lunedì 22 maggio 2017

Cosa mangiare in Giappone



Come tutte le popolazioni in cui le tradizioni sono radicate da millenni, il cibo è quello che offre la natura. Ma vi siete mai chiesti perché il Giappone è una terra di tante persone longeve? La causa principale è l’alimentazione, ricca di verdura e pesce. Come la dieta mediterranea, verrebbe da dire. E un po’ è così, se si esclude la pasta di grano duro, che i giapponesi non hanno. Il ramen è il piatto principale della cucina giapponese. Si tratta di un brodo caldo in cui vengono spezzatati carne e verdure. E’ talmente calorico da non aver bisogno d’altro a pranzo o a cena. Ma il Paese del Sol Levante è anche, e soprattutto, famoso per sushi e sashimi. Il primo è un involtino di pesce crudo avvolto nelle alghe e ripieno di riso. Il secondo la stessa cosa, ma con i gamberi al posto del pesce e fritto nel wok, un grande padellone dove i giapponesi cucinano anche la carne. A proposito della quale va ricordata la carne di Kobe, un’esclusiva, i buoi da cui deriva vengono massaggiati a mano con la birra. Poi c’è l’insalata di riso, prosciutto, pollo e anacardi. E gli spaghetti di soia, soia che è anche il principale condimento di tutti i piatti insieme al wasabi. Mentre la bevanda nazionale è il sakè, tratto dal riso di cui da quelle parti c’è abbondanza. La cucina giapponese è diventata famosa anche in Italia con molti ristoranti che la offrono. Ma attenzione perché ciclicamente vengono ritirate partite di merce scaduta o male conservata con  conseguenze molto gravi per la salute.    

Prendendomi il lusso di divagare



L’altruismo e insieme il laicismo non significa aver rinnegato un Dio, ma solo quelli che incitano al martirio.
Tra l’altro, i cattolici credenti e praticanti sono molto più intransigenti e irriguardosi verso le idee altrui. Probabilmente hanno molto da farsi perdonare.
I laici invece, pur non credendo, hanno un’idea alta e nobile della religione rispettando chi ci crede veramente.
Una posizione intermedia è l’agnosticismo, ma sa tanto di “lavarsene le mani”. Non ci credo ma nel caso mi comporto bene. E invece ci sarebbe da comportarsi bene a prescindere, direbbe Totò .
Comunque la pensiate sull’argomento, dovrebbe essere chiaro a tutti che una guerra che fa strage di bambini e che un’organizzazione come l’Isis o Boko Haram che vende le schiave bambine, con la complicità di chi vuol far passare un oleodotto sottomarino tra la Turchia e la Puglia, e l’attivismo di tutti i fabbricanti di armi, compresi quelli che le fabbricano in Italia, sono un obbrobrio.
Se il grado di civiltà di una società si misura dal fatto che non debbano esistere “ricchezza senza  lavoro, piacere senza coscienza, conoscenza senza carattere, commercio senza morale, religione senza sacrificio, politica senza principi”, come predicava a metà del Novecento il Mahatma Ghandi, in nel nostro mondo globalizzato questa etica è scomparsa.
Affollati in ogni attimo di tempo libero nei grandi mall, i templi del consumo compulsivo e seriale, che sostituiscono piazze, portici bar caffè bocciofile palestre e piccoli negozi dove avveniva la socialità un tempo, le persone sembra non abbiano nessuna aspirazione se non quella del comprare la grande quantità di merci che la globalizzazione mette a poco prezzo a disposizione di tutti.
Ma siccome il commercio è il commercio, bellezza, anche la grande disponibilità di merce non è sempre alla portata di tutti e anche nei Paesi che un tempo erano ricchi si stanno creando grandi sacche di povertà e scompare la classe media. E un sistema così alla lunga non regge. Esistono le invidie sociali (lo sapevate che nei paradisi fiscali, tra cui anche le Canarie e i Caraibi ci si può far accreditare la pensione maturata in Italia e integrarla con qualche lavoretto, magari con una barca a portare in giro i turisti?); esistono le storie non belle di mamme rimaste sole che devono lavorare per pochi soldi di stipendio da portare a casa per i propri figli che magari non hanno voglia di studiare e non troveranno un posto nella società.
Anche in Europa, nel Continente più ricco del mondo si devono fare i conti con un ascensore sociale bloccato. Speriamo che anche da noi, come ha fatto Emmanuel Macron in Francia si possa avere un primo ministro scelto non perché della propria parte politica, ma incorrotto e competente. 


venerdì 12 maggio 2017

I giovani in agricoltura



Fare impresa e guadagnare in agricoltura da parte di giovani tra gli under 35 è possibile. A parte l’approfondimento sul tema del giornale La Verità, anche Coldiretti scende nel dettaglio spiegando come i  fondi pubblici destinati al settore agricolo esistano, ma per le start up siano poco impiegati. Anche se nelle analisi riferite al 2016 si evidenzia un vero e proprio boom dei giovani nel settore: una impresa su 10 è condotta da questi (8,4%) e sono già 51.123 le tenute da loro curate. Ma per poter avviare la propria azienda agricola ci vogliono dai 20 a i 40mila euro, almeno un ettaro da coltivare ed una certa esperienza. Le erogazioni pubbliche sono infatti vincolate alla qualifica di imprenditore agricolo professionale.

mercoledì 10 maggio 2017

Le ricette si leggono ma non si fanno




La maggior parte degli italiani legge ricette sul web, cliccando sui siti e seguendo i tutorial sui blog, nonché comprando i libri delle più famose blogger. Ma non cucina a casa. La crescita esponenziale in questi ultimi anni della ristorazione fuori casa ne è la testimone. Sono stati aperti dappertutto, da Nord a Sud, passando per il Centro e le Isole, ristoranti di chef famosi, che sono approdati anche in televisione in trasmissioni come MasterChef, o anche pizzerie, ristopizzerie, kebab e chioschi. I primi si distinguono per le stelle Michelin e  le forchette del Gambero Rosso, i riconoscimenti del Golosario del Club Papillon e altri simili “premi” per il ristorante migliore. Fino a poco tempo fa non ci si preoccupava dei guadagni di questi ristoranti pluripremiati e conseguentemente delle loro spese e dei costi. E li si frequentava comunque. Oggi qualche perplessità invece c’è, e si torna a casa, ma perlopiù con piatti pronti, come i surgelati, le pizze da asporto, i sushi e sashimi già confezionati, le scatolette e il pollo arrosto. Facendo anche attenzione allo spreco alimentare.