giovedì 2 aprile 2026

Cucina italiana patrimonio dell'Umanità

E così abbiamo ricevuto dall’Osce la denominazione cucina italiana patrimonio dell’umanità. Bene, allora bisognerà mettersi presto al lavoro per creare un logo che la rappresenti, come fu fatto ai tempi per quella europea. Certo trovare un fotografo e un grafico capaci di mettere insieme le nostre molteplici qualità gastronomiche non sarà una cosa semplice. Tenendo in considerazione non solo gli orti e i loro prodotti che hanno una filiera lunga dalla terra alla tavola. Ma anche le innumerevoli ricette cui danno luogo agricoltura e allevamento. Avete presente la fotografa della pubblicità della gastronomia toscana che mette insieme in un solo scatto la finocchiona (non un finocchio ma un insaccato celebre da quelle parti), l’olio (una prelibatezza di quelle terre) e il pane senza sale? Ecco bisognerebbe fare così ma è un bel rompicapo. Ogni nostra Regione ha almeno quattro o cinque tipi di pane e ancor più di pizze e cinque o più tipi di dolci per le festività. Per non parlare della cura con cui vengono confezionati i piatti di tutti i giorni. “La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene” potrebbe essere un valido aiuto nella ricerca delle ricette e della loro esecuzione. L’autore Pellegrino Artusi partiva infatti dalla corrispondenza con le massaie di tutta Italia, per confezionare infine un ricettario tutto suo completo di piatti per i dì di festa e per la cucina per stomachi deboli. Ci fu un tempo in cui Francia e Italia rivaleggiarono per decidere quale fosse, tra le due, la gastronomia migliore. Ma la carbonara con la panna per favore no.