Come tutte le popolazioni in
cui le tradizioni sono radicate da millenni, il cibo è quello che offre la
natura. Ma vi siete mai chiesti perché il Giappone è una terra di tante persone
longeve? La causa principale è l’alimentazione, ricca di verdura e pesce. Come
la dieta mediterranea, verrebbe da dire. E un po’ è così, se si esclude la
pasta di grano duro, che i giapponesi non hanno. Il ramen è il piatto
principale della cucina giapponese. Si tratta di un brodo caldo in cui vengono
spezzatati carne e verdure. E’ talmente calorico da non aver bisogno d’altro a
pranzo o a cena. Ma il Paese del Sol Levante è anche, e soprattutto, famoso per
sushi e sashimi. Il primo è un involtino di pesce crudo avvolto nelle alghe e ripieno
di riso. Il secondo la stessa cosa, ma con i gamberi al posto del pesce e fritto
nel wok, un grande padellone dove i giapponesi cucinano anche la carne. A
proposito della quale va ricordata la carne di Kobe, un’esclusiva, i buoi da
cui deriva vengono massaggiati a mano con la birra. Poi c’è l’insalata di riso,
prosciutto, pollo e anacardi. E gli spaghetti di soia, soia che è anche il
principale condimento di tutti i piatti insieme al wasabi. Mentre la bevanda
nazionale è il sakè, tratto dal riso di cui da quelle parti c’è abbondanza. La
cucina giapponese è diventata famosa anche in Italia con molti ristoranti che
la offrono. Ma attenzione perché ciclicamente vengono ritirate partite di merce
scaduta o male conservata con
conseguenze molto gravi per la salute.
"diario sul cibo per chi non crede che il cibo sia cultura ma nutrimento e garantirlo a tutti sarebbe già un bel passo avanti...esistono 'il pane e le rose'…assicuriamo il pane a tutti perché tutti possano avere anche le rose…"
lunedì 22 maggio 2017
Prendendomi il lusso di divagare
L’altruismo e insieme il
laicismo non significa aver rinnegato un Dio, ma solo quelli che incitano al
martirio.
Tra l’altro, i cattolici
credenti e praticanti sono molto più intransigenti e irriguardosi verso le idee
altrui. Probabilmente hanno molto da farsi perdonare.
I laici invece, pur non
credendo, hanno un’idea alta e nobile della religione rispettando chi ci crede
veramente.
Una posizione intermedia è
l’agnosticismo, ma sa tanto di “lavarsene le mani”. Non ci credo ma nel caso mi
comporto bene. E invece ci sarebbe da comportarsi bene a prescindere, direbbe
Totò .
Comunque la pensiate
sull’argomento, dovrebbe essere chiaro a tutti che una guerra che fa strage di
bambini e che un’organizzazione come l’Isis o Boko Haram che vende le schiave
bambine, con la complicità di chi vuol far passare un oleodotto sottomarino tra
la Turchia e la Puglia, e l’attivismo di tutti i fabbricanti di armi, compresi
quelli che le fabbricano in Italia, sono un obbrobrio.
Se il grado di civiltà di
una società si misura dal fatto che non debbano esistere “ricchezza senza lavoro, piacere senza coscienza, conoscenza
senza carattere, commercio senza morale, religione senza sacrificio, politica
senza principi”, come predicava a metà del Novecento il Mahatma Ghandi, in nel
nostro mondo globalizzato questa etica è scomparsa.
Affollati in ogni attimo di
tempo libero nei grandi mall, i templi del consumo compulsivo e seriale, che
sostituiscono piazze, portici bar caffè bocciofile palestre e piccoli negozi
dove avveniva la socialità un tempo, le persone sembra non abbiano nessuna aspirazione
se non quella del comprare la grande quantità di merci che la globalizzazione
mette a poco prezzo a disposizione di tutti.
Ma siccome il commercio è il
commercio, bellezza, anche la grande disponibilità di merce non è sempre alla
portata di tutti e anche nei Paesi che un tempo erano ricchi si stanno creando
grandi sacche di povertà e scompare la classe media. E un sistema così alla
lunga non regge. Esistono le invidie sociali (lo sapevate che nei paradisi
fiscali, tra cui anche le Canarie e i Caraibi ci si può far accreditare la
pensione maturata in Italia e integrarla con qualche lavoretto, magari con una
barca a portare in giro i turisti?); esistono le storie non belle di mamme
rimaste sole che devono lavorare per pochi soldi di stipendio da portare a casa
per i propri figli che magari non hanno voglia di studiare e non troveranno un
posto nella società.
Anche in Europa, nel
Continente più ricco del mondo si devono fare i conti con un ascensore sociale
bloccato. Speriamo che anche da noi, come ha fatto Emmanuel Macron in Francia
si possa avere un primo ministro scelto non perché della propria parte
politica, ma incorrotto e competente.
venerdì 12 maggio 2017
I giovani in agricoltura
Fare impresa e guadagnare in
agricoltura da parte di giovani tra gli under 35 è possibile. A parte
l’approfondimento sul tema del giornale La Verità, anche Coldiretti scende nel
dettaglio spiegando come i fondi
pubblici destinati al settore agricolo esistano, ma per le start up siano poco
impiegati. Anche se nelle analisi riferite al 2016 si evidenzia un vero e
proprio boom dei giovani nel settore: una impresa su 10 è condotta da questi (8,4%)
e sono già 51.123 le tenute da loro curate. Ma per poter avviare la propria
azienda agricola ci vogliono dai 20 a i 40mila euro, almeno un ettaro da
coltivare ed una certa esperienza. Le erogazioni pubbliche sono infatti
vincolate alla qualifica di imprenditore agricolo professionale.
mercoledì 10 maggio 2017
Le ricette si leggono ma non si fanno
La maggior parte degli
italiani legge ricette sul web, cliccando sui siti e seguendo i tutorial sui
blog, nonché comprando i libri delle più famose blogger. Ma non cucina a casa.
La crescita esponenziale in questi ultimi anni della ristorazione fuori casa ne
è la testimone. Sono stati aperti dappertutto, da Nord a Sud, passando per il
Centro e le Isole, ristoranti di chef famosi, che sono approdati anche in
televisione in trasmissioni come MasterChef, o anche pizzerie, ristopizzerie,
kebab e chioschi. I primi si distinguono per le stelle Michelin e le forchette del Gambero Rosso, i
riconoscimenti del Golosario del Club Papillon e altri simili “premi” per il
ristorante migliore. Fino a poco tempo fa non ci si preoccupava dei guadagni di
questi ristoranti pluripremiati e conseguentemente delle loro spese e dei
costi. E li si frequentava comunque. Oggi qualche perplessità invece c’è, e si
torna a casa, ma perlopiù con piatti pronti, come i surgelati, le pizze da
asporto, i sushi e sashimi già confezionati, le scatolette e il pollo arrosto.
Facendo anche attenzione allo spreco alimentare.
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