli animali, ai piatti cucinati con le erbe e sì, anche i fiori (purché commestibili), del proprio orto. Riscoprendo così la libertà e la qualità che possono offrire le zone rurali. Piccoli negozi, mercati ortofrutticoli, ristoranti vegetariani, sono tra i capostipiti di questa tendenza che si avvale del lavoro dell’artigiano, rinunciando in parte ai prodotti preconfezionati e coltivando una nuova passione. Quella del fai da te in campagna e in cucina.