lunedì 25 giugno 2012

Terremoto, aperitivo solidale

Tra le numerose iniziative di solidarietà dopo il terremoto del 20 e del 29 maggio, molte riguardano il mondo dell’alimentazione, essendo la zona, conosciuta come la food valley italiana, famosa per i suoi prodotti tipici, prodotti e produttori che ne hanno patito seriamente le conseguenze. Giovedì 28 giugno, tocca all’enologia. Alla Rocca Sforzesca di Dozza (Bo) l’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna ha organizzato un aperitivo solidale, con vino, finger food e musica a favore delle popolazioni e delle aziende colpite. Dopo il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano, per i quali sono già state attivate molte forme di vendita solidale, vini come  il Lambrusco e Pagadebit passano così al centro delle iniziative di solidarietà. Il loro acquisto all’Enoteca, e la partecipazione all’aperitivo nel cortile della Rocca, il cui costo è di 10 euro, contribuiranno alla ricostruzione, con il versamento del ricavato su un apposito conto corrente.
“Vogliamo stare vicini alle cantine e alle popolazioni emiliane oggi in difficoltà nella maniera che ci è propria, valorizzando la tipicità e quel modo di stare insieme che fa l’identità della nostra regione” ha dichiarato Gian Alfonso Roda, presidente di Enoteca Regionale Emilia Romagna, che ha attivato l’iniziativa con la collaborazione di AIES (Accademia Internazionale Enogastronomi e Sommelier), Osteria del Piolo (Imola-BO) e dei dj di Situazione Dinamica Produzioni (Imola-BO).

martedì 12 giugno 2012

Seitan, quante volte?

E’ da oggi in vendita la linea di gastronomia vegetariana Almaverde Bio, prodotta e distribuita da Natura Nuova, licenziataria del marchio per alimenti salutistici alternativi agli alimenti tradizionali. E comprende le cotolette di seitan (un composto, si legge in internet, ottenuto dalla parte proteica, cioè dal glutine, della farina di grano o di altri cereali, come il farro e il kamut) e i nuggets (bocconcini, pronti in pochi minuti, dicono dall’azienda, ma immagino fritti, visto che dalla foto sembrano impanati; e del resto i nuggets di pollo del Mc Donald’s sono per l’appunto bocconcini di pollo fritti). Ma questi sono di tofu (una specie formaggio ricavato dal latte di soia) e verdure. Documentandomi in internet per scrivere queste righe, ho visto di che tipo sono i quesiti riguardo i cibi alternativi, per esempio: “cos’è il seitan?” (e va bene, me lo sono chiesta anch’io, visto che non lo sapevo), ma anche: “quante volte alla settimana lo devo mangiare?” E io mi chiedo, ma questo secondo interrogativo, perché?

lunedì 4 giugno 2012

Sale (e non sole) nero

Ieri, domenica 3 giugno, ero al ristorante Ribot di Milano, sempre una piacevole conferma, a sostegno della tesi che quando si va sul tradizionale, ancor più che sul creativo, si mangia e si è trattati bene, per festeggiare il diciottesimo compleanno di mio nipote Edoardo. Nel menu ho intravisto, senza dargli troppa importanza, un filetto, o costata (il Ribot è specializzato in carne), al sale nero. Non lo conoscevo, ma sapendo di altri sali "strani", il "Fleur du sel" della Camargue, o il sale rosa, il sale Maldon ecc. non ci ho fatto molto caso. Quando sono tornata a casa, però, ascoltando Radio Popolare, ho appreso che da poco il sale nero è in vendita anche al supermercato, al non indifferente prezzo, pare, di 10 euro per 110 grammi (chissà poi perché 110 invece di 100 ... boh). E che proviene dall'isola di Molokai, nelle Hawaii. Ho controllato e un aneddoto di Wikipedia (ma non sarà di quelli aneddoti che stanno appunto solo su Wikipedia?) racconta che a Molokai due secoli fa venivano esiliati i lebbrosi. Per il resto sembra che l'isola non abbia finora strutture da turismo di massa e conservi invece le sue bellezze naturali (dal sito di Lonely Planet). Comunque la curiosità sull'origine del sale nero, che conterrebbe carbone attivo e sarebbe perciò disintossicante e anche meno salato del sale normale, rimane ...

venerdì 11 maggio 2012

Il post(o) delle fragole

Le fragole non sono solo gustose da mangiare, ma fanno anche bene all’organismo. Infatti, oltre alle proprietà rimineralizzanti, diuretiche e disintossicanti, aiutano a combattere i cosiddetti “radicali liberi” e rallentano il processo di invecchiamento delle cellule del nostro organismo. In Italia si coltivano 3.700 ettari di fragole, con una crescita della loro coltivazione del 4% rispetto all’anno scorso. I maggiori produttori si trovano al sud, e sono la Basilicata e la Campania. Altre regioni rilevanti nella produzione delle fragole sono il Veneto, l’Emilia Romagna e il Trentino Alto Adige. Grazie al fatto che ogni regione coltiva tipi di fragole differenti, è possibile trovarle sul mercato dalla primavera all’autunno, con un picco dell’acquisto al dettaglio del 78% da aprile a giugno. Infatti, ogni famiglia consuma in media, secondo dati CSO, 4,3 kg di fragole all’anno. Negli anni in Italia le fragole hanno migliorato le loro caratteristiche gustative. E i coltivatori di fragole italiani utilizzano metodi di difesa del prodotto dai parassiti a basso impatto ambientale. Ecco una ricetta per gustarle al meglio. (Foto e testo di questo post sono a cura di Beatrice Visconti, giovane studentessa dell’Università di Tampa, Florida).




BAVARESE ALLE FRAGOLE
Ingredienti
-      250 ml di latte
-      300 g di fragole
-      200 g di zucchero
-      4 tuorli
-      2 fogli di gelatina
-      300 ml di panna fresca
-      1 rametto di menta
Procedimento
1.       Pulire le fragole, mettendone da parte almeno 4 con le foglie verdi attaccate. Asciugarle delicatamente e frullarle.
2.      Portare il latte a ebollizione in un pentolino.
3.      In una ciotola a parte, lavorare i tuorli con lo zucchero fino a ad ottenere un composto soffice e spumoso.
4.      Ne frattempo, mettere la gelatina in ammollo in acqua fredda.
5.      Versare il latte nel composto con le uova; girare fino ad ottenere una crema liscia e omogenea.
6.      Quando la gelatina si è ammorbidita, strizzarla e aggiungerla al composto. Mescolare  fino a quando la gelatina non è completamente sciolta.
7.      Montare la panna e aggiungerla al composto lasciato precedentemente a intiepidire.
8.      Aggiungere il purè di fragole, versare in 4 stampini  e mettere in frigo per 2-3 ore.
9.      Servire la bavarese tolta dalle formine e decorare con fragole e menta.
Fonte: itunes, dall’app iCuoco, autore: Daniele Leone







giovedì 10 maggio 2012

Il Salone del libro e la fame (non più di cultura)

L’avevamo già pronosticato qualche giorno fa commentando un libro di ricette: al Salone internazionale del Libro di Torino di quest’anno il cibo la fa da protagonista. Tra cui il simbolo del capoluogo piemontese, il cioccolato, cui saranno in questi giorni dedicati alcuni eventi dal titolo Il Cioccolato e le sue forme nello spazio "Tentazione e meditazione" (padiglione 5). Dopo l'inaugurazione ufficiale di oggi, giovedì 10 maggio, e il primo convegno seguiranno, tra venerdì e lunedì prossimi, altri sette appuntamenti, per un viaggio alla scoperta di quello che per i Maya era il cibo degli Dei, dal mito delle origini alla trasformazione in tavolette fino alla sua posizione (nel mercato) del mondo moderno, tra arte e dieta. Nel luogo di incontro, curato dal Club di Papillon, anche talk show e laboratori sui migliori abbinamenti, condotti dall'autore de Il Golosario Paolo Massobrio e dal giornalista Fabio Molinari. Ma a questo importante appuntamento torinese una volta non ci andava chi aveva "fame" solo di cultura?

mercoledì 2 maggio 2012

Un e-book, di ricette, più di un e-book

Torino, prossime settimane: XXV Salone Internazionale del Libro. A me sembra quasi impossibile, ma la novità che si prospetta in campo di editoria multimediale quest’anno viene da un libro di cucina. Che c’è di strano, diranno i miei (peraltro pochissimi) lettori? I libri, e le trasmissioni di cucina, sono ormai dappertutto e dominano la scena (ma anche della cultura?), salvo poi leggere nelle ricerche di mercato che la maggior parte delle donne compra e cucina surgelati (d’altronde Benedetta Parodi insegna). E comunque mai prendere posizioni pregiudizievoli: secondo il critico di cucina da me più amato e autore anche di tanti libri di ricette (perfette, provare per credere, vengono benissimo), Allan Bay, lo spirito critico deve andare di pari passo con l’empirismo pratico.
Così aspetterò di vedere il nuovo libro di ricette (questa la novità multimediale, ma magari libri così già ce n’erano e io non ero a conoscenza) del ristorante La Credenza che ha un QR code, quello che si fotografa con lo smartphone (che io peraltro non possiedo) e che permette di accedere a un link di internet costantemente aggiornato. Dove la storia del ristorante stellato di San Maurizio Canavese, fotografata da Stefano Fusaro, e che vive nelle parole degli chef Igor Macchia e Giovanni Grasso, e delle loro ricette è costantemente aggiornata. Quindi non 50, o 500, ma anche molte di più. Il libro si intitola “La Credenza New Season”, esce per le edizioni Gribaudo e costa 45 euro.

Franciacorta senza tutte quelle... bollicine

Seconda tappa dei Festival Franciacorta itineranti 2012 sarà Bologna il 14 maggio al Royal Carlton Hotel in Via Montebello 8. Dalle 16.00 alle 18.00 l’ingresso sarà riservato a stampa ed operatori del settore, mentre dalle 18.00 alle 21.00 apertura al pubblico privato ed appassionato. Partecipano all’evento 42 cantine, tutte con un paio di etichette in degustazione. Durante il Festival si svolgeranno due seminari di approfondimento condotti da Nicola Bonera: alle 17.00 “Franciacorta un vino una terra” e alle 19.00 “Franciacorta Satèn: eleganza nel calice” (partecipazione gratuita, posti limitati, prenotazione obbligatoria a: eventi.bologna@aisemilia.it). Il Festival sarà anticipato da “Aspettando il Festival”: ristoranti, enoteche e wine bar di Bologna e provincia dal 7 al 13 maggio proporranno menu, degustazioni ed happy hour con Franciacorta delle aziende che aderiscono all’iniziativa.
Intanto il presidente del Consorzio, Maurizio Zanella, ha invitato a non usare più il termine bollicine riferito ai vini di Franciacorta, perché è una “dicitura abusata, obsoleta e senza futuro” (e bastava vedere i tristi spot pubblicitari di qualche anno fa sulle tv private che reclamizzavano le “famose bollicine di Franciacorta” per accorgersene). Certo, noi giornalisti ne abbiamo fatto ampio uso, per motivi di sintesi (la famigerata “sintesi giornalistica”) e anche per evitare di ricadere in continue ripetizioni (altro falso mito del buon giornalista: meglio un uso della lingua appropriato e corretto, anche se costringe a ripetere sempre le stesse parole, che un abuso sciatto). Quindi Zanella ha ragione. E ha ragione anche a dire di non usare più il termine spumante: Il Franciacorta è Franciacorta e basta, per decreto ministeriale, quello che ha istituito la sua denominazione che identifica in modo preciso un vino, un territorio, un metodo di produzione. Ma, già che ci siamo, che ne direbbe Zanella di non usare più nemmeno l’altrettanto più che abusato termine territorio, e usare invece la parola più vera che si possa usare in agricoltura e cioè: terra?